Introduzione

La prostata è una ghiandola a forma di castagna, la cui funzione è quella di produrre la parte liquida dell’eiaculato; si trova appena al di sotto della vescica e davanti al retto, con cui è in contatto.

In Italia un uomo su 8 sviluppa il cancro alla prostata nel corso della sua vita, ma la sopravvivenza a distanza di 5 anni dalla diagnosi è prossima al 100%.

I sintomi iniziali del tumore alla prostata sono spesso del tutto assenti e spesso la diagnosi viene fatta in occasione di una visita urologica di controllo o attraverso esami del sangue di routine.

Quando il tumore inizia a crescere di dimensione possono comparire i primi sintomi, quasi esclusivamente urinari:

  • difficoltà ad iniziare a urinare,
  • necessità di urinare spesso,
  • dolore quando si urina,
  • presenza di sangue nelle urine,
  • presenza di sangue nello sperma,
  • sensazione di non aver svuotato completamente la vescica.

Si noti che i sintomi descritti sono in gran parte sovrapponibili a disturbi prostatici di tipo benigno, come l’ipertrofia prostatica benigna, o a condizioni meno gravi del tumore (prostatite).

Infografica riassuntiva dell'anatomia del tumore alla prostata

iStock.com/Graphic_BKK1979

Cause e fattori di rischio

Non si conosce la causa esatta del tumore alla prostata, mentre in letteratura è possibile individuare alcuni fattori di rischio più o meno strettamente legati allo sviluppo della patologia:

  • età: la probabilità di tumore alla prostata aumenta all’aumentare dell’età (i pazienti hanno mediamente più di 65 anni),
  • familiarità: è più a rischio chi ha parenti stretti che abbiano sviluppato la malattia,
  • dieta e stile di vita: uomini che mangiano abbondanti quantità di cibo di origine animale (ricco di grassi saturi), in particolare carne rossa, sono associati a un rischio più elevato, così come nel caso di pazienti obesi e/o sedentari.

Un fattore protettivo è invece il consumo di alimenti ricchi di folati, un tipo di vitamina B, quali verdure a foglie verdi e fagioli.

Sintomi

Il tumore alla prostata in genere si sviluppa molto lentamente, manifestandosi solo come un leggero rigonfiamento della ghiandola. I sintomi, pertanto, compaiono solo decenni dopo l’insorgenza della malattia, quando ormai il cancro si trova in uno stadio avanzato.

Inoltre, poiché la malattia colpisce soprattutto la popolazione in età anziana, molti soggetti anziani muoiono per altre cause senza sapere di essere affetti da tale patologia e senza mai aver avuto disturbi.

Quando presenti i sintomi caratteristici del tumore alla prostata sono:

  • difficoltà a iniziare la minzione,
  • necessità di urinare frequentemente,
  • dolore alla minzione,
  • urgenza minzionale,
  • sensazione di non aver urinato completamente,
  • presenza di sangue nelle urine e/o nello sperma,
  • sensazione di incompleto svuotamento della vescica,
  • perdita di appetito,
  • perdita di peso inspiegabile.

I sintomi sono simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna, dal momento che in entrambi casi la sintomatologia è dovuta alla compressione esercitata dalla prostata ingrossata sull’uretra. Si tratta quindi di due condizioni importanti da differenziare, con prognosi e trattamenti sensibilmente differenti.

A volte, tuttavia, il tumore cresce rapidamente, potendo diffondersi anche al di fuori della prostata. Può succedere quindi che il tumore dia sintomi quando ha ormai sviluppato metastasi. Queste ultime si riscontrano più comunemente nei seguenti organi:

  • ossa, soprattutto a livello del bacino, delle costole e della colonna vertebrale. Le metastasi ossee tendono a provocare dolore e a determinare fratture patologiche, in quanto le ossa colpite diventano più fragili;
  • midollo spinale, causa di dolore, intorpidimento, debolezza e incontinenza urinaria.

I soggetti affetti da cancro, inoltre, tendono a sviluppare anemia, i cui sintomi sono:

Metastasi

In linea teorica le cellule tumorali dalla prostata possono diffondersi ovunque nel corpo, ma in pratica la maggior parte dei casi di metastasi si verificano nei linfonodi e nelle ossa; meno frequentemente possono interessare

  • polmoni,
  • fegato,
  • cervello,

e solo raramente

  • ghiandole surrenali,
  • seni,
  • occhi,
  • reni,
  • muscoli,
  • pancreas,
  • ghiandole salivari,
  • milza.

La presenza di metastasi tumorali è segno di tumore aggressivo e/o in fase avanzata, che può essere accompagnato da ulteriori sintomi rispetto a quelli urinari:

  • dolore alle ossa,
  • affaticamento,
  • perdita di peso,
  • gonfiore alle gambe o ai piedi.

Sopravvivenza

La prognosi dipende dal grado istologico e dalla stadiazione del tumore.

Il tumore prostatico metastatico non è curabile ma, nonostante ciò, la maggior parte dei pazienti ha la stessa aspettativa di vita dei soggetti senza tumore della prostata di pari età e in condizioni generali simili.

La percentuale di sopravvivenza a 5 anni è, infatti, di oltre il 99%.

Diagnosi

Il sospetto diagnostico si fonda su:

  • sintomi,
  • esito dell’esplorazione rettale effettuata dal medico con un dito coperto da un guanto lubrificato,
  • dosaggio del PSA (antigene prostata-specifico) nel sangue.

