Introduzione

La tinea o tigna capitis è un’infezione fungina (micosi) del cuoio capelluto che si manifesta, a seconda del tipo di fungo coinvolto, con i seguenti sintomi:

  • aree cutanee parzialmente o totalmente prive di peli/capelli,
  • chiazze arrossate (eritematose) e/o desquamanti
  • oppure con secrezione di materiale purulento.

In presenza di segni di infiammazione come l’eritema, ovvero l’arrossamento, è presente anche prurito.

La prognosi è buona, in alcuni casi le tigne si risolvono spontaneamente, ma più spesso necessitano di terapia specifica antimicotica.

Tigna dei capelli

Di myself – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Cause, trasmissione e contagiosità

La tinea capitis è un’infezione causata da funghi dermatofiti appartenenti alla classe degli Ascomiceti, divisi nei generi

  • Microsporum,
  • Trichophyton
  • ed Epidermophyton.

I dermatofiti sono funghi

  • cheratinofili, ovvero con una particolare affinità per la cheratina, uno dei principali costituenti proteici del capello,
  • cheratinolitici, in quanto producono cheratinasi ed altri enzimi in grado di digerire e distruggere la cheratina.

I dermatofiti del genere Trichophyton parassitano il capello attaccandolo all’esterno (processo chiamato ectotrix) oppure nella parte interna (endotrix) oppure sia esternamente che internamente. Si tratta di:

  • Trichophyton mentagrophytes, fungo zoofilo ovvero che parassita abitualmente animali come gatti, cani, conigli e solo occasionalmente viene trasmesso dall’animale all’uomo; l’animale può manifestare lesioni cutanee con perdita di pelo localizzata o essere portatore asintomatico del fungo. Sono di solito colpiti animali di pochi mesi;
  • Trichophyton schoenleini, fungo antropofilo ovvero che ha come ospite abituale l’uomo e si trasmette da persona a persona;
  • Trichophyton tonsurans, anch’esso antropofilo;
  • Trichophyton verrucosum, zoofilo (bovini, raramente cani);
  • Trichophyton violaceum, antropofilo.

I dermatofiti del genere Microsporum parassitano il capello all’esterno. Si tratta di:

  • Microsporum canis, zoofilo (gatti, cani), responsabile della maggior parte dei casi di tinea capitis in Italia;
  • Microsporum gypseum, geofilo, ovvero che ha come ospite abituale il suolo.

Dopo il contagio segue un periodo d’incubazione di 10-14 giorni, al termine del quale compaiono le manifestazioni cliniche con perdita di capelli e desquamazione, talvolta anche comparsa di croste e materiale purulento.

Fattori di rischio

Rappresentano fattori di rischio per la tinea capitis i contatti con animali infettati dai suddetti funghi, specialmente gli animali che presentano segni evidenti di infezione (chiazze cutanee prive di pelo). Sono naturalmente più rischiosi i contatti con animali randagi che non hanno accesso alle prestazioni veterinarie.

Alcune tigne del capillizio però sono dovute a funghi che si trasmettono da uomo a uomo e che sono più comuni nei Paesi in via di sviluppo.

Sintomi e manifestazioni cliniche

La tinea capitis è caratterizzata da un periodo d’incubazione di 10-14 giorni.

La tigna microsporica, causata dai funghi del genere Microsporum, si verifica più frequentemente nei bambini in età scolare (6-10 anni) e si manifesta con grandi (anche 3-6 cm) chiazze rotondeggianti a bordi netti caratterizzate dalla parziale perdita dei capelli (chiazze semi-alopeciche) e finemente desquamanti.

La perdita dei capelli è di solito l’aspetto che preoccupa maggiormente il genitore e che porta alla richiesta del consulto medico.

I capelli presenti nelle chiazze appaiono spezzati a pochi millimetri dalla loro origine (peli tronchi) per via dell’azione cheratinolitica del fungo. Nel contesto delle chiazze però possono anche essere presenti dei capelli lunghi non parassitati dal fungo. Le chiazze alopeciche possono essere più o meno arrossate cioè infiammate. Quando sono presenti i segni infiammatori, quindi l’eritema, le lesioni solitamente prudono; in questa situazione è possibile la risoluzione spontanea del processo infettivo per attivazione dei meccanismi difensivi dell’ospite (immunità cellulo-mediata).

La tigna tricofitica, causata da funghi del genere Tricophyton, si osserva soprattutto nei bambini che vivono in Paesi in via di sviluppo e più raramente negli adulti. Si presenta con multiple piccole chiazze alopeciche di forma rotonda nel cui contesto si osservano capelli spezzati. Le lesioni, di solito non infiammate, sono lievemente desquamanti, talvolta infiltrate e granulomatose.

