Tumore alle ovaie: sintomi, sopravvivenza e cura

Introduzione

Le ovaie sono 2 piccoli organi delle dimensioni di una mandorla, contenuti all’interno della piccola pelvi della donna, rispettivamente a destra e a sinistra dell’utero.

Hanno:

  • funzione riproduttiva, producendo gli ovuli
  • funzione endocrina, producendo ormoni sessuali femminili (estrogeni e progesterone)
Anatomia semplificata del tumore alle ovaie

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Il cancro dell’ovaio è una malattia maligna che si sviluppa quando le cellule dell’ovaio iniziano, per una causa ancora non nota, a crescere e moltiplicarsi in modo incontrollato; interessa sia donne in età fertile che in menopausa, ma tipicamente d’età superiore ai 50 anni.

Il cancro dell’ovaio è più comune nella popolazione bianca (caucasica) del Nord Europa e degli USA, meno frequente nei Paesi asiatici, africani e sudamericani; in italia è al nono posto tra tutte le forme tumorali e rappresenta il 30% di tutte le diagnosi di tumore maligno della sfera genitale femminile ed il 3% di tutte le diagnosi di tumore maligno.

Ogni anno si registrano circa 5200 nuovi casi di diagnosi di cancro dell’ovaio.

Il cancro dell’ovaio è la 4 causa di morte per cancro nelle donne.

Fattori di rischio

La causa del cancro dell’ovaio non è conosciuta, tuttavia gli studi hanno mostrato che alcune donne presentano specifiche caratteristiche che ne predispongono allo sviluppo, sono cioè associate ad una maggiore probabilità di presentare un cancro dell’ovaio rispetto alla popolazione generale.

Le donne più a rischio sono quelle:

  • in menopausa, d’età compresa tra i 50 ed i 69 anni
  • con periodo ovulatorio lungo (ossia che hanno avuto il ciclo mestruale per la prima volta precocemente e/o una menopausa tardiva)
  • che non hanno avuto figli (nulliparità)
  • sterili
  • che hanno avuto una prima gravidanza in età superiore ai 35 anni
  • di razza caucasica
  • obese
  • fumatrici
  • sedentarie
  • che hanno fatto largo uso del talco per l’igiene intima
  • che sono state sottoposte a terapia ormonale sostitutiva a base di estrogeni
  • con una storia personale di tumore della mammella, dell’utero o dell’intestino
  • con una storia familiare di tumore dell’ovaio (ad esempio sorelle, mamma o zie malate di cancro all’ovaio)

È stata poi evidenziata correlazione tra endometriosi e cancro dell’ovaio.

Le donne che hanno avuto più figli, allattato al seno o hanno fatto uso per lungo tempo di contraccettivi estro-progestinici (ad esempio pillola anticoncezionale), di contro, sarebbero meno a rischio di sviluppare un cancro all’ovaio.

Famigliarità

Il cancro dell’ovaio è solitamente sporadico, tuttavia in rari casi è possibile osservare all’interno dello stesso nucleo familiare più donne malate di cancro dell’ovaio (a volte associato al cancro al seno): quando questo si verifica, è probabile trovarsi di fronte ad una forma ereditaria di cancro.

Il cancro dell’ovaio è ereditario nel 10% circa dei casi, per la presenza di una mutazione genetica a carico dei geni BRCA1 o BRCA2 che possono essere responsabili dello sviluppo sia di cancro dell’ovaio che di cancro del seno. Questo spiega

  • la presenza contemporanea, o in tempi diversi, dei due tipi di tumore nella stessa donna
  • la presenza del cancro in più membri della stessa famiglia: madre, sorelle, figlie, zie

Tra le sindromi ereditarie in cui si riscontra il cancro dell’ovaio , ricordiamo:

  • Breast-ovarian cancer syndrome insieme al cancro al seno
  • Site specific ovarian cancer syndrome
  • Sindrome di Lynch 2, insieme al cancro del colon non associato a poliposi, dell’utero, del seno
  • Sindrome di Cowden, insieme al cancro del cervello
  • Sindrome di Gorlin, insieme ai nevi multipli

In presenza di un sospetto di ereditarietà del cancro è utile dunque sottoporsi ad una visita con un medico genetista in un centro specializzato, per indagare se si sia portatrici di una mutazione genetica responsabile dello suo sviluppo; in particolare si è osservato

  • un rischio più alto (del 39-46%) nel caso di mutazione del gene BRCA1
  • un rischio più basso (del 10-27%) nel caso di mutazione del gene BRCA2

Essere portatrici di una mutazione genetica non significa che ci si ammalerà con certezza di cancro, ma semplicemente che si ha una probabilità maggiore di ammalarsi e questo può tradursi in un percorso di screening periodico diverso dalla popolazione generale, che garantisca eventualmente una diagnosi precoce.

