Schizofrenia: significato, cause, sintomi e cure

Introduzione

La schizofrenia è una malattia conosciuta e nota da moltissimo tempo, basti pensare che già nell’antica Grecia si ritrovano descrizioni relative a quadri caratterizzati da deliri, paranoia, deterioramento del funzionamento cognitivo e della personalità.

Bisogna tuttavia aspettare il 1911 per iniziare a sentire il termine “schizofrenia”, infatti Bleuler per primo ha iniziato ad usare questo termine per indicare la scissione che si verifica tra pensiero, emozione e comportamento introducendo i concetti di

  • sintomi fondamentali (disturbo del pensiero formale, dell’affettività, dell’esperienza soggettiva di sé, della volontà e del comportamento, autismo e ambivalenza)
  • sintomi accessori (allucinazioni, deliri, disturbi della memoria, modificazione della personalità).

Da un punto di vista pratica il paziente schizofrenico potrebbe quindi manifestare uno o più dei seguenti sintomi:

  • sintomi positivi
    • allucinazioni, in grado di riguardare tutti e cinque i sensi
    • convinzioni e idee prive di fondamento (deliri), che persistono nonostante una chiara evidenza del contrario,
    • comportamento bizzarro e disorganizzato,
  • sintomi negativi
    • apatia,
    • appiattimento emotivo,
    • impoverimento del linguaggio,
    • incapacità di prendere decisioni,
    • difficoltà di concentrazione,
    • mancata interazione con l’interlocutore.

Possiamo quindi definire la schizofrenia come una grave malattia mentale in grado di interferire con la capacità di una persona di pensare lucidamente, gestire le emozioni, prendere decisioni e relazionarsi con gli altri; cambia il modo in cui una persona pensa e si comporta e rappresenta di fatto una forma di psicosi, perché il paziente potrebbe perdere la capacità di distinguere quelli che sono pensieri e idee dalla realtà.

Le cause esatte non sono note, ma si ritiene che possa essere il risultato della combinazione di fattore genetici e ambientali (stress psicofisici, sostanze d’abuso, …).

Prima viene riconosciuta e trattata, maggiori sono le prospettive di un recupero efficace; la cura prevede in genere un approccio psichiatrico e farmacologico, che viene individualizzato in base al singolo paziente.

Tessuto bianco con un testo con parole ricamate in vari colori, ma prive di una connessione logica

Tessuto ricamato da una persona con diagnosi di schizofrenia (By cometstarmoon – originally posted to Flickr as Embroidered Schizophrenia, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6420839)

Cause

Purtroppo le cause esatte alla base dell’insorgenza della schizofrenia sono ancora in gran parte sconosciute, così come succede per la maggior parte dei disturbi mentali. Ad oggi sono stati individuati diversi elementi biologici, psicologici e sociali che contribuiscono all’insorgenza della sindrome (eziologia multifattoriale):

  • Fattori concomitanti
    • Età: sebbene la schizofrenia possa manifestarsi a qualsiasi età, generalmente la prima diagnosi viene posta tra la fine dell’adolescenza e i 30 anni circa, mentre è raro svilupparla prima dei 12 anni o dopo i 40.
    • Sesso (Si riscontrano differenze relativamente a età all’esordio, espressione dei sintomi, decorso della malattia e risposta al trattamento)
    • Classe sociale, immigrazione e urbanizzazione
    • Genetica: avere un familiare con schizofrenia espone ad un rischio 5-10 volte maggiore di sviluppare a propria volta la malattia rispetto alla popolazione generale; tale rischio si riduce progressivamente con il diminuire del grado di parentela.
  • Fattori predisponenti
    • Malnutrizione acuta
    • Esposizione della madre a importanti eventi traumatici in corso di gravidanza
    • Alterazioni degli equilibri nei neurotrasmettitori cerebrali (in particolare dopamina e serotonina)
    • Complicanze prenatali, perinatali, infezioni virali e aspetti genetici (nei soggetti schizofrenici è comune la presenza di complicanze ostetriche, ritardo dell’accrescimento fetale e basso peso alla nascita, oltre a complicanze da parto cesareo. Il fattore eziologico comune a tutte queste situazioni si ritiene essere l’ipossia, ossia la carenza di ossigeno, e il seguente danno cerebrale che ne deriverebbe).
    • Infezioni in corso di gravidanza, in particolar modo durante il secondo trimestre di gravidanza, periodo cruciale per lo sviluppo della corteccia cerebrale e del sistema limbico. Gli agenti su cui vertono le maggiori attenzioni sono virus influenzali, virus erpetici (HSV2, CMV), poliovirus, rubivirus, toxoplasma gondii.
  • Fattori precipitanti
    • Condizioni ed eventi fortemente stressanti, come lutti, perdita del lavoro, divorzi, abusi, …
    • Consumo di sostanze stupefacenti

