Emogasanalisi: valori normali ed interpretazione

Valori Normali

Parametro Sigla Valori di riferimento Diminuzione Aumento
Concentrazione di ioni idrogeno H+ 35–45 nmol/L
Concentrazione di ioni bicarbonato HCO3- 21–30 mEq/L (o 21-28 mmol/L)[1]
Eccesso di basi da −2 a +2 mmol/L[1]
Acidità pH 7,38-7,42[1] acidosi alcalosi
Pressione parziale di ossigeno pO2 o PaO2 80-100 mmHg (o 11-13 kPa)[1] ipossiemia iperossiemia
Saturazione di ossigeno SAT 93-97%[1]
Contenuto totale di ossigeno O2CT 17-21 vol%[1]
Pressione parziale di anidride carbonica pCO2 o PaCO2 35-45 mmHg (o 4.7-5.9 kPa)[1] ipocapnia ipercapnia
Concentrazione dell'anidride carbonica TCO2 21-30 mmol/L o mEq/L[1] ipocapnia ipercapnia
Emoglobina Hb 13.5-17.5 g/dL (o 8.4-10.9 mmol/L) nel maschio[1] / 12.0-16.0 g/dL (o 7.4-9.9 mmol/L) nella femmina[1] anemia
Ematocrito Htc 41.0-53.0% nel maschio[1] / 36.0-46.0% nella femmina[1]
Concentrazione di sodio Na+ 136-145 mmol/L o mEq/L[1] iposodiemia ipersodiemia
Concentrazione di potassio K+ 3.5-5.0 mmol/L o mEq/L[1] ipokaliemia o ipopotassiemia iperkaliemia o iperpotassiemia
Concentrazione di calcio ionizzato Ca2+ 1.1-1.4 mmol/L (o 4.5-5.6 mg/dL)[1] ipocalcemia ipercalcemia
Concentrazione di cloro Cl- 98-106 mmol/L o mEq/L[1] ipocloremia ipercloremia

Fonte: Wikipedia

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all'altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Descrizione

L’emogasanalisi (o emogas) è un esame condotto sul sangue prelevato da un’arteria (mentre normalmente gli esami del sangue vengono effettuati sul sangue venoso); permette la misurazione della concentrazione di specifici gas (come ossigeno e anidride carbonica) disciolti nel torrente circolatorio.

Tecnicamente si procede al prelievo di sangue dall’arteria radiale del polso o dall’arteria femorale all’inguine, anche se talvolta possono essere usati anche altri punti di prelievo.

I parametri analizzati sono:

  • pH del sangue,
  • quantità/pressione di ossigeno (O2),
  • quantità/pressione di anidride carbonica (CO2)
  • e talvolta la saturazione di ossigeno (SaO2).

Queste informazioni possono essere di fondamentale importanza nella gestione del paziente con difficoltà respiratoria e/o in condizioni critiche ed è infatti uno dei test più utilizzati nei reparti di terapia intensiva.

I globuli rossi si occupano del trasporto di ossigeno e anidride carbonica in tutto il corpo ed in particolare:

  • prelevano l’ossigeno dai polmoni e lo portano a ogni cellula dell’organismo,
  • dove lo scambiano con l’anidride carbonica per riportarla ai polmoni

in un ciclo continuo che dura tutta la vita.

Quando i globuli rossi passano attraverso i polmoni, l’ossigeno fluisce nel sangue mentre l’anidride carbonica fuoriesce: l’emogasanalisi è in grado di determinare quanto sia efficace questo scambio.

Uno squilibrio relativo alla concentrazione dell’ossigeno, dell’anidride carbonica e dei livelli di pH del sangue può indicare la presenza di alcune condizioni patologiche urgenti, tra cui:

L’esame serve per valutare la funzionalità polmonare e individuare eventuali squilibri acido-base che potrebbero essere sintomo di malattie di tipo

  • respiratorio,
  • metabolico
  • o renale.

Il valore del pH del sangue è un parametro critico per l’organismo, che si avvale di fini meccanismi (facenti capo principalmente a polmoni e reni) per mantenerlo costantemente in un ristrettissimo range di normalità (7,35 – 7,45), perché la presenza di valori

  • troppo elevati, cioè basici, determinerebbero uno stato di alcalosi per l’organismo,
  • troppo bassi, cioè acidi, determinerebbero uno stato di acidosi.

