Introduzione

L’infezione da ossiuri (ossiuriasi o enterobiasi) è una delle parassitosi più diffuse al mondo, Italia compresa, e si stima che colpisca all’incirca un miliardo di persone a livello globale.

È più diffusa fra i bambini, ma può interessare anche gli adulti.

I sintomi più comuni sono

  • prurito anale,
  • sintomi intestinali,
  • disturbi “nervosi” (come bruxismo, disturbi del sonno, enuresi notturna, …).

Può diffondersi molto nella cerchia dei conoscenti più stretti del soggetto infetto e le condizioni igieniche dell’ambiente in cui si vive giocano un ruolo importante.

La terapia è essenzialmente farmacologica, ma un’accurata gestione dell’ambiente attraverso una scrupolosa igiene è essenziale per ridurre al minimo il rischio di reinfezione e di contagio dei famigliari.

La prognosi è eccellente e le complicazioni estremamente rare.

Ricostruzione grafica di ossiuri nell'intestino

iStock.com/Dr_Microbe

Causa

L’ossiuriasi è causata da due specie di parassiti di cui l’uomo rappresenta il serbatoio naturale:

  • enterobius vermicularis (verme “a spillo”),
  • enterobius gregorii.

Si tratta di vermi appartenenti al gruppo dei Nematodi intestinali, caratterizzati da un ciclo di sviluppo diretto, in assenza cioè di ospiti intermedi; il parassita femmina è più lungo del maschio, rispettivamente circa 1 cm e 0.4 cm.

Ciclo vitale del parassita

L’intero ciclo vitale del parassita avviene all’interno dell’intestino umano e l’infezione ha inizio con l’ingestione delle uova embrionate.

Le uova si schiudono liberando le larve nell’intestino tenue, che migrano quindi verso l’intestino crasso dove maturano in forme adulte nel giro di 2-6 settimane.

I vermi adulti (maschi e femmine) si localizzano nell’intestino; il maschio ha vita breve, dopo aver fecondato la femmina muore e viene eliminato con le feci. La femmina gravida diventa invece serbatoio di uova, potendone contenere fino a migliaia.

Migra a questo punto verso l’ano, soprattutto nelle ore notturne; al contatto con l’aria si disidrata e muore, lasciando le uove adese alla zona perianale (fino a 16000 per femmina). Al mattino le uova sono già mature, contengono cioè vermi in grado di re-infettare lo stesso soggetto che, per esempio dopo essersi grattato per alleviare il prurito, porti le mani alla bocca, causando così un’autoinfezione; anche chi è venuto a contatto con la biancheria intima o da letto contaminata può accidentalmente ingerire le uova rimastevi adese (eteroinfezione).

Il processo di rilascio delle uova nell’ambiente inizia circa cinque settimane dopo il contagio iniziale.

Contagio e trasmissione

Il contagio da ossiuri avviene per ingestione accidentale delle uova del parassita, che possono trovarsi nell’ambiente e su oggetti di uso comune; le uova sono particolarmente resistenti nell’ambiente, potendo sopravvivere fino a 2-3 settimane dopo essere state espulse dall’ospite.

Le uova possono facilmente raggiungere oggetti di uso comune, come lenzuola, vestiti, giocattoli, mobili, ma anche utensili da cucina, spazzolini da denti, … soprattutto in caso di insufficiente igiene della mani; è comune l’accumulo delle uova al di sotto delle unghie dei bambini, che a causa dell’intenso prurito si grattano a livello anale e perianale andando poi a diffondere nell’ambiente le uova così raccolte.

Oltre al contagio attraverso l’ingestione, la trasmissione può avvenire anche per via area, con la deglutizione delle uova a seguito dell’entrata nell’organismo attraverso l’inspirazione; le uova sono infatti così piccole e leggere da poter essere facilmente sollevate dalle superfici, per esempio scuotendo coperte e lenzuola contaminate, e così diffuse anche nell’ambiente circostante.

La trasmissione non è quindi legata a contaminazione fecale, in quanto le uova non vengono eliminate con le feci.

Animali domestici

Gli ossiuri infettano solo gli esseri umani e non contagiano cani e gatti di casa; esiste al limite il rischio che le uova raggiungano indirettamente il pelo dell’animale (per esempio se il bambino lo accarezza dopo essersi grattato) che può così favorirne la diffusione e aumentare il rischio di contagio.

Sintomi

L’infezione può decorrere in maniera asintomatica, ma tendenzialmente l’entità e la tipologia dei sintomi sono correlate alla carica parassitaria (cioè il numero di vermi presenti nell’intestino), presentandosi in modo tanto più importante quanto più la carica è elevata.