Sintomi

Le manifestazioni cliniche della schizofrenia sono proteiformi, assumono cioè aspetti diversi nel tempo, e per questa ragione nessun sintomo da solo può essere considerato tanto caratteristico e specifico da consentirne una diagnosi certa.

Si distinguono sintomi positivi, negativi e sintomi prodromici.

  • I sintomi prodromici solitamente precedono il primo episodio di psicosi:
    • isolamento dalla vita sociale
    • incapacità di svolgere il proprio lavoro
    • comportamenti ed idee stravaganti
    • trascuratezza nell’igiene personale
    • appiattimento dei rapporti affettivi
  • I sintomi positivi sono disturbi normalmente non presenti nelle persone sane, ma che compaiono nello schizofrenico
    • deliri: convinzioni false e irrazionali, sostenute vigorosamente in quanto non si è più in grado di distinguere il falso dal vero,
    • allucinazioni: sentire, vedere, percepire qualcosa che non esiste nella realtà, Possono riguardare tutti e 5 i sensi, ma la più frequente nello schizofrenico è l’allucinazione uditiva,
    • pensiero disorganizzato: ragionamenti che mancano di ogni logica,
    • agitazione.
  • I sintomi negativi racchiudono invece capacità perse dal soggetto schizofrenico:
    • assenza di gioia, mancanza di interesse,
    • ridotta capacità di provare sentimenti,
    • mancanza di energia,
    • isolamento sociale.

Evoluzione del disturbo

Nell’evoluzione della schizofrenia è possibile didatticamente individuare tre fasi principali:

  1. Periodo iniziale: ha esordio nell’adolescenza o nella prima giovinezza e si caratterizza per sintomi che sono espressione di cambiamenti riguardanti lo stile di vita del paziente; spesso avvengono in concomitanza ad eventi comuni di vita come esami, delusioni amorose, lutti familiari, … ma vissuti con uno stress così intenso da innescare la separazione della realtà nella mente del ragazzo. I sintomi più frequenti di questa fase sono:
    • ritiro sociale che inizia prima in un ambito, ad esempio le attività sportive, per poi estendersi gradualmente a tutte le aree esistenziali (scuola, lavoro, amici, …),
    • riduzione delle capacità nei comportamenti finalizzati: avviene in ambito lavorativo e scolastico con un’immotivata perdita di interesse verso queste attività prima svolte con piacere,
    • modifiche del pensiero: si manifestano con la comparsa di nuovi interessi e convinzioni bizzarre (chiaroveggenza, telepatia, magia,
      impoverimento dell’eloquio, …),
    • preoccupazioni insolite e bizzarre.
  2. Periodo di stato: i sintomi coinvolgono tutta la vita psichica del paziente, con alterazione delle funzioni percettive, della capacità di critica e di giudizio, della percezione della propria individualità e della realtà. Si distinguono fasi attive e fasi di stabilizzazione, dove per un certo periodo di tempo non sono più osservabili variazioni del quadro clinico.
  3. Decorso ed esiti, in cui è possibile osservare due tipologie di paziente:
    • Tipo 1, con quadri clinici caratterizzati da una fase prodromica di breve durata, con sintomi di fase attiva produttivi e discreto funzionamento premorboso. Con un trattamento adeguato si raggiunge una graduale riduzione della sintomatologia ed un buon recupero alla condizione precedente.
    • Tipo 2, con: quadri clinici con fase prodromica di lunga durata, presenza di disturbi della personalità premorbosa (come personalità schizoide, schizotipica) e prevalenza di sintomi negativi. In questo caso la remissione totale della sintomatologia si ha nel 8-55% dei pazienti e una risoluzione parziale in circa il 50%.