Il processo di scambio ossigeno-anidride carbonica che avviene a livello polmonare è strettamente legato al pH del sangue:

  • se la quantità di anidride carbonica e di altre sostanze acide aumenta, il pH diminuisce, cioè il sangue diventa più acido;
  • se la quantità di anidride carbonica o di altre sostanze basiche (come lo ione bicarbonato HCO3) diminuisce , il pH aumenta (cioè il sangue diventa più basico).

Gli attuali strumenti permettono inoltre di misurare la concentrazione di numerosi altri parametri (lattato, emoglobina, elettroliti, …).

Interpretazione

I risultati dell’emogasanalisi da soli non hanno valore diagnostico, vengono invece usati insieme a quelli di altri esami per valutare i problemi respiratori, metabolici o renali. Per esempio in presenza di un valore di concentrazione dell'ossigeno insufficiente non è possibile capire, senza ulteriori informazioni, se la causa risieda a livello cardiaco, polmonare o altro.

Un esito anomalo può indicare che:

  • il paziente non riceve ossigeno a sufficienza,
  • il paziente non riesce a smaltire una quantità sufficiente di anidride carbonica,
  • la funzionalità renale è compromessa.

Gli altri componenti dell’emogasanalisi (pH, PaCO2, HCO3-) sono tutti collegati e i risultati devono essere quindi valutati nel complesso. Alcune combinazioni di risultati, se anomale, indicano che l’acidosi o l’alcalosi sono causate da determinate patologie, tra cui ricordiamo:

  • Acidosi respiratoria, caratterizzata da un pH ematico basso e dalla pressione parziale dell’anidride carbonica più alta del normale. È causata da depressione respiratoria, cioè da una situazione in cui viene assunta una quantità insufficiente di ossigeno e non viene espulsa la giusta quantità di anidride carbonica. Le cause principali sono:
    • polmonite,
    • broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO),
    • sedazione da narcotici,
    • asma,
    • ostruzione delle vie aeree.
  • Alcalosi respiratoria, caratterizzata dall'aumento del pH e dalla diminuzione della pressione parziale dell’anidride carbonica. Le cause più probabili sono:
    • iperventilazione,
    • dolore,
    • stress emotivo,
    • ansia,
    • trauma cerebrale,
    • polmonite,
    • alcuni farmaci,
    • alcune malattie polmonari che interferiscono con lo scambio gassoso.
  • Acidosi metabolica, caratterizzata da un pH basso e dal bicarbonato basso: il sangue diventa troppo acido per garantire un corretto funzionamento del metabolismo e dei reni. Tra le cause dell’acidosi metabolica ricordiamo:
  • Alcalosi metabolica, caratterizzata dal pH alto e dal bicarbonato basso. È tipica di:
    • ipocaliemia (potassio basso),
    • vomito protratto (perdita di acidi dallo stomaco),
    • insufficienza cardiaca,
    • cirrosi,
    • overdose di bicarbonato di sodio (assunto per esempio come antiacido).

Se non vengono curati, questi disturbi possono dare origine a squilibri potenzialmente fatali; il medico può quindi intervenire non solo per ristabilire il normale equilibrio acido-base, ma anche per risolverne la causa.

Fonte: LabTestOnLine

Fattori che influenzano l'esame

  • I risultati dell’emogasanalisi dipendono dall’altitudine a cui è eseguito l’esame, perché ad altitudini maggiori la quantità di ossigeno nel sangue diminuisce.
  • In caso di alterazione della temperatura corporea, soprattutto in caso di ipotermia (bassa temperatura) i risultati potrebbe venire alterati.
  • Una malattia che possa interferire sulla gestione dell'ossigeno nel sangue (per esempio una grave anemia o la policitemia vera) possono influire sui risultati.
  • Se il sangue è prelevato da un catetere, i risultati dell’esame devono essere valutati con particolare attenzione.
  • Il pH può aumentare in caso di assunzione di sodio bicarbonato.
  • Fumare prima dell'esame può alterarne l'esito.

