Introduzione

Il raffreddore comune è un’infezione virale che interessa la mucosa

  • delle cavità nasali,
  • dei seni paranasali
  • e della faringe.

È senza dubbio tra le malattie di più comune riscontro ed è caratterizzato da numerosi sintomi, in parte variabili da un paziente all’altro, come ad esempio:

Il contagio avviene in genere toccando superfici contaminate e portando poi le mani alla bocca o agli occhi, oppure per contagio diretto attraverso l’inspirazione dei virus responsabili espulsi da pazienti sintomatici attraverso colpi di tosse, starnuti, o anche solo parlando, ridendo, …

I sintomi di solito iniziano 1-3 giorni dopo l’infezione (tempo d’incubazione) e possono durare da due giorni a due settimane.

Lavarsi bene e frequentemente le mani, oltre a evitare il contatto con pazienti infetti, è la strategia di prevenzione più efficace per il raffreddore.

Non esiste cura per il raffreddore, ma tra i rimedi naturali più utili a trovare sollievo dai sintomi ricordiamo:

  • riposo,
  • bere molto,
  • gargarismi con acqua tiepida e salata.

È infine possibile valutare il ricorso a farmaci da automedicazione per i sintomi più fastidiosi.

Famiglia a letto nell'atto di soffiarsi il naso a causa del raffreddore

iStock.com/LightFieldStudios

Cause e trasmissione

Molti virus sono in grado di provocare il raffreddore, tra cui per esempio

  • rinovirus,
  • adenovirus,
  • coronavirus.

Il rinovirus è il virus più comunemente implicato, soprattutto in primavera e in autunno.

Il raffreddore si trasmette quando le mani entrano in contatto con le secrezioni nasali di un soggetto infetto (per esempio, toccando la maniglia di una porta). Il virus, in seguito, penetra nell’organismo quando le mani vanno a toccare la bocca, il naso o gli occhi.

Più rara è la diffusione tramite l’inalazione di goccioline di secrezione nasale presenti nell’aria degli ambienti dove persone infette hanno starnutito o tossito.

Il periodo di incubazione è di due o tre giorni e chi ne è colpito risulta maggiormente contagioso nei primi due o tre giorni dall’inizio dello sviluppo dei sintomi.

Fattori di rischio

  • Età: i neonati e i bambini risultano particolarmente esposti alla malattia (vedi in seguito).
  • Sistema immunitario depresso.
  • Stagionalità: alle nostre latitudini il raffreddore è più frequente in autunno e in inverno, in quanto in questi periodi dell’anno le persone passano molto tempo in ambienti chiusi, dove è più facile contrarre i virus.
  • Aria secca, dal momento che una mucosa nasale ben idratata è meno soggetta a infezioni.
  • Fumo.
  • Allergie: chi soffre di rinite allergica ha una probabilità più alta di contrarre il raffreddore.

Il clima freddo e lo stato di salute generale non determinano l’insorgenza del raffreddore, né causano una maggiore predisposizione a esso.

Sintomi

La malattia in genere esordisce da uno a tre giorni dopo il contagio.

La fase acuta del raffreddore è in genere preceduta da una prodromica, fase secca, che si presenza con:

  • mal di gola,
  • irritazione alla gola (pizzicore),
  • senso di secchezza o di irritazione delle mucose nasali.

Questi sintomi sono seguiti da una fase secretiva caratterizzata da:

  • starnuti,
  • aumento della secrezione nasale, che si manifesta come gocciolamento nasale. In un primo momento, le secrezione sono acquose, trasparenti ed estremamente copiose, in un tempo successivo diventano più dense, verdastri e meno abbondanti,
  • riduzione del senso dell’olfatto e/o del gusto,
  • rinolalia, ovvero voce nasale,
  • tosse leggera (non sempre),
  • a volte scolo retronasale,
  • raucedine,
  • naso arrossato per l’irritazione delle secrezioni nasali,
  • possibile ingrossamento dei linfonodi laterocervicali,
  • malessere generale (mal di testa, inappetenza, dolori muscolari).

La febbre di solito è assente, ma può essere presente un lieve rialzo della temperatura corporea nelle fasi iniziali.

I bambini piccoli, al contrario degli adulti, possono manifestare febbre anche elevata in caso di raffreddore.

Durata

I sintomi del raffreddore persistono di solito per quattro-dieci giorni, mentre la tosse può protrarsi anche più a lungo.

Raffreddore e bambini

I neonati e i bambini sono particolarmente soggetti al raffreddore, a causa dell’immaturità del loro sistema immunitario e del mancato rispetto di alcune importanti norme igieniche, come lavarsi le mani e usare i fazzoletti.

I sintomi sono i medesimi che negli adulti, a parte per il fatto che la malattia può durare un po’ più a lungo e può andare incontro con maggiore facilità a complicazioni come

Il raffreddore può infine interferire anche con la respirazione e l’allattamento.

Consultare il pediatra in presenza di:

  • febbre superiore ai 38°C,
  • persistenza della sintomatologia per oltre tre settimane,
  • difficoltà respiratorie (recarsi in Pronto Soccorso),
  • sospetta otite: in tal caso, il neonato manifesta pianto inconsolabile, specialmente notturno.