Classificazione

Classicamente si distinguono 3 tipi di cancro dell’ovaio:

  • epiteliale
  • stromale
  • germinale

Il 90% dei casi di cancro dell’ovaio sono tumori epiteliali, ossia che originano dalle cellule dell’epitelio di superficie che riveste l’ovaio e che sono andate incontro ad una trasformazione maligna. Questi tipo di cancro è più comune in donne in menopausa. Si distinguono 5 tipi di cancro dell’ovaio epiteliale:

  • sieroso
  • endometrioide
  • a cellule chiare
  • a cellule transazionali
  • mucinoso

Il 4% dei casi di cancro dell’ovaio sono tumori stromali, che originano dallo stroma gonadico ossia dal tessuto di sostegno delle ovaie.

Infine il 5% dei casi di cancro dell’ovaio sono tumori germinali, che originano dalle cellule germinali produttrici degli ovuli; questo tipo di cancro è più frequente in giovane età (bambine ed adolescenti), e si caratterizza da una produzione massiva di due sostanze facilmente dosabili nei laboratori di analisi, chiamate alfa-proteina e gonadotropina corionica.

Il cancro dell’ovaio può essere classificato anche in base all’aggressività in

  • forme a basso grado
  • forme ad alto grado
  • forme borderline (miste tra natura benigna e maligna)

Sintomi

Il cancro dell’ovaio è purtroppo asintomatico in fase iniziale.

Nelle fasi più avanzate possono comparire uno o più dei seguenti sintomi:

Questi disturbi non sono specifici del cancro dell’ovaio, potendo interessare chiunque in qualsiasi momento della vita anche per motivi diversi dal cancro, per esempio a causa di un’intolleranza alimentare, un’infezione intima od un disturbo gastro-intestinale o vescicale.

È importante, dunque, prestare attenzione alla durata dei disturbi: sintomi che compaiono all’improvviso e persistono ogni giorno per almeno 2 settimane al mese e per più di 2-3 mesi consecutivi devono costituire un campanello d’allarme che induce la paziente a richiedere un controllo medico dal proprio ginecologo di fiducia.

Diagnosi

Per la diagnosi di cancro dell’ovaio è indispensabile come primo step una visita ginecologica, oltre alla raccolta anamnestica di eventuali sintomi descritti dalla paziente.

Il ginecologo può sospettare un cancro dell’ovaio se, attraverso l’esplorazione vaginale e rettale, avverte alla palpazione:

  • un ovaio di dimensioni alterate (ricordiamo che generalmente l’ovaio misura 3,5 cm in età fertile, 2 cm o meno nelle donne in menopausa perché va incontro ad un fisiologico processo di atrofia)
  • una massa pelvica sospetta (dura, non mobile, grande e comprimente le strutture vicine come retto e vescica)
  • presenza di notevole aria addominale

A questo punto il medico può richiedere un approfondimento diagnostico con:

  • ecografia trans-vaginale
  • ecografia dell’addome (eventualmente seguita da una TAC addominale in caso di dubbio)
  • esami del sangue per il dosaggio dei marcatori tumorali:

Il Pap Test, invece, non serve per fare diagnosi di cancro dell’ovaio.

Stadiazione

Una volta diagnosticato un cancro dell’ovaio si procede a valutare se e quanto il tumore si sia diffuso localmente o a distanza (ossia se ha già prodotto delle metastasi).

Per questo il medico può richiedere uno o più dei seguenti esami :

  • TAC
  • Risonanza Magnetica
  • PET-TAC con colina

Questi esami sono indispensabili anche come valutazione pre-operatoria per il chirurgo e forniscono indicazioni utili sulle difficoltà tecniche che si potrebbero incontrare durante l’intervento.

Rettoscopia, cistoscopia, colonscopia o gastroscopia sono esami endoscopici (effettuati cioè con una sonda interna) che possono essere richiesti nel caso in cui

  • si sospetti un’infiltrazione del cancro agli organi vicini alle ovaie (come retto, vescica, intestino, stomaco)
  • si sospetti che il cancro dell’ovaio non sia primitivo, ma secondario alla presenza di un altro tumore nato in un altro organo e diffusosi nell’ovaio, come ad esempio un cancro dello stomaco (si parlerà di Tumore di Krukenberg).

Effettuati questi accertamenti, il cancro dell’ovaio può essere stadiato, ossia verrà collocato in uno stadio di malattia che va dallo

  • dallo stadio I (più favorevole)
  • allo stadio IV (sfavorevole)

utile per stabilire le cure possibili e la prognosi.

In particolare, secondo la Classificazione di FIGO, il cancro dell’ovaio è classificabile in 4 stadi:

  • Stadio I: è un cancro limitato alle ovaie (una o entrambe, oppure le tube di Falloppio)
  • Stadio II: è un cancro che interessa una o entrambe le ovaie (e/o le tube) con coinvolgimento dell’utero e/o
  • di altri organi pelvici contenuti all’interno del peritoneo
  • Stadio III: è un cancro diffuso fuori dalla pelvi e/o interessante i linfonodi
  • Stadio IV: è un cancro con metastasi a distanza (ossia in organi lontani dalle ovaie, come cervello, fegato, polmoni)

Cura

Le opzioni di cura comprendono una combinazione variabile di

  • chirurgia
  • chemioterapia
  • radioterapia

decisa a seconda dello stadio della malattia, della sede, dell’età della donna e delle sue condizioni cliniche generali.

