Pidocchi dei capelli (pediculosi del capo): riconoscerli ed eliminarli

Introduzione

La pediculosi è una parassitosi, ossia una infestazione parassitaria determinata dalla presenza del pidocchio sulla cute dell’organismo. Questo è un piccolo insetto di colore bianco-grigiastro, privo di ali, con un corpo appiattito e zampe dotate di una particolare forma ad uncino che gli consentono una ferma adesione agli annessi cutanei (capelli e peli in generale).

Il pidocchio è un insetto diverso da quelli che normalmente popolano le campagne, come ragni e formiche, in quanto il suo ciclo vitale è caratterizzato da necessità nutrizionali che lo classificano formalmente come parassita: ha cioè bisogno assoluto di vivere “a carico” di altre forme di vita, pungendole attraverso l’apparato buccale ed assorbendone i loro nutrienti.

Di più: il pidocchio è un parassita quasi esclusivamente legato all’essere umano, che rappresenta quindi il suo cosiddetto “ospite obbligato”: gli animali domestici possono essere portatori di altri insetti, ma non possono trasmettere questa specifica parassitosi all’uomo.

Le pediculosi del capo, nello specifico, sono delle forme di pediculosi che colpiscono l’area della testa; le zone più frequentemente interessate sono quella retro-auricolare (dietro l’orecchio), quella della nuca e talvolta quella del collo.

Pidocchi del capo su sfondo bianco

iStock.com/KevinDyer

Tipologie di pidocchi

Se popolarmente con il termine pidocchi s’intende la pediculosi del capo, in un’ottica più ampia si fa in realtà riferimento ad un ordine di insetti, e non ad un singolo tipo: a questo fanno capo alcune specie, caratterizzate soprattutto per le differenti sedi di infestazione:

  • Pediculus humanus capitis — è forse quella più conosciuta, e determina la maggior parte delle parassitosi da pidocchio. Il suo colorito grigiastro rende difficile individuarlo tra i capelli dell’ospite, dove si nasconde soprattutto dietro alle orecchie e sulla nuca.
  • Pediculus humanus corporis — è una specie simile per forma al pidocchio del capo, ma a differenza di esso infesta zone diverse.
  • Phtirus pubis — è anche detta “piattola” per la sua forma appiattita, ed ha una localizzazione tipicamente genitale.

Ciclo di vita

Il pidocchio, essendo un parassita obbligato, si nutre succhiando il sangue dall’ospite; si sviluppa in uno ciclo di vita suddiviso in 3 fasi:

  • Uovo (lendine)
  • Ninfa (forma immatura)
  • Pidocchio adulto (forma matura, capace di riproduzione)

Il pidocchio adulto depone le sue uova alla radice del capello e queste sono ricoperte da una sorta di tenacissima colla biologica, che rende l’adesione al capello molto salda e difficile da sciogliere con l’utilizzo di saponi regolari.

Le uova vengono deposte tra le 24 e le 48 ore successive all’accoppiamento, e la loro schiusa determina la nascita della ninfa. Questa, nutrendosi di sangue dell’ospite, matura e cresce e diventando adulta acquisisce la capacità riproduttiva.

Pregiudizi sulla pediculosi e domande frequenti

Come nascono i pidocchi? Da dove vengono?

La presenza di pidocchi è sempre dovuta al contagio per contatto con uno o più soggetti già infetti, non è in alcun modo possibile la comparsa o lo sviluppo dal nulla del parassita, a prescindere dalle abitudini e dall’igiene del soggetto colpito.

La pediculosi è causata dall’infestazione dei pidocchi del capo, piccoli insetti che nutrendosi del sangue dell’ospite si riproducono letteralmente su di esso.

Il pidocchio trova il suo ospite attraverso il contatto stretto, diretto o indiretto che sia, quindi attraverso la vicinanza ravvicinata o la condivisione di oggetti strettamente personali.

I pidocchi possono “saltare” da una testa all’altra?

No, non è possibile. Il contagio avviene per contatto stretto, che non necessariamente avviene in maniera diretta: possono essere veicoli di scambio alcuni effetti personali come fermagli, pettini, spazzole o sciarpe.

I pidocchi infestano solamente le persone con una scarsa igiene personale?

