Calazio nell’occhio: cause, durata, cura e rimedi

Introduzione

Un calazio è una condizione comune caratterizzata dalla formazione di un piccolo gonfiore localizzato che si sviluppa gradualmente nella palpebra a causa dell’ostruzione di una ghiandola di Meibomio, responsabile della produzione di sostanze contenute nel film lacrimale.

La neoformazione ha un’origine non infettiva, è indolore e benigna; si presenta come un nodulo contenente materiale purulento sulla palpebra, visibile ad occhio nudo e facilmente percepibile al tatto.

La localizzazione del nodulo del calazio dev’essere distinta in:

  • Sovratarsale se si presenta sulla superficie cutanea della palpebra
  • Sottotarsale se si presenta sulla superficie posteriore della palpebra

Può svilupparsi sia sulla palpebra superiore che su quella inferiore dell’occhio; colpisce indipendentemente uomini e donne e sembra essere maggiormente frequente nei soggetti di età compresa fra i 30 e i 50 anni.

Il calazio va distinto dall’orzaiolo, altra condizione che colpisce l’occhio, che ha invece origine infettiva e si localizza preferibilmente sul lato dell’occhio, dove causa fastidio e dolore.

La diagnosi è clinica e viene effettuata tramite l’osservazione del nodulo palpebrale. Il trattamento, invece, solitamente prevede l’utilizzo di impacchi di acqua calda da effettuare a contatto con il calazio stesso; in assenza di un’adeguata risposta è possibile ricorrere ad iniezioni di steroidi direttamente nella lesione. In ultimo la risoluzione dei calazi di maggiori dimensioni può essere perseguita con un intervento di asportazione tramite incisione e drenaggio.

Calazio

Shutterstock/ARZTSAMUI

Cause

Il calazio è un lipogranuloma che si forma sulla palpebra, ovvero una cisti da ritenzione che origina a causa dell’ostruzione del dotto escretore della secrezione lacrimale provocando un’infiammazione cronica principalmente di una delle ghiandole di Meibomio, adibita alla produzione della componente lipidica del film lacrimale.

Quando la condizione coinvolge più ghiandole di Meibomio è definita calaziosi.

Per comprendere meglio l’eziologia del calazio è necessario conoscere la localizzazione di alcune specifiche ghiandole situate all’interno dell’occhio, nello specifico la ghiandola di Zeis e le ghiandole di Meibomio:

  • La ghiandola di Zeis è una ghiandola situata ai margini della palpebra e adibita alla produzione di sebo, ossia un fluido viscoso composto da una miscela di lipidi a supporto dell’azione delle ciglia;
  • Le ghiandole di Meibomio, invece, sono localizzate all’insorgenza delle ciglia e hanno il compito di secernere la componente lipidica del film lacrimale con lo scopo di garantire l’idratazione della cornea e di difendere l’epitelio corneale.

Un’infiammazione cronica a carico di queste ghiandole, favorita da comuni invasioni batteriche, è responsabile dell’ostruzione dello sbocco della ghiandola che è la causa principale della formazione di disturbi oculari. Rispettivamente:

  • l’infiammazione delle ghiandole di Zeis è implicata nell’insorgenza dell’orzaiolo,
  • l’infiammazione delle ghiandole di Meibomio, invece, in quella del calazio.

Alcune condizioni, correlate ad alterazioni della secrezione sebacea, sembrano favorire lo sviluppo del calazio, così come fattori legati all’alimentazione, allo stato psicologico o contaminazioni esterne:

  • Dermatite seborroica
  • Pelle grassa
  • Blefarite cronica
  • Tracoma (infezione batterica della congiuntiva e della cornea)
  • Eczema della pelle
  • Acne rosacea
  • Patologie del tratto intestinale (ad esempio colite spastica)
  • Periodi di forte stress
  • Stati ansiosi
  • Dieta non equilibrata, caratterizzata da eccessiva quantità di insaccati, formaggi e cibi ricchi di grassi in genere
  • Utilizzo di lenti a contatto
  • Interventi chirurgici che abbiano interessato le palpebre

Sintomi

La sintomatologia legata al calazio non prevede solitamente dolore, sebbene si verifichino alcune eccezioni; la crescita tende ad essere lentamente progressiva, con una presentazione meno acuta rispetto all’orzaiolo.

