Shock ipovolemico: cause, sintomi e cura

Introduzione

Lo “shock” è una condizione clinica grave, potenzialmente fatale, caratterizzata da una drastica riduzione dell’apporto di ossigeno disponibile per raggiungere gli organi ed i tessuti dell’organismo; quando lo shock sopraggiunge a causa di una diminuzione improvvisa della massa sanguigna circolante, come accade nel corso di emorragie o durante importanti perdite di liquidi (come in caso di vomito, diarrea, ustioni, altre patologie), si parla di “shock ipovolemico” (la volemia è il volume totale del sangue all’interno del corpo).

Dal punto di vista clinico il paziente interessato da questa forma di shock si presenta:

Per scongiurare conseguenze letali è importante riconoscere tempestivamente questo corteo sintomatologico in modo da agire con rapidità, somministrando liquidi per via endovenosa, ossigeno o altri farmaci, con l’obiettivo di favorire il ripristino di una normale pressione arteriosa.

Sacca di sangue, uno dei trattamenti di prima scelta in caso di shock ipovolemico da ferita

iStock.com/toeytoey2530

Cause

Nella forma ipovolemica, lo shock può essere causato da:

  • Importanti perdite di sangue (emorragie acute), conseguenti generalmente a:
    • Traumi
    • Malattie del sistema gastro-intestinale (per esempio ulcere) o riproduttivo (per esempio fratture pelviche)
    • Patologie di natura vascolare (aneurismi, dissecazioni, malformazioni artero-venose)
  • Condizioni di ipovolemia (che causano importanti perdite di liquidi da parte dell’organismo), come:
    • Squilibri di natura gastro-intestinale (vomito, diarrea)
    • Perdite renali, attraverso le urine (per patologie come il diabete mellito, il diabete insipido o attribuibili ad un uso eccessivo di diuretici)
    • Perdite cutanee (attribuibili ad ustioni o condizioni di aumentata\eccessiva sudorazione, come nel caso di un colpo di calore)
    • Patologie flogistiche come ascite, ostruzione intestinale, emoperitoneo, causano un accumulo di liquidi in corrispondenza del terzo spazio, un comparto virtuale in cui i fluidi raccolti non possono essere riassorbiti da parte del sistema intravascolare
    • Shock anafilattico (si caratterizza per un’aumentata permeabilità capillare che causa importante ipovolemia e determina ipotensione arteriosa severa, tachicardia e comparsa di cute calda e sudata, ma non pallida)
  • Assunzione inadeguata di liquidi: il paziente, pur avvertendo la sete, non assume un quantitativo adeguato di liquidi a causa di patologie invalidanti dal punto di vista fisico (malattie articolari) o mentale (si pensi a patologie come il morbo di Alzheimer).

Sintomi

Inizialmente, l’organismo tenta di compensare questa importante deplezione di liquidi attraverso l’attuazione di alcuni meccanismi di compenso, come:

  • Aumentando l’attività contrattile del cuore;
  • Attuando un meccanismo di vasocostrizione, con lo scopo di ridurre lo spazio vascolare e assicurare un’adeguata ossigenazione di cuore, cervello e reni.

Solo successivamente, con il peggioramento del quadro clinico, il paziente presenta:

  • Sonnolenza, apatia, stato di confusione generalizzata;
  • Agitazione e apprensione;
  • Piloerezione;
  • Cute fredda e sudata, di colorito pallido oppure cianotica (bluastra);
  • Polso debole e frequente (tachicardia);
  • Riduzione della pressione arteriosa (ipotensione arteriosa);
  • Sensazione di immediato svenimento o difficoltà ad alzarsi dalla posizione seduta;
  • Aumento della frequenza respiratoria.

In assenza di terapia, quando la morte è imminente, il paziente:

  • mostra valori di pressione arteriosa molto bassa, talvolta nemmeno più rilevabile attraverso lo sfigmomanometro;
  • presenta una riduzione della frequenza respiratoria e un polso molto più lento;
  • va incontro a diminuzione\arresto della minzione;
  • può entrare in stato di coma, perdere completamente conoscenza e infine morire.

Diagnosi

La diagnosi di shock ipovolemico è basata principalmente su quanto rilevato dal medico nel corso della propria visita, analizzando lo stato di salute del paziente e rilevando l’entità dei sintomi presentati (alterazione dello stato di coscienza, stato di colorazione della cute, pressione arteriosa, frequenza respiratoria).

Successivamente, possono essere condotti ulteriori esami, come:

  • Esami del sangue: oltre all’emocromo, risulta particolarmente utile il dosaggio dei livelli ematici di lattato (un prodotto di scarto dell’attività cellulare nel sangue, i cui valori aumentano in caso di shock), la valutazione della creatinina (per appurare il danno renale) e quella della troponina (proteina i cui valori correlano ad un danno a carico del cuore).
  • Emogasanalisi e valutazione degli elettroliti sierici: l’emogasanalisi consente di misurare i livelli di ossigeno e anidride carbonica presenti nel sangue arterioso e di valutare il pH del sangue. Il prelievo del sangue da un’arteria (di solito del polso, come l’arteria radiale) è svolto con un ago e può risultare spesso fastidioso.
    Il dosaggio degli elettroliti sierici viene eseguito attraverso un prelievo venoso e permette di valutare lo stato di idratazione\disidratazione del paziente, nonché, in presenza di alterazioni significative di calcio, magnesio e potassio, l’eventuale rischio di complicanze cardiologiche.Questi elettroliti, infatti, svolgono un ruolo importante sulla funzionalità muscolare del cuore, del battito cardiaco e nel mantenimento della pressione arteriosa.
  • Altri esami, come accertamenti di diagnostica per immagini, emocolture o colture degli altri liquidi corporei (nel sospetto di sopraggiunte infezioni), possono essere prescritti dal medico i in base al singolo paziente e in ragione del sospetto clinico di danno d’organo emerso durante la sua valutazione.

Cura

Lo shock ipovolemico non trattato è generalmente fatale, si tratta quindi di un’emergenza medica che richiede di allertare immediatamente il numero unico delle emergenze.

Fino all’arrivo dell’ambulanza si consiglia di:

  • tenere il paziente sdraiato con i piedi leggermente sollevati (circa 30 cm),
  • tenere il paziente al caldo per evitare dispersione di calore,
  • in caso di ferita esercitare pressione sull’area, ma evitando di rimuovere eventuali oggetti responsabili del trauma,
  • non somministrare liquido o cibo solido.

Una volta giunto in ospedale s’interviene mediante la somministrazione endovenosa di fluidi ed eventualmente emoderivati (sangue o derivati) per reintegrare le perdite; sono poi valutati farmaci in grado di favorire la funzionalità cardiaca e antibiotici di copertura per evitare infezioni batteriche.

Prevenzione

In molti casi non è possibile prevenire lo shock ipovolemico, ma in caso di pazienti a rischio il monitoraggio periodico (continuo in ospedale) di alcuni parametri di facile rilevazione (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, stato di idratazione e colorito cutaneo) può fare la differenza in termini di tempistica della diagnosi, fattore chiave in termini di prognosi (quando non viene non trattato lo shock è di solito fatale, quando riconosciuto il rischio è comunque elevato e generalmente dipendente dalla causa dello stesso, oltre che dallo stato di salute generale del paziente, dal tempo trascorso tra la comparsa dei sintomi e la diagnosi e dall’adeguatezza della terapia.).

 

A cura della Dott.ssa Chiara Russo, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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