Introduzione

Il virus varicella-zoster è causa di due diverse malattie,

in questo articolo ci occupiamo della prima, una malattia che colpisce soprattutto i bambini e che generalmente si risolve senza conseguenze.

I sintomi caratteristici della varicella sono:

Una volta guarito il paziente acquisisce immunità, ma l’organismo non è in grado di eliminare totalmente il virus, che riesce invece a nascondersi nel sistema nervoso; in caso di riattivazioni queste si manifestano come herpes zoster.

La trasmissione avviene principalmente respirando le goccioline infette contenenti il virus.

La diagnosi viene di norma formulata attraverso la sola visita medica, attraverso l’osservazione delle caratteristiche vescicole e per eventuali recenti contatti con malati di varicella.

La manifestazione della malattia di solito rende una persona immune al virus per tutta la vita; una nuova comparsa è possibile ma decisamente rara (fa eccezione la manifestazione più limitata dell’herpes zoster, possibile più volte nell’arco della vita).

Varicella in un bambino

iStock.com/John-Kelly

Cause

La varicella è causata dal contagio da parte del virus varicella-zoster; si tratta di una malattia molto contagiosa, tanto che si stima una percentuale di infezione di circa il 90% per i soggetti non immuni che vengono a contatto con pazienti in fase acuta.

La trasmissione avviene principalmente respirando il virus, quando si è a contatto con soggetti malati (ma che magari non manifestano ancora i sintomi) per inalazione del virus a seguito di starnuti o tosse, ma è possibile anche il contagio per contatto diretto con

  • le vescicole (che al loro interno contengono grandi quantità di virus),
  • muco,
  • saliva.

I pazienti sono contagiosi da 48 ore prima della comparsa delle vescicole, fino a quando non sono diventate tutte croste.

Un bambino con la varicella deve essere tenuto a casa fino a quando tutte le bolle non siano diventate crosticine, di solito circa 1 settimana; la malattia è infatti così contagiosa che la maggior parte dei bambini con un fratello che è stato infettato svilupperanno a loro volta l’infezione, circa due settimane dopo.

Il contagio da un soggetto con herpes zoster è invece più raro, perchè questi non diffonde virus nell’aria (in quanto non c’è presenza del microrganismo a livello polmonare); un soggetto colpito da zoster può infatti contagiare solo soggetti che non abbiamo mai contratto la varicella e che dovessero venire a contatto con il contenuto liquido delle vescicole.

Fattori di rischio

  • Età: I più colpiti sono i bambini nella fascia tra i 5 ed i 9 anni (50% dei casi), più in generale nella fascia tra 1 e 14.
  • Soggetti a contatto professionale o famigliare con bambini.
  • Soggetti con sistema immunitario indebolito.

Sintomi

La varicella ha un’incubazione compresa tra i 7 ed i 21 giorni, ma nella maggior parte dei casi compresa tra i 14 ed i 17 giorni.

La malattia dura una settimana o poco più, ma in genere servono due settimane prima che cadano tutte le crosticine; gli adulti possono richiedere tempi di guarigione più lunghi.

È possibile suddividere in due fasi il decorso della varicella, una prima fase che non sempre si manifesta o si riconosce (fase prodromica) con sintomi vaghi e generali ed una seconda fase caratterizzata dalla comparsa delle classiche vescicole.

Fase prodromica

La malattia può esordire con leggera febbre, lieve mal di testa e malessere generale per circa 24-48 ore; questa fase si verifica in modo più severo negli adulti, mentre sotto i 10 anni spesso passa del tutto inosservata.

Fase esantematica

Questa fase della varicella è quella più caratteristica e prevede la comparsa dell’esantema sotto forma di vescicole, che compaiono ad ondate successive.

Ognuna di esse subisce un’evoluzione caratteristica in un arco di tempo che va da alcune ore a qualche giorno, quindi nei giorni centrali sono presenti vescicole diverse tra loro.

  • macula (macchia rossa non in rilievo),
  • papula (macchia in rilievo),
  • vescicola (piena di liquido),
  • crosta.

Questa fase ha durata di circa 3-5 giorni e spesso è accompagnata da febbre (38-39.5 °C).

Le lesioni compaiono inizialmente su tronco, viso e cuoio capelluto, per poi espandersi a tutto il corpo; in alcuni soggetti possono comparire anche in bocca e nell’area genitale (pene e vagina).

Mani e piedi sono raramente colpiti.

L’esantema causa uno spiccato prurito.

La quantità di vescicole può variare da poche unità fino a circa 2000, in genere i bambini piccoli ne manifestano in numero inferiore. A titolo di curiosità segnalo che in genere i fratelli contagiati in casa manifestano un numero superiore di vescicole.

Le vescicole potrebbero concentrarsi nelle zone più esposte al sole durante il periodo di incubazione.

Fra gli altri possibili sintomi ricordiamo la comparsa di astenia (stanchezza) e mal di testa.

Gravidanza

La varicella contratta dalla mamma in gravidanza espone sia lei stessa che il feto a possibili complicazioni, benché fortunatamente la probabilità non sia elevata.

Varicella congenita

Settimane: 0 → 28

Un contagio entro le prime 28 settimane è in circa l’1-2% dei feti allo sviluppo di varicella congenita (malformazioni, basso peso alla nascita, ritardi mentali, convulsioni alla nascita, …).

Herpes Zoster

Settimane: 28 → 40

Un contagio fra le 28 e le 36 settimane non è legato a complicazioni durante la gravidanza, ma il virus riesce a raggiungere il feto e potrebbe riattivarsi nei primi anni di vita del bimbo causando la comparsa di herpes zoster.

