Introduzione

Il West Nile Virus, chiamato anche Virus del Nilo occidentale, è un arbovirus appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, del genere Flavivirus.

Il virus fu isolato per la prima volta in Uganda nel 1937, ma ad oggi è possibile contrarre il West Nile Virus in tutti i continenti, compresa l’Europa. La maggior parte delle infezioni vengono registrate nei periodi estivi, soprattutto tra agosto e settembre.

L’infezione è trasmessa tipicamente dalle zanzare, che a loro volta si infettano quando si nutrono di uccelli portatori del virus. Più raramente il virus può essere trasmesso attraverso

  • trasfusioni di sangue,
  • trapianti di organi,
  • da madre a figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento.

Non sono invece stati descritti contagi diretti tra le persone.

Nella maggior parte delle infezioni le persone sviluppano pochi o nessun sintomo. Solo una minor parte dei soggetti infetti ha manifestazioni sintomatologiche, perlopiù lievi, tra cui

  • febbre,
  • mal di testa,
  • vomito
  • ed eruzione cutanee.

In meno dell’1% delle persone, soprattutto anziani e altri pazienti già debilitati, il West Nile Virus può causare malattie più gravi, tra cui encefaliti o meningiti, che possono arrivare a mettere in serio pericolo la vita del paziente.

La diagnosi è in genere basata su sintomi e analisi del sangue, mentre non esiste un vaccino umano o specifiche terapie contro il West Nile Virus. Il metodo più efficace per ridurre il rischio di infezioni è evitare le punture di zanzara, obiettivo perseguibile mediante

  • corrette bonifiche ambientali,
  • uso di repellenti per zanzare
  • e zanzariere.

Cause

Il West Nile virus è un arbovirus a RNA a filamento singolo, membro della famiglia Flaviviridae, del genere Flavivirus, famiglia che comprende anche il virus Zika, il virus della febbre di Dengue e il virus della febbre gialla.

Trasmissione e contagio

Il principale metodo di diffusione del West Nile Virus è la puntura di zanzara, in particolare del genere Culex. Anche gli uccelli selvatici svolgono un ruolo importante nella trasmissione, in quanto rappresentano il principale serbatoio del virus da cui le zanzare si infettano. Le zanzare, pungendo gli uccelli per nutrirsi, soprattutto passeriformi, aspirano il sangue infetto, e possono poi trasmetterlo mediante la puntura ad ogni altro animale, uomo compreso.

Il virus si preserva nell’ambiente mediante questo continuo passaggio tra le zanzare, che albergano il virus a livello delle ghiandole salivari, e gli uccelli, che rappresentano il principale serbatoio dell’infezione. In questo ciclo biologico i mammiferi infettati, come l’uomo, hanno solo un ruolo di ospite accidentale, in quanto la quantità di virus nel sangue non è sufficiente per infettare altre zanzare e amplificare il ciclo vitale del virus. Nonostante ciò, la carica virale è sufficiente in alcuni soggetti a sviluppare importanti conseguenze.

In seguito alla puntura della zanzara, il virus penetra nell’organismo dell’uomo e si replica inizialmente nelle cellule di Langerhans del derma; raggiunge quindi prima il sistema linfatico e in un secondo momento il circolo sanguigno. In questa fase, denominata viremia primaria, il virus si diffonde in tutti gli organi. Successivamente avviene una seconda gittata viremica, in cui il virus si replica in maniera esponenziale per una seconda volta. Questa fase viene chiamata viremia secondaria e permette al virus di distribuirsi ulteriormente e più efficacemente in qualsiasi sistema o apparato dell’organismo.

Altre modalità di trasmissione meno frequenti avvengono attraverso trasfusioni di sangue, trapianti di organi e da madre a figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento. Dal 2003, le banche del sangue controllano la presenza del virus tra i loro donatori, per cui la trasmissione mediante trasfusioni è ad oggi estremamente infrequente.

Fattori di rischio

I fattori di rischio possono essere suddivisi in due grandi categorie: i fattori di rischio che aumentano la probabilità di essere punti da una zanzara in grado di trasmettere il West Nile Virus e i fattori di rischio che predispongono lo sviluppo della forma severa della malattia.

Nel primo gruppo possiamo trovare

  • stagione dell’anno (è più probabile essere punti nei mesi estivi, circa da giugno a settembre),
  • frequentazione di aree non bonificate per le zanzare,
  • trascorrere molto tempo all’aperto (ad esempio per lavoro).

I fattori di rischio che aumentano il rischio di sviluppare la forma severa della malattia sono invece

  • età avanzata,
  • sesso maschile,
  • ipertensione,
  • diabete,
  • stato di immunodepressione, che a sua volta può essere determinato ad esempio da
    • HIV/AIDS,
    • tumore e cura con chemioterapia,
    • pazienti trapiantati,
    • pazienti in terapia con immunosoppressori e glucocorticoidi,
  • mutazione del gene CCR5.

Sintomi

Il periodo di incubazione per il West Nile Virus, ossia il tempo che intercorre tra l’esposizione al batterio e la comparsa dei sintomi, è in genere compreso tra 2 e 15 giorni.

La maggior parte delle persone infette dal West Nile virus non sviluppa alcun sintomo. Solo una piccola parte, circa il 20% dei soggetti, risulta sintomatico e sviluppa una malattia sistemica simil influenzale chiamata comunemente febbre di West Nile.

