Iperglicemia: sintomi, valori pericolosi e cosa fare

Definizione

Con il termine iperglicemia si indica una condizione clinica caratterizzata da un innalzamento del valore di zucchero (glicemia) nel sangue a digiuno superiore a 100-110 mg/dL (la piccola variabilità è legata alla fonte consultata). Il prelievo di sangue va effettuato dopo un digiuno di almeno 8 ore, quindi solitamente al mattino.

Può essere utile ricordare che la diagnosi di diabete si pone per valori pario superiori a 126 mg/dL a digiuno, oppure valori pari o superiori a 200 mg/dL in qualsiasi momento della giornata, se associata a sintomi caratteristici della malattia (in entrambi i casi è tuttavia richiesta la ripetizione dell’esame a scopo di verifica).

Quali valori sono pericolosi?

A questa domanda è difficile dare una risposta certa, perché entrano in gioco variabili soggettive ed altri fattori; per fornire alcuni punti di riferimento è tuttavia possibile dire che:

  • a lungo termine il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari aumenta in modo proporzionale ai valori di glicemia basale, secondo alcuni autori già a partire da valori pari a 80 mg/dL;
  • a breve termine, ovvero nell’immediato, i sintomi legati alla condizione di iperglicemia tendono a comparire per valori superiori a 250/300 mg/dL (quando subentra il rischio di chetoacidosi diabetica), diventando pericolosi per la vita a circa 600 mg/dL dove richiedono assistenza ospedaliera immediata.

Cause

La causa più comune di iperglicemia è il Diabete Mellito, una malattia metabolica a decorso cronico, non guaribile, classificato in

  • Tipo 1
  • Tipo 2

Nel Diabete Mellito di tipo 1 (in passato anche noto come diabete giovanile o insulino-dipendente) l’iperglicemia si sviluppa perché le cellule del pancreas deputate alla produzione di insulina (le cellule beta) sono distrutte irreparabilmente dal sistema immunitario deputato alla difesa dell’organismo, a causa di una reazione di tipo autoimmunitario. L’insulina, dunque, non è più prodotta e viene a mancare all’organismo il principale ormone regolatore che abbassa i livelli di glicemia quando questa si innalza nel sangue oltre la norma.

Nel Diabete Mellito di tipo 2, il più comune (tipico delle persone di età avanzata, ma oggi molto più comune anche nei giovani adulti a causa del peggioramento dello stile di vita), l’insulina è prodotta in scarse quantità dal pancreas per cause ancora sconosciute oppure non svolge correttamente la sua azione regolatrice a causa di una ridotta sensibilità all’insulina da parte delle cellule dell’organismo. Ne consegue che le cellule non catturano il glucosio, che si mantiene alto nel sangue.

Esiste un terzo tipo di diabete, detto diabete gestazionale, perché può interessare alcune donne in gravidanza che possono presentare un temporaneo aumento della glicemia nel sangue.

Oltre al diabete, ci sono altre cause più rare di iperglicemia, ad esempio:

  • Assunzione di alcuni farmaci come
    • Cortisone e corticosteroidi
    • Antidepressivi triciclici
    • Diuretici
    • Beta-bloccanti
    • Niacina
    • Ormone della crescita
    • Pentamidina
    • Inibitori della proteasi
    • Adrenalina
    • Pillola anticoncezionale
    • Terapia ormonale sostitutiva
    • Litio
    • Asprina
  • Interventi chirurgici
  • IMA (infarto miocardico acuto)
  • Ictus
  • Infezioni
  • Pancreatite
  • Malattie renali
  • Malattie metaboliche (Sindrome di Cushing, acromegalia, ipertiroidismo, …)
  • Abitudini alimentari scorrette, come diete ricche di carboidrati, oppure una scarsa o assente attività fisica, possono associarsi ad un elevato valore di glicemia temporaneo.

Glicemia e stress

Si noti che anche lo stress, in qualsiasi sua forma, può essere causa di un aumento temporaneo dei valori; è ad esempio naturale rilevare un aumento dei valori sia in conseguenza di eventi acuti e gravi (come infarto e ictus), sia per forme organiche più comuni (come infezioni e febbre), sia in risposta a stress psicologici.

L’entità dell’incremento è variabile secondo vari fattori propri della persona e della risposta infiammatoria, ma è opinione generale che per questa ragione la diagnosi di diabete non possa avvenire in concomitanza di una di queste condizioni.

