VDRL e TPHA test, interpretare il risultato dell’esame per la sifilide

Valori Normali

  • TPHA/TPPA: In un paziente sano e mai venuto a contatto con la malattia il risultato è negativo. Un risultato positivo significa che è stata rilevata la presenza di anticorpi diretti contro il batterio.
  • VDRL/RPR: In un paziente sano il risultato è negativo. Può essere condotto con metodi quantitativi, in questo caso il risultato sarà un numero che potrà essere espresso in forma di rapporto di diluizione (1:16, ad esempio), oppure come numero intero (ad esempio 16). In entrambe le formulazione più il numero è alto e maggiore è la quantità di anticorpi rilevati (ad esempio 1:256 indica quantità maggiori di 1:16, così come 256 indica quantità maggiori di 16).

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all'altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Descrizione

La sifilide (clicca sul nome per approfondire) è un’infezione a trasmissione sessuale in grado di evolvere verso pericolose complicazioni se non adeguatamente riconosciuta e trattata; la patologia si caratterizza di tre diverse fasi, con segni e sintomi molto specifici.

È causata dal batterio Treponema pallidum e la trasmissione avviene mediante rapporti sessuali (vaginali, anali od orali) oppure per trasmissione verticale (da madre a feto, durante la gravidanza); non viene invece trasmessa attraverso contatti casuali con oggetti condivisi come sanitari, maniglie delle porte, piscine, indumenti, vestiti e posate.

Sebbene il sospetto diagnostico nasca dall’osservazione dei sintomi, la conferma della diagnosi richiede necessariamente specifici esami, che possono essere:

  • diretti, cercando propriamente il batterio, ad esempio mediante prelievo di campioni biologici dalle lesioni (sifiloma)
  • indiretti, ovvero mediante esami del sangue, che a loro volta possono essere distinti in
    • test treponemici, come TPHA/TPPA,  che si basano sulla ricerca degli anticorpi prodotti per legarsi direttamente al batterio
    • test non treponemici, come VDRL/RPR, che si basano invece sulla ricerca di anticorpi diretti a sostanze liberate dai tessuti dell’organismo umano in seguito all’azione patogena del batterio.

Fra i test indiretti, i più comunemente utilizzati, i treponemici sono quindi utili soprattutto in fase di diagnosi della malattia, mentre i secondi rivestono un’importanza maggiore nella valutazione di come evolve l’infezione.

VDRL-TPHA

Shutterstock/Innovative Creation

Interpretazione

Durante la fase di diagnosi, ovvero prima che questa sia stata formulata, il riscontro di un risultato positivo al test RPR o VDRL non è da considerarsi definitivo, ma solo un’indicazione della probabile infezione; la conferma diagnostica richiede l’esecuzione di un test treponemico (ed esempio FTA-ABS o TP-PA).

Allo stesso tempo la richiesta immediata di un test treponemico può lasciare dubbi, perché in grado di positivizzarsi anche in caso di malattia passata e superata (si ricorda in ogni caso che un’infezione guarita non consente l’acquisizione di immunità verso future nuove infezioni in caso di nuovo contagio).

TPHA/TPPA

I test treponemici ricercano gli anticorpi contro il batterio della sifilide e, una volta prodotti, la loro positività nel sangue in genere persiste per tutta la vita, a testimonianza dell’avvenuto contatto anche se ormai l’infezione fosse guarita e superata.

Sono associati ad elevata specificità, ovvero un falso positivo è estremamente raro, seppure possibile; in altre parole, in caso di esito positivo la diagnosi di sifilide è quasi certa, mentre in seguito perdono in parte d’importanza perché destinati a rimanere positivi indefinitamente.

Vale la pena sottolineare che pazienti sottoposti a test sierologico durante la fase primaria possono essere negativi agli anticorpi, soprattutto se il test viene eseguito durante le prime 1 o 2 settimane dopo l’insorgenza dei sintomi. Con il progredire della malattia nella fase secondaria, gli anticorpi raggiungono invece il picco in termini di quantità circolante.

VDRL/RPR

I test non treponemici ricercano sostanze prodotte in conseguenza dell’infezione, ma possono restituire falsi positivi (hanno cioè una ridotta specificità) e per questo richiedono sempre l’associazione di un test treponemico per la conferma della diagnosi. Il grande vantaggio di questo approccio è che è più pratico, veloce ed economico.

Soprattutto in fase di monitoraggio dell’andamento dell’infezione sono in genere condotti con metodiche quantitative, che restituiscano cioè un valore numerico la cui dimensione è fortemente correlata all’attività della malattia e alla risposta alla terapia.

Durante il trattamento ci si aspetta di rilevare una progressiva diminuzione dei valori; qualora questo non si verifichi può significare che:

  • non c’è risposta alla terapia,
  • si è in presenza di un nuovo contagio.

A seguito della guarigione ci si aspetta che tornino ad essere negativi (evento che purtroppo si può verificare anche in caso di malattia tardiva o latente, ovvero nelle fasi più avanzate dell’infezione), ma questo può richiedere anche tempi piuttosto lunghi (3 anni).

Riassunto

  • VDRL negativo, TPHA negativo: Si può ragionevolmente escludere la diagnosi di sifilide; in caso di comportamento a rischio molto recente è possibile ripetere eventualmente il test.
  • VDRL positivo, TPHA negativo: Nella maggior parte dei casi si tratta di un falso positivo, ovvero il paziente non dovrebbe essere stato contagiato.
  • VDRL negativo, TPHA positivo: questo risultato si verifica in genere in due possibili casi:
    • Infezione da sifilide trattata con successo in passato (il TPHA rimane positivo a vita, anche a seguito di guarigione)
    • Sifilide in fase latente, ma che per questo richiede di essere trattata e risolta
  • VDRL positivo, TPHA positivo: è possibile porre la diagnosi di sifilide (ma se trattata di recente il VDRL dovrebbe invece mostrare un andamento in progressiva diminuzione).

Fattori che influenzano l'esame

Tra le principali malattie responsabili di falsi positivi (esame positivo ma paziente NON infetto da sifilide) al test VDRL si annoverano:

Sono possibili falsi positivi anche in caso di gravidanza, età avanzata e tossicodipendenza.

Quando viene richiesto l'esame

L’esame viene richiesto in presenza di sintomi suggestivi di sifilide od in caso di comportamenti a rischio (ad esempio rapporti sessuali non protetti con partner occasionali); vale la pena notare come lo spettro dei sintomi della sifilide cambi significativamente con l’evoluzione della malattia:

  • Sifilide primaria: formazione di un’ulcera non dolorosa nel punto di penetrazione del batterio, ad esempio pene, vagina, ano o bocca. Passa facilmente inosservata e guarisce spontaneamente dopo 3-6 settimane, indipendentemente da un eventuale trattamento
  • Sifilide secondaria, può manifestarsi con uno o più dei seguenti sintomi:
  • Stadio latente, privo di segni e sintomi visibili
  • Fase terziaria, che può coinvolgere cuore e i vasi sanguigni, cervello e sistema nervoso.

Preparazione richiesta

L’esame viene condotto su un campione di sangue venoso prelevato generalmente braccio e non richiede alcuna forma di preparazione (nemmeno il digiuno).

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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