Uremia (urea alta nel sangue) ed insufficienza renale: sintomi e pericoli

Introduzione

L’uremia è una condizione che caratterizza gli stadi finali dell’insufficienza renale, ovvero quando i reni sono in gravissime condizioni ed ormai incapaci di espellere le sostanze tossiche di scarto dell’organismo attraverso le urine. Tra le sostanze che tendono ad accumularsi si trovano in particolare

  • Urea (la principale parte azotata dell’urina da cui prende nome la patologia)
  • Creatinina
  • Fosfati
  • Sostanze acide

Oltre al pericolo legato al progressivo aumento delle quantità circolanti di questi prodotti di scarto vengono meno altre importanti funzioni normalmente svolte dai reni, come ad esempio

  • regolazione dell’equilibrio idro-elettrolitico (acqua e sali minerali),
  • mantenimento della corretta pressione arteriosa,
  • produzione di sostanze implicate nella produzione dei globuli rossi (eritropoietina).

L’uremia si manifesta quindi come conseguenza di altre patologie, tra le principali vi sono molteplici malattie renali tra cui diabete mellito di tipo I o II, ischemia renale, nefropatie tubulari ed interstiziali croniche, calcoli renali o infezioni renali ricorrenti; meno comunemente anche malattie reumatologiche, tumori ed alcuni farmaci possono essere responsabili dell’insorgenza della condizione..

I sintomi caratteristici dell’uremia comprendono:

nelle situazioni più gravi il paziente può andare in coma.

Vale la pena sottolineare la grande capacità di compensazione in grado di essere messa in campo dall’organismo: la maggior parte delle persone avverte i sintomi di una ridotta funzionalità renale quando questa diventi inferiore al 15% del normale e questo deve quindi essere un monito ad agire preventivamente, perché la scoperta avviene purtroppo ancora troppo spesso in ritardo. La diagnosi viene effettuata tramite la misurazione dei valori della funzionalità renale (VFG, creatinina e urea); affinché possa essere posta la diagnosi,

  • la velocità di filtrazione glomerulare (VFG) dev’essere inferiore ai 15 ml/min,
  • la creatinina superiore ai 1.2 mg/dL e la quantità di urea nel sangue dev’essere
    • superiore ai 45 mg/dl nell’uomo
    • superiore ai 42 mg/dl nella donna.

Il trattamento deve essere necessariamente tempestivo, perché la condizione può comportare il decesso del paziente; gli approcci possibili comprendono dialisi o trapianto di rene.

Reni

Getty/ALFRED PASIEKA/SCIENCE PHOTO LIBRARY

Cause

L’uremia è caratterizzata da un’intossicazione dell’intero organismo a causa dall’aumento dei livelli di urea nel sangue, in seguito alla crescente difficoltà da parte dei reni di procedere alla necessaria espulsione delle sostante tossiche attraverso le urine e del corretto svolgimento di altre importanti funzioni.

Qualsiasi malattia in grado di provocare gravi lesioni renali può alla fine evolvere in uremia, ma tra le cause più comuni è possibile individuare:

Sintomi

Le malattie croniche renali possono presentarsi inizialmente senza alcun sintomo, andando a peggiorare gradualmente nel tempo, anche per anni o decenni; nelle malattie renali acute, al contrario, la sintomatologia si presenta all’improvviso ed è dunque più facile un rapido riconoscimento.

