Introduzione

Un fischio, un sibilo o un rombo sommesso.

Capita talvolta di accorgersi, e con un certo stupore, di essere gli unici a percepire questi e altri rumori fastidiosi: anche se noi lo udiamo chiaramente le persone attorno a noi ci confermano che questo suono non esiste. In effetti esiste solo nella nostra mente, ma questo non lo rende meno reale o meno spiacevole.

Quello che stiamo sentendo è un acufene.

L’acufene (conosciuto anche come tinnito) è definito come la percezione di un suono senza una causa esterna. Non è considerato una malattia in sé, bensì un sintomo causato da una serie di condizioni patologiche, come ad esempio la perdita di udito e l’esposizione a rumori troppo forti.

Purtroppo è un disturbo molto comune e si stima che circa una persona su cinque nel corso della propria vita si debba confrontare con un tinnito.

Anche se la maggior parte dei pazienti riesce a tollerarne la presenza, gli acufeni possono diventare causa di grande malessere, interferendo sia con il sonno che con le normali attività quotidiane.

La qualità della vita può essere quindi drasticamente compromessa dalla presenza di un tinnito, ed è per questo che si cercano di sviluppare terapie sempre nuove per questo problema.

In questa sede cercheremo di fornire tutte le informazioni utili sull’acufene e sui trattamenti ad oggi disponibili. Il presente articolo non dev’essere comunque inteso come un’alternativa al parere dello specialista.

Uomo che si tocca l'orecchio a causa del fastidio provocato dall'acufene

iStock.com/Jan-Otto

Classificazione

Prima di cominciare ad esplorare l’argomento, precisiamo che gli acufeni sono tradizionalmente classificati in oggettivi e soggettivi:

  • Nell’acufene oggettivo il suono è effettivamente presente e può essere percepito, con opportune tecniche di auscultazione, anche da un esaminatore esterno. Si tratta di suoni che si generano all’interno del corpo (ad esempio quello del sangue che fluisce nei vasi o lo scorrere delle articolazioni) e che cominciamo a udire a causa di una patologia sottostante. È molto raro e alcuni autori non lo considerano un vero e proprio acufene (essendo identificabile la causa del rumore).
  • L’acufene soggettivo è invece caratterizzato dal fatto che il rumore non può essere obiettivato, cioè solo il paziente può percepirlo. Sono i più frequenti e sui quali, essendo difficile stabilire la causa sottostante, la ricerca si concentra.

Cause

Per meglio comprendere le cause dell’acufene premettiamo una breve spiegazione della percezione sonora.

In estrema sintesi possiamo dire che le onde sonore, convogliate dal padiglione auricolare, fanno vibrare la membrana del timpano e che quest’ultima trasmette tale vibrazione a una catena di tre minuscoli ossicini: il martello, l’incudine e la staffa. L’ultimo osso, ovvero la staffa, poggia su una seconda membrana chiamata “finestra ovale” attraverso la quale la vibrazione giunge all’organo del Corti, una lunga fila di cellule ciliate alloggiata in una struttura ossea chiamata coclea. Quest’organo trasforma quindi la vibrazione sonora in un impulso nervoso che, viaggiando attraverso l’ottavo nervo cranico (detto uditivo) raggiunge infine l’area della corteccia cerebrale deputata al senso dell’udito.

La percezione sonora è quindi un meccanismo complesso comprendente una lunga serie di strutture e qualsiasi danno localizzato a qualsiasi livello della via appena descritta può generare un acufene.

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, non è possibile individuare con esattezza le cause di questo sintomo.

Di seguito elenchiamo alcune delle più comuni.

