Introduzione

La listeriosi è un’infezione causata più comunemente dal batterio Listeria monocytogenes, sebbene siano anche stati segnalati casi di listeriosi da Listeria ivanovii e Listeria grayi.

L’infezione può causare malattie come gastroenteriti e febbre lievi e auto-limitanti, soprattutto in soggetti sani e immunocompetenti.

Nella maggior parte dei pazienti la listeriosi causa sintomi lievi e di durata limitata a pochi giorni, come ad esempio:

I soggetti a rischio di malattia grave sono soprattutto gli anziani, i feti durante la gravidanza, i neonati e più in generale i soggetti immunocompromessi (cioè con sistema immunitario indebolito), in cui l’infezione da listeria può causare gravi malattie, tra cui sepsi, meningiti o encefaliti, condizioni in grado di provocare danni irreversibili all’organismo, che perdurano per tutta la vita, e talvolta persino la morte.

Nelle donne in gravidanza può causare aborti spontanei, parti prematuri e infezioni neonatali.

È possibile trovare la Listeria monocytogenes ovunque nell’ambiente, è infatti presente nel suolo, nell’acqua e nei tratti digestivi animali comunemente consumati dall’uomo. Frequente è la contaminazione delle verdure ed è possibile anche quella del cibo precotto pronto per il consumo. Nonostante ciò è una malattia relativamente rara, con 1-10 casi ogni milione di persone all’anno in base al Paese e alla regione presa in considerazione. Sebbene il numero di casi di listeriosi sia basso, l’alto tasso di mortalità associato a questa infezione lo rende un serio problema di salute pubblica.

Viene trasmessa principalmente per via orale, in seguito all’ingestione di prodotti alimentari contaminati. Una volta penetrato il batterio raggiunge il tratto intestinale, entra in circolo e può provocare infezioni sistemiche.

La diagnosi di listeriosi richiede la ricerca del microrganismo nel sangue, nel liquor cerebrospinale o nel liquido amniotico, a seconda dei casi.

Il trattamento richiede il ricovero ospedaliero con la somministrazione prolungata di antibiotici per via endovenosa. I principali antibiotici che vengono utilizzati sono l’ampicillina e la gentamicina, a cui il microrganismo è solitamente sensibile.

Cause

La Listeria monocytogenes è un batterio Gram positivo, appartenente all’ordine Bacillales, asporigeno, aerobio-anaerobio facoltativo, mobile grazie alla presenza di flagelli, catalasi positivo e ossidasi negativo. Il microrganismo cresce principalmente in un range di temperatura compreso tra i 30 °C e i 38 °C, ma la sua replicazione è possibile anche a temperature molto più basse, fino a 3 °C, e molto più alte, fino a 45 °C.

La Listeria monocytogenes è onnipresente nell’ambiente. Si può trovare nel suolo, nell’acqua e nei tratti digestivi animali comunemente consumati dall’uomo, come bovini e suini. Frequente è la contaminazione delle verdure attraverso l’uso di fertilizzante infetto. Anche il cibo precotto e pronto al consumo può anche essere contaminato durante la lavorazione e i batteri possono moltiplicarsi a livelli pericolosi durante la sua distribuzione e il suo stoccaggio.

Trasmissione e contagio

La principale via di acquisizione di Listeria è attraverso l’ingestione di prodotti alimentari contaminati. Una volta penetrato per via orale il batterio attraversa il tratto intestinale, entra in circolo e può provocare infezioni sistemiche, talora gravi, soprattutto nei soggetti immunocompromessi.

La Listeria è stata isolata in molti tipi di cibi, tra cui

  • carne cruda,
  • latticini,
  • verdure fresche,
  • frutta,
  • frutti di mare,
  • formaggi teneri,
  • latte non pastorizzato, sebbene siano stati segnalati alcuni focolai che interessano anche il latte post-pastorizzato.

Raramente, la listeriosi può avere una trasmissione cutanea; questo tipo di infezione si verifica dopo contatto diretto alla Listeria monocytogenes sulla pelle intatta. È una via di trasmissione quasi esclusiva di soggetti a stretto contatto con animali, come veterinari o allevatori.

Fattori di rischio

Chiunque può contrarre l’infezione da Listeria, ma la maggior parte delle persone sane e immunocompetenti manifesta solo una serie di sintomi gastrointestinali lievi o una febbre leggera.

Alcuni specifici gruppi di persone invece, corrono un maggior rischio di sviluppare la listeriosi nella sua forma più grave:

  • soggetti debilitati e immunocompromessi:
    • pazienti con HIV/AIDS,
    • malati di tumore e in cura con chemioterapia,
    • diabetici,
    • pazienti trapiantati,
    • alcolisti,
    • anziani,
    • soggetti gravemente malnutriti,
    • pazienti in terapia con immunosoppressori e glucocorticoidi,
    • pazienti senza milza,
  • donne in gravidanza,
  • neonati e feti che non hanno ancora completamente sviluppato il sistema immunitario.

Sintomi

Esistono due tipi principali di listeriosi, una forma non invasiva e una forma invasiva.

Il periodo di incubazione, ossia il tempo che intercorre tra l’esposizione al batterio e la comparsa dei sintomi, è variabile, ma in media è di circa 20 giorni. Vengono comunque descritti casi in cui il periodo di incubazione è molto più breve, anche di soli 2 giorni e casi in cui il tempo di incubazione è molto più lungo, fino a 60-70 giorni. Un periodo di incubazione molto breve è caratteristico dei neonati e degli immunocompromessi, mentre un lungo periodo di incubazione è più tipico di soggetti immunocompetenti.