I farmaci non sono in genere consigliabili, ma alcuni accorgimenti possono essere di giovamento:

  • lavaggi di acqua fisiologica con una siringa senza ago,
  • garantire un adeguato apporto di liquidi, continuando l’allattamento o, se il bambino è più grande, facendolo bere,
  • umidificare l’ambiente.

Complicazioni

  • Le infezioni da rinovirus possono provocare una riacutizzazione dell’asma nei soggetti che soffrono di tale patologia;
  • otiti batteriche, in quanto la mucosa nasale congestionata impedisce il drenaggio di muco dall’orecchio medio;
  • sinusiti batteriche, per il medesimo motivo: viene ostacolato il deflusso di muco dai seni paranasali;
  • bronchiti, se l’infezione si approfondisce.

Diagnosi

La diagnosi di raffreddore viene posta in base ai sintomi, tuttavia molti di questi sono in comune con la rinite allergica, condizione da cui è opportuno differenziare il raffreddore.

  • Abbiamo visto che le secrezioni nasali in corso di raffreddore sono sierose e solo in seguito diventano mucose, mentre la rinite allergica presenta esclusivamente secrezioni sierose (trasparenti).
  • Il raffreddore, essendo una patologia infettiva, può presentare febbricola, meccanismo atto a sconfiggere i microrganismi patogeni, mentre tale sintomo è assente in corso di allergie.
  • La rinite allergica, al contrario del raffreddore, può dare luogo a manifestazioni a carico di altri organi, come sintomi oculari (bruciore, arrossamento, lacrimazione) e bronchiali (broncospasmo).
  • Inoltre, se i sintomi persistono per più di due settimane, solitamente si tratta di un’allergia.

Rimedi e cura

Dal momento che si tratta di un’infezione virale, gli antibiotici non trovano impiego nel raffreddore comune.

Risulta quindi più proficuo seguire basilari norme igienico-comportamentali, come:

  • il riposo a letto, anche per evitare di diffondere la malattia ad altri,
  • bere molta acqua, evitando il rischio di secchezza delle mucose,
  • fare gargarismi con acqua salata,
  • sottoporsi a suffimigi, pratica che, rendendo più fluide le secrezioni, parrebbe facilitarne l’espulsione.

A propria discrezione, si possono provare alcuni farmaci da banco i quali, tuttavia, non guariscono l’infezione, ma aiutano ad alleviare i sintomi. Tra questi, sono presenti in commercio:

  • Decongestionanti, disponibili sia in forma di spray nasale per inalazione che in formulazione orale. Mirano ad aprire le vie nasali congestionate, diminuendo la sensazione di naso chiuso. Vanno utilizzati con cautela, specialmente gli spray, in quanto l’interruzione del loro utilizzo può determinare la ricomparsa della congestione nasale per effetto rebound. Questi farmaci non devono essere somministrati ai bambini sotto i 12 anni. Sono controindicati nelle donne incinte.
  • Antistaminici, i quali riducono la secrezione nasale, ma possono indurre sonnolenza. Non vanno dati ai bambini di età inferiore ai 4 anni e in gravidanza
  • FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e paracetamolo: si assumono per ridurre il dolore, l’infiammazione e la febbre. È importante ricordare, tuttavia, che i bambini non devono assumere aspirina a causa del rischio di sviluppare la sindrome di Reye, una patologia potenzialmente fatale.
  • Sciroppi per la tosse. Ne esistono di due tipi: quelli che rendono più fluide le secrezioni (mucolitici, di cui esistono poche o nulle evidenze di efficacia in letteratura) e quelli che agiscono sopprimendo la tosse (sedativi della tosse). I farmaci che inibiscono la tosse non sono tuttavia da consigliare, in quanto la tosse è un meccanismo che l’organismo mette in atto per espellere i microbi. Trovano pertanto indicazione solo nei casi in cui la tosse sia tale da disturbare il sonno.

Raffreddore e gravidanza

Il raffreddore è una delle infezioni più comuni in gravidanza e come visto non esistono farmaci specifici per guarire da questa condizione; per questo motivo le cure agiscono ed eliminano solo i sintomi e non le cause.

Gli antibiotici devono essere presi in caso di infezione dovuta a batteri (ad esempio bronchite) e si raccomanda di assumere farmaci solo e soltanto dietro espressa prescrizione medica, anche quando si tratta di medicinali senza obbligo di prescrizione di medica.

Fonte: Farmaci e Gravidanza

Prevenzione

Una buona igiene rappresenta il modo migliore per evitare l’infezione:

  • lavarsi frequentemente e accuratamente le mani, soprattutto se si è contatto con persone affette da raffreddore,
  • i soggetti affetti dovrebbero starnutire e tossire in un fazzoletto, da smaltire subito dopo l’uso,
  • coprirsi il naso e la bocca, quando si starnutisce o si tossisce,
  • evitare il fumo sia attivo che passivo.

Fonti e bibliografia

A cura della Dottoressa Giovanna Celia

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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