Pertosse: sintomi, pericoli, vaccino e gravidanza

Introduzione

La pertosse è una malattia infettiva molto contagiosa che colpisce soprattutto i bambini di età inferiore ai 5 anni.

Causata dal batterio Bordetella pertussis, è conosciuta con vari altri nomi, tra cui tosse canina, tosse asinina o tosse dei 100 giorni, ad indicarne il sintomo principale: la tosse persistente ed il caratteristico suono molto acuto (gemito) che fa seguito ad un attacco parossistico, dovuto all’aria che passa da una laringe stretta in uno spasmo.

L’uomo rappresenta l’unico serbatoio di questo batterio, pertanto la patologia si trasmette solo tra esseri umani.

Il trattamento è antibiotico a base di macrolidi e l’immunità acquisita a seguito di infezione, o di vaccinazione, non è purtroppo duratura, scema invece con il tempo esponendo quindi il soggetto ad un nuovo rischio di contagio.

La malattia è presente tutto il mondo, tuttavia in Occidente è ormai molto rara grazie alla diffusione della vaccinazione obbligatoria; oltre il 90% delle infezioni nel mondo si verificano quindi in Paesi dove non la vaccinazione dei bambini non sia prevista.

Vaccino pertosse

Getty/Peter Dazeley

La pertosse tende ad avere una prognosi positiva in tutti i pazienti sopra l’anno di vita, a meno di significative comorbidità, tendendo a risolversi completamente senza lasciare alcun tipo di sequela. Al contrario nei bambini di età inferiore ad un anno la patologia è molto pericolosa e se non riconosciuta e adeguatamente trattata può portare rapidamente a morte (1-2% dei casi).

In Italia tutti i casi di pertosse devono essere notificati all’autorità sanitaria competente.

Cause, trasmissione e contagio

La patologia è causata dall’infezione da parte di un batterio gram negativo chiamato Bordetella pertussis. Questo batterio si trasmette per via aerea e, una volta raggiunte le vie aeree dell’ospite, ne invade le mucose innescando un aumento di produzione delle secrezioni di muco, che nelle prime fasi appare fluido e trasparente, mentre successivamente evolve in una secrezione densa e viscida.

L’uomo rappresenta l’unico serbatoio per questo batterio e la trasmissione avviene per via aerea, mediante starnuti e colpi di tosse. Secondo uno studio sulle modalità di trasmissione della malattia un singolo bambino con pertosse è in grado di contagiare fino al 90% dei coetanei con cui condivide l’ambiente. Quando una persona infetta tossisce, o anche parla a distanza ravvicinata, emette dalla bocca piccole goccioline contenenti il batterio che vengono liberate nell’aria, venendo poi a contatto con occhi e bocca e/o respirate da chiunque si trovi nelle prossimità.

La malattia è contagiosa dalla prima comparsa dei sintomi e fino a tre settimane dal termine delle crisi tussive, o dopo 5 giorni di terapia antibiotica.

Si rileva infine l’esistenza di un secondo batterio, il Bordetella parapertussis, in grado di causare un’infezione simile alla pertosse, definita parapertosse, che si manifesta tuttavia attraverso lo sviluppo di sintomi molto più lievi della pertosse, minori complicanze e senza essere quasi mai mortale.

Incubazione

L’incubazione della pertosse dura dai 7 ai 14 giorni, tuttavia in rari casi può anche arrivare a 3 settimane.

Sintomi

La pertosse provoca un’infezione delle vie respiratorie, è quindi naturale come i primi sintomi siano quelli di una comune infezione delle alte vie aeree.

In assenza di complicazioni la patologia dura 6-10 settimane e attraversa tre fasi:

  1. Fase catarrale: rappresenta l’inizio dell’infezione. La sintomatologia compare molto gradualmente, si parte con segni di infiammazione delle mucose del naso (starnuti e lacrimazione), perdita di appetito, stanchezza generalizzata e tosse notturna che col passare del tempo compare anche al mattino. La febbre è rara.
  2. Fase parossistica: dopo 10-14 giorni dalla fase catarrale inizia quella parossistica, caratterizzata da un aumento di frequenza e gravità della tosse. In un singolo atto respiratorio possono manifestarsi più di 5 colpi di tosse consecutivi accompagnati da rantoli stridenti, causati da una rapida e profonda inspirazione per riprendere aria che passa attraverso una laringe ristretta da uno spasmo. In seguito a questi attacchi di tosse vengono espulse abbondanti quantità di muco viscido. Le crisi si accompagnano frequentemente ad episodi di emesi (vomito). In questa fase le difficoltà respiratorie si rendono manifeste con apnea, cianosi (colorito bluastro di labbra e dita) ed emorragie petecchiali.
  3. Fase di convalescenza: i sintomi iniziano a diminuire non prima di 4 settimane dall’esordio, fino a scomparire del tutto. Attacchi parossistici di tosse possono tuttavia riapparire in seguito ad irritazione delle alte vie respiratorie a causa di una maggior sensibilità del tratto respiratorio.

Complicanze

Le complicanze che possono insorgere su quest’infezione peggiorando il quadro clinico e la prognosi sono:

Gravidanza

I lattanti troppo piccoli per essere vaccinati sono esposti ad un elevato rischio di complicazioni in caso di infezione, per questa ragione spesso viene consigliato alle donne in gravidanza di procedere alla vaccinazione contro la pertosse.