Sintomi

Infografica sui sintomi dell'iperglicemia

iStock.com/VectorMine

Un paziente con iperglicemia può non manifestare sintomi, a meno che tale condizione non persista ed il paziente diventi diabetico.

L’iperglicemia si manifesta innanzitutto con 3 sintomi tipici (le cosiddette 3 P), ossia il paziente:

  • Ha un’aumentata necessità di bere (Polidpsia)
  • Urina più del solito nel corso della giornata (Poliuria): si noti che aumenta il volume di urina prodotto e, solo come conseguenza, la frequenza di minzione)
  • Ha una sensazione costante di fame (Polifagia)

Altri disturbi comprendono:

Pericoli

Un valore molto alto di glicemia, specie se si verifica repentinamente oppure resta alto a lungo, come ad esempio a causa di una mancata aderenza alla terapia anti-diabetica, può essere un evento così grave da mettere in pericolo la vita del paziente, sia sul lungo che sul breve termine.

Organi come il cuore, i reni, gli occhi, il cervello od i vasi sanguigni possono andare in sofferenza a causa di valori di glicemia persistentemente elevati nel sangue (complicazioni a lungo termine).

I pericoli più immediati riguardano invece il rischio di sviluppo di:

  • Chetoacidosi diabetica
  • Sindrome iperosmolare

La chetoacidosi diabetica è una condizione clinica grave, che può insorgere in pazienti con Diabete Mellito (specialmente nel tipo 1) con i sintomi tipici dell’iperglicemia, cui si associa:

e nei casi più gravi, perdita di coscienza, edema cerebrale acuto e morte

Può esserci febbre per la maggiore suscettibilità alle infezioni (in particolare da Candida Albicans).

La causa di questa complicanza è dovuta ad una ridotta produzione di insulina da parte del pancreas; se manca l’insulina, o se questa è scarsa, non  può avvenire il fisiologico passaggio di glucosio dal sangue alle cellule (che utilizzano il glucosio come fonte di energia per il fabbisogno metabolico di tutte le attività del nostro organismo o, in alternativa lo immagazzinano sotto forma di glicogeno da utilizzare in un secondo momento, a seconda delle necessità).

In mancanza di glucosio le cellule sono costrette ad utilizzare altre fonti di energia per sopravvivere, ovvero amminoacidi (prodotti dalla distruzione delle proteine) e lipidi (grassi): la degradazione di questi componenti causa la produzione di alcuni composti chiamati chetoni che, una volta riversati nel sangue, lo rendono più acido.

Gli esami del sangue e delle urine consentono una rapida diagnosi della chetoacidosi perché vanno a misurare alti livelli di chetoni ed acidi.

La sindrome iperosmolare è una complicanza del Diabete Mellito di tipo 2 che può manifestarsi con:

La causa è la disidratazione estrema che si genera a causa di uno stato persistente di iperglicemia con sintomi tipici, con aumento della diuresi giornaliera non più bilanciata da un sufficiente introito di acqua.

Diagnosi

La diagnosi dell’iperglicemia prevede un esame del sangue, che mostrerà un elevato valore di glicemia (superiore a 100-110 mg/dL).

A seconda del valore numerico risultato dall’analisi è possibile porre diagnosi di:

  • alterata glicemia a digiuno, per valori compresi tra 100 e 125 mg/dL
  • diabete mellito, per valori pari o superiori a 126 mg/dL (la diagnosi richiede la conferma ottenuta con una seconda valutazione, in un giorno diverso).

L’alterata glicemia a digiuno viene considerata una condizione pre-diabetica, seppure reversibile, perché una sua cronicizzazione può evolvere in diabete.

Talvolta il medico può richiedere anche

Questi esami sono indicati nelle persone che manifestano sintomi riconducibili ad una condizione di iperglicemia, specie se hanno parenti affetti da diabete (la familiarità è infatti nota come uno dei fattori di rischio per lo sviluppo del diabete, insieme alla sedentarietà, ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia ed obesità).

Questi esami sono utili non solo ai fini diagnostici, ma anche nel monitoraggio della malattia diabetica e quindi al medico (generalmente il diabetologo o un medico internista) per valutare l’efficacia della terapia prescritta o un eventuale scompenso della malattia diabetica che potrebbe associarsi a complicanze anche gravi (quando sussista il dubbio di chetoacidosi diabetico può inoltre essere richiesta la ricerca di chetoni in sangue e/o urine.).

