SIDS (sindrome della morte improvvisa in culla): cause e prevenzione

Cos’è la SIDS?

La sindrome della morte improvvisa dell’infante (in inglese Sudden Infant Death Syndrome, SIDS) è la morte improvvisa e senza causa apparente di un bambino sotto l’anno d’età.

Generalmente si tratta di bambini di 3-4 mesi di vita, che muoiono in culla durante il sonno, condizione che rende conto degli altri nomi con cui può venire indicata questa sindrome, ovvero:

  • sindrome da morte improvvisa in culla
  • morte bianca

Circa il 35-55% dei casi di morte in bambini di questa fascia d’età avviene per SIDS, che è più comune nei primi 6 mesi di vita, dal momento che il neonato in questa fase della vita non ha ancora raggiunto una piena maturazione dei sistemi del corpo che regolano il ritmo cardio-circolatorio, la ventilazione e le fasi sonno-veglia.

In tale periodo il neonato è più fragile, rispetto ad un adulto, e diversi fattori di rischio possono aumentare la probabilità di sviluppare la SIDS, primo fra tutti dormire a pancia in giù (in altre parole il neonato deve essere messo a dormire a pancia in su).

Ad oggi in Italia si verificano in media 0,2-0,5 casi di SIDS all’anno ogni 1000 nati.

Prevenzione

SIDS, il modo corretto per dormire

Getty/Catherine Delahaye

Gli operatori sanitari ed i genitori devono avere conoscenza circa le raccomandazioni da seguire per garantire un sicuro riposo ai bambini, specie se molto piccoli.

Queste regole, infatti, sono le uniche in grado di proteggere i nostri piccoli abbattendo per quanto possibile il rischio di SIDS:

  1. Far dormire il piccolo sulla schiena.
  2. La temperatura della sua cameretta deve essere intorno ai 20 °C.
  3. Il neonato non va coperto eccessivamente, in particolare il viso deve essere sempre scoperto (molto indicati a tale scopo sono i sacchi nanna) e vanno evitati biancheria da letto troppo ingombranti e peluche.
  4. La scelta della culla e del materasso devono essere attentamente vagliati: no ai lettini troppo soffici o materassi fuori misura.
  5. Non far dormire il lattante nel lettone nei primi mesi di vita, meglio posizionare la culla accanto al proprio letto in modo da poterlo controllare, ma garantirgli un riposo in sicurezza.
  6. Non addormentarsi con il bambino su poltrona, sofà, …
  7. No al cuscino (nemmeno quello cosiddetto “anti-soffocamento”), nei primi mesi di vita non serve!
  8. Non fumare in casa.
  9. Succhietto (ciuccio): se il piccolo ha già iniziato l’allattamento al seno, il ciuccio potrebbe essere un ottimo alleato per prevenire il rischio di apnee o soffocamento durante il riposo.
  10. Quando possibile optare sempre per l’allattamento al seno, anche se solo parziale.

Cause

La causa della SIDS non è ad oggi nota, ma le ipotesi più probabili vertono su una scarsa capacità dell’organismo dell’infante di riconoscere e rispondere ad una improvvisa carenza di ossigeno nel sangue (ipossiemia) o ad un aumento di anidride carbonica (ipercapnia), processo regolato dal cervello.

Mentre un adulto è in grado di risvegliarsi se durante il sonno si ritrova in carenza d’aria, alcuni autori ritengono che nei bambini questa capacità potrebbe non essere ancora del tutto matura; la teoria nasce da quanto emerso a seguito delle autopsie delle piccole vittime di SIDS, in particolare dalle analisi del tronco cerebrale, la parte del cervello che regola la ventilazione e la pressione sanguigna in caso di ipossiemia/ipercapnia, eventi che si possono verificare ad esempio se si aspira accidentalmente un corpo estraneo.

La ragione del perché alcuni bambini presentino questo difetto di maturazione di alcuni circuiti regolatori cerebrali non è ancora noto, mentre sono stati chiariti, attraverso vari studi, i principali fattori di rischio scatenanti lo sviluppo di una SIDS.

Tra i fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di SIDS la più lampante è far dormire il neonato in posizione prona (a pancia in giù): è ormai assodato, infatti, che la posizione prona si associa ad un alto rischio di soffocamento dell’infante e non va in alcun modo consigliata.

Nel 1994 l’Istituto Nazionale di salute pediatrica e sviluppo umano (NICHD) degli Stati Uniti ha promosso la campagna educazionale Back to Sleep (“Sulla schiena per dormire”), che ha fatto rapidamente il giro di tutto il mondo ed in cui i medici invitavano tutti i genitori a far dormire i propri piccoli a pancia in su.

Questa campagna ha ridotto di più della metà i casi di SIDS.

