Introduzione

Il mal di schiena, anche detto “lombalgia” o “dorsopatia”, è uno dei disturbi più diffusi in assoluto, nonché la prima causa di assenza dal lavoro. Per definizione si tratta di una sensazione dolorosa avvertita a livello della colonna vertebrale la cui origine può essere:

  • muscolare,
  • articolare,
  • ossea,
  • nervosa (nervi o midollo spinale).

Le cause del mal di schiena sono tuttavia talmente numerose che spesso alla base della sua origine vi è un disturbo slegato dalla zona dorsale.

Si stima che il 90% della popolazione abbia sofferto almeno una volta nel corso della propria vita di mal di schiena, con un’incidenza sovrapponibile per quanto riguarda il sesso maschile e femminile.

Associato al mal di schiena è possibile individuare diversi altri sintomi tra i quali spiccano per importanza:

  • parestesie (sensazione di formicolio) a livello di mani e piedi,
  • debolezza muscolare,
  • sensazione di arto addormentato,
  • dolore che si irradia al collo, alla testa, ai glutei e alle gambe,
  • impossibilità di movimento della schiena.

In casi di mal di schiena persistente, con mancato sollievo dopo l’utilizzo dei più comuni farmaci antinfiammatori e antidolorifici, è sempre opportuno rivolgersi ad un medico, il quale potrà prescrivere alcuni esami strumentali per arrivare ad una diagnosi precisa e intraprendere il trattamento più efficace.

Quasi sempre il mal di schiena tende ad autorisolversi nel giro di qualche giorno o settimana: in tali casi si rende necessario soltanto l’utilizzo temporaneo di farmaci per contrastare il dolore.
In altri casi invece, alla base del mal di schiena potrà esserci un disturbo più importante che richiederà un trattamento medico o chirurgico specifico.

Uomo che si tocca la schiena a livello lombare

iStock.com/comzeal

Cause

Il mal di schiena può essere considerato un vero e proprio sintomo, caratteristico di diverse condizioni di varia severità.

Cause meccaniche

Sono le cause più frequenti in assoluto di mal di schiena, con dolore che compare spesso in modo acuto per risolversi spontaneamente in poco tempo. Le cause più frequenti sono:

  • Sovrappeso ed obesità.
  • Contratture e spasmi muscolari: è una causa molto comune di mal di schiena; la contrattura di muscoli dorsali contigui alla colonna vertebrale provoca uno squilibrio meccanico della colonna, che in alcuni punti subisce una maggiore pressione con conseguente comparsa di dolore. In alcuni disturbi come l’ernia del disco o patologie del midollo spinale, i muscoli si contraggono in maniera automatica ed involontaria irrigidendo la colonna allo scopo di proteggerla. Altre cause di contrattura di tali muscoli possono essere
    • l’influenza nelle fasi iniziali,
    • il cosiddetto “colpo d’aria”,
    • il “colpo della strega”.
  • Degenerazione del disco intervertebrale: col passare dell’età il disco intervertebrale va incontro a disidratazione, diminuendo di volume e diventando meno elastico; col tempo può andare incontro a rottura, con fuoriuscita del suo nucleo polposo (ernia del disco) che comprimendo i nervi contigui provoca la comparsa del mal di schiena.
  • Postura errata durante il giorno o la notte a riposo.

Patologie vertebrali

Diversi disturbi a carico delle vertebre e dell’apparato di sostegno (articolazione e legamenti) possono innescare la comparsa di mal di schiena:

  • Malformazioni vertebrali congenite o acquisite: provocano uno squilibrio nella biomeccanica della colonna con conseguente anomalie della curvatura fisiologica e sviluppo di dolore.
  • Spondilite anchilosante: è una patologia infiammatoria cronica autoimmune al pari dell’artrite reumatoide o del lupus. Queste patologie esordiscono spesso con mal di schiena remittente che col tempo diviene cronico.
  • Spondiloartrosi: è una forma di artrosi (degenerazione della cartilagine articolare) a livello delle articolazioni tra le vertebre. È tipica dei soggetti anziani, con dolore presente al mattino con l’inizio delle attività, associato a rigidità e limitazione funzionale dei movimenti. A riposo il dolore tende a cessare.
  • Spondilolistesi: scivolamento anteriore di una vertebra rispetto a quella sottostante.
  • Alterazione della curva fisiologica della colonna: cifosi, scoliosi e lordosi, piuttosto frequenti in età anziana.
  • Ernia del disco: la fisiologica disidratazione del disco intervertebrale ne riduce la capacità elastica e di resistenza agli urti; col tempo il disco può rompersi facendo fuoriuscire il suo nucleo polposo (una massa gelatinosa e colloidale): quando il nucleo “si ernia” inizia a comprimere le fibre nervose ivi presenti con comparsa del dolore neuropatico.
    L’ernia del disco è molto frequente a livello lombare e cervicale, meno a livello dorsale. Molto comune è la cosiddetta “sciatica”, ovvero il dolore secondario ad un ernia del disco lombare che comprime ed irrita il nervo ischiatico, che dai glutei si ramifica sino alle dita dei piedi innervando gran parte dell’arto inferiore.
  • Osteoporosi: patologia caratterizzata dalla riduzione della massa ossea tipica degli anziani, caratterizzata da un aumento del rischio di fratture soprattutto a livello vertebrale. Interessa soprattutto le donne in post-menopausa. Il dolore è scatenato dallo schiacciamento vertebrale prima e dalla frattura poi.
  • Osteomielite: infezione piuttosto grave a livello delle ossa. Gravi complicanze possono essere la necrosi ossea e la sepsi.
  • Tumori ossei primitivi o metastasi: i tumori ossei primitivi sono piuttosto rari a differenza delle metastasi molto più frequenti. Le metastasi ossee sono secondarie sopratutto a tumori gastro-intestinali, della mammella, della prostata, della tiroide e del sistema nervoso centrale.
  • Stenosi spinale: restringimento di una o più zone del canale vertebrale che provoca compressione a livello dei nervi spinali. Il dolore è maggiore in posizione seduta e diminuisce in posizione eretta o durante la deambulazione.

