Introduzione

La sindrome da fatica cronica (CFS) è una patologia caratterizzata da fatica debilitante e malessere generale che insorgono inspiegabilmente, in seguito a sforzi minimi. Tale sindrome è conosciuta anche come “encefalomielite mialgica” (ME) ed è identificata come patologia neurologica nella classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Si tratta di una patologia diffusa in tutto il mondo e in tutte le etnie; tendenzialmente colpisce prevalentemente le donne, in un età compresa tra i 20 e i 40 anni.

La malattia può avere un inizio subdolo, con sintomi che tendono a progredire nel tempo, o più rapido, dove il quadro clinico si presenta improvvisamente, da un giorno all’altro; spesso i sintomi iniziali sono correlabili a una sindrome simil-influenzale o a un’infezione delle vie respiratorie, ma successivamente, invece della remissione, compaiono sintomi ulteriori.

La sindrome da fatica cronica è quindi una malattia complessa, caratterizzata da sintomi come:

  • fatica debilitante,
  • malessere post-sforzo,
  • dolori muscolari-articolari,
  • problemi cognitivi,
  • disfunzioni del sonno.

La sensazione di fatica e il malessere post-sforzo, peculiari caratteristiche della sindrome, sono costanti e i suddetti sintomi si riacutizzano a seguito di una minima attività fisica o mentale persistendo poi per ore, giorni o anche settimane. Il paziente riferisce una sensazione di fatica sproporzionata anche solo nell’eseguire i semplici gesti quotidiani come lavarsi, vestirsi, mangiare, studiare o anche solo semplicemente pensare.

Il riposo e il sonno producono solo moderato sollievo dalla fatica e dagli altri sintomi; la malattia è inoltre caratterizzata da una riduzione importante della riserva fisiologica allo sforzo e delle capacità cognitive; è evidente quindi come tale sindrome provochi importanti limitazioni delle normali attività quotidiane, che si traducono in un peggioramento della qualità della vita e di conseguenza problematiche psicologiche anche importanti.

Il decorso della sindrome da fatica cronica è variabile, con un picco che spazia in un arco di tempo compreso generalmente tra i sei mesi e i sei anni. La prognosi è individuale e non può essere prevista con certezza.

Alcuni aspetti del quadro clinico possono avere valenza prognostica:

  • la prognosi è migliore nei bambini rispetto agli adulti; generalmente i bambini che hanno sintomi più lievi hanno maggiori probabilità di guarigione,
  • chi presenta sintomi lievi ha maggior probabilità di guarigione e di ritorno ai livelli di funzionalità pre-patologici,
  • la malattia può persistere cronicizzandosi in forma lieve.

Si noti che eventuali recidive possono verificarsi anche diversi anni più tardi.

Cause

Le cause della sindrome da fatica cronica sono tuttora non ben note e oggetto di studio. Si presume un’origine multifattoriale, con basi genetiche (alcuni casi presentano carattere di familiarità).

Le ipotesi di un’origine virale della malattia, come si pensava in passato, sono state escluse da studi scientifici più recenti.

La malattia presenta alterazioni di diversi organi e apparati, in particolare di:

  • sistema immunitario, caratterizzato da uno stato di attivazione cronica,
  • sistema nervoso centrale e autonomico,
  • squilibri ormonali,
  • familiarità,
  • problemi psichiatrici.

Alcune condizioni sembrano correlate ad un maggior rischio di sviluppo della sindrome:

  • traumi psicologici (spesso i pazienti riferiscono l’esordio dei sintomi successivamente a un evento emotivo, psicologicamente stressante),
  • malattie psichiche.

Sintomi

I sintomi della sindrome da fatica cronica sono molteplici e possono manifestarsi improvvisamente o in un arco di tempo più lungo, con varia entità da paziente a paziente:

  • stanchezza severa, non migliorata dal riposo,
  • disturbi del sonno,
  • malessere post-sforzo (i sintomi peggiorano dopo qualsiasi attività fisica o mentale),
  • problemi di concentrazione e di memoria,
  • dolore,
  • vertigini (soprattutto quando si passa dalla posizione seduta a quella eretta).

La condizione è imprevedibile, i sintomi possono andare e venire, nonché cambiare nel tempo; può inoltre presentarsi con una serie di sintomi correlati quali:

Sebbene la sindrome da stanchezza cronica non sia una forma di depressione e la maggior parte dei pazienti colpiti non siano affetti da malattie psichiatriche, la malattia può ugualmente predisporre e/o condurre allo sviluppo di disturbi depressivi. Come spesso accade nei pazienti affetti da una malattia cronica, molti dei pazienti con CFS possono soffrire di depressione reattiva a causa dell’impatto che la malattia ha nelle loro vite, anche se solitamente la maggior parte dei pazienti non era depressa prima del manifestarsi della condizione.

