Pneumococco: infezioni e vaccino (durata, effetti collaterali, …)

Cos’è lo pneumococco?

Lo pneumococco (Streptococcus pneumoniae) è un batterio Gram-positivo, alfa-emolitico, capsulato e aerobio facoltativo.

Si trova comunemente nelle vie aeree superiori di oltre il 30% dei soggetti sani, tuttavia in presenza di concause predisponenti, come infezioni virali, traumi toracici od altre malattie, può raggiungere le vie respiratorie profonde e causare un’infezione severa.

Le patologie respiratorie associate allo pneumococco sono

mentre se diffonde nella circolazione sanguigna può causare

  • artrite settica (infezione delle articolazioni),
  • endocardite (infezione del rivestimento interno del cuore),
  • pericardite (infezione del pericardio, la membrana che avvolge esternamente il cuore),
  • meningite (infezioni delle meningi, le membrane che avvolgono cervello e sistema nervoso centrale in genere).

Classificazione

Lo pneumococco appartiene al genere degli streptococchi, in quanto ne condivide numerose caratteristiche morfologico-strutturali e metaboliche. Non è inquadrabile, tuttavia, nella classificazione di Lancefield che classifica gli altri streptococchi, in quanto non presenta il medesimo antigene estraibile C.

La capsula dello pneumococco è formata da un complesso polisaccaridico conferisce virulenza e patogenicità al microorganismo e ne definisce il sierotipo.

Attualmente si conoscono oltre 90 diversi sierotipi capsulari di pneumococco, ma meno di un terzo risulta coinvolto nei processi patologici umani. Il sierotipo 1, in particolare, è frequente nelle forme polmonari invasive, il tipo 3 nelle otiti medie e il tipo 23 nelle meningiti.

Trasmissione e contagio

Gli pneumococchi colonizzano normalmente le vie respiratorie umane e si diffondono nella popolazione soprattutto nel periodo invernale, fino all’inizio della primavera. La trasmissione avviene per via aerea, attraverso goccioline di saliva (droplets).

Raramente possono manifestarsi delle epidemie di infezioni da pneumococco, in quanto alcuni sierotipi possono causare focolai in ambienti particolarmente affollati.

Principali patologie associate all’infezione

Otite media pneumococcica

L’otite media acuta è una patologia tipica dell’età pediatrica e può essere causata sia da batteri che da virus. Lo pneumococco rientra tra le cause più comuni di otite nei bambini e negli adolescenti con meno di 14 anni ed oltre un terzo sviluppa un episodio infettivo nel corso dei primi due anni di vita.

I sintomi associati all’otite acuta sono dolore all’orecchio, riduzione temporanea dell’udito, febbre, nausea, vomito e diarrea. I lattanti possono inoltre manifestare irritabilità e difficoltà nell’addormentamento.

Le complicanze dell’otite pneumococcica comprendono disfunzione vestibolare, con vertigine e alterazioni dell’equilibrio, mastoidite (infezione del processo mastoideo, un osso adiacente), perforazione della membrana timpanica, mentre nei casi più severi può determinare meningite, ascessi cerebrali o trombosi intracraniche.

Polmonite pneumococcica

Tra le polmoniti acquisite in comunità, lo pneumococco rappresenta l’agente eziologico più diffuso; può colpire tutte le fasce di età e si manifesta solitamente come una polmonite lobare (forma di polmonite che colpisce solo una parte (lobo) dei polmoni), più raramente come una broncopolmonite.

Il sintomo classico è la tosse, associata a espettorato mucoso (presenza di catarro) e febbre. Il soggetto può riferire difficoltà a respirare e dolore toracico che si accentua con la respirazione, dolori articolari, mal di testa, malessere e palpitazioni. Queste manifestazioni cliniche sono molto aspecifiche e non permettono di definire l’agente eziologico alla base dell’infezione, tuttavia, la comparsa di herpes labiale in un paziente giovane con tosse, febbre ed espettorato è fortemente suggestiva di polmonite pneumococcica.

Nel paziente anziano defedato, ovvero visibilmente provato dalla patologia, è necessario porre particolare attenzione a sintomi quali calo dell’appetito, disorientamento o decadimento generale, in quanto i sintomi caratteristici della polmonite posso essere attenuati o mancare completamente.

Meningite pneumococcica

La meningite rappresenta una temibile complicanza dell’infezione da pneumococco.

L’accesso del batterio a livello meningeo può avvenire per via ematica (sangue), secondaria a una polmonite complicata con una batteriemia (presenza di batteri nel sangue); per via diretta a partire da un’infezione dell’orecchio, del processo mastoideo o dei seni paranasali; a seguito di una frattura cranica con esposizione del tessuto nervoso all’ambiente contaminato.

La meningite evolve rapidamente nell’arco di poche ore dall’invasione del batterio nel sistema nervoso centrale ed i sintomi cardine sono con

Può colpire soggetti di tutte le età, in particolare è l’agente eziologico più frequente nell’adulto, e secondo in età pediatrica, in cui la causa principale è invece il meningococco.

Diagnosi

La diagnosi di infezione da pneumococco può essere sospettata in un paziente sintomatico che, nel referto microbiologico di un campione del paziente, mostri la presenza di diplococchi lanceolati Gram-positivi e dotati di capsula. Nelle infezioni respiratorie viene analizzato l’espettorato, nella batteriemia il sangue del paziente e nella meningite un campione di liquor. Per avere la conferma della diagnosi è necessaria l’esecuzione di una coltura, in quanto alcuni streptococchi presentano una morfologia simile.

