Varicocele e testicolo: sintomi, cause, intervento e cura

Introduzione

Nell’uomo il testicolo è tenuto in sede dal funicolo spermatico, una struttura a forma di corda che contiene vasi, nervi e muscoli al suo interno; rappresenta il peduncolo del testicolo e decorre dal suo polo superiore fino all’interno dell’addome.

La porzione di funicolo situata all’interno dello scroto è avvolta da una ricca rete di vene che presentano diverse interconnessioni tra loro (anastomosi) e formano quello che viene definito Plesso Pampiniforme, struttura che affluisce alla vena testicolare drenando il sangue refluo dal testicolo.

In alcune circostanze le vene del plesso possono apparire dilatate e tortuose, perdere la loro continenza, assumere un aspetto che ricorda un ‘sacchetto pieno di vermicelli’ soffice al tatto e soprattutto causare un reflusso ed un ristagno di sangue, condizione che prende il nome di varicocele.

Rappresentazione schematica del varicocele

iStock.com/Tsezer

Lo sviluppo del varicocele è un evento molto comune nella popolazione maschile, soprattutto dopo la pubertà; in molti casi la dilatazione può essere lieve e non dare luogo a disturbi o fastidi al paziente che quindi non è nemmeno consapevole della presenza; in altri casi, invece, può aumentare di dimensioni e diventare causa di allarme.

Il varicocele, che nella maggior parte dei casi interessa il testicolo sinistro, al tatto viene spesso descritto come un “sacchetto di vermi”, a causa della consistenza che assumono le vene dilatate; solo raramente può innescare fastidio o dolore con le seguenti caratteristiche:

  • può presentarsi come senso di pesantezza,
  • aumenta a seguito del mantenimento della posizione eretta per lunghi periodi,
  • aumenta a seguito di attività o sforzi fisici,
  • peggiorare nel corso della giornata e migliorare in posizione distesa.

Con il passare del tempo può ingrandirsi e diventare più evidente.

Il testicolo è inoltre un organo molto sensibile ai cambiamenti di temperatura e l’aumento di calore dovuto al maggior apporto di sangue che il varicocele comporta può seriamente danneggiare la sua funzionalità, avendo conseguenze anche sulla capacità di procreare.

Ricordiamo infine che, pur essendo considerata una condizione prevalentemente benigna, nell’anziano la sua comparsa improvvisa può essere la spia di una patologia più grave come la presenza di un tumore renale.

L’unico approccio terapeutico possibile è quello chirurgico, ma la condizione richiede di essere trattata solo in alcuni casi; le attuali tecniche chirurgiche, peraltro, sono ormai minimamente invasive ed estremamente rapide nella loro esecuzione.

Causa

Con il termine di varicocele si indica una dilatazione delle vene testicolari rispetto alla struttura fisiologica; in presenza di quest’alterazione è possibile avvertire alla palpazione una sorta di matassa o un gomitolo dovuta al gonfiore dei vasi sanguigni.

Nella maggior parte dei casi ci troviamo di fronte ad una forma di varicocele primario, la cui causa è idiopatica, ovvero non conosciuta (l’ipotesi più condivisa è che sia dovuto ad un aumento della pressione venosa e alla perdita di continenza delle valvole vascolari).

È molto più frequente sul lato sinistro per motivi anatomici: la vena spermatica sinistra sbocca infatti nella vena renale con un angolo di 90°e ciò favorisce il reflusso, al contrario della vena spermatica destra che si inferisce nella vena renale formando un angolo più acuto.

Le forme secondarie, invece, sono causate da un’ostruzione della vena cava inferiore; in questi casi il varicocele compare improvvisamente e può coinvolgere la zona destra dello scroto. L’ostruzione può dipendere da:

si tratta quindi di un’evenienza pericolosa che richiede un’immediata attenzione medica.

Fattori di rischio

Sono stati individuati principalmente due fattori che aumentano il rischio di insorgenza di varicocele:

  • statura elevata,
  • presenza di una parente di primo grado con varicocele.

Al contrario non si è riusciti a dimostrare se l’aumento di peso possa essere o meno un fattore di rischio.

Sintomi

Il varicocele spesso è asintomatico, cioè non dà origine a disturbi per il paziente; in altri casi il paziente può lamentare

  • la presenza di una tumefazione soffice sopra il testicolo
  • l’aumento locale della temperatura,
  • una sensazione di fastidio o di peso in zona scrotale,
  • fino a un dolore sordo.

I sintomi tendono a comparire maggiormente:

  • dopo un lungo periodo in stazione eretta,
  • dopo sforzo fisico,
  • dopo l’attività sessuale,
  • di sera,
  • in presenza di un ambiente caldo.