Quando presenti, i sintomi più comuni dell’infezione da West Nile virus sono

possono manifestarsi anche sintomi gastrointestinali, tra cui

Meno di un terzo dei pazienti sviluppa anche un’eruzione cutanea eritematosa, maculo-papulare e più pronunciata alle estremità.

Generalmente questi sintomi scompaiono in una settimana circa e sono difficilmente distinguibili da una comune influenza o sindrome para-influenzale.

Le forme più gravi dell’infezione da West Nile Virus si presentano in meno dell’1% delle persone infette, soprattutto soggetti anziani, debilitati e immunocompromessi, e si possono manifestare in molte modalità, la maggior parte delle quali in grado di coinvolgere il sistema nervoso centrale. Le più importanti sono:

  • Encefalite da West Nile virus (infiammazione del tessuto cerebrale): È la manifestazione neuro invasiva più comune. Si presenta con sintomi simili ad altre encefaliti virali con
    • febbre,
    • mal di testa,
    • nausea e vomito,
    • alterazione dello stato di coscienza,
    • debolezza muscolare,
    • paralisi flaccida,
    • ipo-reflessia.
  • Meningite da West Nile virus (infiammazione delle meningi), che di solito si manifesta con
    • febbre,
    • mal di testa,
    • rigidità del collo,
    • alterazione dello stato di coscienza.
  • Meningoencefalite da West Nile virus (infiammazione sia del tessuto cerebrale (encefalite) che delle meningi (meningite)). Si manifesta con una combinazione delle due entità cliniche ed è in genere una forma più grave dell’encefalite o della meningite considerate singolarmente.
  • Poliomielite da West Nile virus: Sindrome che si manifesta con una paralisi flaccida acuta. È meno comune delle encefaliti e delle meningiti da West Nile. Si manifesta con una debolezza o una paralisi degli arti inferiori in maniera asimmetrica (diversamente a destra e sinistra) in assenza di perdita della sensibilità. Talora la paralisi può essere preceduta da dolore e solitamente non sono presenti febbre, mal di testa altri sintomi comuni delle forme neuro invasive. Può in alcuni casi coinvolgere anche i muscoli respiratori e causare un’insufficienza respiratoria potenzialmente mortale.
  • Paralisi reversibile da West Nile virus – si manifesta in maniera simile alla poliomielite da West Nile virus, ma in questo caso la prognosi e il recupero sono eccellenti.
  • Manifestazioni non neurologiche dell’infezione da West Nile virus. Si verificano molto più raramente rispetto alle forme neurologiche e includono
    • epatite fulminante,
    • pancreatite,
    • miocardite,
    • rabdomiolisi,
    • orchite,
    • nefrite,
    • neurite ottica,
    • aritmie cardiache,
    • corio-retinite.

Diagnosi

La diagnosi si basa principalmente sui sintomi clinici e sull’anamnesi del paziente.

Importanti indizi per la diagnosi possono derivare dall’analisi dei luoghi visitati dal paziente (aree endemiche o meno), dalle attività che ha svolto e da una recente storia di puntura di zanzara associata a una sindrome simil-influenzale acuta.

La conferma diagnostica di infezione da West Nile virus viene generalmente ottenuta mediante test laboratoristici del sangue o, in casi specifici, del liquido cerebrospinale del paziente, in cui vengono ricercati gli anticorpi specifici contro il West Nile virus. In alternativa, può essere ricercato direttamente l’RNA virale nei campioni prelevati, mediante tecniche di nuova generazione come la PCR.

Cura

Non esiste una terapia specifica per l’infezione West Nile virus, ma nella maggior parte dei casi i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o qualche settimana senza lasciare danni permanenti. Per alleviare il mal di testa e i dolori muscolari, possono essere utilizzati i comuni antidolorifici come l’aspirina o il paracetamolo.

Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove viene effettuata una cura di supporto con somministrazione di liquidi endovena e ossigeno. Nuovi studi su modelli animali suggeriscono che potrebbe essere utile nei pazienti critici l’utilizzo di immunoglobuline specifiche contro il West Nile virus.

Prevenzione

Ad oggi non è disponibile un vaccino per il West Nile virus.

Il modo migliore per prevenire il contagio da West Nile virus è mettere in pratica semplici misure di protezione personale contro le punture di zanzara. Tra le più importanti ricordiamo

  • Uso di repellenti per zanzare da applicare sulla pelle esposta. I repellenti più efficaci contengono DEET (dietiltoluamide) e picaridina.
  • Quando si utilizza la protezione solare, si consiglia di applicare prima la protezione solare e poi il repellente.
  • È inoltre consigliato di lavare il repellente dalla cute alla fine della giornata prima di andare a letto.
  • Indossare magliette o camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi, calze e cappelli per coprire la cute esposta. Per una maggiore sicurezza, possono essere applicati i repellenti per zanzare anche sopra gli indumenti.
  • È possibile applicare i repellenti anche su tende, zanzariere e altri attrezzi per diminuire ulteriormente il rischio di puntura. In questi casi, è possibile utilizzare anche la Permetrina, che non è invece indicata nell’uso diretto sulla pelle.
  • Alloggiare in luoghi climatizzati, ben schermati e dormire sotto una rete da letto trattata con repellenti. Si presti attenzione che le reti del letto siano correttamente infilate sotto i materassi, in modo da non permettere il passaggio delle zanzare.

 

A cura del Dr. Alberto Carturan

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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