Shigella e shigellosi: cause, sintomi, pericoli e cura

Cos’è la Shigellosi?

La Shigellosi è una forma di parassitosi intestinale causata dal batterio Shigella, chiamato così dal nome del suo scopritore, il batteriologo giapponese Kiyoshi Shiga, che la isolò per la prima volta nel 1898.

Secondo le stime più recenti la Shigella sarebbe responsabile di circa 125 milioni di episodi di diarrea all’anno e di 160 mila conseguenti decessi – un terzo dei quali riguardanti la popolazione infantile. Secondo quanto riportato dal Global Enteric Multicentre Study (GEMS) – un recente studio epidemiologico durato 3 anni – si ritiene che Shigella ed Escherichia Coli siano gli agenti patogeni maggiormente responsabili dei casi di diarrea nella popolazione pediatrica di Asia e Africa sub-sahariana.

La Shigella appartiene ai batteri cosiddetti Gram negativi (per via della colorazione che assume questa tipologia di batteri quando trattati con colorante Gram). Se ne conoscono ad oggi 4 ceppi:

  • S. dysenteriae: il ceppo che ha causato la maggior parte di dissenterie con esito fatale, sin dalla sua scoperta, nel 1897
  • S. boyidii: ceppo raro al di fuori dell’India; poche informazioni epidemiologiche disponibili
  • S. flexeneri: il ceppo più abbondante nei paesi in via di sviluppo, responsabile della maggior parte dei casi di dissenteria conseguente a ingestione di acqua o cibo contaminati
  • S. sonnei: il ceppo convenzionalmente associato ai fenomeni di dissenteria nei Paesi sviluppati ma che ultimamente sembra stia soppiantando il flexeneri anche nei Paesi in via di sviluppo

Curiosità in pillole

La Shigella fu identificata per la prima volta dal batteriologo giapponese Kiyoshi Shiga nel 1898: da allora e per tutto il secolo scorso fu studiata come modello di batterio patogeno invasivo, per comprendere il comportamento di microorganismi analoghi e le strategie da essi adottate per superare la barriera intestinale e infettare l’organismo ospite.

La dissenteria da Shigella era conosciuta dall’antichità: nel primo Libro di Samuele (uno dei testi che costituiscono la Bibbia), il profeta descrive la piaga che afflisse i Filistei nel 1141 a.C. dopo che sconfissero gli Ebrei e rubarono l’Arca dell’Alleanza. Nel IV sec a. C. Ippocrate, il padre della medicina, descrisse una malattia caratterizzata da presenza di sangue e muco nelle feci, con dolori addominali e tenesmo (contrazioni spasmodiche dello sfintere anale).

A partire dall’antica Grecia, attraverso le Guerre Napoleoniche fino alle due guerre mondiali, le dissenterie hanno fatto strage dei soldati al fronte – spesso in misura maggiore delle stesse battaglie.

H Zinsser, medico, biologo e scrittore americano vissuto tra il XIX e il XX secolo, scrisse nel suo Rats, Lice and History:

“I soldati raramente vincono le guerre. Più spesso portano a termine il lavoro iniziato dalle epidemie. Il tifo, con i suoi fratelli e sorelle – peste, colera, dissenteria – ha deciso più campagne di Cesare, Annibale, Napoleone e tutti i generali della storia. Alle epidemie la colpa della sconfitta, ai generali il merito della vittoria. Dovrebbe essere il contrario”. (H. Zinsser, in Rats, Lice and History, 1935)

Tanto per citare un esempio relativamente recente, durante la Seconda Guerra Mondiale si calcola che una percentuale compresa tra il 40 e il 50% delle truppe italiane e tedesche fosse affetta da dissenteria. Per converso, le truppe britanniche, memori degli insegnamenti dalla campagna del Nord-Africa (battaglie di El Alamein), avevano già messo in atto negli accampamenti norme igieniche innovative per l’epoca (acqua potabile, cibo adeguato al fabbisogno giornaliero, indumenti e attrezzature idonee), che permisero loro di evitare il diffondersi di infezioni e che assicurarono uno stato di generale buona salute fisica e mentale a tutti i soldati. Quanto questo possa aver inciso sul morale delle truppe e quindi sull’esito della guerra lo lasciamo alla valutazione del lettore e ai libri di storia.

Contagio e trasmissione

La Shigella si trasmette per via oro-fecale, a seguito di ingestione di acqua o cibi contaminati da contatto con feci di individui infetti, oppure per impiego di utensili contaminati.

Più in particolare i molluschi consumati crudi possono rappresentare una fonte di pericolo, così come il latte non pastorizzato e frutta e verdura non lavati. In buona sostanza la diffusione di questa patologia avviene tramite acqua contaminata e mediante quelle che gli americani individuano come 5F: food, feces, fingers, flies and fomites, ossia

  • cibo,
  • feci,
  • mani,
  • mosche
  • e utensili contaminati.