Nella maggior parte dei casi il fastidio origina sul lato sinistro dello scroto, più raramente compare a destra o bilateralmente.

Complicazioni

Il varicocele raramente è causa di complicazioni serie, che sono rappresentate da

Non è invece ancora del tutto chiaro il rapporto tra varicocele e infertilità, quantomeno in termini di entità dell’impatto, argomento su cui la comunità urologica si confronta ancora con una letteratura dai risultati contrastanti.

Diagnosi

La diagnosi si basa sull’esame clinico dello scroto del paziente, che viene palpato tenuemente dal medico alla ricerca di una tumefazione soffice sotto le dita, della consistenza paragonabile ad un sacchetto pieno di vermicelli.

È necessario poi distinguere la natura di tale tumefazioni da altre affezioni che possono coinvolgere il testicolo: una buona prova è quella della transilluminazione che, posta una sorgente luminosa da un lato, mostra un impedimento al passaggio della luce (il varicocele risulterà opaco e non consentirà alla luce di oltrepassarlo).

Infine viene valutato il grado del varicocele:

  • il grado I è un varicocele che si presenta solo quando aumenta la pressione addominale (per esempio si può chiedere il paziente di gonfiare l’addome a glottide chiusa, oppure di compiere un colpo di tosse),
  • il grado II è un varicocele palpabile ma non visibile,
  • Il grado III è un varicocele visibile.

Generalmente esso risulta più apprezzabile a stazione eretta, mentre le forme secondarie risultano essere ben visibili anche a paziente supino.

In alcuni casi può essere necessario effettuare l’eco-color-doppler, ovvero un’indagine dei vasi con l’ultrasonografia, per capire il grado di ristagno del sangue oppure la presenza di un’ostruzione.

Infine la diagnosi si accompagnarsi ad una valutazione del testicolo: se alla palpazione esso risulta essere ridotto nel volume, potrebbe essere necessario valutare l’assetto ormonale del paziente e la sua capacità di procreare attraverso:

Intervento

Nella maggior parte dei casi il varicocele non richiede un trattamento; questo può essere necessario nei casi in cui:

  • comporti dolore o fastidio al paziente,
  • sia presente una riduzione del volume del testicolo,
  • vi sia una riduzione del numero di spermatozoi allo spermiogramma,
  • siano presenti altre condizioni che potrebbero compromettere la fertilità del paziente,
  • il varicocele sia bilaterale,
  • siano presenti segni e sintomi di ipogonadismo e ipoandrogenismo.

Per i varicoceli che si decide di trattare non ci sono prove unanimi in letteratura su quale sia il  trattamento migliore.

Tra le procedure più innovative troviamo l’embolizzazione percutanea della vena spermatica con scleroterapia: questa tecnica consiste nell’inserimento di un catetere vascolare attraverso la puntura cutanea di un grosso vaso. Una volta raggiunta la vena spermatica viene iniettata una soluzione irritante per il tessuto che riveste internamente la vena (endotelio) in modo da creare una cicatrice che faccia collabire il vaso. Tale procedura permette di

  • ridurre il tempo di ricovero del paziente,
  • avere una ripresa più rapida
  • e un minor dolore post intervento.

Tuttavia la sua riuscita richiede un operatore esperto e con l’utilizzo di questa tecnica le possibili complicanze sono maggiori.

Infine ricordiamo anche l’approccio classico, l’intervento chirurgico di legatura delle vene spermatiche (varicocectomia), che ha come obiettivo ridurre il reflusso sanguineo e il ristagno nelle vene del plesso. Oltre all’approccio tradizionale che prevede di sottoporre il paziente ad un classico intervento chirurgico con tempi di ricovero più lunghi e la presenza di maggior dolore post- operatorio, si sono affiancate altre due tecniche:

  • la laparoscopica, che riduce i tempi di ricovero
  • la microchirurgia, che presenta una minor frequenza di ricadute.

La recidiva, ovvero una nuova comparsa del varicocele, e le complicanze sono possibili in entrambe le tecniche. Vi può essere infatti un danneggiamento dell’asse vascolare con conseguente atrofia del testicolo e la formazione di un idrocele, ovvero un accumulo di liquido sieroso tra i diversi foglietti che rivestono il testicolo.

Nell’embolizzazione inoltre vi è anche la possibilità che il paziente sia allergico alla soluzione utilizzata o che questa provochi uno stravaso con danneggiamento dei tessuti circostanti.

Fonti e bibliografia

A cura della Dott.ssa Consuelo Basile, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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