Paralisi del sonno: cause, sintomi, pericoli e rimedi

Introduzione

La paralisi del sonno è un disturbo che comporta l’irrigidimento muscolare durante alcune fasi dell’addormentamento o del risveglio, che vedono rispettivamente prolungata o anticipata la normale fase REM del sonno.

Viene definita paralisi ipnopompica se si manifesta durante il risveglio,
ipnagogica se avviene quando l’individuo sta per addormentarsi.

Durante un episodio di paralisi del sonno il soggetto che la vive è sveglio, cosciente, ma impossibilitato a muoversi, parlare e aprire gli occhi.

I soggetti che manifestano questa paralisi riportano una forte angoscia legata all’evento anche a causa delle associate “allucinazioni ipnagogiche/ipnopompiche” che si accompagnano ad esso, spesso legate alla sensazione della presenza di un’altra persona nella stessa stanza, alla percezione di un senso di pressione sul petto e/o di soffocamento. La durata può arrivare ad alcuni minuti.

Sebbene per la maggior parte delle persone la paralisi del sonno non rappresenti un problema serio, ma una condizione benigna la cui frequenza non causa problemi di salute significativi, in alcuni pazienti può indurre un drastico peggioramento nella qualità del sonno e di vita.

Paralisi del sonno

Getty/milos-kreckovic

L’organizzazione del sonno

Il sonno è caratterizzato da differenti cicli, ognuno della durata di circa 80/100 minuti e caratterizzato da una sequenza prestabilita di fasi:

  1. Stadio 1: il livello di transizione tra veglia e addormentamento, della durata di 10 minuti circa, durante il quale si passa dalle normali onde cerebrali, ossia quelle che caratterizzano lo stato vigile, a delle onde più lente che invece sono proprie del sonno theta);
  2. Stadio 2: continuano a essere presenti le onde theta, ma sono intervallate da altre onde più veloci, chiamate “fusi del sonno” (legate al consolidamento delle tracce mnestiche) e “complessi K” (permettono al cervello di disconnettersi dagli organi di senso, consentendo un sonno privo di alterazioni ambientali);
  3. Stadio 3: dopo circa 15/20 minuti dall’addormentamento. Le onde delta caratteristiche di questa fase sono lente e ampie, ma persiste la presenza di onde theta;
  4. Stadio 4: è simile al precedente, ma le onde delta particolarmente lente sovrastano quantitativamente le onde theta più rapide. Lo stadio 4 è lo stadio più profondo del sonno;
  5. Stadio 5 o sonno REM: dopo circa 90 minuti dall’addormentamento, si ripresenta ad ogni ciclo del sonno. Dal punto di vista dell’attività cerebrale le caratteristiche di questa fase sono più simili alla veglia che al sonno (viene anche definito “sonno paradosso”) e si rilevano onde di tipo theta e beta (rapide). Durante questa fase di addormentamento si osservano dei rapidi movimenti oculari (Rapid Eyes Movements, da cui il nome REM) come se il soggetto stesse osservando una scena in movimento. Simultaneamente si verifica un’inibizione dei neuroni che controllano i movimenti del corpo causando un’immobilità muscolare, che lo protegge dalla possibilità di mettere fisicamente in atto ciò che sta sognando. Il sonno REM ha la funzione di favorire lo sviluppo cerebrale nei bambini e di favorire il consolidamento degli apprendimenti avvenuti durante il giorno negli adulti.

Causa

La causa alla base delle paralisi del sonno risiede nell’anticipazione, nel caso di paralisi ipnagogica, o nel prolungamento, nel caso della paralisi ipnopompica, dei meccanismi di inibizione muscolare che vengono attuati durante il sonno REM per salvaguardare il soggetto dal mettere fisicamente in atto le azioni proprie del sogno.

Il perché questo avvenga è tuttora in fase di studio, ma tra i fattori di rischio maggiormente correlati si annoverano

  • Periodi di forte stress,
  • Ritmi di sonno irregolari (insonnia, jet-lag, turni professionali, …),
  • Forti livelli di ansia,
  • Consumo eccessivo di stimolanti come la caffeina,
  • Età compresa tra i 13 e i 40 anni,
  • Gravi disturbi del sonno come la narcolessia o la sindrome delle apnee notturne,
  • Effetto collaterale dell’assunzione di farmaci come la galantamina (utilizzata nei pazienti con Alzheimer).