Complicanze

Come per tutte le malattie psichiche non è semplice stabilire una prognosi, tuttavia ci sono dei fattori favorevoli e sfavorevoli che vanno ad influenzarla.

  • Fattori favorevoli
    • Diagnosi e intervento farmacologico precoce
    • Sesso femminile
    • Esordio tardivo
    • Esordio acutissimo
    • Sintomatologia iniziale prevalentemente positiva
  • Fattori sfavorevoli
    • Inizio lento e insidioso
    • Prevalenza di sintomatologia negativa su quella positiva
    • Comportamenti aggressivi e antisociali prima e durante la malattia
    • Esordio precoce
    • Familiarità
    • Scarsa risposta alla terapia farmacologica
    • Isolamento con scarsi rapporti sociali e familiari

La schizofrenia è una condizione fortemente invalidante, tanto per il paziente quando per i suoi familiari, anche a causa della scarsa consapevolezza della propria malattia che porta a grandi difficoltà nell’adottare con costanza le necessarie cure farmacologiche, esponendo quindi il paziente a frequenti ricadute.

Tra le principali possibili complicazioni ricordiamo:

  • Suicidio: il 20% dei pazienti schizofrenici tenta il suicidio e il 5-6% riesce ad attuarlo. I fattori di rischio sono la consapevolezza della malattia, il sesso maschile, giovane età e precedenti tentativi di suicidio.
  • Violenza: i pazienti schizofrenici esibiscono tassi di criminalità elevati ed un comportamento aggressivo e violento 5 volte superiore alla popolazione generale.
  • Abuso di sostanze: le più usate sono alcol (40%), cannabis (25%) e cocaina (5-10%).

Diagnosi

Una diagnosi tempestiva può migliorare l’evoluzione futura della malattia e quindi la sua prognosi, ma purtroppo in molti pazienti i primi sintomi sono associati ad una normale crisi adolescenziale e per questo trascurati.

Non esistono test di laboratorio in grado di fornire una diagnosi certa, che viene invece formulata sulla base di precisi criteri diagnostici riportati dal DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e che prevedono la presenza di due o più dei seguenti sintomi:

  • Deliri
  • Allucinazioni
  • Eloquio e pensiero disorganizzato
  • Comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico
  • Sintomi negativi

Almeno un disturbo deve essere compreso tra i primi tre e i segni della malattia devono persistere continuativamente per almeno 6 mesi, durante i quali i sintomi attivi devono essere presenti per almeno un mese.

Il disturbo non deve essere attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza, esempio amfetamine, alcol, allucinogeni o ad altre condizioni mediche come neoplasie, traumi, malattie cerebrovascolari delle aree frontali e limbiche.

Diagnosi differenziale

Tra le numerose condizioni che devono essere distinte dalla schizofrenia durante la diagnosi si segnalano in particolare:

  • disturbo bipolare, disturbo in cui il paziente alterna momenti d’intensa e inusuale emotività/euforia a fasi di profonda depressione;
  • disturbo schizo-affettivo, caratterizzato da sintomi appartenenti sia allo spettro psicotico che a quello dei disturbi dell’umore.

Cura

La gestione del paziente schizofrenico non è semplice, per ragioni che comprendono tra l’altro le caratteristiche proteiformi della malattia, le scarse conoscenze sulle cause e la ridotta consapevolezza della malattia.

I principali obiettivi che ci si prefigge sono:

  • eliminare o ridurre i sintomi,
  • migliorare la qualità di vita dei soggetti affetti,
  • promuovere e mantenere la guarigione.

Gli approcci praticabili sono classificabili in farmacologici e non farmacologici:

  • Interventi farmacologici:
    • Neurolettici, che sono i farmaci di prima scelta.
    • Antidepressivi, frequentemente associati per trattare la sindrome negativa.
    • Stabilizzanti dell’umore, per il controllo dei comportamenti aggressivi (litio, carbamazepina, valproato).
  • Interventi non farmacologici, che andrebbero sempre associati alla terapia farmacologica senza mai sostituirla:
    • trattamento psicoterapeutico di tipo espressivo-supportivo
    • terapie riabilitative volte a ridurre lo stress psicosociale che è la causa principale delle recidive. Sono utili a tal proposito le attività svolte in comunità terapeutiche, nelle case famiglia e nelle strutture per il lavoro protetto.

 

A cura del Dr Mirko Fortuna, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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