Introduzione

Il termine “talalgia” è usato in medicina per indicare un dolore localizzato al tallone, cioè la parte posteriore del piede, anche se è molto comune riferirsi impropriamente a tale affezione con “tallonite”. Si tratta di un disturbo molto frequente, soprattutto nella popolazione adulta o anziana, e questo non sorprende ricordando che proprio il tallone è una zona sottoposta a continue sollecitazioni nel corso della deambulazione e nel mantenimento della posizione eretta.

Il dolore al tallone non deve essere considerato una malattia, bensì un sintomo che può essere scatenato da numerosissime patologie. Nella maggior parte dei casi, comunque, il quadro è dovuto a cause meccaniche, ovvero al continuo susseguirsi di piccoli traumatismi. Tuttavia è anche possibile che alla base della talalgia vi sia un processo patologico a sé stante, che può colpire le ossa del tarso, il tendine d’Achille e tutte le strutture che compongono il tallone.

La prognosi e il trattamento di questa condizione dipendono da quale sia la sua origine: a seconda della causa, infatti, potrà rendersi necessario l’utilizzo di calzature e plantari adeguati, l’assunzione di farmaci antinfiammatori o addirittura un piccolo intervento chirurgico. Non sempre però questo problema merita una terapia e talvolta il solo riposo può bastare per risolvere il quadro clinico.

In questo articolo esploreremo le cause principali di talalgia, le modalità con cui vengono diagnosticate e quali sono le possibilità di trattamento. Le informazioni fornite di seguito, comunque, non rappresentano in nessun modo un’alternativa all’assistenza del medico curante.

Cause

Ricordiamo, come già accennato nella sezione introduttiva che la talalgia non può essere considerata una malattia, ma che si tratta solo di un sintomo. Vediamo dunque alcuni dei quadri clinici che possono essere accompagnati da dolore al tallone:

  • Fascite plantare: La pianta del nostro piede è attraversata da una lunga fascia tendinea a forma di arco che si estende dal calcagno fino alle dita. Lesioni e traumatismi di questo legamento producono un’infiammazione a livello dello stesso, detta appunto fascite plantare; tale condizione è una di quelle più frequentemente associate alla talalgia.
  • Tendinite d’Achille: Il tendine d’Achille è uno dei più grossi e resistenti di tutto il corpo e si estende dai muscoli del polpaccio (gastrocnemio e soleo) fino al calcagno. Come il resto delle strutture legamentose può essere interessato da un processo infiammatorio, cioè una tendinite. Data la sua posizione e il grande carico di stress a cui il tendine d’Achille è normalmente sottoposto non è raro che, a seguito di un trauma, esso si rompa; in questo caso, poiché le strutture legamentose hanno una scarsa capacità rigenerativa, si rende necessario un intervento chirurgico di ricostruzione.
  • Borsite calcaneare: Un’altra struttura che può essere interessata dall’infiammazione è la borsa calcaneare, cioè una piccola borsa sierosa situata fra l’osso e il tendine d’Achille la cui funzione è quella di favorire lo scorrimento del tendine e ridurre l’attrito.
  • Sperone calcaneare: Con spina o sperone calcaneare si intende una piccola escrescenza dell’osso del calcagno che nella maggior parte dei casi si forma sulla parte inferiore di quest’ultimo. Lo sperone può crescere a seguito al susseguirsi di piccoli traumi, dovuti ad esempio a una postura scorretta o all’eccessivo esercizio fisico, anche se spesso è difficile comprendere con esattezza quale sia la causa. Questa malformazione può essere del tutto asintomatica o, invece, manifestarsi con male al tallone (in tal caso può essere necessario un intervento chirurgico di rimozione).
  • Sindrome del tunnel tarsale: La sindrome del tunnel tarsale è una patologia da intrappolamento, ovvero in cui un nervo (in questo caso il tibiale) è sottoposto a una compressione poiché si trova intrappolato all’interno di una fascia tendinea troppo stretta. La sindrome è analoga a quella del tunnel carpale, che interessa il polso e che è molto più frequente e conosciuta. Fra i sintomi, oltre al dolore, ci sarà anche debolezza muscolare e formicolii.

Fattori di rischio

Definiamo “fattore di rischio” qualsiasi fattore che, quando presente, aumenta le probabilità di sviluppare una determinata condizione o malattia. Possiamo considerare fattori di rischio per la comparsa di dolore al tallone i seguenti:

  • Età avanzata: Il dolore al tallone è molto più comune nella fascia di età superiore ai 40 anni. Questo è dovuto a diversi fattori, come la perdita di elasticità dei tessuti con l’avanzare dell’età e l’assottigliamento dello strato di adipe che normalmente riveste il calcagno, proteggendolo dai traumi.
  • Eccessiva attività fisica: L’eccesso di attività fisica può predisporre all’insorgenza di talalgia, in particolar modo in chi pratica sport in cui i piedi sono fortemente sollecitati, come ad esempio il jogging, la marcia o la scherma.
  • Calzature inadeguate: Le scarpe con il tacco alto, così come quelle eccessivamente basse, non garantiscono una postura corretta e aumentano lo stress a carico dei tendini e delle articolazioni, aggravando così il rischio di male al tallone.
  • Ortostatismo prolungato: Sono altresì da considerarsi a rischio le persone che, per abitudine o per motivi di lavoro, trascorrono gran parte della propria giornata in piedi.
  • Obesità: Quando siamo in posizione eretta il nostro peso corporeo grava sul nostro punto di appoggio a terra, cioè i piedi. Nelle persone affette da obesità questo carico di lavoro è considerevolmente aumentato, dunque lo è anche la probabilità di sviluppare una talalgia.
  • Farmaci: In ultimo, la tallonite può essere anche dovuta alle terapie farmacologiche laddove fra i possibili effetti collaterali figurino anche miopatie e tenopatie (ovvero il danno alle strutture muscolari e tendinee). È il caso, ad esempio, delle statine, una classe di farmaci ipolipemizzanti molto sfruttata.

