Introduzione

Cambiamenti dell’umore, una generale sensazione di stanchezza e un po’ di gonfiore sono condizioni piuttosto comuni che si presentano prima della comparsa delle mestruazioni, ma in alcuni casi tali manifestazioni possono essere così severe da diventare invalidanti e interferire con la vita quotidiana.

In questo caso gli studiosi hanno formulato l’ipotesi dell’esistenza di una vera e proprio malattia, la cosiddetta sindrome pre-mestruale (SPM), nella quale disturbi fisici e del comportamento insorgono durante la seconda fase del ciclo mestruale andando a compromettere le attività sociali, affettive e lavorative delle donne che ne soffrono.

Nel caso in cui questo quadro risulti essere particolarmente severo, con esacerbazioni di rabbia e tensione interna, si parla di Disordine Disforico Premestruale (DDP).

Pur essendo un fenomeno estremamente comune nelle donne in età fertile (si presume che tra il 7% e l’8% delle donne in età fertile soffra si SPM e il 2% di DDP), è considerata una condizione prettamente benigna per la quale si dispone di efficaci trattamenti farmacologici.

Cause

La causa della sindrome premestruale è ancora poco compresa dagli studiosi.

Un ruolo rilevante nell’insorgenza di questa condizione è sicuramente da cercare nelle azioni di estrogeno e progesterone, i due ormoni che, secreti dall’ovaio rispettivamente nella prima e nella seconda parte del ciclo mestruale, sono responsabili del suo manifestarsi.

Non risulta invece ancora del tutto chiaro in quale modo essi partecipino all’insorgere della sindrome, per esempio è stato rilevato che le variazioni di concentrazione di questi due ormoni sono simili sia nelle donne che soffrono di SPM sia in coloro che invece non ne soffrono, per cui la causa dei sintomi non può dipendere dalla mera presenza dei due ormoni. In altre parole, i ruoli del progesterone e dell’estrogeno sono necessari, ma non del tutto sufficienti per giustificare la presenza dei sintomi.

Un’altra ipotesi complementare è il coinvolgimento dei neurotrasmettitori centrali, ovvero le molecole che vengono prodotte dai neuroni dell’encefalo per ‘parlarsi’ e scambiare informazioni tra di loro: tra i diversi neurotrasmettitori esistenti, si punta il dito verso la serotonina, le beta-endorfine (due molecole coinvolte nella percezione del piacere e della soddisfazione) e il GABA (acido gamma-aminobutirrico), che invece ha un ruolo prevalentemente inibitorio sull’attività neuronale. Tutti e tre i neurotrasmettitori vanno incontro ad una riduzione dei loro livelli periferici durante i cambiamenti del ciclo mestruale.

Infine la maggior parte degli studi ha dimostrato che la presenza di questa sindrome è caratterizzata da una forte componente genetica, con un elevato rischio di ereditabilità. Il gene preso in considerazione è una variazione del ESR1, che codifica un tipo di recettore per l’estrogeno.

Sono infine stati presi in considerazione anche fattori ambientali che potrebbero essere coinvolti nello sviluppo della sindrome, quali

  • fumo di sigaretta,
  • basso livello di istruzione,
  • storia pregressa di eventi traumatici,
  • disturbi d’ansia.

Sintomi

Caratteristica fondamentale della sindrome premestruale è che il corteo di sintomi comprenda sia condizioni fisiche e somatiche, che alterazioni comportamentali e psichiche, e che queste si presentino durante la seconda fase del ciclo mestruale (a partire da due settimane prima del mestruo) per più cicli consecutivi, con apparente benessere nella prima parte del ciclo.

I sintomi più comuni della sindrome premestruale comprendono:

  • stanchezza e faticabilità, carenza di energia e sensazione di venire sopraffate dalle attività quotidiane,
  • irritabilità, ansia, suscettibilità alla rabbia; alternanza di queste emozioni con tristezza, senso di colpa e sensazione di stare per perdere il controllo, nonché piangere con facilità;
  • un aumento dell’appetito con il desiderio di particolari tipi di alimenti (per esempio dolci oppure salati),
  • difficoltà a concentrarsi e mantenere l’attenzione, manifestare disinteresse verso le consuete attività che generalmente piacciono e soddisfano,
  • difficoltà nell’addormentamento o al contrario un aumento della necessità di ore di sonno,
  • gonfiore del seno, con una sensazione di tensione, turgore fino ad una franca dolorabilità della mammella,
  • percenzione di gonfiore e pesantezza, presenza di mal di testa, crampi, dolori ai muscoli e alle articolazioni.