Quando viene richiesto l'esame

L'emogasanalisi fornisce una misurazione precisa dei livelli di ossigeno e anidride carbonica nel corpo e questo può aiutare il medico a capire la salute di reni e polmoni; l'esame viene quindi prescritto se il paziente presenta i sintomi di uno squilibrio tra ossigeno e anidride carbonica o di uno squilibrio nel pH, ad esempio:

Il medico o lo specialista potrebbe richiedere l'esame anche in caso di sospetto o monitoraggio di:

Altre condizioni in cui può risultare utile:

  • paziente che fa uso di ossigeno, per monitorare l'efficacia della terapia;
  • paziente in anestesia generale prolungata, durante interventi particolarmente lunghi e delicati, per monitorare la funzione respiratoria.

Preparazione richiesta

Di solito non è necessaria alcuna preparazione tuttavia, se il paziente è in ossigenoterapia, questo può essere spento per 20-30 minuti prima del prelievo, a meno che questo non sia possibile senza mettere in pericolo la vita del paziente o nelle situazioni in cui il medico voglia controllare se la terapia è efficace.

Viene quasi sempre usato il sangue arterioso perchè il sangue venoso periferico, ad esempio quello prelevato da una vena del braccio, non serve quando si desideri capire la concentrazione dell’ossigeno (è sangue che ritorna verso il cuore, quindi povero di ossigeno); il sangue arterioso trasporta l’ossigeno in tutto l’organismo, mentre quello venoso raccoglie i prodotti di scarto dai polmoni e dai reni, quindi le quantità di gas e il pH sono diversi nei due tipi di sangue.

In alcuni casi, ad esempio nei neonati e nei bambini, viene invece raccolto il sangue intero prelevato dal tallone e/o dal cordone ombelicale.

Il campione di sangue arterioso di solito viene prelevato dall'arteria radiale, all'altezza del polso, in corrispondenza del punto su cui di norma si appoggiano le dita per sentire il battito, oppure dall'arteria femorale a livello dell'inguine.

Il prelievo è leggermente più doloroso dei normali prelievi del sangue, le arterie si trovano a maggior profondità, per questo viene spesso utilizzato un anestetico locale per ridurre il disagio del paziente.

Prima del prelievo viene effettuato il test di Allen, per accertarsi che la circolazione nel polso sia adeguata: durante il test vengono compresse sia l’arteria radiale sia l’arteria ulnare (le due arterie del polso), poi vengono rilasciate a turno per vedere se la mano riacquista il colore normale quando il sangue riaffluisce al suo interno. Se una delle mani non riacquista il colore, si prova con l’altra. Il sangue può anche essere prelevato dall'arteria brachiale all'altezza del gomito o dall'arteria femorale all'altezza dell’inguine, ma per questi tipi di prelievo il personale del laboratorio deve essere specificatamente preparato.

Nei neonati che hanno problemi respiratori subito dopo la nascita, il sangue può essere prelevato sia dall'arteria che dalla vena ombelicale, per poi  essere sottoposto ad esami separati.

Dopo il prelievo dall'arteria, la zona del prelievo deve essere compressa per almeno 5 minuti. L’arteria, diversamente dalle vene, pompa il sangue, quindi ci vorrà un po’ di pazienza prima che il punto del prelievo smetta di sanguinare. Se il paziente assume anticoagulanti o aspirina, il punto di prelievo sanguinerà per 10-15 minuti. L’infermiere verificherà che la zona abbia smesso di sanguinare e benderà il polso. La benda dovrà invece essere tenuta per almeno un’ora.

Per l’emogasanalisi può anche essere usato il sangue proveniente da un catetere, ad esempio nel caso di pazienti portatori di cateteri cardiaci o che abbiano subito un trapianto, ma in questo caso i risultati dell’esame richiedono la consapevolezza di come sia stato prelevato il sangue perché potenzialmente influenzati da questo.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


Commenti, segnalazioni e domande

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  1. Anonimo -

    Devo effettuare l’emogasanalisi giovedi ma sono raffreddata e ho la tosse. Posso farlo ugualmente? Grazie

    1. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      Se ci sono difficoltà di respirazione il medico potrebbe consigliare di rimandare.

  2. Anonimo -

    Salve dottore, ho comprato un pulsossimetro per mio nonno che porta l’ossigeno, volevo sapere, come mai alcune volte il pulsossimetro segna 90 di saturazione 89, eppure io non ho questi problemi.
    La rigranzio
    saluti

    1. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      Mi perdoni, ma non ho capito.