Altre cause

Infine elenchiamo una serie di cause esterne alla colonna vertebrale, che tuttavia tra i loro sintomi presentano il mal di schiena:

Classificazione

Il mal di schiena con le sue caratteristiche può essere classificato come:

  • Acuto: è un dolore trafittivo o urente, che compare bruscamente in seguito ad un qualche evento (incidente d’auto, “colpo della strega”, sollevamento di un peso, …). Tende all’autorisoluzione nel giro di qualche giorno.
  • Subacuto: il dolore permane costantemente da 1 a 3 mesi; richiede l’attenzione del medico anche per via della disfunzione sociale e lavorativa che provoca.
  • Cronico: è un dolore di tipo sordo, gravativo, costante nel tempo che dura dai 4 ai 12 mesi, potendo anche diventare persistente nel tempo con brevi intervalli di remissione. Uno stile di vita sedentario anche legato al lavoro, associato ad una scarsa attività fisica sfocia spesso in questa tipologia di mal di schiena.

 

  • Alto”: si intende quel mal di schiena che si irradia a livello del collo con cefalea e con vari sintomi a livello degli arti superiori.
  • Basso”: detto anche lombalgia o dolore lombare, indica un dolore presente a livello della zona lombo-sacrale la cui causa spesso è un’irritazione bio-meccanica del nervo ischiatico (la cosiddetta “sciatica”). Eventuali sintomi associati si presentano a livello di glutei, cosce, gambe e piedi.

Fattori di rischio

La presenza di alcuni fattori di rischio aumenta la probabilità di andare incontro a mal di schiena:

  • Vita sedentaria con scarsa attività fisica.
  • Lavoro sedentario: videoterminalista, insegnanti, studenti, e altri lavoratori che trascorrono gran parte della attività lavorativa in posizione seduta; stesso rischio per individui che praticano lavoro usurante e fisicamente impegnativo (agricoltori, muratori, …).
  • Sovrappeso ed obesità legata ad alimentazione eccessiva ed a scarsa attività fisica.
  • Familiarità per patologie vertebrali, reumatiche ed osteo-articolari.

Sintomi

Abbiamo visto come il mal di schiena rappresenti di per sé un sintomo secondario a diversi disturbi e patologie. Quindi il quadro clinico presenterà diversi sintomi associati, il cui riconoscimento può essere d’aiuto nella diagnosi della patologia sottostante.

Tra i più importanti, che spesso richiedono attenzione medica immediata, ricordiamo:

  • parestesie (sensazione di formicolio) a livello di mani e piedi,
  • debolezza muscolare,
  • sensazione di arto addormentato (mani e piedi, braccia e polpacci),
  • dolore che si irradia al collo, alla testa, ai glutei e alle gambe,
  • impossibilità dei movimenti del dorso nei vari piani dello spazio,
  • rigidità di tutta la colonna,
  • cefalea,
  • nausea e vomito,
  • vertigini e senso imminente di perdita di equilibrio,
  • febbre,
  • perdita rapida e inspiegabile di peso,
  • disturbi genito-urinari ed incontinenza fecale.

Quando contattare il medico

Ci sono situazioni in cui è necessario contattare tempestivamente il medico:

  • parestesie (alterazioni della sensibilità) gravi e durature,
  • dolore acuto o cronico da cui non si trova sollievo con i più comuni farmaci antidolorifici,
  • disturbi genito-urinari o incontinenza fecale (c’è il rischio di lesione del midollo spinale),
  • debolezza muscolare fino alla paralisi,
  • perdita rapida di peso (può indicare la presenza di un tumore),
  • febbre (rischio di osteomielite o patologie reumatiche),
  • mal di schiena in seguito a cadute, incidenti d’auto, traumi fisici e altre condizioni con aumentato rischio di fratture o lesioni midollari concomitanti.

Diagnosi

La diagnosi parte dall’anamnesi e dall’esame obiettivo.