Cosa fare

Qualora l’iperglicemia è causata dal diabete è bene rivolgersi ad un medico specialista (internista o diabetologo) per iniziare da subito una terapia.

I pazienti con Diabete Mellito di tipo 1 devono essere sottoposti quotidianamente ad iniezioni sottocute di insulina per tutta la vita.

I pazienti con Diabete Mellito di tipo 2 sono inizialmente curati con dieta ed esercizio fisico regolare. Solo una piccola percentuale di casi, tuttavia, ottiene un mantenimento della glicemia entro valori normali con un corretto stile di vita. Per tale motivo a quasi tutti i pazienti il medico prescrive una terapia medica personalizzata con ipoglicemizzanti orali, in compresse, quali:

  • Biguanidi (metformina)
  • Tiazolidinedioni
  • Agonisti del recettore GLP-1
  • Inibitore della DPP-4
  • Inibitori dell’alfa-glucosidasi

In alcuni casi può essere prescritta insulina sottocute a pazienti affetti da diabete tipo 2, in associazione alla terapia medica orale.

Ogni paziente viene educato dal proprio diabetologo a condurre uno stile di vita sano, per evitare picchi glicemici che potrebbero esser causa di complicanze anche gravi. Ogni paziente diabetico sa che deve:

  • assumere correttamente la terapia medica prescritta
  • seguire un piano alimentare consigliato dal medico
  • effettuare periodicamente controlli diabetologici.

Nel paziente diabetico sono di norma considerati accettabili i seguenti valori glicemici:

  • 90-130 mg/dL prima di pranzo o di cena
  • inferiore a 180 mg/dL dopo un pasto.

Se l’iperglicemia è provocata da altre cause, questa vanno corrette ove possibile.

Cosa fare subito

L’unica strategia terapeutica per abbassare rapidamente un elevato valore di glicemia è la somministrazione di insulina, che tuttavia deve avvenire dietro stretto controllo medico per evitare altrettanto pericolose crisi ipoglicemiche (valori troppo bassi di glicemia).

Dieta

Per migliorare una condizione di iperglicemia è fondamentale mangiare bene e rivolgersi ad un nutrizionista, che potrà formulare un piano alimentare ad hoc in base alle caratteriste del paziente; sono controindicati approcci empirici o diete fai da te, così come comportamenti pratiche quali mangiare  troppo poco, saltare i pasti o ancora eliminare definitivamente dalla dieta alcuni cibi (fanno eccezione gli alimenti cosiddetti junk-food, come bibite dolci, cibi ultraprocessati, …).

È raccomandato, invece, consumare pasti regolari con porzioni equilibrate di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali, prediligendo alimenti ricchi di fibra e poveri di grassi saturi.

In generale alcuni cibi sono considerati nemici della glicemia perché ad alto indice glicemico, e andrebbero consumati con moderazione, come:

  • Pane bianco
  • Pasta
  • Biscotti
  • Cracker
  • Grissini
  • Patate
  • Riso non integrale
  • Legumi decorticati
  • Frutta (anguria, banane, uva, cachi, fichi)
  • Frutta sciroppata
  • Marmellate
  • Dolciumi
  • Merendine
  • Carni grasse
  • Bibite zuccherate
  • Alcool

Tra i cibi invece amici della glicemia, cioè a basso contenuto glicemico, ci sono:

  • Cereali e derivati (pane, pasta) integrali
  • Legumi interi
  • Frutta (mele, pere, pompelmo, mirtilli, fragole, arance, nespole, albicocche, pesche, pomodori, limoni, lime) se consumate con moderazione
  • Yogurt magro
  • Ricotta e formaggi magri
  • Verdure a foglia larga (cavolo riccio, lattuga, rucola, spinaci, cime di rapa, broccoli, asparagi)
  • Mandorle
  • Cacao amaro
  • Semi (di sesamo, girasole, chia, zucca, canapa)
  • Pesce
  • Carni magre
  • Avena

Prevenzione

Alcune semplici regole possono essere utile a tutti per mantenere la glicemia entro valori normali, come:

  • non eccedere a tavola
  • evitare cibi e bevande zuccherate
  • consumare alcool con moderazione
  • praticare una regolare attività fisica
  • tenere sotto controllo il peso
  • tenere sotto controllo la pressione arteriosa ed i valori di colesterolo e trigliceridi nel sangue
  • non fumare

Bibliografia

  • Principi di Medicina Interna – Harrison

 

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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