Stenosi carotidea: cause, sintomi, pericoli e cura

Introduzione

Circa un terzo di tutti gli ictus è correlato alla carotide cervicale… ma cosa sono esattamente le carotidi?

Le carotidi sono due grandi vasi sanguigni che originano poco sotto al collo, nelle vicinanze del cuore stesso, e responsabili della fornitura di sangue ossigenato a cervello e testa. Si tratta cioè di arterie (vasi sanguigni che trasportano sangue ricco di ossigeno e nutrienti), in opposizione alle vene (vasi che invece raccolgono il sangue dalla periferia, ricco di anidride carbonica ed altre sostanze di rifiuto, per tornare al cuore).

L’importanza clinica delle arterie carotidee risiede nel loro stretto legame con l’ictus, evento che può essere innescato dall’ostruzione dei vasi sanguigni; la causa è in genere l’aterosclerosi, ovvero un accumulo di materiale (grasso, colesterolo, calcio ed altre sostanze presenti nel sangue) che progressivamente forma una placca in grado di restringere o addirittura bloccare il flusso sanguigno.

Il successivo blocco può essere

  • diretto (è la placca stessa ad impedire un adeguato passaggio di sangue),
  • indiretto (si può staccare una porzione della placca, che verrà trasportata più in profondità nella rete di vasi del cervello, fino ad incunearsi in un arteria più piccola).

Purtroppo molto spesso non si osservano sintomi fino al blocco o ad un grave restringimento.

Esistono vari esami di imaging in grado di dimostrare la presenza di stenosi carotidea, termine medico che indica un restringimento (stenosi) della carotidi.

A seconda dei casi la terapia può prevedere:

  • Uno stile di vita sano, volto ad esempio a ridurre le quantità di colesterolo circolante e lo stato infiammatorio cronico dell’organismo
  • Medicinali
  • Endoarterectomia carotidea, intervento chirurgico per rimuovere la placca
  • Angioplastica, una procedura chirurgica minimamente invasiva volta a riaprire il vaso ostruito.

Richiami di anatomia

Anatomia delle carotidi

Shutterstock/About time

Quando il sangue viene ossigenato nei polmoni, torna nel cuore per venire poi letteralmente pompato verso il resto del corpo; uscendo dal ventricolo sinistro del cuore viene espulso attraverso la valvola aortica nell’aorta ascendente. Il primo ramo principale dell’aorta attraverso il quale circola il sangue è l’arteria brachiocefalica, che poi a sua volta emette la carotide comune destra mentre si trasforma in arteria succlavia destra.

Quando il sangue attraversa l’arco aortico, raggiunge invece il secondo ramo principale dell’aorta, l’arteria carotide comune sinistra.

Entrambi le carotidi comuni salgono quindi nel collo, dove si biforcano infine nelle arterie carotidi esterne ed interne a livello della quarta vertebra cervicale (C4); entrambi i rami continuano il loro viaggio verso l’alto, ma è la carotide interna a prendere un percorso più profondo verso il cranio, dove consentirà l’irrorazione del cervello (l’arteria carotide esterna decorre più in superficie, emette quindi numerosi rami destinati a collo e il viso).

Cause

La stenosi carotidea è una conseguenza dell’aterosclerosi, una condizione che è tristemente sempre più comune che si sviluppa quando una sostanza appiccicosa chiamata placca si accumula all’interno delle arterie. Qualsiasi fattore di rischio che predisponga un paziente all’aterosclerosi progressiva può quindi potenzialmente manifestarsi come stenosi dell’arteria carotide.

L’aterosclerosi è un processo complesso, che coinvolge numerosi eventi e fattori, ma l’evento chiave sembra essere una lesione anche lieve, ma ripetuta nel tempo (cronica), ai danni del rivestimento interno dell’arteria. Le possibili cause comprendono ad esempio:

  • Stress meccanici, causati da un flusso del sangue turbolento (i punti di ramificazione delle arterie sono particolarmente soggetti); chi una pressione eccessivamente alta del sangue ne peggiora ovviamente l’esito;
  • Infiammazione cronica dell’intero organismo, causata ad esempio dal fumo di sigaretta, dallo stress, …
  • Anomalie metaboliche, che si traducono in alterazioni di numerosi parametri ematici (come colesterolo alto o glicemia alta, ad esempio)
  • Infezioni (alcuni agenti patogeni sono in grado di aumentare l’infiammazione del rivestimento interno delle arterie.

In presenza di una lesione alla parete vengono richiamati specifici globuli bianchi; se normalmente sopraintendono semplicemente ai  necessari processi di coagulazione (come la riparazione delle ferite), in caso di presenza di lesioni ripetute nel tempo favoriscono un progressivo deposito di colesterolo e altri materiali lipidici, che si accumulano a formare le cosiddette placche aterosclerotiche.

