Infezione da Naegleria fowleri: cause, sintomi, cura

Introduzione

Le amebe sono organismi unicellulari, cioè composti da un’unica cellula, e la naegleria fowleri è un’ameba responsabile nell’uomo di una malattia molto grave e potenzialmente letale che colpisce il sistema nervoso centrale: la meningoencefalite amebica primaria (anche detta PAM o PAME).

L’infezione si contrae successivamente all’esposizione protratta (generalmente di alcuni giorni) all’acqua contaminata dal patogeno; questo piccolo parassita, che alberga generalmente nelle acque dolci, spesso stagnanti, di tutto il mondo, è in grado di penetrare dal naso e, passando per il canale olfattivo, raggiungere il cervello, dove si moltiplica danneggiando il tessuto cerebrale di cui si nutre.

La malattia può progredire rapidamente (nell’arco di 1-2 settimane) causando:

  • Alterazioni nella percezione degli odori
  • Alterazioni della sensibilità gustativa
  • Rigidità nucale
  • Nausea e vomito
  • Stato confusionale
  • Morte (anche dopo una sola settimana dall’esordio dei sintomi).

La presenza di amebe può essere verificata attraverso una puntura lombare che consenta il prelievo di un campione di liquido cerebrospinale; possono poi essere eseguite biopsie del tessuto cerebrale per confermare ulteriormente l’eventuale presenza di naegleria fowleri.

Il trattamento, quando possibile, prevede l’utilizzo di una combinazione di farmaci, di cui l’amfotericina B rappresenta la scelta d’elezione.

Che cos’è la Naegleria fowleri?

Naegleria fowleri è un’ameba e, nonostante ad oggi siano state identificate circa trenta specie del genere Naegleria, la specie “fowleri” può essere considerata l’unica effettivamente patogena per l’uomo.

Il suo ciclo vitale prevede tre stadi:

  • Trofozoita: è lo stadio riscontrabile nel sistema nervoso centrale e, più in generale, nell’organismo umano; in questa fase il microrganismo esiste in forma mononucleata e possiede elevata attività necrotica.
  • Stadio temporaneo flagellato: è uno stadio temporaneo che viene indotto da particolari condizioni ambientali; al termine di questo stadio (entro circa 24 ore) l’ameba può tornare allo stadio di trofozoita.
  • Ciste: è la forma che consente alla Naegleria di sopravvivere anche in assenza di acqua e di nutrienti.

Contagio: come avviene l’infezione?

Naegleria fowleri si trova generalmente nelle fonti (spesso stagnanti) di acqua dolce (stagni, laghi, fiumi, sorgenti termali, ma anche forniture idriche, tubature di acqua, piscine con poco cloro) tipicamente nei mesi estivi, perché il pericoloso parassita trova le sue condizioni ideali in acque calde.

Non può essere contratta da

  • acqua salata (mare ed oceano)
  • acqua correttamente disinfettata (piscine).

Grazie all’insufflazione di acqua infetta da parte dell’ospite (come può accadere durante attività come nuoto, bagni, irrigazione nasale), l’ameba entra nel sistema nervoso centrale attaccandosi al nervo olfattivo e da qui migra in diverse regioni del cervello, nutrendosi del tessuto nervoso e causando necrosi e sanguinamenti significativi.

Non si può invece essere contagiati deglutendo l’acqua contaminata, né può avvenire contagio diretto tra persone e va comunque detto che negli interi Stati Uniti sono stati segnalati solo 34 casi in 10 anni (2009-2018).

Laghetto con divieto di balneazione

iStock.com/Andrei Stanescu

Sintomi

Ad essere colpiti sono per lo più bambini sani o giovani adulti recentemente esposti a sorgenti di acqua dolce; in questi soggetti, sebbene l’infezione si verifichi raramente, conduce quasi sempre a morte con un tasso di mortalità superiore al 95%.

L’esordio dei sintomi si verifica generalmente da uno a nove giorni dopo l’esposizione al microrganismo.

I sintomi iniziali includono:

  • Cambiamenti nella percezione del gusto e dell’odore
  • Mal di testa
  • Febbre
  • Nausea
  • Vomito
  • Rigidità nucale.

Tra i sintomi secondari, si annoverano:

  • Confusione
  • Allucinazioni
  • Atassia (perdita di coordinazione muscolare)
  • Convulsioni.

Dopo l’inizio dei sintomi la malattia progredisce rapidamente e conduce generalmente a morte in sole 1-2 settimane dal suo esordio.

Diagnosi

L’infezione può essere sospettata in coloro che abbiano recentemente nuotato in acque dolci o siano stati esposti al contatto con fonti di acqua dolce stagnante.

La diagnosi di certezza prevede l’esecuzione di una puntura lombare per ottenere un campione di liquido cerebrospinale; questo test consente di escludere altre possibili cause di meningite o di infezione cerebrale, ma non sempre consente di rilevare la presenza di amebe nel campione.

Altri test più attendibili sono:

  • Colture: consentono di far crescere i microrganismi in laboratorio di modo che raggiungano una numerosità sufficiente ad un’identificazione certa;
  • PCR: esame che permette di verificare la presenza di materiale genetico dell’ameba;
  • Biopsia del tessuto cerebrale: da analizzare poi attraverso microscopia dopo colorazione o mediante PCR.

Cura

L’ameba risulta sensibile al farmaco antimicotico amfotericina B (utilizzato quasi in tutti i casi in cui l’infezione è stata sconfitta).

Altre molecole potenzialmente utili sono l’azitromicina, il clotrimazolo, l’itraconazolo, il fluconazolo, il ketoconazolo, la miltefosina e la clorpromazina.

Qualora si sospetti un aumento della pressione intracranica con incremento del rischio di erniazione cerebrale si valuta con un neurochirurgo l’eventuale necessità di procedere ad una ventricolostomia, una complessa procedura chirurgica che consente il deflusso di eventuali liquidi accumulati a causa dell’infiammazione.

Prevenzione

Per evitare di contrarre la meningoencefalite amebica primaria è utile:

  1. Evitare le zone di acqua stagnante di fiumi e laghi e le sorgenti di acqua dolce dove potrebbe annidarsi il parassita;
  2. Evitare che con il nuoto l’acqua entri dal naso o dalla bocca (per esempio in caso di immersioni o tuffi);
  3. Tappare il naso sott’acqua;
  4. Mai nuotare in acque stagnanti o inquinate;
  5. Non fare il bagno in zone con divieto di balneazione;
  6. Non ingerire acqua da fiumi, laghi, ruscelli o stagni.
  7. Utilizzare cuffie, occhialini o maschere, se si è predisposti a sviluppare infezioni di orecchie e occhi.
  8. Limitare le attività acquatiche ricreative nei luoghi in cui siano presenti elevati livelli di alghe blu-verdi.

 

A cura della Dott.ssa Chiara Russo, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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