Listeriosi non invasiva

La listeriosi non invasiva, chiamata anche gastroenterite febbrile listeriale, è una forma lieve della malattia che colpisce principalmente i soggetti sani e immunocompetenti. In questo caso il batterio non si è diffuso nel circolo sanguigno o in altri siti del corpo, ma è rimasto confinato al tratto gastrointestinale. Per manifestarsi necessita solitamente l’ingestione di cibi contenenti elevate cariche di Listeria monocytogenes.

I sintomi con cui si manifesta includono tipicamente

  • diarrea,
  • febbre,
  • nausea e vomito,
  • mal di testa,
  • mialgia (dolore muscolare).

Listeriosi invasiva

La listeriosi invasiva è la forma più grave della malattia e interessa prevalentemente i gruppi ad alto rischio nella popolazione, soprattutto paziente immunocompromessi e debilitati. In questa forma il batterio entra nel circolo sanguigno e può raggiungere diversi organi dell’organismo, compreso il sistema nervoso.

Questa forma di malattia è caratterizzata da sintomi gravi e un elevato tasso di mortalità, di circa il 20-30%.

Si presente tipicamente con

  • febbre,
  • mialgia (dolori muscolari),
  • encefalite, che può manifestarsi con
    • febbre,
    • mal di testa,
    • nausea e vomito,
    • debolezza,
    • stati di confusione e di agitazione,
    • cambiamenti di personalità,
    • attacchi epilettici,
    • perdita di sensibilità o paralisi di alcune parti del corpo,
    • afasia (difficoltà a parlare);
  • meningite, che può manifestarsi con
    • febbre,
    • sonnolenza,
    • alterazione dello stato di coscienza,
    • emicrania,
    • rigidità del collo,
    • eruzioni cutanee,
  • sepsi (grave malattia sistemica dovuta alla risposta dell’organismo all’invasione da parte di microrganismi patogeni), che può manifestarsi con:

Listeriosi in gravidanza

Le donne in gravidanza hanno una probabilità 20 volte maggiore di contrarre l’infezione rispetto agli adulti sani, tanto che i casi di listeriosi nelle donne in gravidanza rappresentano ben il 17% di tutti i casi di listeriosi.

Le manifestazioni nella donna in gravidanza non sono gravi e sono simili alla clinica descritta nella listeriosi non invasiva, ma in questo caso il problema principale è rappresentato dalla possibile trasmissione transplacentare al feto, che può causare

  • aborto spontaneo,
  • parto prematuro,
  • infezione neonatale,
  • morte del neonato.

Se il neonato viene infettato dalla Listeria nel grembo materno o durante il parto, può sviluppare malattie molto pericolose per la vita dopo la nascita, tra cui

  • polmonite,
  • meningite,
  • sepsi neonatale,
  • granulomatosi infanti-settica (grave malattia caratterizzata da ascessi viscerali disseminati).

Di solito l’infezione neonatale diventa evidente subito dopo la nascita, ma a volte i sintomi richiedono alcune settimane per comparire.

La diagnosi e il trattamento precoce di listeriosi durante la gravidanza possono prevenire l’infezione fetale e le altre gravi complicanze.

Diagnosi

La diagnosi di listeriosi si basa sulla sintomatologia clinica e sulla rilevazione di batteri in campioni di

  • sangue,
  • liquido cerebrospinale,
  • liquido amniotico,
  • meconio di neonati (o direttamente nel feto in caso di aborto),
  • feci,
  • vomito.

È importante anche ricercare e analizzare i cibi che hanno potenzialmente provocato la listeriosi, in modo tale da poter individuare e isolare la fonte dell’infezione; questo processo è spesso molto complesso, dato il lungo periodo di latenza del batterio.

Sono disponibili vari metodi di rilevamento del batterio. Quelli che vengono più comunemente utilizzati sono

  • colorazione di Gram dei campioni prelevati e osservazione al microscopio ottico,
  • coltura dei campioni su appositi terreni di crescita per la listeria,
  • esami di amplificazione genica di materiale ottenuto – la tecnica più utilizzata in questo caso è la PCR.

Cura

Il trattamento delle forme gravi richiede il ricovero ospedaliero con la somministrazione prolungata di antibiotici per via endovenosa. L’antibiotico d’elezione in caso di listeriosi è l’ampicillina. Si deve inoltre considerare l’aggiunta di gentamicina nei casi di infezione neonatale e nelle infezioni del sistema nervoso centrale, come la meningite e l’encefalite.

Quando l’infezione si verifica durante la gravidanza, la tempestiva somministrazione di antibiotici previene la trasmissione transplacentare del batterio e l’infezione del feto.

Prevenzione

Per prevenire il contagio da Listeria il metodo più semplice è quello di adottare delle semplici regole di igiene alimentare. Le più importanti sono

  • Non bere latte non pastorizzato e non mangiare cibi derivati, come formaggi, che siano stati trattati con latte non pastorizzato.
  • Cuocere adeguatamente alimenti crudi proveniente da fonti animali, come carne, pollame o pesce.
  • Lavare mani, coltelli, forchette e taglieri dopo aver maneggiato e preparato alimenti non cotti.
  • Risciacquare accuratamente la verdura e la frutta sotto l’acqua corrente prima di mangiarla. Va lavata anche la verdura e la frutta che verrà in un secondo momento sbucciata, in quanto il batterio potrebbe aver contaminato le mani ed essere trasportato in altri cibi.
  • Conservare carne cruda, pollame e frutti di mare separati da verdure, frutta e cibi pre-cotti pronti per il consumo.
  • Consumare gli alimenti precotti o confezionati prima della data di scadenza. Se già scaduti, non tenere gli alimenti nel frigorifero.

 

A cura del Dr. Alberto Carturan

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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