Il fenomeno sembra inoltre essere associato ad una storia clinica caratterizzata da:

  • Traumi
  • Disturbo da stress post-traumatico (PTSD)
  • Ansia sociale
  • Disturbi di panico
  • familiarità per il disturbo.

Sintomi

I pazienti che sperimentano episodi di paralisi del sonno riportano di essere completamente svegli durante il fenomeno, ma con la capacità di movimento limitata ai soli occhi; la situazione angosciante porta i soggetti a provare ad urlare, ma la paralisi non lo consente rendendo la situazione ancora più drammatica.

I sintomi tipici sono:

  • incapacità di muoversi
  • senso di pressione su petto, gola e addome
  • paura estrema e terrore
  • battito cardiaco martellante
  • sensazione di difficoltà respiratoria
  • percezione della presenza di qualcuno nella stanza
  • sviluppo di allucinazioni visive
  • sensazione di essere toccato.

Le paralisi possono essere anche multiple durante la stessa notte, capita spesso di riaddormentarsi e che si verifichi nuovamente la paralisi. L’ansia legata all’evento è un fattore di rischio per la manifestazione dello stesso.

È pericolosa?

No, la paralisi del sonno no è di per sé pericolosa, ma quando si verifica con elevata frequenza può diventare una causa di forte disagio per il paziente, oltre ad impedire un adeguato riposo notturno (fattore che innesca un spirale di ansie ed episodi di paralisi che si autoalimenta).

Diagnosi

La diagnosi di paralisi del sonno viene effettuata sulla base dell’anamnesi e dei racconti che il paziente riporta al medico. Quest’ultimo cercherà di indagare la gravità della paralisi in base alla durata e alla tipologia di sintomi che si manifestano con essa, dunque anche la presenza di eventuali allucinazioni e la loro tipologia; specialmente al fine di individuare se alla base delle paralisi vi sia un disturbo più grave come la narcolessia o disturbi di ansia generalizzata.

Cura e rimedi

Le paralisi del sonno sono prevalentemente scatenate da momenti di forte stress, da patologie ansiose, o da ritmi di vita che non consentono la regolazione fisiologica del proprio sonno; per queste ragioni è importante che in primis venga stabilita insieme al paziente una regolamentazione dello stile di vita, valutando la possibilità di prestare maggiore attenzione rispetto agli orari giornalieri di sonno i quali, nei soggetti che presentano questa patologia, risultano essere estremamente disregolati o quantitativamente inferiori al bisogno fisiologico (carenza di sonno).

È altresì importante che il paziente impari a gestire il proprio stress quotidiano e/o lavori al trattamento di eventuali disturbi d’ansia con una regolare psicoterapia o supporto psicologico.

Durante l’episodio di paralisi del sonno è bene cercare di mantenere la calma e di rilassarsi; nello specifico è

  • sconsigliato cercare di divincolarsi, mentre è meglio cercare di rilassare i propri muscoli aspettando che venga ristabilita la loro normale attività;
  • consigliato iniziare a muovere le falangi degli arti inferiori o stringere i pugni per assecondare gradualmente la ripresa;
  • consigliato respirare profondamente e in maniera regolare.

I trattamenti farmacologici, che vertono prevalentemente sull’utilizzo di inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) per facilitare il rilassamento muscolare, servono di fatto a ridurre quantitativamente gli episodi di paralisi, ma non esistono evidenze di cura che possono giustificarne un utilizzo prolungato per il trattamento di questa patologia.

Alcuni autori suggeriscono inoltre la potenziale utilità di ricorrere, nei casi più gravi (per frequenza e/o recidività) alla terapia cognitivo-comportamentale.

Prevenzione

Per prevenire gli episodi di paralisi ipnagogica o ipnopompica è utile:

  • garantirsi regolarmente un adeguato numero di ore di riposo di qualità (che si basi cioè su orari regolari, una camera da letto senza luci artificiali, buia e rilassante con un letto confortevole, …),
  • limitare il consumo di stimolanti come la caffeina o la nicotina,
  • evitare pasti eccessivamente abbondanti alla sera,
  • limitare l’esposizione a device tecnologici nei 30-60 minuti che precedono il sonno,
  • evitare di addormentarsi in orari insoliti e svegliarsi sempre alla stessa ora,
  • praticare regolarmente esercizio fisico, ma evitando le 4 ore precedenti al riposo notturno.

 

A cura del Dr. Enrico Varriale, medico chirurgo

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Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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