L’ostruzione del flusso sanguigno, parziale o totale, può a questo punto verificarsi con tre diversi meccanismi:

  • La placca stessa cresce fino ad un punto tale da impedire un adeguato afflusso di sangue;
  • Si verifica una parziale rottura della placca, con uno o più frammenti che vengono trasportati dal sangue verso il cervello fino ad ostruzione di un’arteria più piccola;
  • Un coagulo di sangue proveniente da altrove s’incunea in un’arteria carotide, già ristretta dalla placca.

Fattori di rischio

I più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di stenosi carotidea da aterosclerosi sono:

Ne sono più colpiti gli uomini e, più in generale, il rischio aumenta con l’età.

Displasia fibromuscolare

In una minoranza di pazienti, soprattutto donne adulte (tra i 40 e i 60 anni), la ragione alla base della stenosi delle carotidi è la displasia fibromuscolare, una condizione con cause non note e che è responsabile del restringimento arterioso senza meccanismo infiammatorio né deposito aterosclerotico.

Sintomi

La stenosi dell’arteria carotide in genere è completamente priva di sintomi e questo è ovviamente un grosso problema in termini di capacità di prevenzione; purtroppo infatti in molti casi i sintomi che conducono alla scoperta di una stenosi carotidea sono quelli della sua possibile complicazione, ovvero l’ictus, che si presenta con l’improvviso sviluppo di:

  • Intorpidimento o debolezza del viso o degli arti, spesso solo su un lato del corpo (opposto al lato del cervello interessato)
  • Disturbi del linguaggio e di comprensione
  • Disturbi della visione
  • Vertigini e/o perdita di equilibrio
  • Mal di testa intenso senza causa nota

In alcuni pazienti più fortunati si tratta di sintomi di entità moderata, che tendono a risolversi in poco tempo (attacco ischemico transitorio o TIA), in altri invece si tratta di un vero e proprio ictus con tutte le conseguenze del caso. In caso di sintomi dubbi, anche se di breve durata, si raccomanda di rivolgersi al medico per i necessari approfondimenti.

Complicazioni

Se di ictus si è già parlato, è molto importante sottolineare un aspetto di estrema rilevanza: la malattia aterosclerotica dell’arteria carotide non è una malattia circoscritta, al contrario è tipicamente la manifestazione di un problema sistemico che coinvolge l’intero organismo; a preoccupare maggiormente sono, tra tutte le arterie del corpo umano, le coronarie, responsabili dell’afflusso di sangue al cuore e causa di infarto in caso di occlusione.

Diagnosi

La diagnosi di stenosi dell’arteria carotidea in genere inizia mediante ecodoppler, una forma di ecografia non invasiva ed economica, ma dotata di buona sensibilità.

Successivamente potrebbero essere necessari esami di secondo livello, come ad esempio:

Cura

Quando si scopra la presenza di placche aterosclerotiche è assolutamente indispensabile adottare uno stile di vita sano, allo scopo di rimuovere quanti più fattori di rischio possibile (anche nell’ottica di prevenire infarti);

  • Smettere di fumare.
  • Controllare adeguatamente eventuali condizioni di salute (pressione alta, colesterolo alto, diabete, malattie cardiache, …) aderendo scrupolosamente alle terapie prescritte
  • Limitare il più possibile gli alcolici
  • Perdere peso se necessario
  • Praticare regolare attività fisica (compatibile con l’età e lo stato di salute)
  • Ridurre la quantità di sale consumata (per favorire una pressione il più bassa possibile).

Questi consigli valgono per tutti i pazienti, sintomatici o meno.

Lo specialista valuterà poi l’utilità di ricorrere ad una terapia farmacologica anticoagulante o antiaggregante per fluidificare il sangue e contrastare la possibile formazione di coaguli, in associazione ad eventuali terapie per la pressione alta, colesterolo alto, diabete, …

Una stenosi responsabile di una chiusura superiore al 50% richiede in genere trattamenti più aggressivi,

La scoperta di placche non ancora sintomatiche può essere trattata mediante angioplastica, un intervento minimamente invasivo che richiede di raggiungere con un catetere l’arteria coronaria, servirsene per dilatare (aprire) le pareti del vaso ed eventualmente posizionare uno stent, un piccolo dispositivo metallico in grado di mantenere pervio il tratto interessato dalla placca.

L’approccio di prima scelta, più invasivo e per questo non adatto a tutte le categorie di pazienti, è invece l’endoarterectomia carotidea, che consiste in un’incisione lungo la parte anteriore del collo per raggiungere l’arteria carotide interessata, da cui verranno rimosse manualmente le placche presenti.

L’occlusione carotidea sintomatica acuta (ovvero che si presenti con sintomi evidenti ed occlusione grave) richiede un immediato trattamento, che può avvalersi di tecniche chirurgiche (endoarterectomia carotidea) o interventistiche (meno invasive, come la trombolisi). In caso di ictus particolarmente grave, tuttavia, l’intervento viene spesso differito in considerazione dello stato clinico del paziente.

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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