Se i risultati suggeriscono la possibile presenza di un tumore della prostata, si effettua un’ecografia della ghiandola. Spesso l’ecografia da sola non riesce a rilevare la presenza di un tumore, ragion per cui nella stessa seduta viene realizzata una agobiopsia eco-guidata della prostata. Questa procedura viene eseguita in anestesia locale inserendo una sonda ecografica nel retto (ecografia transrettale) e prelevando mediante un ago sottile 5-6 campioni di tessuto prostatico per lato della ghiandola.

Le complicanze di tale manovra possono essere sanguinamenti dal retto e maggior rischio di infezioni.

La biopsia permette di stabilire il grado istologico, che permette la stadiazione del tumore, aiutando il medico a prevedere il possibile decorso e a scegliere il trattamento migliore per il paziente.

La stadiazione viene determinata in base a tre criteri:

  • estensione del tumore all’interno della prostata,
  • eventuale coinvolgimento dei linfonodi situati nelle vicinanze della prostata,
  • la diffusione del tumore in organi distanti (metastasi).

Se la probabilità di diffusione, stimata in base al grado istologico, è alta, in genere si sottopone il paziente a una tomografia computerizzata (TC) o a una risonanza magnetica dell’addome e della pelvi.

Inoltre, se il paziente soffre dolore in qualche parte dello scheletro, si esegue una scintigrafia ossea per escludere una metastasi alle ossa. Analogamente, se si sospetta una metastasi al cervello o al midollo spinale, si effettua una tomografia computerizzata o una risonanza magnetica in tali distretti.

Screening

Dal momento che il tumore alla prostata è molto diffuso ed è in genere asintomatico fino agli stadi avanzati, alcuni esperti ritengono opportuno eseguire esami di screening su una popolazione di soggetti asintomatici.

Tali test, tuttavia, hanno una probabilità piuttosto elevata di dare un risultato falsamente positivo; per tale motivo e anche per il fatto che molti di questi tumori crescono lentamente, non tutti gli specialisti concordano sull’utilità di uno screening per il cancro alla prostata.

Si può prendere in considerazione un’indagine di screening nei soggetti con più di 50 anni o con più di 40 anni in presenza di fattori di rischio noti (come la familiarità).

Ad ogni modo, per lo screening del tumore alla prostata vengono raccomandati con cadenza annuale:

  • un’esplorazione rettale, che dovrà verificare la ricerca di anomalie alla palpazione della prostata (ghiandola dura, ingrandita, con rigonfiamenti irregolari);
  • la misurazione del PSA nel sangue. Il PSA, tuttavia, può essere nei valori normali pur in presenza di tumore, oppure elevato per altri motivi (ipertrofia prostatica benigna, prostatite).

Terapia

La terapia può prevedere:

  • sorveglianza attiva,
  • trattamento curativo,
  • trattamento palliativo.

La sorveglianza attiva viene presa in considerazione nei tumori con crescita lenta e consiste nel tenere il paziente sotto controllo mediante visite periodiche dallo specialista. Non si sottopone pertanto il paziente a nessun trattamento finché la malattia non mostra segni di progressione, condizione che in alcuni casi non avviene mai.

Il trattamento curativo ha lo scopo di eliminare il tumore e comprende:

  • asportazione chirurgica della prostata (prostatectomia),
  • radioterapia,
  • ormonoterapia,
  • crioterapia (impiegata di rado).

Tali interventi si effettuano nei pazienti con tumore confinato alla prostata.

La prostatectomia richiede un’incisione chirurgica eseguita in anestesia generale o spinale. I possibili effetti collaterali della prostatactomia sono la disfunzione erettile permanente, in quanto i nervi penieni possono venire danneggiati e l’incontinenza urinaria, per la possibile rimozione di parte dello sfintere vescicale durante l’intervento.

La radioterapia utilizza raggi X ad alta energia per uccidere le cellule tumorali. può avere come conseguenze temporanee dolore e sanguinamento alla defecazione e irritazione e sanguinamento alla minzione. Può inoltre provocare stenosi cicatriziale dell’uretra, causa di un restringimento dell’uretra che ostacola la fuoriuscita dell’urina.

Il trattamento palliativo è destinato a quei pazienti con tumore diffuso e non curabile. Esso mira ad alleviare i sintomi e include:

  • terapia ormonale,
  • radioterapia,
  • chemioterapia.

La terapia ormonale rallenta la crescita tumorale, in quanto lo sviluppo del cancro alla prostata è legato all’azione del testosterone. Il trattamento ormonale mira quindi a bloccare gli effetti di tale ormone. Questi farmaci vengono somministrati dallo specialista in ambulatorio con cadenza variabile ogni 1, 3, 4 o 12 mesi. Gli effetti collaterali comprendono:

  • ingrossamento mammario,
  • vampate di calore,
  • osteoporosi,
  • riduzione della libido,
  • riduzione dei peli,
  • riduzione della massa muscolare,
  • disfunzione erettile.

Follow-up

I pazienti con cancro alla prostata devono essere ovviamente seguiti nel tempo.

I livelli di PSA vanno misurati ogni sei mesi per il resto della vita. Un aumento dei livelli di PSA può indicare una recidiva del tumore.

 

A cura della Dottoressa Giovanna Celia

Articoli ed approfondimenti

Link sponsorizzati

Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


Commenti, segnalazioni e domande

Gentile utente, per garantire maggiormente la tua privacy i tuoi contributi potrebbero essere mostrati sul sito in forma anonima.
Leggi le condizioni d'uso dei commenti.

La sezione commenti è attualmente chiusa.