Attraverso l’anamnesi si ricostruisce il contesto in cui si è sviluppato il mal di schiena, attraverso domande relative a:

  • storia clinica e familiare del paziente,
  • presenza di fattori di rischio,
  • presenza di patologie sottostanti,
  • eventuale presenza di traumi, incidenti, interventi chirurgici.

Con l’esame obiettivo si valuterà la presenza del dolore con tutte le sue caratteristiche (quando compare, cosa lo scatena, da cosa viene alleviato, se è acuto o cronico, continuo o intermittente,…) e si indagherà inoltre l’eventuale presenza di sintomi associati.

Terminata questa fase si giunge ad un’ipotesi diagnostica, che dovrà essere eventualmente confermata da esami strumentali.

I principali esami a cui si può fare ricorso sono:

  • radiografia della colonna vertebrale,
  • TAC e risonanza magnetica,
  • scintigrafia ossea,
  • mineralometria ossea,
  • esami generali del sangue.

Rimedi e cura

In genere il mal di schiena non richiede un intervento medico immediato, essendo frequentemente caratterizzato da episodi brevi autolimitanti.

Negli altri casi è doveroso contattare un medico e, dopo una corretta diagnosi, impostare il trattamento più adeguato ed efficace.

È importante sempre rivolgersi a medici professionisti, evitando di curarsi con trattamenti “fai da te” o terapie alternative prive di base scientifica, che potrebbero anzi peggiorare il quadro clinico ed allungare i tempi di guarigione.

Gli obiettivi della terapia sono:

  • Riduzione e scomparsa del dolore, evitando che si ripresenti a distanza di tempo.
  • Ripristinare il corretto funzionamento sociale e lavorativo dell’individuo.
  • Modificare lo stile di vita se non salutare.
  • Correggere eventuale atteggiamento posturale scorretto.

Si noti che è spesso necessario sperimentare diverse opzioni terapeutiche, in quanto la risposta individuale può essere significativamente differente da un paziente all’altro.

Terapie del freddo e/o caldo

Uno dei rimedi casalinghi più utilizzati è l’applicazione

  • del freddo sotto forma di ghiaccio
  • o del calore con la borsa d’acqua calda.

La scelta ottimale dipende dal meccanismo che ha scatenato il dolore, in linea generale si può affermare che in caso di presenza di infiammazione acuta va evitato il calore, preferendo invece il freddo attraverso l’uso del ghiaccio (per esempio in caso di un trauma fisico occorso durante un’attività fisica). L’applicazione del freddo causa una costrizione dei vasi sanguigni, riducendo il gonfiore, il dolore e l’afflusso di molecole pro-infiammatorie.

Il calore mostra l’effetto opposto, aumenta il flusso di sangue verso l’area di applicazione al fine di rilassare le fibre muscolari in caso di spasmi o rigidità; in fase cronica può quindi essere d’aiuto l’applicazione attraverso la borsa di acqua calda, bagni termali, bagno con acqua calda, …

Sfortunatamente ad oggi non esistono in letteratura indicazioni chiare e incontrovertibili, ma tendenzialmente si rilevano maggiori indicazioni verso l’utilizzo del calore per il mal di schiena, perché in questo caso la rigidità muscolare tende a predominare.

Farmaci

La terapia farmacologica è un caposaldo del trattamento del mal di schiena, in tutti i casi di mal di schiena acuto, temporaneo e autolimitante.

Si utilizzano farmaci antinfiammatori come i FANS, antidolorifici come il paracetamolo e miorilassanti.

I corticosteroidi (cortisone) mostrano spesso un rapporto rischio-beneficio non soddisfacente, se non in casi più severi.

Fisioterapia

Di fondamentale importanza in molte forme di mal di schiena è il ricorso alla fisioterapia, per

  • ridurre il dolore,
  • migliorare gli atteggiamenti posturali
  • e rafforzare le masse muscolari ipotrofiche.

Si raccomanda di rivolgersi a personale qualificato e di comprovata esperienza, evitando operatori le cui attività siano prive di una solida base scientifica riconosciuta dalla comunità internazionale.

Chirurgia

Solo in caso di patologie croniche o particolarmente gravi può rendersi necessario l’attuazione di interventi chirurgici specifici del disturbo in questione.

Prevenzione

Alla luce delle importanti problematiche, di salute e non, che il mal di schiena porta con sé, risulta fondamentale mettere in pratica alcuni accorgimenti che permettano di prevenire nel limite del possibile la comparsa di mal di schiena:

  • Praticare attività fisica regolare, almeno 2-3 volte a settimana, mirata sia al benessere cardiovascolare che di rafforzamento.
  • Dieta sana ed equilibrata, evitando condizioni di sovrappeso e obesità.
  • Soprattutto negli anziani valutare l’integrazione della dieta con vitamina D, calcio e altri minerali essenziali per ridurre il rischio di carenza.
  • Evitare di sollevare oggetti o lavorare per lungo tempo con la schiena piegata. La colonna va mantenuta il più possibile diritta, usando le gambe per abbassarsi.

 

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero

Fonti principali:

Articoli ed approfondimenti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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