Introduzione

La sindrome dell’ovaio policistico è una condizione oggi diagnosticata molto più frequentemente che in passato, per una serie di motivi concatenati tra loro:

  • Attenzione maggiore da parte della popolazione a patologie come le irregolarità mestruali o difficoltà nel concepimento.
  • Indagini strumentali, soprattutto nel campo dell’imaging, sempre più sensibili.
  • Stile di vita del mondo moderno, soprattutto nella fase adolescenziale, che pone le condizioni (soprattutto dal punto di vista metabolico) che funzionano da substrato per lo sviluppo di tale patologia.

In realtà molto di frequente si confonde la vera e propria Sindrome dell’Ovaio Policistico (da cui l’acronico SOP o PCOS, dall’inglese Poly-Cystic Ovary Syndrome o anche chiamata Sindrome di Stein-Leventhal) con altre condizioni simili, pur non perfettamente sovrapponibili con i criteri diagnostici della PCOS. In molte donne si rileva infatti un ovaio ad atteggiamento multi-follicolare, che si manifesta con disturbi che vanno da semplici irregolarità mestruali ad amenorrea secondaria e difficoltà nel concepimento.

I sintomi più comuni dell’ovaio policistico sono:

  • ciclo mestruale irregolare,
  • eccesso di peli (irsutismo) su viso, mento, …
  • acne su viso, petto e parte superiore della schiena,
  • capelli che si assottigliano o addirittura alopecia,
  • aumento di peso e/o difficoltà a perderlo,
  • comparsa di macchie scure sulla pelle, in particolare lungo le pieghe del collo, nell’inguine e sotto il seno.

La precisa diagnosi della PCOS, come vedremo meglio in seguito, è in realtà prevalentemente clinica e strumentale (ecografica e di laboratorio insieme). La sintomatologia è molto varia, ma fondata su alcuni tratti caratteristici che possono essere usati come segni di distintivi per orientare la diagnosi.

La terapia è solitamente mirata alla singola paziente ed alle sue caratteristiche, ma si basa per lo più su

  • miglioramento dello stile di vita, soprattutto in caso di sovrappeso od obesità,
  • un eventuale approccio farmacologico tanto ormonale (terapia soprattutto estro-progestinica) quanto metabolico (metformina).

Cause

Si stima che una percentuale compresa tra il 5% e il 10% delle donne in età fertile (tra 15 e 44 anni) sia interessata dall’ovaio policistico, anche se la maggior parte delle diagnosi avviene tra i 20 e i 30 anni, quando si inizia la ricerca di una sospirata gravidanza che non arriva.

Il rischio di sviluppare la PCOS aumenta in caso di:

Come numerose altre patologie altrettanto diversificate, anche l’ovaio policistico è il risultato di una patogenesi multifattoriale, in cui numerosi aspetti si sovrappongono ed interagiscono tra loro nella genesi del disturbo.

Le teorie che hanno tentato di spiegare lo squilibrio ormonale alla base della sindrome sono state diverse, ma quella ad oggi più accreditata pone l’accento su una condizione di insulino-resistenza che comporterebbe un’alterazione della funzione delle cellule della granulosa all’interno del parenchima ovarico. Il risultato è una riduzione nella conversione degli androgeni (gli ormoni tipici del sesso maschile) in estrogeni (tipici invece del sesso femminile), che ha come conseguenza:

  • aumento degli ormoni androgeni circolanti (responsabili dei segni e dei sintomi “mascolinizzanti”),
  • riduzione degli estrogeni in circolo (responsabile invece a sua volta delle alterazioni mestruali e della fertilità),
  • alterazione a livello centrale della produzione di altri importanti ormoni (FSH, LH), implicati nella regolazione del ciclo mestruale.

L’insulina è l’ormone che controlla la trasformazione del cibo in energia; quando l’organismo diventa resistente all’insulina le cellule del corpo non rispondono più normalmente alla sua presenza  e, di conseguenza, i livelli circolanti nel sangue diventano via via più alti del normale fino a condurre allo sviluppo di diabete di tipo 2.

Sintomi

Le manifestazioni cliniche, essendo vari i fattori scatenanti la PCOS, possono essere suddivisi in base alla loro origine:

  • L’aumentata resistenza all’insulina e la successiva iper-insulinemia che ne deriva, determinano alterazioni metaboliche come:
    • tendenza al sovrappeso o all’obesità,
    • diabete mellito di tipo 2,
    • dislipidemia (colesterolo alto) e conseguente aumento del rischio di aterosclerosi e patologie cardiovascolari.
  • L’aumento degli androgeni determina
    • irsutismo, ovvero aumento della peluria in aree tipicamente maschili (l’esempio principale è la presenza di una peluria sul volto simile alla “barba”),
    • alopecia androgenetica.
  • La riduzione degli estrogeni comporta:
    • Irregolarità mestruali, fino ad arrivare all’amenorrea secondaria (assenza della mestruazione per almeno 6 mesi consecutivi). Da qui possono poi derivare dei sintomi secondari molto importanti come una demineralizzazione ossea a causa della carenza di estrogeni, notoriamente trofici per l’osso.
    • Difficoltà nel concepimento fino ad una vera e propria sterilità.
    • Aumento del rischio di insorgenza di carcinoma dell’endometrio.