Diagnosi

Non esistono metodiche che possano permettere una diagnosi di certezza: la malattia è di difficile inquadramento, risultando pertanto una diagnosi di esclusione, essendo i sintomi molto aspecifici e ascrivibili a molti altri quadri clinici che vanno esclusi prima della diagnosi definitiva.

Un’importante diagnosi differenziale riguarda un quadro clinico molto simile, che è la Sindrome Fibromialgica (FMS).

In effetti c’è una ampia sovrapposizione di sintomi della ME/CFS e della FMS e molti pensano che possano essere varianti di uno stesso processo patologico; alcuni aspetti caratteristici possono aiutare nel differenziare le due sindromi:

  • La fibromialgia, che ha un’incidenza sulla popolazione molto maggiore, è spesso scatenata da traumi fisici e il dolore è la sua caratteristica predominante; ciò indica che c’è una maggiore riduzione della funzionalità di muscoli, legamenti e tendini
  • La ME/CFS è comunemente innescata da un’infezione virale ed è presente una spossatezza più grave e un malessere post-sforzo più prolungato. Sono peculiari le disfunzioni della abilità cognitive e di altre funzioni dell’organismo più pronunciate. Alcuni centri specializzati possono effettuare test specifici in grado di distinguere i pazienti ME/CFS dai pazienti FMS.

Altre diagnosi differenziali possibili sono rappresentate da:

  • tumori maligni,
  • malattie renali,
  • malattie epatiche,
  • malattie autoimmuni,
  • difetti ormonali,
  • depressione.

Per avere valenza diagnostica i sintomi devono persistere per almeno 6 mesi.

La malattia presenta un decorso ciclico: alcuni pazienti guariscono dopo un periodo variabile, ma comunque solitamente abbastanza lungo.

Dal 2017 vengono generalmente adottati per la diagnosi i Criteri dell’Institute of Medicine (IOM) che nel 2015 ha stilato un rapporto sulla patologia.

Secondo questi criteri si può parlare di CFS/ME in presenza dei seguenti sintomi:

  • Sintomi primari:
    • Fatica Cronica, caratterizzata da:
      • un’importante riduzione delle capacità di svolgere attività personali, occupazionali e sociali,
      • una durata di almeno 6 mesi,
      • una netta sproporzione rispetto allo sforzo e non è sostanzialmente alleviata dal riposo;
    • PEM (post-exertional malaise) ovvero malessere post-sforzo,
    • disturbi del sonno,
    • intolleranza ortostatica,
    • problemi cognitivi;
  • sintomi Secondari:
    • dolori (articolari e muscolari, mal di testa, mal di gola),
    • problemi di tipo immunologico,
    • problemi della sfera neuroendocrina,
    • infezioni.

Cura e rimedi

Purtroppo ad oggi non vi è alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre dei benefici da alcune terapie farmacologiche quali:

  • antivirali,
  • cortisone,
  • immunomodulatori,
  • antidepressivi,
  • integratori di vario genere.

Risulta inoltre utile apportare alcune modifiche dello stile di vita, che possono talvolta consentire un discreto miglioramento della sintomatologia:

  • pratica regolare di attività fisica,
  • riduzione dei fattori generanti ansia e stress,
  • impostazione e programmazione dei ritmi nelle attività quotidiane così come nel sonno, per ottenere una maggiore regolarità e abbassare la soglia stressogena; è utile a tal fine compilare un diario, annotando le attività più faticose, i momenti di stanchezza, i ritagli di tempo per rilassarsi, così da poter apportare le necessarie modifiche allo stile di vita per raggiungere un equilibrio, limitare la sintomatologia e risparmiare energie (fisiche e mentali),
  • supporto cognitivo-comportamentale, singolo o partecipando a incontri di gruppo, con persone affette dalla stessa sindrome.

Nel sospetto di tale sindrome è molto importante cercare l’aiuto del medico, in quanto i sintomi non sono sempre immediatamente visibili, né al paziente né a chi gli sta accanto, col rischio di sottovalutare la situazione e che il paziente si ritrovi da solo ad affrontarne le conseguenze, che possono essere anche molto rilevanti (problemi relazionali, isolamento sociale, problemi sul lavoro).

 

A cura della Dr.ssa Elisabetta Fabiani

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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