No, l’igiene non ha nulla a che fare con l’infestazione. Qualsiasi individuo può essere infestato, sia che esso sia “sporco” piuttosto che “pulito”. Misure igieniche stringenti non rappresentano fonte di protezione, per cui ad esempio se c’è un caso in famiglia è assolutamente necessario evitare il contatto stretto ed effettuare controlli vicendevoli.

I pidocchi infestano solamente i bambini?

No, l’età non rappresenta un fattore di protezione contro l’infestazione. La pediculosi può tuttavia essere più frequente in un ambiente scolastico, dove gli alunni sono a stretto contatto per periodi prolungati, ma sono luoghi di possibile contagio anche:

  • palestre,
  • colonie,
  • oratori,

Quanto sopravvivono nell’ambiente?

I pidocchi del capo hanno una vita media se separati dall’ospite di 2-3 giorni.

Segni e sintomi

La puntura del pidocchio è accompagnata dall’inoculazione di una parcella della sua saliva, che tra le altre componenti contiene una molecola ad azione anestetizzante. Nel corso dell’infestazione si monta una risposta allergica nei confronti di tale molecola, talvolta associata ad un ingrossamento dei linfonodi più vicini (linfadenopatia locale). La risposta allergica determina quindi prurito, che inizialmente è associato alla zona dove sono state deposte le prime uova, mentre con il passare del tempo si allarga all’area della nuca e talvolta anche al tronco.

Diagnosi

La diagnosi di pediculosi è clinica, e si basa sulla presenza di prurito accompagnata dal riscontro dei lendini e dell’insetto adulto. Non si può infatti fare diagnosi di pediculosi qualora non venga trovato il parassita vivo.

Per cercare insetti e uova si può utilizzare la tecnica del wet combing, ossia l’atto del pettinare i capelli dalla radice alla punta utilizzando un pettine a denti fitti e una generosa dose di balsamo.

Per distinguere le lendini da una fisiologica presenza di forfora è sufficiente provare a rimuovere delicatamente il frammento biancastro osservato; se la forfora viene via (o si sposta) facilmente, la lendine risulta saldamente attaccata al capello, tipicamente a circa 1 cm dalla radice.

Lendini sul capo

iStock.com/KevinDyer

Come eliminare i pidocchi?

Il trattamento della pediculosi avviene utilizzando speciali lozioni o detergenti in grado di sciogliere le cere protettive del pidocchio, cui deve sempre seguire il wet combing con pettini metallici a denti fitti; quelle più utilizzate in Italia sono a base di permetrina. Va inoltre applicato un balsamo specifico per il trattamento.

Utilizzando semplici accortezze è possibile trattare con successo la pediculosi in circa 2 settimane, avendo cura di ripetere il trattamento dopo 7-10 giorni per rimuovere eventuali parassiti/lendini residui (questo lasso di tempo corrisponde al tempo di schiusa delle uova).

Pettine a maglie fini per il trattamento dei pidocchi

iStock.com/KevinDyer

È invece solitamente controindicato l’utilizzo dei farmaci antiparassitari, sia per la loro tossicità non indifferente che per il riscontro di resistenze che ne rendono scarsamente efficace l’utilizzo.

Un accurato lavaggio di lenzuola, pettini ed abiti è tassativo per la corretta risoluzione dell’infestazione:

  • La biancheria va lavata in acqua ad almeno 60 °C e lasciata all’aria per almeno 48 ore
  • Spazzole e pettini vanno fatti bollire, se possibile, per una ventina di minuti
  • Altri oggetti vanno lasciati in contenitori isolati (come un sacchetto in plastica) per almeno due settimane

Prevenzione

Agire in senso proattivo per prevenire la pediculosi può essere considerato un approccio fin troppo zelante, che si può tranquillamente limitare alle situazioni di rischio concreto come la conoscenza di un contatto stretto con un individuo infestato.

Misure utili per la prevenzione, in tal senso, sono:

  • Tagliare i capelli ben corti
  • Evitare il contatto stretto con i capelli di altre persone
  • Non condividere berretti o altri indumenti a stretto contatto con il capo
  • Controllare scrupolosamente il cuoio capelluto di chi è a contatto con soggetti a rischio

 

A cura del Dr. Marco Cantele

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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