La tigna favosa o favo, causata da Trichophyton schoenleini, si presenta con una lesione caratteristica, lo scutulo, costituito da un ammasso di elementi fungini (spore e ife), peli tronchi, pus e squame. Lo scutulo si manifesta con lesioni piccole (alcuni millimetri), multiple, tondeggianti, bianco-giallastre che possono anche ricoprire l’intero cuoio capelluto, dal quale si staccano facilmente. L’odore sgradevole (“odore di urina di topo”) è abbastanza caratteristico. Questo tipo di tigna, a differenza delle precedenti, non regredisce mai spontaneamente e lascia esiti cicatriziali.

Le chiazze alopeciche della tigna possono contenere anche dei granulomi ovvero delle formazioni rilevate e spesse da cui fuoriesce materiale purulento. Quest’ultima situazione, i cui agenti causali più frequentemente responsabili sono dermatofiti zoofili (T. mentagrophytes, T. verrucosum, raramente M. canis) e talvolta geofili, si definisce tigna suppurativa o kerion celsi.

Prognosi e complicazioni

La prognosi è buona perché le tigne che insorgono nei bambini possono anche guarire spontaneamente alla pubertà, ad eccezione della tigna favosa. In alcuni casi la guarigione (che sia spontanea o indotta dalla terapia specifica) può essere caratterizzata dalla persistenza di una cicatrice residua dove non ricresceranno i capelli (come nel kerion e nella tigna favosa).

Diagnosi

La diagnosi non è sempre facile, soprattutto in presenza di manifestazioni modeste come dimensioni e sintomatologia che possono ricordare la più semplice dermatite seborroica. Quest’ultima comunque è rara prima della pubertà per la ridotta funzionalità delle ghiandole sebacee a questa età.

Quando sono presenti invece i segni classici, ovvero chiazze alopeciche o semi-alopeciche e desquamanti del cuoio capelluto di un bambino che ha avuto recente contatto con animali, la diagnosi clinica è semplice. Un valido ausilio per la diagnosi è rappresentato dall’esame con la luce di Wood, sorgente luminosa che emette radiazioni elettromagnetiche prevalentemente nella gamma degli ultravioletti, impiegata per illuminare materiali su cui una radiazione ultravioletta induce effetti di fluorescenza. L’esposizione alla luce di Wood delle lesioni emette una tipica fluorescenza verdastra in caso di tigne microsporiche e della tigna favosa; nelle tigne tricofitiche invece l’esame in luce di Wood è negativo.

La conferma della diagnosi clinica richiede comunque l’esame micologico, microscopico e colturale, per la dimostrazione dei funghi patogeni. Questo esame consiste nella raccolta delle squame da una lesione mediante grattamento con una curette. Le squame prelevate vengono osservate al microscopio per la ricerca diretta dei funghi (esame microscopico) e poi seminate su terreni di coltura per l’esame colturale. Le colonie fungine che si formano nei terreni di coltura si sviluppano nell’arco di alcuni giorni o settimane e sono identificate in base agli aspetti macroscopici e microscopici.

Se le lesioni del cuoio capelluto sono caratterizzate dalla presenza di materiale purulento è necessario raccogliere il pus con un tampone per l’esame colturale; se le lesioni coinvolgono gli strati cutanei profondi è necessario invece eseguire il prelievo di un campione di cute (biopsia) per l’ esame istologico.

Cura

Tutti i tipi di tigna del cuoio capelluto richiedono una terapia per via orale, che si protrae per alcuni mesi a seconda del tipo di fungo e dell’evoluzione della malattia.

Si possono usare antifungini come

  • l’itraconazolo in terapia “pulsata” (ovvero una settimana al mese di terapia seguita da 3 settimane di interruzione e poi ripresa) per alcuni mesi,
  • oppure la griseofulvina e la terbinafina in somministrazione continua.

Il trattamento locale con antimicotici in crema o lozione rappresenta un provvedimento coadiuvante ma non sostituisce la terapia sistemica.

Prevenzione

La prevenzione consiste nell’evitare i fattori di rischio, ovvero il contatto diretto con animali e persone che presentano lesioni cutanee caratteristiche (chiazze prive di pelo nell’animale, chiazze alopeciche desquamanti del cuoio capelluto nell’uomo).

Anche il contatto indiretto con il fungo, ad esempio per condivisione di oggetti come i cappelli con persone infette, può essere una fonte di contagio.

Fonti e bibliografia

  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
  • Braun-Falco O., Plewing G., Wolff H.H., Burgdorf W.H.C. Dermatologia. Edizione italiana a cura di Carlo Gelmetti. Sprienger – Verlag Italia 2002.
  •  Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.

 

A cura della Dr.ssa Giulia Ciccarese, medico chirurgo specialista in Dermatologia e Venereologia

Articoli ed approfondimenti

Link sponsorizzati

Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


Commenti, segnalazioni e domande

Gentile utente, per garantire maggiormente la tua privacy i tuoi contributi potrebbero essere mostrati sul sito in forma anonima.
Leggi le condizioni d'uso dei commenti.

La sezione commenti è attualmente chiusa.