Introduzione

Dolore alla parte bassa della schiena che si irradia verso la parte posteriore di una coscia coscia, talvolta accompagnato da formicolii e sensazione di debolezza. Anche una persona inesperta, di fronte alla sintomatologia appena descritta, saprebbe probabilmente attribuirla ad un problema ben preciso: la sciatica.

Ma cosa intendiamo veramente quando parliamo di “sciatica”?

Iniziamo con una piccola precisazione: il termine più adatto per riferirsi a questa condizione, e che da qui in poi utilizzeremo, è “sciatalgia”. Si tratta è una patologia del nervo sciatico (detto anche ischiatico), il nervo più lungo di tutto il corpo umano, che origina dalla parte più bassa del midollo e percorre l’intero arto inferiore per raggiungere l’ultima porzione del piede. Con i suoi rami, il nervo sciatico governa sia le funzioni muscolari che la sensibilità della parte posteriore della coscia, della gamba e del piede (per una migliore comprensione dello scritto ricordiamo che il termine “gamba”, in medicina, si riferisce esclusivamente alla porzione dell’arto inferiore che va dal ginocchio alla caviglia).

La sciatalgia è abbastanza un disturbo molto comune che nella maggior parte dei casi dipende dalla compressione di una o più radici del nervo sciatico. Anche se esistono molte possibili cause per questa compressione, nella maggior parte dei casi essa è dovuta all’erniazione di un disco vertebrale.

La presentazione tipica della sciatica prevede un esordio acuto e la remissione dei sintomi nell’arco di alcune settimane, grazie al riposo e alla terapia farmacologica.

Anche se è possibile un trattamento di tipo chirurgico, questo viene solitamente riservato a situazioni specifiche e particolari.

Di seguito cercheremo di descrivere le cause, i sintomi e le possibilità di trattamento della sciatalgia. Specifichiamo comunque che questo articolo non è da intendersi come un sostituto del medico curante, al quale consigliamo di rivolgersi qualora si manifestino sintomi che possano essere riconducibili alla sciatalgia.

Immagine del decorso del nervo sciatico

iStock.com/Eraxion

Causa

Come già accennato, la sciatalgia (e il relativo dolore da sciatica) è causata dalla compressione del nervo sciatico. Quest’ultimo ha origine dal midollo spinale (più precisamente dagli ultimi tratti, il lombare e il sacrale), da cui emergono diversi fasci nervosi (detti radici) che andranno poi a costituire il nervo vero e proprio. La compressione avviene proprio a livello di queste radici e può dipendere da varie condizioni, alcune molto frequenti (come l’ernia del disco o l’artrosi) e altre più rare. Vediamone alcune:

  • Ernia del disco: Le vertebre sono separate fra loro dai dischi intervertebrali, delle strutture fibrocartilaginee a forma di anello il cui scopo è dare alla colonna una maggiore flessibilità e garantire una migliore distribuzione del carico. Essi posseggono una parte centrale gelatinosa (nucleo polposo) circondata da una struttura densa e resistente (anello fibroso): in alcune situazioni patologiche si verifica un’alterazione di questa architettura che può portare all’erniazione (cioè la protrusione verso l’esterno) del nucleo polposo. Questa condizione, nota con il nome di ernia del disco, può essere del tutto asintomatica, ma quando raggiunge dimensioni tali da comprimere le strutture nervose circostanti comporta dolore e debolezza muscolare nelle aree corporee servite dai nervi in questione. In particolare, l’erniazione del disco interposto fra l’ultima vertebra lombare e la prima vertebra sacrale è spesso causa di sciatalgia poiché va a comprimere le radici dello sciatico.
  • Artrosi: L’artrosi è una patologia degenerativa delle articolazioni dovuta all’età avanzata. Si tratta di una condizione purtroppo molto frequente, specialmente dopo i 60 anni di età, che è caratterizzata sia dal danneggiamento della cartilagine articolare, sia dalla formazione di escrescenze di tessuto osseo, anche dette osteofiti. Se l’artrosi coinvolge le articolazioni delle vertebre lombari è possibile che il nervo sciatico venga compresso dagli osteofiti, scatenando così la sintomatologia.
  • Gravidanza: Durante la gravidanza si può avere una compressione diretta delle radici del nervo sciatico da parte dell’utero, il cui peso ovviamente è aumentato rispetto alla norma. Sembra inoltre che la postura a cui è costretta la donna gravida possa influire nella patogenesi della sciatalgia.
  • Spondilolistesi: La spondilolistesi è lo scivolamento in avanti di una vertebra, che quindi scivola su quella sottostante. Può essere congenita, secondaria a traumi o a patologie sistemiche; in ogni caso, è una delle possibili cause della compressione.
  • Traumi: Il danno al nervo sciatico può anche essere secondario a un trauma in regione lombare, soprattutto quando coesistano fattori di rischio come l’osteoporosi (cioè la perdita di massa ossea).