Chirurgia

Le pazienti con cancro dell’ovaio in stadio iniziale (stadio I o II) sono sottoposte ad intervento chirurgico. L’intervento comprende:

Nel caso di donne in età fertile e desiderose di prole il chirurgo può, in casi selezionati, optare per un intervento meno demolitivo e procedere alla sola asportazione dell’ovaio interessato dalla malattia.

Le pazienti con cancro dell’ovaio in stadio avanzato (stadio III) sono sottoposte ad intervento chirurgico che comprende, oltre all’asportazione delle ovaie, utero, omento, linfonodi pelvici e appendice già visto per gli stadi iniziali, anche talvolta di parti dell’intestino e milza o di parti di altri organi coinvolte dalla malattia.

Lo scopo dell’intervento chirurgico è in questi casi quello di asportare tutta la malattia visibile (asportazione chirurgica completa): meno malattia residua, più saranno i vantaggi in termini di sopravvivenza. Un intervento chirurgico con asportazione completa della malattia fa guadagnare alla paziente ben 40 mesi in più di sopravvivenza rispetto ad un’altra paziente a cui non è stata asportato tutto il cancro.

I casi di non operabilità sono rappresentati da

  • scarse possibilità di asportazione completa del cancro
  • presenza di un’ infiltrazione diffusa del cancro (ad esempio a carico di strutture come mesentere, piccolo intestino, fegato)
  • metastasi a distanza (stadio IV)
  • condizioni cliniche generali scadenti
  • elevato rischio anestesiologico per malattie concomitanti

Chemioterapia

Dopo l’intervento chirurgico la donna viene avviata ad alcuni cicli di chemioterapia, con lo scopo di abbattere la probabilità che la malattia possa tornare a distanza di tempo.

I farmaci più efficaci sono al momento: paclitaxel e carboplatino.

Negli ultimi anni, accanto ai chemioterapici classici, si sono affermati altri farmaci detti “a bersaglio molecolare”. Si tratta di anticorpi monoclonali che agiscono contro uno specifico bersaglio, e quindi con maggiore efficacia e riduzione di effetti collaterali.

In particolare, nel caso del cancro dell’ovaio, è utilizzato il bevacizumab che agisce contro l’angiogenesi, legandosi alla proteina VEGF (fattore di crescita endoteliale vascolare). L’angiogenesi è la crescita dei vasi sanguigni promossa dal cancro per rifornirsi di sostanze nutritive ed ossigeno, indispensabili alla sua sopravvivenza. Questo farmaco può essere somministrato in donne con cancro dell’ovaio in fase avanzata.

Altri farmaci ancora in via di sperimentazione sono i PARP-inibitori, utili nel caso di donne con mutazione genetica BRCA, che agiscono sui sistemi di riparazione del DNA ed i farmaci immunoterapici.

Radioterapia

La radioterapia è indicata come cura palliativa in pazienti con metastasi.

Si tratta di pazienti che manifestano alcuni sintomi legati alla diffusione della malattia come

per cui il ruolo della radioterapia è quello di alleviare i sintomi e quindi ridurre l’impatto che tali disturbi hanno nella vita quotidiana della persona malata.

Nel caso di metastasi di piccole dimensioni ed in numero limitato è possibile utilizzare una tecnica nota come radioterapia stereotassica, che rilascia dosi elevate di radiazioni alla malattia in sicurezza, ossia con maggior risparmio degli organi sani. Diversi studi ormai hanno dimostrato che con questa tecnica c’è una buona risposta al trattamento ed un controllo locale della malattia, che ritarda di diversi mesi la necessità di un nuovo ciclo di chemioterapia.

Sopravvivenza

Il 75-95% delle donne con cancro dell’ovaio diagnosticato in fase precoce è viva a cinque anni dalla diagnosi. Purtroppo questa percentuale si riduce al solo 25%, in caso di donne con cancro dell’ovaio scoperto in fase molto avanzata.

Prevenzione

Non esistono ad oggi programmi di screening per la prevenzione del cancro dell’ovaio.

Le donne portatrici di una mutazione genetica BRCA1 e/o BRCA2 andrebbero sottoposte a controlli periodici con mammografie ed ecografie, ogni 6 mesi a partire dai 30 anni d’età. L’intervento di asportazione chirurgica delle ovaie è suggerita alle donne con mutazione del gene BRCA1 e/o BRCA2 che hanno già avuto figli, non desiderose di prole o in età non più fertile.

Le donne non portatrici dovrebbero effettuare una visita ginecologica di controllo ogni anno.

In questo modo è possibile scoprire un eventuale cancro dell’ovaio, in una fase ancora precoce e curabile della malattia.

 

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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