Nel caso dell’uremia, essendo appunto lo stadio finale dell’insufficienza renale, si presenta quando i reni sono già particolarmente danneggiati e hanno perso la normale funzionalità, dunque il quadro sintomatologico è piuttosto vasto e può prevedere:

  • Indebolimento e sensazione di stanchezza
  • Facile affaticabilità
  • Disfunzioni cognitive (ad esempio in termini di lucidità e memoria)
  • Inappetenza e anoressia
  • Nausea e vomito
  • Pallore
  • Sudorazione
  • Difficoltà nella respirazione e mancanza di respiro
  • Parestesie (sensazione di formicolio agli arti)
  • Crampi alle gambe e prurito
  • Mal di testa
  • Alterazioni neurologiche (neuropatia uremica)
  • Foetor uremicus (alito dall’odore dell’urina)
  • Ritenzione idrica con conseguente edema periferico (gonfiore)

Complicazioni

L’uremia può evolvere fino a causare complicazioni anche molto gravi, fino ad un esito fatale. Tra le più temibili:

L’uremia può condurre il paziente in stato di coma, condizione in cui, nella maggior parte dei casi, il soggetto non si riprende ed arriva al decesso.

È dunque essenziale rivolgersi prontamente al medico alla presentazione della sintomatologia caratteristica dell’uremia, in modo da intraprendere prontamente il trattamento e monitorare l’andamento della condizione specialmente nei casi di altre patologie correlate che potrebbero sfociare in uremia; data la gravità della malattia, infatti, è necessario cercare di evitarne la manifestazione, prevenendone lo sviluppo.

Diagnosi

La diagnosi di uremia parte da una prima valutazione anamnestica e clinica del paziente, per individuare le eventuali patologie primarie che possono aver comportato l’uremia anche al fine di stabilire una conseguente terapia volta alla cura e al trattamento di quest’ultime. Lo specialista di riferimento è il nefrologo.

La diagnosi certa viene poi effettuata sulla base degli esami ematochimici, sulla base di tre principali parametri che valutano la funzionalità renale:

  • VFG: velocità di filtrazione glomerulare, ossia la velocità con la quale il rene riesce ad espellere le sostanze tossiche dell’organismo. Si può diagnosticare un’alterazione della funzionalità se i valori scendono al di sotto degli 80 ml/h; l’uremia, invece, viene diagnosticata se non supera i 15 ml/h.
  • Creatinina: è considerata nella norma tra gli 0.5 e 1.2 mg/dL.
  • Urea: la sostanza che elimina le componenti azotate tossiche dell’organismo; in condizioni normali è compresa tra i 18 e i 45 mg/dl nell’uomo e tra i 15 e i 42 mg/dl nella donna.

Cura e prevenzione

L’uremia si presenta in stati di deterioramento renale molto avanzati, per cui il trattamento risulta molto complesso a causa dell’alto rischio di mortalità che la condizione comporta.

Date le condizioni dei reni è necessario effettuare una terapia medica sostitutiva della funzione renale attraverso la dialisi, tecnica che permette di eliminare le sostanze di scarto dai reni in maniera artificiale. Esistono due tipologie di dialisi che possono essere attuate:

  • L’emodialisi: viene creato chirurgicamente un accesso vascolare per favorire l’utilizzo di un apparecchio esterno chiamato “rene artificiale”. La seduta dev’essere ripetuta circa quattro volte a settimana per la durata di circa tre ore.
  • La dialisi peritoneale: permette ai soggetti di effettuare le sedute di dialisi anche a casa attraverso l’inserimento di un catetere in silicone attraverso la cavità addominale e di un fluido in grado di assorbire gli elementi di scarto in eccesso per poi condurli all’esterno.

L’alternativa al trattamento tramite dialisi è quello del trapianto renale, ossia la sostituzione del rene danneggiato con quello sano di un donatore ancora in vita o anche deceduto, che sia compatibile con il paziente. L’operazione viene associata all’utilizzo di farmaci antirigetto per facilitare l’adattamento del nuovo rene all’organismo.

È importante affiancare alla terapia anche una specifica dieta, sana e con ridotte quantità di sodio, potassio e fosforo, pianificata con l’aiuto di un professionista della nutrizione, insieme ad una costante attività fisica che possa fungere anche da terapia preventiva per lo svilupparsi dell’uremia.

 

A cura del Dr. Enrico Varriale, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

  • Meyer, T. W., & Hostetter, T. H. (2007). Uremia. New England Journal of Medicine, 357(13), 1316-1325.

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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