    2. Anonimo -

      Il pulsossimetro segna alcune volte 89,90 ma io non ho problemi di respiro, ecco la mia domanda

    3. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      Verifichi di posizionarlo correttamente, magari con l’aiuto del medico.

  3. Anonimo -

    Salve sono in iperventilazione da 2 giorni, fatico a concentrarmi, i valori emogas sono ph alto, pco2 basso, so2 alto, fcohb alto, ccl- alto, in ospedale non han capito, domani cambio ospedale, ho poco fiato e i battiti sono 45, pressione 75 115.
    Attendo cortese risposta grazie.

    1. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      Mi dispiace, ma temo che sia una situazione al di là delle mie competenze.

  4. Anonimo -

    A mio marito è stato richiesto l’emogasanalisi dal pneumologo per stabilire se affetto da disturbo ostruttivo del sonno.
    Oggi abbiamo ritirato il referto e i risultati sono questi:
    PH 7,45
    PCO2. 45
    PO2. 86
    IONE BICARBONATO. 31,30
    BASI IN ECCESSO 6,40
    SATURAZIONE DI OSSIGENO. 98,40
    Dai valori di riferimento ho notato che alcuni valori sono sballati.Mi saprebbe dire il significato di questi valori e cosa comporta il fatto che non rientrino nei valori normali . Grazie

    1. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      Mi dispiace, ma in questi casi non mi sento di esprimere giudizi.

  5. Anonimo -

    Sono un paziente OLT, faccio ossigenoterapia a domicilio per 18 ore al giorno, ho preso l’abitudine di misurarmi in continuazione la saturazione e noto che affinché faccio uso dell’ossigeno la saturazione è del 97%, quando resto più di un’ora scende fino 85-87-88-anche 90 ma non va più di li! Ho paura che se dovesse scendere di più (potrei andare in coma?), E’ il caso di chiedere di aumentare le ore di ossigeno? Magari da 18 a 24 ore al dì. Vorrei chiedere ancora: con quale percentuale si rischia il coma?

    1. Anonimo -

      Dott. Guido Cimurro.
      La ringrazio del tempo che si prende per dare delle risposte ad uno come me che non conosce nemmeno.
      Non sono uno che si ossessiona delle cose lo faccio solo per saperne di più, poiché sono stato ricoverato più volte ed ho tutti i risultati dell’emogasanalisi che confronto con la saturazione che mi da il saturimetro. Lei ha scritto al punto 2. 55% (fonte
      e di seguito c’è un sito, sono andato al sito e non ho potuto leggere nulla perché è tutto scritto in inglese. Vorrebbe cortesemente tradurmi quel 55% (fonte: che vuol dire? Alla precedente domanda non Le avevo detto che ha anche il cuore polmonare cronico.

    2. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      Chiedo scusa, a volte per motivi di tempo sono troppo sintetico.

      Il 55% è la risposta alla sua seconda domanda, ossia “con quale percentuale si rischia il coma?”. Le ho linkato il sito da cui ho prelevato l’informazione, perchè non ricordavo la risposta a memoria ed in questi casi preferisco quindi includere la fonte.

    3. Anonimo -

      Grazie della Sua disponibilità, immagino il 55% di saturazione?

    4. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      Esatto.

  6. Anonimo -

    sito molto ben fatto ed esaustivo.

  7. Anonimo -

    E’ la prima volta che consulto questo sito e mi associo al parere dell’utente Bruna 42.

    1. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      Grazie di cuore!

  8. Anonimo -

    Ho dolore dietro la schiena ZONA POLMONI E MI FA MALE LA SPALLA SNISTRA HO QUALCOSA DI BRUTTO

    1. Dr. Guido Cimurro (farmacista) -

      L’unico modo per una diagnosi certa è la visita medica.

      Età?

  9. Anonimo -

    Salve. Volevo chiederer una cosa:una saturazione ossigeno a 100 é un valore normale, ma vale sempre? Cioé, se soffrissi di qualche patologia respiratoria/allergia ecc, il valore sarebbe più basso sempre? (Valori costantati due volte al pronto soccorso).

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo) -

      Tra 98 e 100 è un valore del tutto normale; la saturazione si abbassa in condizioni piuttosto gravi, si possono avere quadri respiratori con saturazione normale, dipende dai casi e appunto dalla gravità del quadro clinico.

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