I sintomi possono manifestarsi in modo così grave da compromettere la vita lavorativa e sociale delle donne che ne soffrono, rendendo necessario la presa di malattia sul lavoro e la rinuncia alle attività sociali.

Diagnosi

Per le donne che si sono identificate nei sintomi descritti, consigliamo una visita dal proprio medico di medicina generale o dal ginecologo; il professionista sarà in grado di ipotizzare la presenza della sindrome premestruale già a partire dal solo colloquio con la paziente, in quanto si tratta di una diagnosi clinica. Alla donna sarà chiesto di descrivere il proprio ciclo mestruale, la durata e la frequenza, e di riportare i sintomi sofferti.

È importante la correlazione temporale tra l’insorgenza dei sintomi e la fase luteale del ciclo mestruale, per cui potrebbe essere richiesto alla paziente di compilare un diario giornaliero per almeno due cicli mestruali consecutivi e di compilare dei questionari di autovalutazione dove vengono indicati il numero dei sintomi e la gravità della manifestazione. Ciò permetterà al medico di escludere altre condizioni mediche che potrebbero essere responsabili della sintomatologia, quali i disturbi psichiatrici maggiori come il bipolarismo e la depressione, la Sindrome da Fatica Cronica, e la Sindrome da Intestino Irritabile.

Infine potrebbero essere richiesti degli esami ematici con la valutazione di alcuni ormoni per escludere la presenza di alterazioni nel metabolismo della tiroide oppure l’imminente insorgenza della menopausa.

Rimedi e cura

I trattamenti farmacologici che si sono dimostrati efficaci nelle forme di sindrome premestruale con una clinica da moderata a severa essenzialmente sono due:

  • antidepressivi della famiglia degli SSRI (inibitori della ricaptazione della serotonina): le molecole più utilizzate sono la fluoxetina e la sertralina, e l’assunzione può essere continuativa o da utilizzare solo durante la seconda metà del ciclo mestruale. Agiscono prevalentemente nel migliorare il tono dell’umore piuttosto che sui sintomi somatici;
  • pillola contraccettiva: la tipologia a maggior efficacia è quella che contiene il drospirenone, ma non essendo scevra di rischi si possono utilizzare anche altre formulazioni.

Esistono inoltre dei trattamenti di pari efficacia ma utilizzati in seconda battuta, per pazienti con non rispondono ai farmaci di prima linea, non li tollerano o subiscono effetti collaterali. Sono l’alprazolam, una benzodiazepina utilizzata per gli attacchi di panico e i disturbi d’ansia, e il leuprolide acetato che blocca la produzione di estrogeno dall’ovaio.

Alcune norme comportamentali possono essere suggerite per forme lievi di sindrome premestruale e possono aiutare a ridurre la gravità dei sintomi:

  • Svolgere un regolare esercizio fisico, di preferenza lo yoga e gli esercizi di rilassamento, aiuta a ridurre l’ansia e la tristezza nelle donne affette.
  • Si consiglia inoltre di evitare cibi particolarmente salati e consumare dei pasti leggeri per contrastare la ritenzione idrica.

In alcune donne è possibile fare ricorso a farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) a bassa gastrolesività come l’ibuprofene e il naproxene per ridurre il dolore e il mal di testa. Si ricorda che questa categoria di farmaci ha effetto solo nel ridurre la sintomatologia, ma non è in grado di eradicare la causa della sindrome. Un’alternativa al controllo del dolore in futuro potrebbe essere l’utilizzo del kinesio taping con cerotti riscaldati: alcuni studi hanno dato delle conferme interessanti.

Non ci sono ad oggi evidenze scientifiche sufficientemente consistenti per dimostrare che l’utilizzo di supplementi nutrizionali quali vitamina B6, vitamina E, calcio, magnesio e agnocasto (prodotto erboristico noto anche come Vitex agnus-castus) possano effettivamente giovare al miglioramento dei sintomi; anzi, si ritiene che incrementare di vitamina B6 e di calcio la dieta possa essere potenzialmente pericoloso con effetti sul sistema nervoso periferico e sul sistema cardiovascolare (3). Si consiglia quindi di consultare il proprio medico per decidere assieme l’eventuale assunzione di tali sostanze.

 

A cura della Dr.ssa Raffaella Ergasti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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