Segnaliamo, inoltre, che il nervo sciatico può essere compresso anche più perifericamente (non a livello delle radici, ma più avanti lungo il suo decorso). Questa condizione, che prende il nome di “pseudo-sciatica”, comporta un quadro clinico che non differisce molto da quello in esame. Le cause della pseudo-sciatica, però, sono leggermente diverse e comprendo malattie del muscolo pisiforme (ad esempio spasmi o infiammazione), disfunzioni dell’articolazione sacro-iliaca e protesi d’anca.

Fattori di rischio

Per fattori di rischio si intendono le condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare una patologia. Fra quelli della sciatalgia ricordiamo:

  • età avanzata,
  • osteoporosi,
  • fumo,
  • stress,
  • obesità,
  • statura elevata,
  • esposizione continua a vibrazioni (tipica soprattutto di alcune attività lavorative).

Sintomi

La sciatalgia comporta un quadro clinico molto caratteristico, che comprende:

  • Dolore: È sicuramente il sintomo più rilevante. Solitamente colpisce un solo lato e inizia dalla regione lombare (la parte bassa della schiena), irradiandosi poi lungo il decorso del nervo. Devono quindi essere coinvolti la regione glutea, la parte posteriore della coscia e della gamba e, infine, il piede. Nella vera sciatalgia il dolore deve obbligatoriamente ricoprire tutta l’area sopra descritta, dunque una sintomatologia che risparmia queste zone non può essere attribuita al nervo sciatico.
  • Parestesie: Le parestesie sono disturbi della sensibilità che possono manifestarsi come formicolii, alterazione delle percezioni, sensazione di scossa elettrica e altro ancora. Come il dolore, si manifestano esclusivamente nella zona innervata dal nervo sciatico.
  • Debolezza muscolare: Un altro sintomo caratteristico è la debolezza muscolare, che può interessare gran parte dei movimenti della caviglia e delle dita del piede così come la flessione della gamba sul ginocchio.
  • Alterazioni dei riflessi osteo-tendinei: I riflessi sono risposte involontarie dell’organismo a uno stimolo esterno. Nello specifico, i riflessi osteo-tendinei consistono in un singolo movimento a seguito della stimolazione di un determinato tendine (ad esempio, dopo un colpo dato con il martelletto). La sciatalgia può provocare un’alterazione (cioè l’assenza o la diminuzione) di questi riflessi, in particolar modo quello di Achille, che può essere evocato colpendo il tendine d’Achille e consiste in un movimento del piede verso il basso.

La sciatica solitamente migliora in 4 o 6 settimane, ma a volte può durare più a lungo.

Diagnosi

Poiché la presentazione della sciatalgia è molto caratteristica, la diagnosi può essere posta basandosi esclusivamente sul quadro clinico, cioè sui sintomi descritti dal paziente e sulla visita del curante. In particolare, il medico potrà eseguire una serie di manovre neurologiche per verificare la funzionalità del nervo sciatico.

Altri esami complementari possono essere utilizzati per confermare la diagnosi nei casi o in previsione di un futuro intervento chirurgico:

  • Manovra di Lasègue: Questo semplicissimo test diagnostico consiste nel sollevare, tenendolo ben dritto, l’arto inferiore del paziente mentre quest’ultimo è in decubito supino, cioè a pancia in su (vedi video seguente). In corso di sciatalgia la manovra provoca dolore intenso.
  • Valutazione dei riflessi osteo-tendinei: La valutazione dei riflessi osteo-tendinei si effettua colpendo con il martelletto alcuni tendini, in modo da evocare una involontaria risposta motoria. Devono essere sempre valutati entrambi i lati in modo da rilevare non solo l’assenza di un riflesso, ma anche l’eventuale riduzione rispetto al corrispettivo del lato opposto. Per la diagnosi di sciatalgia è particolarmente importante il riflesso d’Achille (già discusso nella sezione dei sintomi).
  • Valutazione della sensibilità: La sensibilità può essere facilmente valutata toccando la cute del paziente e accertandosi di volta in volta che lo stimolo venga percepito correttamente. Anche in questo caso l’esame va effettuato in entrambi i lati per poter confrontare la sensibilità dell’arto interessato con quella dell’arto sano. Per poter far diagnosi di sciatalgia le alterazioni della sensibilità devono essere localizzate nell’area innervato dal nervo sciatico.
  • Esami di imaging: Le tecniche di radiologia non sono indispensabili, ma possono essere utili per ottenere una conferma della diagnosi, per escludere la presenza di altre patologie della colonna vertebrale o in previsione di un intervento chirurgico. Si utilizzano principalmente la Tomografia Computerizzata (detta anche TC o TAC) e la Risonanza Magnetica Nucleare (o RMN): queste due tecniche presentano alcune differenze fra di loro (la prima, ad esempio, è più utile per studiare le strutture ossee, mentre la seconda mette maggiormente in evidenza i tessuti molli), ma hanno un’efficacia diagnostica simile.
  • Elettromiografia: L’elettromiografia è una tecnica che si serve di una serie di elettrodi (posizionati sulla cute del paziente) e di aghi (che invece vengono inseriti all’interno dei muscoli). L’esame prevede che vengano forniti degli stimoli elettrici per poi misurare dopo quanto tempo si verifica la risposta motoria e l’entità della stessa. L’elettromiografia quindi valuta direttamente la funzionalità della conduzione nervosa dello sciatico ed è quindi utile per la conferma diagnostica.

Complicazioni

La prognosi della sciatalgia è generalmente favorevole: di norma il quadro va incontro ad una completa risoluzione nell’arco di alcune settimane grazie al riposo o ad una semplice terapia farmacologica.

Sono comunque probabili le recidive, soprattutto in pazienti che presentano numerosi fattori di rischio. Se il disturbo persiste per periodi più lunghi, invece, è giustificata l’esecuzione di esami diagnostici di secondo livello (come TAC e RMN) e, se necessario, un trattamento di tipo chirurgico.

In rari casi, invece, il dolore da sciatica è solo la prima manifestazione di una sindrome neurologica più complessa, denominata “sindrome della cauda equina”. Quest’ultima è dovuta alla compressione di numerose radici nervose e può causare, oltre ai sintomi sopra citati,

  • debolezza di entrambi gli arti inferiori,
  • dolore ai genitali,
  • anestesia a sella (cioè insensibilità dei genitali esterni e della zona circostante),
  • incontinenza urinaria e fecale
  • e disfunzione erettile.

L’insorgere di una sintomatologia simile deve allarmare il paziente, poiché si tratta di una condizione grave, che tende a peggiorare col tempo: in questo caso è quindi tassativo sottoporsi quanto prima ad intervento chirurgico.

Cura e rimedi

La sciatalgia è una condizione a prognosi buona e non necessita sempre di una terapia specifica. A seconda della gravità del quadro potremmo quindi ricorrere a:

  • Riposo: Il riposo non deve essere assoluto: il paziente, quindi, dovrebbe cercare di svolgere normalmente le sue attività quotidiane, evitando però sforzi troppo intensi o movimenti che esacerbano il dolore.
  • Trattamento farmacologico: La terapia farmacologia ha esclusivamente lo scopo di alleviare il dolore del paziente. Fra i farmaci più somministrati ricordiamo il paracetamolo (tachipirina) e i FANS (acronimo che sta per Farmaci Antinfiammatori Non-Steroidei). A quest’ultima categoria appartengono principi attivi come l’acido acetilsalicilico (Aspirina) e l’ibuprofene; tali farmaci, pur essendo considerati relativamente sicuri, possono essere responsabili di effetti collaterali anche importanti, soprattutto a livello dello stomaco (motivo per cui sono solitamente associati ad un gastroprotettore). La terapia antidolorifica, comunque, dovrebbe essere limitata a brevi periodi (normalmente di 7-10 giorni).
  • Trattamento chirurgico: L’intervento chirurgico deve essere considerato qualora non vi siano miglioramenti dopo sei settimane o se i sintomi peggiorano nel tempo. L’operazione è diversa a seconda della causa, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una discectomia (cioè la rimozione di un’ernia del disco).

Prevenzione

La prevenzione della sciatalgia consiste essenzialmente nella rimozione dei fattori di rischio (vide supra).

Sono considerati fattori protettivi anche l’esercizio fisico costante e la correzione dei difetti posturali.

Fonti e bibliografia

A cura del dottor Daniele Busatta.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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