Le manifestazioni cliniche sono dovute all’adesione dei parassiti alla parete intestinale e alla loro migrazione lungo l’intestino; comprendono sintomi riferibili alla localizzazione intestinale come

ma anche disturbi aspecifici, quali

  • facile irritabilità,
  • insonnia,
  • bruxismo (digrignamento dei denti),
  • e in alcuni casi perfino convulsioni.

È occasionalmente possibile vedere il parassita adulto nelle feci, negli slip o in zona perianale, mentre le uova risultano invisibili a occhio nudo.

La prognosi è generalmente buona, ma le reinfezioni possono essere frequenti, anche all’interno del nucleo famigliare.

Complicazioni

  • L’intenso prurito perianale può essere causa di lesioni da grattamento suscettibili di infezioni batteriche.
  • In casi eccezionali i parassiti possono compiere migrazioni aberranti nell’appendice o nella vagina, causando problemi genitali e granulomi.
  • Raramente è stata riportata l’invasione addominale, a livello di fegato e polmoni, dovuta alla penetrazione dei vermi attraverso la parete intestinale.

Sono rari i segni sistemici di infestazione quali l’eosinofilia (aumento di specifici globuli bianchi nel sangue).

Diagnosi

La diagnosi si avvale dello scotch-tape test, eseguito al risveglio, prima del bagno e della defecazione, in modo che sia resa agevole la raccolta delle uova depositate dai vermi migranti durante la notte.

Si procede applicando sull’ano una striscia di comune nastro adesivo, che viene poi fissata su un vetrino portaoggetti da laboratorio. Il successivo esame microscopico del preparato consente di osservare le uova di Enterobius. In caso di negatività, il test va ripetuto per 4-6 giorni consecutivi.

Un altro valido metodo diagnostico prevede l’uso di un tampone da applicare sulla zona perianale (può essere usato allo scopo un “cotton-fioc”), che va poi immerso in una provetta contenente soluzione fisiologica; la centrifugazione successiva consente di reperire le uova nel sedimento. Sono attualmente in commercio anche spatoline trasparenti dotate di un lato adesivo, che consentono un prelievo agevole e possono essere osservate direttamente al microscopio.

Per quanto detto finora, è chiara l’inutilità del classico esame delle feci, potendo risultare positivo solo occasionalmente.

La diagnosi differenziale comprende altre parassitosi e infezioni intestinali, per esempio il prurito e l’irritazione in sede perianale potrebbero essere dovuti a una candidosi dell’ano e della cute circostante.

Cura e rimedi

Per quanto concerne la terapia esistono numerosi principi attivi, tra i più comunemente usati compaiono

  • mebendazolo (Vermox®),
  • tiabendazolo,
  • sali di pirenzepina,
  • pirantel pamoato (Combantrin®).

Tali farmaci non agiscono sulle uova, bensì sulle larve in via di sviluppo, per cui è opportuno ripetere il trattamento a distanza di 2-3 settimane, al fine di eliminare i vermi eventualmente sviluppatisi da uova ingerite poco tempo prima, o dopo la somministrazione del farmaco.

È altresì necessario il contemporaneo trattamento dei familiari, conviventi o di altri soggetti potenzialmente infetti.

Prevenzione

La profilassi risulta spesso ostica, essendo l’infezione abbastanza comune e di facile diffusione (soprattutto tra i bambini e all’interno del nucleo famigliare).

Sono certamente utili azioni combinate di terapia e accorgimenti comportamentali che migliorino le condizioni igieniche ambientali e personali: i bambini vanno lavati al mattino e gli indumenti usati la notte vanno maneggiati e immediatamente lavati in maniera adeguata. A tal proposito è utile sapere che le uova si devitalizzano a 60 °C e sono uccise dal sole o dal calore secco.

Utile un frequente lavaggio delle mani, soprattutto prima di mangiare o maneggiare del cibo.

Si raccomanda di tenere le unghie molto corte, soprattutto dei bambini, per evitare che le uova si accumulino se il paziente dovesse grattarsi.

Quando si esegue la pulizia della casa la polvere presente sotto al letto, nelle commessure delle finestre e sopra le porte, dovrebbe essere rimossa con un panno inumidito per evitare l’inalazione delle uova.

Tali misure riducono la consistenza delle fonti di infezione, ma purtroppo una prevenzione radicale risulta praticamente impossibile.

 

A cura della Dottoressa Elisabetta Fabiani, medico chirurgo

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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