I segni che più comunemente vengono lamentati dal paziente includono:

  • Sensazione di pressione sulla palpebra
  • Gonfiore della palpebra
  • Vista annebbiata
  • Rossore dell’occhio
  • Difficoltà all’apertura dell’occhio interessato
  • Presentazione di una crosta sul bordo esterno del rigonfiamento, accompagnata da sensazione di prurito e bruciore
  • Iperlacrimazione

La dimensione del nodulo può variare a seconda della gravità della condizione e della quantità di ghiandole interessate dall’infiammazione.

Solitamente il calazio tende a regredire spontaneamente nel giro di qualche settimana (in genere da 2 a 8 settimane), esistono tuttavia casi in cui la problematica può cronicizzarsi, pur restando una formazione assolutamente benigna.

Diagnosi

Lo specialista di riferimento per le problematiche oculari è l’oftalmologo.

La diagnosi del calazio è tipicamente clinica, formulata tramite esame obiettivo e raccolta anamnestica volta all’individuazione delle eventuali patologie concomitanti e dei fattori di rischio. Non risultano necessari esami strumentali. Nel caso di calazio cronico il medico può ritenere utile ricorrere ad una biopsia per assicurarsi che non sia presente un tumore alla palpebra.

Più nello specifico, qualora le lesioni tendessero a recidivare, l’esame istologico può escludere la presenza di:

  • Carcinoma sebaceo
  • Carcinoma basocellulare
  • Linfoma
  • Carcinoma di Merkel
  • Melanoma desmoplastico

La diagnosi differenziale deve essere effettuata con:

  • Orzaiolo
  • Dacriocistite
  • Canalicolite
  • Cisti da inclusione epiteliale
  • Papilloma
  • Dermatofibroma
  • Iperplasia di una ghiandola sebacea
  • Reazione infiammatoria a corpo estraneo

Cura

Il calazio tende a regredire spontaneamente nel giro di 2-8 settimane dall’insorgenza, ma in ogni caso è molto importante non tentare di spremere o “far scoppiare” la formazione, perché tentativi maldestri possono essere causa di complicazioni anche gravi.

Così come per l’orzaiolo il primo trattamento per accelerare la risoluzione del calazio richiede il ricorso ad impacchi di acqua calda da apporre sulla cisti per 10-15 minuti più volte al giorno (in genere 4-6); gli impacchi caldi possono aiutare ad ammorbidire l’olio indurito che blocca i dotti, consentendone il drenaggio e favorendo così il processo di guarigione. Con le mani scrupolosamente lavate e pulite si consiglia poi di massaggiare delicatamente le palpebre esterne diversi minuti ogni giorno per favorirne ulteriormente il drenaggio.

Una volta che il calazio abbia drenato il materiale accumulato si raccomanda di mantenere l’area pulita, ma evitando ulteriori applicazioni massaggi.

A giudizio del medico è possibile associare l’applicazione di colliri e pomate con associazione cortisonico-antibiotica, al fine di ridurre il gonfiore e favorire la fuoriuscita del materiale purulento.

Quando questo primo intervento non risultasse efficace e la problematica tendesse a divenire persistentemente fastidiosa, è possibile  ricorrere alla somministrazione di corticosteroidi.

In presenza di calazi di dimensioni particolarmente grandi, che ostruiscono la vista e causano bruciore e dolore, nonché resistenti al trattamento farmacologico, è possibile optare per la rimozione tramite incisione e detersione chirurgica, oppure mediante l’iniezione direttamente nella lesione di un corticosteroide.

Il trattamento chirurgico viene eseguito previa l’effettuazione di una terapia antibiotica volta proteggere l’organismo da eventuali infezioni batteriche.

Altri rimedi

In presenza di calazio si raccomanda di

  • Evitare di sfregare o di toccare frequentemente la cisti
  • Evitare di truccarsi
  • Evitare l’inserimento di lenti a contatto
  • Mantenere le palpebre ben idratate attraverso salviette umidificate
  • Effettuare 4-6 volte al giorno gli impacchi caldi
  • Utilizzare occhiali da sole protettivi

Prevenzione

La prevenzione del calazio consiste sostanzialmente nel mantenere una dieta equilibrata e rispettare alcune regole igieniche:

  • Evitare cibi particolarmente grassi quali insaccati e formaggi, nonché dolci e alcolici
  • Tenere sempre puliti gli oggetti che entrano in contatto con gli occhi
  • Assicurarsi una costante pulizia delle mani le quali possono frequentemente entrare in contatto con gli occhi
  • Truccarsi con prodotti sicuri e struccarsi con attenzione e con materiali adeguati

 

A cura del Dr. Enrico Varriale, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

  • MSD
  • Arbabi, E. M., Kelly, R. J., & Carrim, Z. I. (2010). Chalazion. BMJ, 341.
  • AOA

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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