Le mosche sono in grado di trasmettere meccanicamente i batteri, muovendoli involontariamente da materiali contaminati a cibi ed utensili.

La Shigella è un microorganismo particolarmente aggressivo: se ingerito, è in grado di resistere all’acidità dell’ambiente gastrico e raggiungere l’intestino; una volta qui, è in grado di competere col microbiota (l’insieme dei microorganismi commensali che risiedono nel nostro intestino e che rappresentano la sede principale delle nostre difese immunitarie), e infine attraversare la barriera intestinale – distruggendo la mucosa protettiva dell’epitelio del colon – ed infettare le cellule dell’organismo ospite.

Uno dei fattori che rendono la Shigella un patogeno così potente nei confronti dell’uomo è la bassa dose necessaria per causare la malattia: è sufficiente infatti un centinaio di bacilli per provocare l’infezione.

Sintomi

Il periodo di incubazione dell’infezione da Shigella, ovvero il tempo che intercorre tra il contagio e lo sviluppo dei sintomi, varia da pochi giorni fino a una settimana, cui segue la comparsa di:

  • Diarrea (talvolta dissenteria, ovvero con la presenza di sangue)
  • Crampi addominali
  • Febbre
  • Tenesmo (stimolo ad evacuare, cui non necessariamente segue l’effettiva espulsione di feci)
  • Disidratazione.

Complicazioni

Nelle forme più gravi si può sviluppare la cosiddetta sindrome emolitica uremica (SEU), una malattia acuta rara potenzialmente letale, caratterizzata da

  • trombocitopenia (riduzione del numero di piastrine circolanti, che paradossalmente conduce alla formazione di coaguli di sangue),
  • anemia emolitica
  • e grave danno renale.

Diagnosi

La Shigellosi è caratterizzata dalla presenza di globuli rossi, globuli bianchi (neutrofili plimorfonucleati) e residui della mucosa intestinale nelle feci, ma la diagnosi di certezza viene formulata grazie all’isolamento del batterio; sono disponibili esami colturali o test rapidi che reagiscono alla presenza di materiale genetico.

Cura

Nei casi più lievi l’infezione da Shigella si risolve spontaneamente in 7-10 giorni, ma è comunque raccomandata la reidratazione e l’assunzione di sali minerali per ripristinare le perdite conseguenti la diarrea.

Nel caso in cui i sintomi risultino particolarmente severi fin dal loro esordio e/o la sintomatologia non si risolva nel giro di qualche giorno, è consigliabile e raccomandato consultare il proprio medico curante, al fine di valutare l’assunzione di antibiotici per contrastare l’infezione e scongiurare complicanze – tra le quali, ricordiamo, vi sono anche alcune forme di encefalopatia. Anziani e bambini al di sotto dei 5 anni sono maggiormente soggetti allo sviluppo di complicazioni da Shigella.

Attualmente il trattamento di prima linea consigliato contro la Shigella nei casi di pazienti a rischio è quello a base di fluorochinoloni (es. ciprofloxacina).

Purtroppo questo approccio terapeutico sta riscontrando non poche difficoltà per via del fenomeno della resistenza: i batteri diventano man mano più forti e resistenti agli antibiotici, che diventano quindi inefficaci. In particolare, sembra che la Shigella riesca ad acquisire i geni che le conferiscono resistenza agli antibiotici direttamente dall’Escherichia Coli (batterio col quale essa presenta una forte correlazione) presente nella flora batterica intestinale – e ciò rappresenta un grande ostacolo in termini di efficacia terapeutica dei farmaci attualmente disponibili.

Ad oggi non esistono vaccini efficaci contro la Shigella, come avviene invece per altri patogeni responsabili di diarrea infantile (ad esempio Rotavirus). La difficoltà nell’approntare un vaccino efficace è dovuta al fatto che non è ancora stato individuato un antigene specifico, che sia comune ai diversi sierotipi dei quattro ceppi batterici (o almeno dei due più diffusi).

Prevenzione

Come in tutti i casi di malattie a trasmissione fecale, l’igiene personale e ambientale risulta di primaria importanza nel prevenire l’infezione. Le raccomandazioni sono quindi quelle legate al buon senso:

  1. Lavarsi molto bene le mani dopo aver utilizzato servizi igienici pubblici
  2. Lavarsi le mani e disinfettare gli eventuali utensili utilizzati per la medicazione di soggetti affetti da shigellosi
  3. Se si è portatori (anche in convalescenza) utilizzare asciugamani e utensili individuali per l’igiene personale
  4. Lavare molto bene alimenti destinati al consumo senza cottura (verdura e frutta in primis), specie nelle zone in cui l’infezione sia endemica

La Shigella è molto sensibile ai comuni detergenti e disinfettanti, pertanto non è difficile assicurare la corretta pulizia degli ambienti, degli utensili e degli indumenti.

 

 

A cura della Dr.ssa Sonja Bellomi, laurea in CTF, PhD

 

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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