In questi casi il vaccino viene somministrato in forma di richiamo (con antidifterite ed antitetano) tra la 27esima e la 32esima settimana, consentendo così un’efficace produzione di anticorpi che verranno poi passati al neonato tramite la placenta, garantendo l’immunità per almeno 8 settimane dal momento del parto.

L’efficacia della protezione dei lattanti mediante la vaccinazione della madre durante la gravidanza è superiore al 90%, indipendentemente dalla forma della malattia, e non sussiste ad oggi alcuna evidenza di rischio grave legata alla vaccinazione; tra i possibili effetti collaterali si segnalano:

  • gonfiore, arrossamento o indolenzimento nel sito d’iniezione,
  • febbre,
  • perdita di appetito,
  • irritabilità
  • e mal di testa.

Diagnosi

La diagnosi della patologia nelle fasi iniziali è molto difficoltosa in quanto i sintomi sono sovrapponibili a quelli di un banale raffreddore o di un’influenza. Occorre raccogliere un’accurata anamnesi al fine di valutare il possibile momento del contagio ed effettuare la visita clinica e svariati esami di laboratorio per accertare la presenza dell’infezione:

  • Coltura batterica: tramite un tampone nasofaringeo si raccolgono le secrezioni presenti e tramite speciali terreni di coltura si verifica se avviene la crescita del batterio Bordetella pertussis
  • PCR (reazione a catena della polimerasi): è un esame più accurato che si può effettuare sullo stesso campione prelevato e permette di rilevare molto più rapidamente la presenza del batterio
  • Esami del sangue: un aumento dei livelli di globuli bianchi (leucocitosi) ed alti livelli di VES e PCR (proteina C reattiva) indicano la presenza di un’infezione in atto, seppur non possano diagnosticare direttamente l’agente eziologico
  • Esami sierologici: dopo 2-3 settimane e dall’infezione acuta si sviluppano gli anticorpi che possono essere rilevati con questo esame

Nella fase parossistica, al contrario, la diagnosi è molto agevole grazie alla sintomatologia evidente ed alle caratteristiche degli attacchi di tosse.

Si possono eseguire indagini strumentali come Rx torace per valutare la presenza di polmoniti o altre alterazioni del sistema respiratorio.

Cura

Il trattamento della pertosse prevede:

  • Una terapia antibiotica per eliminare il batterio dall’organismo. Questi farmaci somministrati in corso di fase catarrale riescono a migliorare il decorso della malattia, mentre una volta comparsi i parossismi non sono in grado di migliorare il quadro clinico, sebbene riducano la capacità infettiva e quindi la trasmissione della malattia.
    • Eritromicina: ogni 6 ore per 14 giorno
    • Azitromicina: una volta al giorno per 5 giorni
    • In caso di intolleranza o ipersensibilità ai macrolidi si può somministrare Trimetoprim/ sulfametossazolo
  • Una terapia di supporto alle funzioni vitali
  • Nel lattante può essere necessaria l’aspirazione per rimuovere l’eccesso di muco faringeo che ostacola la funzione respiratoria
  • Ossigeno, tracheostomia e intubazione nasotracheale possono rendersi necessari in caso di difficoltà respiratorie rilevanti
  • L’isolamento del paziente per almeno 7 giorni dall’inizio della terapia antibiotica e comunque fino alla risoluzione dei sintomi o il ricovero in isolamento in ospedale per i neonati gravemente affetti. Considerando che qualsiasi disturbo può provocare un attacco di tosse parossistica con conseguente anossia, i neonati con malattia severa vanno tenuti in una camera silenziosa, con poca luce e disturbati il meno possibile.

 

Profilassi

Tutti i contatti stretti di un paziente affetto dalla pertosse devono essere sottoposti a profilassi antibiotica entro 3 settimane dall’esordio della tosse del caso indice, indipendentemente dal fatto che siano stati vaccinati o meno. Una particolare attenzione va riservata alle persone più a rischio come:

  • Neonati e bambini sotto i 12 mesi
  • Donne al terzo trimestre di gravidanza
  • Persone immunodepresse
  • Persone con patologie respiratorie pregresse

Gli antibiotici più usati per la profilassi sono:

  • Eritromicina
  • Azitromicina per i neonati di età inferiore al mese

Vaccino

Il vaccino della pertosse è basato sul batterio intero inattivato dal calore o componenti acellulari antigeniche, nel nostro Paese è obbligatoria e si effettua col vaccino trivalente DTP:

La prima somministrazione viene praticata nell’ottava settimana di vita, mentre successivamente è necessario effettuare altri richiami a causa della perdita di immunità tempo relata, che si effettuano:

  • Seconda somministrazione: dopo 6-8 settimane dalla prima dose
  • Terza somministrazione: dopo 6-8 settimane dalla seconda dose
  • Quarta somministrazione: ai 15-18 mesi
  • Quinta somministrazione: ai 4-6 anni

Il vaccino protegge circa 9 soggetti su 10 dalle forme gravi della malattia e circa 1 su 7 da tutte le altre forme.

Tra gli effetti collaterali più comunemente associati al vaccino si segnalano:

  • pianto inconsolabile dopo l’iniezione, della durata al massimo di qualche ora
  • reazione locale (arrossamento, gonfiore, dolore nel punto d’iniezione)
  • reazione generalizzata (febbre, in genere non elevata).

Questi eventi si verificano in genere 1-2 giorni dopo la vaccinazione e si risolvono rapidamente e spontaneamente.

 

 

 

A cura del Dr Mirko Fortuna, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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