Trigliceridi alti, bassi e rischi correlati

Valori Normali

Età (anni) Valori desiderabili (mg/dl) Valori Limite (mg/dl) Valori Alti (mg/dl) Valori molto Alti (mg/dl)
Adulti Inferiore a 150 Tra 150 e 199  Tra 200 e 499 500 o più
Da 2 a 17 Minore di 90  Tra 90 e 129 130 o superiori

Fonte: ISS e National Cholesterol Education Program

Nei laboratori italiani spesso si riporta 180 come valore massimo, mentre le ultime linee guida europee suggeriscono di ricorrere alla somministrazione di Omega 3 nel caso di valori compresi tra 135 e 499 per pazienti già in trattamento per valori di colesterolo alto.

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all'altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Descrizione

Verificare periodicamente la pressione arteriosa ed i valori di colesterolo totale è utile per monitorare il proprio rischio cardiovascolare, ma a questi esami dovrebbe essere aggiunto anche il controllo dei trigliceridi, un particolare tipo di grasso.

A seguito di un pasto l’organismo converte le calorie non utilizzate proprio in trigliceridi, per poi immagazzinarli in specifiche cellule deputate a funzione di riserva energetica e rilasciate in caso di necessità tra un pasto e l’altro.

Come per altri valori del profilo lipidico, un’eccessiva quantità circolante aumenta il rischio di malattie cardiovascolari (in particolare per le coronarie): uno dei principali meccanismi che causa l’aumento dei valori di trigliceridemia è mangiare più calorie del necessario, è quindi chiaro che una verifica della propria dieta è sempre il primo passo per un corretto controllo dei livelli plasmatici.

I valori non sono sempre proporzionali a quelli del colesterolo, quindi è possibile riscontrare valori alti di uno e valori bassi dell’altro indipendentemente fra loro.

Provetta di sangue con la scritta "trigliceridi"

iStock.com/jarun011

Interpretazione

Nel caso di valori insolitamente bassi la causa potrebbe essere malassorbimento o malnutrizione, ma sicuramente molto più comune è il riscontro di valori troppo alti (ipertrigliceridemia) ed in caso di altri fattori di rischio coronarici si tende a ritenere eccessivi già valori oltre i 150.

Una condizione di ipertrigliceridemia è spesso indice di insulino-resistenza quando rilevata con ridotti livelli di HDL (colesterolo buono) ed elevati di LDL (colesterolo cattivo), che rappresentano da soli un ulteriore fattore di rischio clinico per la malattia coronarica.

Concentrazioni superiori a 1000 mg/dl sono causa di dolore addominale ma, soprattutto, sono pericolosi per la vita perché aumentano sensibilmente il rischio di sviluppare pancreatite.

Valori Bassi
(Ipotrigliceridemia)

  • Abetalipoproteinemia
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva
  • Dieta (povera di grassi)
  • Ictus
  • Ipertiroidismo
  • Malassorbimento
  • Malnutrizione

Valori Alti
(Ipertrigliceridemia)

  • Abuso di Alcool
  • Cirrosi
  • Diabete
  • Dieta (scarse proteine
  • eccesso di carboidrati)
  • Glicogenosi
  • Gotta
  • Infarto
  • Iperlipidemia famigliare
  • Ipertensione
  • Ipotiroidismo
  • Malattie renali
  • Pancreatite
  • Sindrome nefrosica

(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Fattori che influenzano l'esame

  • Numerosi farmaci possono alterare i livelli di trigliceridi (cortisone, beta-bloccanti, diuretici tiazidici, pillola anticoncezionale, terapia antiretrovirale, ...).
  • Gravidanza (aumentano i valori).
  • In caso di glicemia non controllata nel paziente diabetico è molto probabile che anche i trigliceridi possano essere molto alti.
  • Il livello può salire in modo drammatico dopo i pasti, fino a 10 volte oltre il valore basale, è quindi essenziale sottoporsi all'esame a completo digiuno (a meno di diversa indicazione medica, in alcuni casi viene scelto il valore a stomaco pieno per valutare una situazione più prossima alla media quotidiana).

Quando viene richiesto l'esame

L'esame è consigliato come screening in entrambi i sessi quando si è in presenza di fattori di rischio coronarici e, indipendentemente da questi, in uomini con più di 35 anni e donne con più di 45 anni ogni cinque anni.

Preparazione richiesta

  • Richiesto digiuno da almeno 12 ore,
  • ed è ugualmente importante astenersi dal consumo di alcolici da almeno 24 ore.

Altre informazioni

Dieta per abbassare i trigliceridi

Fin dal 2016, con la pubblicazione da parte della Società Europea di Cardiologia (ESC) e della Società Europea dell’Aterosclerosi (EAS) delle linee guida per affrontare il problema dell’eccesso di lipidi nel sangue, l'impostazione di un corretto stile di vita è diventato parte fondamentale del trattamento dei pazienti con ipertrigliceridemia.