Oltre alla corretta posizione per il riposo notturno nei bambini, sono stati identificati altri fattori di rischio, come:

  • Far dormire il neonato su superfici eccessivamente morbide e/o surriscaldate (ad esempio, in lana o in materassi ad acqua) o accanto ad oggetti morbidi (ad esempio peluche), così come l’uso di biancheria da letto molto voluminosa
  • Far dormire il neonato nel lettone dei genitori (è consigliato, invece, farlo dormire nella stessa stanza dei genitori, ma nella propria culla)
  • Basso peso alla nascita
  • Etnia africana
  • Sesso maschile
  • Esposizione al fumo passivo
  • Alimentazione con latte artificiale

È più a rischio di SIDS, inoltre, il bambino la cui madre:

  • Ha fumato, ha bevuto alcool o ha assunto droghe durante la gravidanza
  • Ha meno di 20 anni
  • Ha avuto un parto singolo o gemellare pretermine (prematuro)
  • Non allatta al seno

Anche la genetica è probabile che abbia un certo ruolo nello sviluppo della SIDS: ne è prova che i fratelli dei bambini morti per SIDS avrebbero un rischio di 5-6 volte maggiore di sviluppare una SIDS rispetto agli altri bambini (è tristemente nota la storia, spesso ricordata nei testi di statistica e probabilità, di Sally Clark, una madre ingiustamente accusata di omicidio dei suoi due figli, morti invece proprio per SIDS prima che venisse alla luce la genetica come fattore di rischio).

Scarso resta il ruolo svolto da una storia di apnea dell’infante conclusasi con lo sviluppo di SIDS (solo in un 5% dei casi è stato riscontrato post-mortem che l’infante aveva avuto episodicamente lunghe apnee durante il sonno).

Non riconosciuta, infine, è una correlazione causale tra infezioni delle vie respiratorie superiori e SIDS.

Sintomi

Uno degli aspetti più drammatici è che non ci sono sintomi o segni clinici premonitori di una possibile SIDS.

Se un bambino muore per SIDS, il piccolo viene trovato nella sua culla già esanime al mattino.

Spesso si riscontra che il lenzuolo aveva ricoperto gran parte del suo viso o si osserva del liquido macchiato di sangue nel nasino.

Diagnosi

La diagnosi di morte per SIDS può essere posta dal medico di medicina legale, dopo l’autopsia della piccola vittima che deve essere fatta entro 24 h dalla morte.

Si tratta di una diagnosi di esclusione, in cui oltre all’autopsia, devono essere presi in considerazione anche:

  • Testimonianza dei genitori
  • Testimonianza degli operatori sanitari che hanno fornito i primi soccorsi
  • Indagini scaturite dalle prime osservazioni sulla scena della morte ed eventuali fattori di rischio riscontrati, come:
    • Il bambino dormiva in posizione prona
    • Il bambino non era nella culla, ma nel lettone
    • Biancheria da letto troppo calda o ingombrante
    • Eccessivo calore nella stanza
    • Mancanza di adeguata ventilazione degli ambienti della casa
    • Atteggiamento dei genitori
    • Riscontro di eventuali segni di lesioni sul corpo della piccola vittima
    • Precedenti morti inspiegabili di altri fratelli della vittima
  • Eventuale storia clinica o prenatale del piccolo paziente, come cure o patologie note

Diagnosi differenziale

Un caso apparente di SIDS può in realtà rivelarsi ad uno studio più approfondito una morte dell’infante per

solo per citare alcuni esempi.

L’autopsia completa consente di escludere un’eventuale altra causa di morte dell’infante.

Se la morte dell’infante resta, sebbene dopo indagini approfondite, senza causa apparente, viene posta la diagnosi di SIDS.

L’autopsia viene condotta dal medico di medicina legale e comprende le seguenti fasi:

  • esame fisico esterno ed interno della vittima
  • esame radiologico
  • esami microbiologico, tossicologico e di laboratorio per la ricerca, ad esempio, di
  • virus, batteri o miceti come possibili fonti di infezione
  • sostanze tossiche
  • squilibri elettrolitici
  • anomalie del metabolismo
  • anomalie delle proteine del plasma
  • difetti genetici congeniti

Gestione

Gli operatori sanitari chiamati a prestare i primi soccorsi devono tentare una rianimazione dell’infante. Oltre a ciò, sono addestrati anche ad osservare con attenzione ogni piccolo particolare della scena al loro arrivo: queste notizie saranno utili, una volta constata la morte del piccolo, al medico legale per una ricerca della causa di morte.

Nel caso in cui venga riscontrata una malattia genetica come causa di morte, è richiesta una consulenza genetica per gli altri fratelli della vittima.

 

 

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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