In presenza di un campione biologico naturalmente contaminato, come l’espettorato, può essere utile utilizzate terreni selettivi che contengono farmaci ai quali lo pneumococco è insensibile, come l’acido nalidixico. Inoltre, lo pneumococco viene distinto da altre colonie di streptococchi viridanti perché positivo al test di sensibilità all’optochina.

La capsula può essere meglio evidenziata tramite la reazione di Neufeldt, in cui viene applicata una quantità di antisiero anti-pneumococcico polivalente e blu di metilene. La capsula normalmente appare come un sottile alone chiaro intorno al microorganismo, mentre in seguito alla reazione si mostra notevolmente ingrossata per la precipitazione del materiale polisaccaridico capsulare.

L’esame colturale è importante anche per la definizione dell’antibiogramma, l’unico metodo con cui è possibile conoscere se il batterio sia o meno sensibile a un determinato trattamento antibiotico.

Cura

Nel sospetto di infezione da pneumococco, in attesa dell’antibiogramma, la terapia empirica si basa sugli schemi locali di resistenza. In Italia lo pneumococco presenta ancora un’accettabile sensibilità agli antibiotici e in particolare alle penicilline, tuttavia nel mondo la frequenza di ceppi resistenti sta aumentando.

La terapia della polmonite comunitaria in assenza di sepsi prevede l’utilizzo di amoxicillina/clavulanato per cinque giorni. Nel caso di fallimento si passa alla somministrazione di ceftriaxone e claritromicina. Nel paziente settico, invece, si somministra come prima scelta ceftriaxone e claritromicina. Qualora vi sia il sospetto di antibiotico-resistenza si può utilizzare pipiracillina/tazobactam o levofloxacina.

In un paziente con meningite la terapia di scelta è rappresentata dal ceftriaxone o cefotaxime per due settimane, mentre nei pazienti allergici alle penicilline si può optare per la vancomicina o la lexofloxacina.

Vaccino

La prevenzione dell’infezione da pneumococco viene effettuata attraverso la vaccinazione, che contiene i frammenti dei ceppi più patogeni per l’uomo.

Esistono due tipi di vaccino:

  • il vaccino polisaccaridico 23-valente, utilizzabile soltanto nei bambini sopra i due anni e negli adulti (Pneumovax®),
  • il vaccino coniugato 13-valente (PVC13) che protegge dai 13 ceppi responsabili della maggior parte delle infezioni più gravi nei bambini (Prevenar 13®).
Vaccino pneumococcico

Getty/Cavan Images

Vaccino pneumococcico per la polmonite

Il vaccino pneumococcico per la polmonite “è raccomandato per l’immunizzazione attiva contro l’infezione pneumococcica in bambini
da 2 anni di età, adolescenti e adulti”.

La somministrazione prevede per adulti e bambini di età pari o superiore a 2 anni una singola dose da iniettare per via
intramuscolare o sottocutanea (al di sotto dei due anni la sicurezza e l’efficacia del vaccino non sono state valutate, ma soprattutto la risposta anticorpale può essere scarsa). La rivaccinazione, ovvero il richiamo, può essere presa in considerazione per soggetti considerati ad alto rischio a distanza di 5 anni dalla prima dose (eventualmente anche prima in pazienti selezionati).

Si raccomanda di posticipare la vaccinazione in caso di febbre elevata o più in generale di altra infezione in corso.

Si tratta di un vaccino generalmente ben tollerato, ma tra gli effetti indesiderati più comuni si annoverano:

  • dolore, rossore, gonfiore nel sito d’iniezione,
  • astenia/affaticamento,
  • dolori muscolari
  • e mal di testa.

È offerto gratuitamente agli adulti con più di 65 anni.

Vaccino per i bambini

Il PVC13 è un vaccino ottenuto da frammenti del batterio, coniugati con una proteina che permette una maggiore efficacia della risposta immunitaria. È indicato per la prevenzione da otite e polmonite (con rischio di evoluzione verso sepsi e meningite) nei lattanti e nei bambini fino ai 5 anni, oltre che nei soggetti con determinate condizioni di rischio (cardiopatie croniche, malattie polmonari croniche, diabete, insufficienza renale, insufficienza della milza, malattie del sangue, difetti delle difese immunitarie, neoplasie, trapianto, HIV, sordità con impianti cocleari).

Ad adulti e ai bambini e ragazzi di età superiore a due anni viene somministrata una singola dose nel muscolo della spalla, mentre nei bambini di età inferiore ai due anni il vaccino è somministrato per iniezione nel muscolo della coscia.

Gli effetti indesiderati più comuni nei bambini sono

  • calo dell’appetito,
  • febbre (molto comune solo nei bambini di età compresa fra 6 settimane e 5 anni),
  • irritabilità,
  • reazioni nel sito dell’iniezione,
  • sonnolenza e sonno di qualità scadente.

Negli adulti e negli anziani gli effetti indesiderati più comuni consistono in

  • calo dell’appetito,
  • mal di testa,
  • diarrea,
  • febbre e/o brividi,
  • vomito,
  • eruzione cutanea,
  • reazioni nel sito dell’iniezione e limitazione del movimento del braccio,
  • artralgia e mialgia (dolore articolare e muscolare),
  • stanchezza ed affaticamento.

In Italia fa parte dei vaccini fortemente raccomandati, con l’offerta che prevede tre dosi nel primo anno di vita.

 

A cura del Dr. Marco Cantele, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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