Per i trigliceridi l’attività fisica è il punto principale sul quale soffermarsi: un’abitudine a muoversi è più efficace persino della perdita di peso, migliorando anche la condizione del colesterolo HDL, il cosiddetto colesterolo buono. L’attività fisica non è intesa come un vero e proprio sport da praticare, piuttosto è un suggerimento per una vita più attiva: almeno una camminata di 30 minuti al giorno tutti i giorni (l'avverbio almeno indica che si tratta del limite minimo, non dell'obiettivo ideale; tendenzialmente più movimento si fa, meglio è).

L’efficacia sarà aumentata da un’eventuale perdita di peso rispetto a uno stato di sovrappeso o di obesità, che da sola è in grado di migliorare la condizione dei trigliceridi, ma insieme all'attività fisica è molto più efficiente.

Grassi

Tutti i grassi dell’alimentazione sono importanti per la nostra salute, ma alcuni devono essere consumati in quantità minore rispetto ad altri. In particolare, è bene limitare i grassi saturi in favore di quelli mono- e polinsaturi, oltre a disporre di una fonte sicura di omega-3. Tutto questo si traduce nell'evitare di mangiare spesso i seguenti cibi:

  • carni rosse grasse,
  • carni lavorate,
  • burro e margarina,
  • latticini da latte intero,
  • latte intero,
  • prodotti industriali (cracker, grissini, pane confezionato…) e pizze o focacce.

Ovviamente la frequenza di introito di questi alimenti dovrebbe essere tanto minore quanto più è importante il disequilibrio nei valori ematici. I grassi che possono essere consumati più spesso, invece sono rappresentati da:

  • olio extravergine di oliva,
  • latte e latticini parzialmente scremati o scremati,
  • carni magre,
  • frutta secca,
  • pesci azzurri.

I grassi in generale dovrebbero essere consumati quotidianamente, puntando soprattutto su quelli vegetali e sul pesce azzurro (che contiene omega-3) ma, dato il loro quantitativo calorico, è bene non esagerare.

Altre ottime fonti di omega 3 sono rappresentate da

  • semi e olio di lino,
  • noci,
  • semi di chia,
  • semi di canapa.

Proteine

Le fonti principali di proteine dovrebbero essere:

  • carni bianche
  • pesce
  • legumi e cerali integrali.

È meglio cercare di limitare i formaggi perché molto ricchi di grassi. Anche gli albumi d’uovo sono un’ottima fonte di proteine molto magra.

Carboidrati e zuccheri

La regola principale è evitare di esagerare con gli zuccheri semplici, ovvero:

  • zucchero bianco,
  • zucchero di canna,
  • zucchero integrale,
  • miele,
  • sciroppi,
  • bevande dolci,
  • in generale tutti i prodotti a cui è stato aggiunto dello zucchero.

A tal proposito, è bene sapere che le etichette dei prodotti hanno gli ingredienti disposti in ordine di quantità: se il primo ingrediente è “zucchero”, vuol dire che quello è il componente principale del prodotto, se invece è tra gli ultimi ingredienti (magari sotto la dicitura “destrosio”) la quantità è molto bassa. Va inoltre sottolineato che spesso, quelli che noi chiamiamo “zuccheri” in realtà sono “grassi”, in particolare grassi saturi: pasticcini, merendine, torte industriali sono ricchi sia di grassi sia di zuccheri, rendendo questi alimenti molto dannosi.

Via libera invece a:

  • pasta (soprattutto integrale),
  • pane (soprattutto integrale),
  • legumi,
  • cereali in chicchi (orzo, riso, farro),
  • grano saraceno,
  • quinoa,
  • amaranto.

Se scegliamo prodotti integrali o cereali in chicchi, è maggiore anche il loro contenuto di fibre, che sono importanti per la regolarità intestinale e hanno anche effetto sui livelli di trigliceridi nel sangue.

Conclusioni

Tutte le indicazioni sopra esposte riconducono alla dieta mediterranea, una dieta ricca di prodotti vegetali, integrali, e povera di prodotti industriali, dolci e grassi saturi.

Un’alimentazione che segua questi accorgimenti associata a una vita attiva è il miglior modo per contrastare l’aumento di trigliceridi nel sangue.

Bibliografia

 

Sezione sull'alimentazione a cura del Dott. Giuliano Parpaglioni
Biologo nutrizionista,
Master internazionale di II livello in nutrizione e dietetica
Riceve a Brescia, Montichiari e Toscolano Maderno
340 418.93.93
http://www.nutrizionistabrescia.com
g.parpaglioni@gmail.com
(Data la necessità di un approccio personalizzato, non è possibile offrire consulenze via mail né via telefono) Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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