Introduzione

Per orchite si intende l’infiammazione di uno o di entrambi i testicoli.

Il testicolo (o didimo) tuttavia è fortemente associato sia anatomicamente che funzionalmente ad un’altra struttura chiamata epididimo (che si trova subito sopra il testicolo), per questo motivo l’infiammazione solitaria ed unica del testicolo (orchite) è molto rara, e si parlerà quindi in maniera più appropriata di orchi-epididimite.

Si presenta soprattutto nei bambini intorno ai 10 anni come complicanza della parotite (i cosiddetti “orecchioni”); più raramente si presenta in età adulta come conseguenza di altre infezioni batteriche o virali:

L’orchite può essere monolaterale o bilaterale e si presenta clinicamente con sintomi come:

Il medico inizia l’iter diagnostico con l’anamnesi e l’esame obiettivo. La conferma necessita tuttavia di esami ematochimici ed esami strumentali, quest’ultimi fondamentali al fine di  differenziare le varie forme di “scroto acuto” (scroto ingrossato, arrossato e dolente), tra cui la torsione testicolare, che rappresenta una vera e propria urgenza chirurgica.

Il trattamento dell’orchite prevede un approccio di tipo eziologico, mirato cioè al riconoscimento e alla successiva rimozione della causa sottostante; solo quando vi sia assoluta certezza che la causa sia un’infezione batterica si somministra una terapia antibiotica adeguata.
In caso di infezione virale si utilizzano invece antinfiammatori e analgesici, per alleviare i sintomi durante i giorni in cui il processo infiammatorio tenderà spontaneamente alla regressione.

Nei casi più gravi è possibile sviluppare come complicanza un’atrofia del testicolo colpito, che tuttavia non sembra correlata ad una effettiva riduzione della capacità fertile.

Cause

La principale causa di orchite od orchi-epididimite è senz’altro l’infezione virale da virus della parotite; il virus responsabile (appartenente alla famiglia dei Paramyxoviridae) è l’agente eziologico della patologia tipicamente infantile denominata “orecchioni”. In realtà tale patologia non coinvolge in alcun modo le orecchie, ma provoca l’infiammazione e relativo ingrossamento delle parotidi, le principali ghiandole salivari presenti bilateralmente a livello del viso.

Nel 20% dei bambini maschi che hanno parotite, può svilupparsi consensualmente l’orchite, con lo stesso virus che si localizza a livello testicolare e porta all’insorgenza del processo infiammatorio.

  • Nell’80% dei casi l’orchite si manifesta in bambini intorno ai 10 anni proprio come complicanza della parotite,
  • mentre nel restante 20% dei casi l’orchite può manifestarsi anche negli adulti secondariamente ad altre cause:
    • Sifilide, infezione sessualmente trasmissibile provocata dal batterio Treponema Pallidum,
    • Tubercolosi, patologia ad interessamento essenzialmente polmonare, ma che raramente può interessare altri organi tra cui i testicoli,
    • Varicella, mononucleosi, morbillo e altre infezioni virali da Coxsachievirus o Arbovirus,
    • Infezioni batteriche provocate da Neisseria gonorrhoeaeChlamydia trachomatis,
    • Traumi a livello testicolare,
    • Cateterizzazione errata o mantenuta troppo a lungo in scarse condizioni igieniche,
    • Iniziale prostatite con successiva estensione dell’infezione al testicolo,
    • Interventi chirurgici di tipo urologico e a carico dell’apparato genitale.

Sintomi

L’orchite da virus della parotite compare di solito a distanza di 3-5 giorni dall’ingrossamento delle parotidi. Si manifesta un quadro clinico che viene denominato “scroto acuto”, caratterizzato dai seguenti sintomi:

  • ingrossamento dei testicoli e quindi anche dello scroto,
  • la cute dello scroto si fa edematosa, arrossata e calda al tatto,
  • compare dolore più o meno intenso che viene alleviato qualora si sollevi lo scroto verso l’alto (segno di Prehn),
  • senso di tensione a livello inguinale,
  • bruciore durante la minzione,
  • emissione di sangue con lo sperma,
  • dolore durante l’eiaculazione,
  • sintomi sistemici simil-influenzali:
    • febbre alta,
    • nausea e vomito,
    • cefalea,
    • malessere generalizzato.
Infografica dei sintomi tipici dell'orchite

iStock.com/Lin Shao-hua

Nell’80% dei casi l’orchite è monolaterale, mentre nel restante 20% dei casi il processo infiammatorio interessa entrambi i testicoli. Proprio in questo ultimo caso è maggiore il rischio che l’atrofia testicolare possa comportare una riduzione della fertilità, sino alla sterilità, mentre in caso di orchite monolaterale la riduzione della fertilità e il rischio di sterilità sono complicazioni decisamente poco comuni.

Diagnosi

La diagnosi di orchite si basa essenzialmente sull’anamnesi e sull’esame obiettivo eseguiti dal medico durante la visita.

  • L’anamnesi consiste nella formulazione da parte del medico di una serie di domande che vengono poste al paziente, che permettono di ricostruire la storia clinica del paziente.
  • L’esame obiettivo mira al riconoscimento dei sintomi soggettivi riferiti dal paziente e dei segni oggettivi ricercati dal medico.

Gli esami del sangue permettono di valutare l’innalzamento degli indici infiammatori, come

  • VES (velocità di eritro-sedimentazione),
  • leucocitosi (aumento dei globuli bianchi)
  • e PCR (proteina C-reattiva).

Gli esami permettono inoltre il riconoscimento degli agenti infettivi responsabili, attraverso lo studio di specifici anticorpi o con altri test sierologici.

Poiché lo scroto acuto è una condizione clinica comune a svariate cause e patologie, è sempre importante effettuare un’accurata diagnosi differenziale, anche con l’ausilio di esami strumentali come l’ecografia-color-doppler.

Particolare attenzione dovrà essere prestata nell’esclusione della torsione testicolare, una patologia particolarmente pericolosa che rappresenta una vera e propria urgenza chirurgica e che necessita di immediato intervento terapeutico.

Cura

Abbiamo visto come nella maggior parte dei casi l’orchite si manifesti nei bambini secondariamente all’infezione virale di parotite, in questo caso e ogni qualvolta la causa sia un agente virale, il trattamento si basa essenzialmente su:

  • riposo a letto,
  • antinfiammatori di tipo FANS (come ibuprofene, ketoprofene, acido acetilsalicilico),
  • analgesici come il paracetamolo (per esempio la Tachipirina),
  • cortisonici, più raramente e limitatamente ai casi più gravi.

Solo quando si è certi dell’origine batterica dell’infezione al testicolo si interviene con un antibiotico adeguato, meglio se suggerito da un antibiogramma.

 

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero, medico chirurgo

Fonte e bibliografia

  • “Malattie dei reni e delle vie urinarie” – F.P. Schena, F.P. Selvaggi, L. Gesualdo, M. Battaglia. Ed. McGraw-Hill – quarta edizione.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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