Diagnosi

La diagnosi delle talalgie è solitamente banale e si avvale solamente dell’anamnesi e dell’esame obiettivo, vale a dire dell’insieme delle informazioni che il curante ricava dal colloquio e della visita del paziente. Saranno particolarmente indagate, com’è intuibile, le abitudini del soggetto, l’attività fisica e quella lavorativa e la postura.

Qualora vi fossero elementi per sospettare la presenza di una lesione ossea o tendinea possono rendersi utili esami di imaging volti ad ottenere immagini delle strutture sopra menzionate. A questo proposito possono essere utilizzate:

  • Ecografia: L’ecografia è una metodica che utilizza semplici onde sonore per ottenere immagini dei tessuti molli del paziente (non è invece utile per indagare strutture più dense, come l’osso). Dati il basso costo e la rapidità dell’esecuzione, l’ecografia viene spesso adottata come primo esame diagnostico, riservando metodiche più ricercate a casi di difficile interpretazione. Uno dei limiti di questa metodica è quello di essere molto dipendente dall’operatore che esegue l’indagine: l’efficacia diagnostica è quindi diversa a seconda di chi conduce l’esame.
  • Radiografia: La radiografia utilizza radiazioni ionizzanti per ottenere un’immagine bidimensionale delle strutture prese in esame; queste radiazioni (raggi X) hanno il potere di attraversare liberamente i tessuti molli, ma vengono invece fermate o deviate da quelli più densi. Sono proprio questi ultimi, come ad esempio le ossa, ad essere evidenziati nel corso di questo esame: al contrario dell’ecografia, dunque, la radiografia è utilizzata per osservare nel dettaglio strutture ossee e articolari. Pur essendo una metodica rapida e poco costosa, comunque, espone il paziente ad una certa dose di radiazioni che possono risultare dannose per l’organismo (anche se gli apparecchi più moderni utilizzano quantità di radiazioni talmente basse da risultare quasi trascurabili).
  • Risonanza magnetica: La Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) è un esame più lungo e costoso che viene riservato esclusivamente ai casi più complessi e di difficile interpretazione. Si tratta di una metodica dall’elevatissima accuratezza diagnostica, che permette di effettuare ricostruzioni tridimensionali ed è attualmente considerata la tecnica d’elezione nello studio dei tessuti molli e delle articolazioni. Il suo impiego nei casi di talalgia è ovviamente molto limitato.

Prognosi e complicazioni

La presenza di dolore al tallone è in genere una condizione dalla prognosi benigna, che normalmente tende a regredire con la terapia o anche solo grazie al semplice riposo.

Nel caso in cui venga trascurata può tuttavia cronicizzare: una delle possibili conseguenze di un processo cronico è l’instaurarsi di un difetto posturale che il paziente adotta come misura antalgica, cioè per proteggersi dal dolore. La permanenza di tale difetto, ovviamente, porterà nel tempo al peggioramento del quadro clinico o alla sovrapposizione di altri problemi legati alla postura errata.

Cura e rimedi

Il trattamento del dolore al tallone è diverso a seconda della gravità del quadro, ma soprattutto dell’origine del dolore, e può limitarsi a semplici misure igieniche e comportamentali come anche richiedere un intervento chirurgico. Proprio per questo è consigliabile non sottovalutare questo tipo di problema, ma sottoporlo all’attenzione di un medico, soprattutto nel caso di dolori di grande entità, continui e incoercibili.

Le terapie attualmente a disposizione per il dolore al tallone, ad ogni modo, comprendono:

  • riposo,
  • applicazione di ghiaccio,
  • utilizzo di ortesi o plantari,
  • farmaci antinfiammatori,
  • fisioterapia,
  • terapie fisiche (come laser e ultrasuoni),
  • chirurgia.

Prevenzione

Le strategie di prevenzione del dolore al tallone consistono essenzialmente nell’evitare i fattori di rischio legati a questa condizione. Può quindi risultare efficace:

  1. Evitare l’eccessivo allenamento fisico, soprattutto in assenza di adeguata preparazione.
  2. Indossare scarpe comode evitando calzature troppo basse o con un tacco alto.
  3. Evitare, quando possibile, di stare in piedi per lunghi periodi.
  4. Perdere peso.
  5. Eventualmente sospendere i farmaci che possono causare il sintomo.

 

 

A cura del dottor Daniele Busatta

Articoli ed approfondimenti

Link sponsorizzati

Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


La sezione commenti è attualmente chiusa.