  • Perdita dell’udito. La perdita dell’udito è la principale causa degli acufeni. Nella maggior parte dei casi è correlata all’età, comincia attorno alla sesta decade di vita e si aggrava con il tempo. Una delle ipotesi che sono state formulate per spiegare la comparsa degli acufeni è che il sistema uditivo, per reagire alla perdita di funzionalità, diventi sempre più sensibile, fino ad attivarsi anche in assenza di stimoli.
  • Esposizione a rumori forti. L’esposizione a un rumore troppo forte può danneggiare le cellule cocleari, che hanno una capacità rigenerativa limitata. Questo causa una perdita di udito e quindi un tinnito, attraverso lo stesso meccanismo sopra descritto. Il tinnito conseguente ad un’esposizione breve (come un concerto) di norma scompare spontaneamente, ma se l’esposizione è prolungata il danno può essere permanente.
  • Tappo di cerume. Il cerume è una sostanza secreta nel nostro orecchio che ci protegge dalle infezioni e dai rumori troppo intensi. Può capitare, ad esempio dopo l’utilizzo scorretto dei bastoncini cotonati, che esso si accumuli in eccesso portando alla formazione di un tappo. La momentanea perdita di udito e l’irritazione dell’orecchio portano quindi alla comparsa dell’acufene.
  • Lesioni neurologiche. Questo termine sta ad indicare un danno nelle vie nervose che trasmettono l’impulso uditivo, quindi il nervo acustico e la corteccia sensoriale. Le cause possono essere diverse, ad esempio la sclerosi multipla, il neurinoma dell’acustico o perfino un tumore cerebrale; queste condizioni, comunque, causano una serie di altri sintomi oltre al tinnito, e perciò sono diagnosticate per altri motivi. Vengono normalmente indagate tramite esami di imaging (TAC o risonanza magnetica).
  • Infezioni dell’orecchio. Talvolta l’insorgenza dell’acufene può essere associata ad un’otite, cioè un’infezione dell’orecchio. Anche se questa viene risolta, il sintomo può comunque perdurare nel tempo.
  • Otosclerosi. L’otosclerosi è una malattia che porta all’irrigidimento della catena ossiculare (martello, incudine e staffa) causando perdita dell’udito ed eventualmente l’acufene. Talvolta è conseguenza di un difetto genetico e, come tale, è ereditaria.
  • Farmaci. Esistono più di duecento farmaci che annoverano fra gli effetti indesiderati la comparsa dell’acufene. Fra questi ci sono alcune classi di antibiotici, diuretici, antidepressivi  e perfino l’aspirina se assunta a dosi molto alte. È interessante notare che l’acufene si può manifestare sia all’inizio della terapia che alla sospensione della stessa, cioè nel momento in cui si smette di prendere il farmaco in questione.
  • Disfunzioni ormonali. Fra le cause di tinnito possiamo annoverare anche alcune malattie di interesse endocrinologico, come l’ipotiroidismo (cioè un diminuito funzionamento della tiroide) o altri squilibri ormonali.
  • Difetti vascolari. Possono essere causa di acufene oggettivo difetti vascolari come aneurismi (dilatazioni) o stenosi (restringimenti) di un’arteria nelle immediate vicinanze dell’orecchio.
  • Difetti dell’articolazione temporo-mandibolare. L’articolazione della mandibola, che utilizziamo ad esempio nella masticazione e nella fonazione, si trova in una posizione prossima a quella dell’orecchio. Se per qualche motivo (ad esempio un trauma) la funzionalità articolare viene compromessa, il movimento diverrà rumoroso e questo si tradurrà nello sviluppo di un acufene oggettivo.

Fattori di rischio

Un fattore di rischio è qualcosa che, pur non causando direttamente la malattia, aumenta le probabilità di svilupparla.

Possiamo considerare fattori di rischio per il tinnito i seguenti:

  • età avanzata,
  • sesso maschile,
  • esposizione a rumori intensi,
  • abitudine al fumo.

Sintomi

Il tinnito insorge solitamente in maniera graduale e si manifesta in modo molto soggettivo, cioè che varia da persona a persona.

Nella letteratura medica è stato descritto in modo molto diverso: può essere percepito dal paziente come

  • tintinnio,
  • fischio,
  • sibilo,
  • lamento,
  • rombo,
  • ringhio,
  • ronzio,

ma anche un rumore simile a quello delle cicale, del vento o del mare. Più raramente si presenta come un suono confuso di voci umane o di musica.

Anche l’intensità può variare, andando da un sottofondo sommesso a un suono fortissimo, capace perfino di coprire i rumori dell’ambiente circostante. Inoltre, l’acufene può essere intermittente o continuo, a volte pulsante, e può interessare una o entrambe le orecchie.

Diagnosi

La diagnosi di acufene è di per sé banale e si basa sulle informazioni che vengono fornite dal paziente, valutate dal medico tramite la semplice intervista o anche mediante degli appositi questionari.

Esistono comunque una serie di esami che possono essere utili per meglio definire il tinnito e ricercarne le cause tuttavia, nonostante l’utilizzo di queste tecniche, la maggior parte dei casi di tinnito rimane priva di diagnosi certa.