Alcune donne possono inoltre manifestare:

Con l’approssimarsi della menopausa i cicli mestruali potrebbero acquisire maggior regolarità, ma numerose altre alterazioni ormonali non vanno incontro a risoluzione, rimanendo quindi fattori di rischio per lo sviluppo delle numerose possibili complicazioni.

Gravidanza

Essere affetti da ovaio policistico non significa che non si possa rimanere incinta, in quanto la condizione è una causa tanto comune di infertilità, quanto una delle più trattabili.

Nelle pazienti che ne sono colpite lo squilibrio ormonale interferisce con la crescita e il rilascio di ovuli dalle ovaie (ovulazione), ma i ginecologi hanno a disposizione diversi approcci per risolvere il problema con elevato tasso di successo, soprattutto quando coadiuvati da un corretto stile di vita.

Pericoli

Diversi studi hanno correlato la sindrome dell’ovaio policistico non trattato all’aumento del rischio di sviluppo di numerose altre patologie:

  • Diabete di tipo 2. Più della metà delle donne con PCOS svilupperà diabete o pre-diabete (intolleranza al glucosio) prima dei 40 anni.
  • Pressione alta. Le donne con PCOS sono a maggior rischio di avere la pressione alta rispetto alle donne di pari età e l’ipertensione è una delle principali cause di malattie cardiache (infarto, …) e ictus.
  • Colesterolo alto. Le donne con PCOS hanno spesso livelli più elevati di colesterolo LDL (cattivo) e bassi livelli di colesterolo HDL (buono), altri importanti fattori di rischio cardiovascolari.
  • Apnee notturne (arresti momentanei e ripetuti nella respirazione che interrompono il sonno)
  • Depressione e ansia.
  • Tumore all’endometrio.
  • Complicazioni legate alla gravidanza, con un aumento del rischio di:
    • aborto spontaneo,
    • diabete gestazionale,
    • preeclampsia,
    • necessità di ricorso a un parto cesareo,
    • peso eccessivo del bambino.

Si noti che i rischi di problemi di salute legati alla PCOS, come diabete, ictus e infarto, aumentano con l’età, ed è anche per queste ragioni che è così importante affrontare la sindrome con un corretto stile di vita, a prescindere dalla necessità del ripristino della fertilità.

Diagnosi

La diagnosi di PCOS vera e propria non comprende esclusivamente le caratteristiche cliniche, che tuttavia sono la ragione che spinge la paziente al consulto medico ginecologico.

La diagnosi differenziale tra le cause di amenorrea secondaria nella donna risulta spesso una delle indagini più comuni e allo stesso tempo impegnative da sbrigliare per il medico.

Il ginecologo potrebbe quindi prescrivere:

  • Esami ematici per poter controllare i livelli ormonali, quando possibile in rapporto a specifici giorni del ciclo mestruale. Nella donna con PCOS è comune rilevare
  • Controllo ecografico: risulta solitamente l’indagine principale per dimostrare “ad occhio nudo” le alterazioni tipiche di un ovaio propriamente policistico, piuttosto che con solo atteggiamento multi-follicolare o micropolicistico. Le ovaie, o anche solo uno dei due, appaiono morfologicamente alterate per la presenza di multipli follicoli in corso di maturazione (da cui appunto l’aspetto micro-poli-cistico) di cui nessuno riesce però a raggiungere la condizione di follicolo dominante.

Le modalità di diagnosi finale sono ancora oggetto di discussione, ma sostanzialmente può essere posta quando sussistono:

  • alterazioni ovariche (ecografiche soprattutto, ma anche di alterata mestruazione e funzione dell’ovaio),
  • alterazioni ormonali (laboratoristiche o eventualmente cliniche),

accompagnate dalla presenza di caratteri clinici tipici (sintomi).

Cura e rimedi

L’approccio terapeutico ha solitamente lo scopo principale di ripristinare le mestruazioni con una sufficiente regolarità, riportando così i valori ormonali a livelli standard; questo obiettivo si persegue attraverso uno o più dei seguenti approcci:

  1. Correzione dello stile di vita attraverso l’acquisizione di una dieta corretta e la pratica regolare di attività fisica, fattori che permettono il recupero del peso ideale e la riduzione della massa grassa con conseguente correzione del quadro ormonale (insulinoresistenza, riduzione della produzione di ormoni maschili). In molte donne è sufficiente questo per una regolarizzazione dell’ovulazione e del relativo ciclo mestruale.
  2. Integrazione con inositolo, una molecola chiamata impropriamente vitamina B7, che ha accumulato numerose prove in letteratura della sua efficacia nel trattamento della sindrome dell’ovaio policistico.
  3. Terapia ormonale: si utilizzano di solito le pillole estro-progestiniche (pillola contraccettiva), in grado di sopperire “a valle” all’aumento dei livelli di estrogeno mancanti.
  4. Terapia farmacologica a base di antidiabetici orali: la metformina è diventata negli ultimi anni un elemento fondamentale nella terapia della PCOS, per ridurre l’insulino resistenza e ripristinare la normale attività enzimatica delle cellule della granulosa.

 

A cura della Dott.ssa Raffaella Ergasti

Fonte: WomensHealth

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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