Varicella perinatale

Settimane: 40 → 40

Nel caso di contagio nei cinque giorni precedenti il parto o nei due giorni successivi il neonato può contrarre la varicella perinatale in forma molto grave e pericolosa per la vita.

Polmonite

Settimane: 20 → 40

Nella seconda metà della gravidanza la futura mamma è esposta al rischio di sviluppare polmonite.

Prognosi e complicazioni

La varicella in genere non causa alcuna complicazione, ma occasionalmente può avere conseguenze anche molto gravi.

Sono a maggior rischio di complicazioni:

  • neonati,
  • adulti (in paragone ai bambini, ma la prognosi rimane assolutamente favorevole),
  • donne in gravidanza,
  • pazienti con sistema immunitario indebolito (AIDS, assunzione di cortisone, assunzione di immunosoppressori, chemioterapia, …).

Di norma l’unico rischio frequente è l’infezione delle vescicole e la possibile comparsa di cicatrice, a rischio in particolare i casi in cui si sviluppano sovra-infezioni come l’impetigine, l’erisipela e la cellulite infettiva; per prevenirle è utile evitare di grattarsi e tagliare le unghie molto corte ai bambini.

Qualche cautela serve per la possibile comparsa di polmonite (si sviluppa fino ad un caso su cinque tra gli adulti e più raramente nei bambini; compare di norma da 3 a 5 giorni dopo l’inizio dei sintomi. I fumatori e le donne incinta sono più a rischio).

Molto raramente il virus può attaccare

  • il sistema nervoso centrale, causando meningite od encefalite (colpisce circa lo 0.2% dei bambini con varicella; compare da 5 a 10 giorni dopo le vescicole),
  • la cornea, aumentando i rischi per la vista (eventuali vescicole sulle palpebre vanno immediatamente segnalate al medico).

La sindrome di Reye può manifestarsi soprattutto in seguito a somministrazione di aspirina.

I soggetti che hanno contratto la varicella potranno sviluppare in futuro herpes zoster.

Quando contattare il medico

Si raccomanda di contattare il medico se:

  • pensate di avere la varicella, per avere conferma della diagnosi, soprattutto se il paziente
    • ha meno di 1 anno,
    • è un adulto,
    • ha il sistema immunitario indebolito,
  • l’eruzione manifesta segni di infezione batterica (dolore, calore, rossore),
  • gravidanza,
  • compaiono vescicole negli occhi.

È urgente il ricorso al Pronto Soccorso se:

  • Sono presenti torcicollo, tremori, febbre alta, vomito, fastidio a causa della luce (fotofobia), confusione, sonnolenza persistente o letargia: sono sintomi di possibili complicazioni a livello del sistema nervoso come la meningite o encefalite.
  • In fase di guarigione compaiono febbre, vomito, convulsioni o sonnolenza. Questi possono essere i segni di sindrome di Reye.
  • Compaiono problemi di respirazione o tosse, potrebbe essere polmonite.

Cura

Il ricorso ai farmaci antivirali è in genere necessario solo nei casi più gravi e nei pazienti a rischio, per esempio in presenza di:

  • malattie della pelle,
  • malattie polmonari,
  • terapie cortisoniche o immunosoppressive,
  • gravidanza.

Più comune è invece il ricorso a medicinali

  • antistaminici per dare sollievo al prurito,
  • antipiretici per abbassare la febbre.

Vaccino

È disponibile un efficace vaccino (obbligatorio) per la prevenzione della varicella; le due dosi previste garantiscono un’efficacia di circa il 90%; alcuni soggetti vaccinati possono quindi comunque contrarre l’infezione, che tuttavia in questo caso di norma si presente più mite, con meno vesciche, febbre leggera o assente, ridotto rischio di complicazioni.

Secondo il nuovo calendario vaccinale è prevista la prima dose nel secondo anno di vita e la seconda dose a 6 anni.

Il vaccino è controindicato nel caso di soggetti:

  • che abbiano già contratto e superato la malattia (è possibile verificarlo con esami del sangue),
  • che abbiano manifestato in passato una reazione allergica pericolosa per la vita a una precedente dose di vaccino contro la varicella o qualsiasi componente presente nel vaccino,
  • gravemente debilitati,
  • in gravidanza (è necessario attendere un mese a seguito della vaccinazione).

Da valutare invece caso per caso per i pazienti:

  • con HIV / AIDS o altra malattia che colpisce il sistema immunitario,
  • in trattamento con farmaci immunosoppressori come il cortisone,
  • oncologici (cioè con tumori).

Effetti collaterali

Il vaccino contro la varicella è generalmente ben tollerato e non provoca di norma disturbi degni di nota; raramente può causare un po’ di febbre e, ancora più raramente, potrebbero comparire alcune vescicole da varicella/Zoster a distanza di tempo, sempre in forma lieve.

Le reazioni allergiche a componenti del vaccino sono eccezionalmente rare, come per qualsiasi altro vaccino.

Vaccinazione a seguito dell’esposizione

In assenza di precedente vaccinazione, in caso di esposizione a pazienti con l’infezione in corso (o nei giorni immediatamente precedenti la comparsa dei primi sintomi) è possibile valutare la somministrazione del vaccino entro 3 o 5 giorni dall’esposizione, questo permette di:

  • prevenire la malattia o renderne il decorso meno severo,
  • proteggersi da future esposizioni.

Articoli ed approfondimenti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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