Sono spesso richiesti:

  • Audiometria tonale: L’esame audiologico consente di valutare le capacità uditive di una persona e consiste nel far sentire al paziente, attraverso delle cuffie, suoni di diversa intensità e frequenza: la più bassa intensità percepita rappresenta la sua soglia uditiva. L’esame dev’essere eseguito in un ambiente silenzioso e tranquillo valutando entrambe le orecchie separatamente. Nel paziente con acufene è utile per indagare un eventuale perdita dell’udito (che, come già spiegato, è una delle cause più frequenti) e l’intensità del tinnito.
  • Esami radiologici: Esistono essenzialmente due strumenti utili per la valutazione delle strutture dell’orecchio e del sistema nervoso centrale, la Tomografia Computerizzata (TC o TAC) e la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). Anche se presentano alcune differenze fra di loro, queste due tecniche hanno un’efficacia diagnostica simile: possono verificare l’integrità delle strutture uditive o identificare un eventuale danno neurologico del nervo acustico o della corteccia sensoriale. Nel caso di tinnito oggettivo è possibile utilizzarle per valutare la vascolarizzazione dell’orecchio e dell’articolazione temporo-mandibolare.

Complicazioni ed evoluzione

L’evoluzione di questo sintomo è variabile: può risolversi spontaneamente, alternare fasi attive a fasi di quiescenza o ancora divenire cronico. Anche l’intensità del tinnito, pur rimanendo nella maggior parte dei casi stazionaria, può modificarsi nel tempo (sia in positivo che in negativo).

Normalmente le persone imparano a convivere con il loro tinnito, che quindi non viene considerato un problema rilevante per la salute.

In una piccola percentuale dei casi, invece, l’acufene si ripercuote gravemente sulla vita del paziente, soprattutto per quelli continui e di grande intensità. Un acufene di questo tipo può portare a sviluppare

  • irritabilità,
  • ansia,
  • difficoltà di concentrazione,
  • alterazione del ritmo sonno-veglia
  • fino ad una vera e propria sindrome depressiva.

Cura e rimedi

Ad oggi non esiste nessuna cura definitiva per l’acufene, il che porta talvolta ad un atteggiamento di rassegnazione nei confronti di questo problema. Esistono tuttavia delle possibilità terapeutiche, che dovrebbero essere tentate soprattutto nei casi in cui il sintomo sia gravoso per il paziente.

Se l’acufene ha causa nota, ovviamente, il trattamento consiste nella cura della condizione sottostante, che può essere farmacologica (ad esempio per le infezioni dell’orecchio o per alcune malattie neurologiche) o chirurgica (come nei difetti vascolari o ossei). Abbiamo già detto, tuttavia, che solo una minoranza degli acufeni ha causa nota.

Altre possibilità comprendono:

  • Revisione della terapia farmacologica: Dal momento che l’acufene è un effetto collaterale molto comune, a volte la sospensione o la sostituzione di un farmaco basta a risolvere questo problema. La terapia farmacologica può essere anche utile per combattere alcune complicazione del tinnito, come l’ansia patologica o la sindrome depressiva.
  • Utilizzo di dispositivi: Alcuni dispositivi hanno dimostrato una certa efficacia nel ridurre l’entità degli acufeni. Anche un semplice apparecchio acustico, ad esempio, può alleviare il sintomo migliorando le capacità uditive del paziente (ricordiamo infatti che la causa principale dell’acufene è la perdita dell’udito). Altri dispositivi prevedono invece il mascheramento o la soppressione del tinnito mediante la somministrazione di suoni neutri; possono essere posizionati nell’orecchio (come appunto un apparecchio acustico) o diffondere questi suoni nell’ambiente.
  • Tinnitus Retraining Therapy (TRT): Si tratta di una terapia multidisciplinare che unisce le metodiche sopra descritte a tecniche di counseling. Il trattamento ha una durata di alcuni mesi e ha lo scopo di desensibilizzare il paziente al suono dell’acufene o semplicemente modificare il modo in cui vive questo problema. Anche se non cura il sintomo in sé, un trattamento di questo tipo può migliorare la qualità di vita della persona affetta da tinnito.

Prevenzione

La prevenzione dell’acufene consiste semplicemente nel limitare il più possibile l’esposizione a rumori troppo intensi.

Fonti e bibliografia

  • Kreuzer et al. Chronic Tinnitus: an Interdisciplinary Challenge. Dtsch Arztab Int, 2013; 110(16): 278-84.
  • Grossan M., Scott D. Tinnitus. StatPearls Publishing, Treasure Island (FL), 2017.
  • National Institute on Deafness and Other Communication Disorders (NIDCD). Tinnitus. [In rete] https://www.nidcd.nih.gov/health/tinnitus (15/08/17)
  • Mayo Clinic. Tinnitus. [In rete] http://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/tinnitus/home/ovc-20180349 (15/08/17)

A cura del dottor Daniele Busatta

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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