Feci dure: cause e rimedi efficaci

Introduzione

Le feci dure sono un segno clinico piuttosto fastidioso e che si presentano con elevata frequenza in moltissime persone nel corso della vita.

La durezza delle feci è correlata alla difficoltà della loro espulsione con l’atto della defecazione, ovvero l’insieme degli atti fisiologici, sia volontari che involontari, che terminano con l’espulsione delle feci attraverso l’ano.

Tutte le sostanze e alimenti ingeriti attraversano lo stomaco e l’intestino, grazie ai movimenti di peristalsi intestinale, dove vengono processati e digeriti; le sostanze non assorbibili vengono progressivamente compattate e raggiungono infine l’ampolla rettale, ultima porzione intestinale la cui funzione è quella di raccogliere le feci, fino all’evacuazione.

La defecazione segue un ritmo biologico periodico che nella maggior parte dei casi prevede una defecazione al giorno, con evacuazione di circa 150-200 grammi di feci, anche se la frequenza è ampiamente variabile nella popolazione in funzione dell’alimentazione e del consumo di fibra in particolare.

In caso di feci dure viene ad essere alterata la frequenza della defecazione che risulta essere ridotta, fino a circa 2 o 3 evacuazioni a settimana, delineando in molti casi un quadro di stipsi.

L’emissione di feci dure e il correlato quadro di stipsi è frequente nella popolazione soprattutto dopo i 60 anni o nei soggetti che per altri motivi di salute siano costretti ad allettamenti prolungati; nei giovani l’incidenza è inferiore e nella maggior parte dei casi le feci dure sono il risultato di una condizione di stipsi passeggera che si autorisolve nel giro di qualche giorno o settimana.

Le principali cause che possono condurre alla formazione e alla emissione di feci dure sono:

La condizione è spesso accompagnata da sintomi quali

Tra le più comuni possibili complicazioni legate alla cronicizzazione del disturbo si annoverano la patologia emorroidaria e ragade anale.

Poiché l’evacuazione sistematica di feci dure può rappresentare un campanello di allarme per numerose patologie, occasionalmente anche gravi, ogni qualvolta si osservi un cambiamento sostanziale nelle caratteristiche della defecazione è opportuno rivolgersi ad un medico per un approfondimento; la diagnosi richiede la raccolta anamnestica del soggetto con un accurato esame obiettivo, di norma sufficienti, coadiuvato eventualmente dall’esecuzione di esami radiologici e strumentali nei casi dubbi.

Per sbloccare la condizione si ricorre in genere a farmaci lassativi che, con diversi meccanismi d’azione, riescono ad ammorbidire la massa fecale e a facilitarne la corretta espulsione; dal punto di vista preventivo è in genere necessario l’adozione di uno stile di vita più sano:

  • alimentazione ricca di frutta e verdura
  • abbondante idratazione
  • pratica regolare di attività fisica
  • evitare di procrastinare l’evacuazione in caso di insorgenza dello stimolo.

Rimedi immediati ed efficaci

Nella maggior parte dei casi la presenza di feci dure e la difficoltà nella loro evacuazione è una situazione passeggera e poco preoccupante, con tendenza all’autorisoluzione nel giro di qualche giorno; in questi casi non è quindi richiesto il ricorso a a cure specifiche, mentre è sufficiente apportare piccole modifiche all’alimentazione per risolvere il problema.

In caso di persistenza nel tempo, con cronica difficoltà all’evacuazione o comparsa di altre complicanze quali sanguinamento o altri disturbi proctologici, è opportuno provvedere ad un trattamento risolutivo sotto stretto consiglio medico.

Il trattamento più efficace per risolvere la situazione di feci dure può prevedere:

  • Uso di lassativi per via orale ad effetto lubrificante, che permettono la formazione di feci più morbide, come l’olio di mandorle dolci, olio di vaselina, olio di oliva e similari
  • Lassativi osmotici che richiamano una grande quantità di acqua durante la formazione delle feci, come quelli a base di magnesia o lattulosio
  • Preparati a base di fibra (psyllogel, semi di lino, …) che contribuiscono insieme all’acqua a produrre un effetto massa, aumentando il volume delle feci
  • Farmaci lassativi stimolanti o purganti, a base di glicerolo, di bisacodile, o altre sostanze naturali quali la senna, il ricino o il rabarbaro. A differenza degli altri tipi di lassativi che possono richiedere qualche giorno per il loro funzionamento, questa classe agisce nel giro di qualche ora (si assumono in genere la sera per manifestare l’effetto il mattino successivo, al risveglio), andando a stimolare direttamente l’intestino facendolo contrarre più velocemente.
  • Supposte di glicerina, ammorbidiscono e lubrificano le feci facilitandone il passaggio lungo l’intestino
  • Clisteri evacuativi per via rettale (microclisma o “peretta”, oppure il clistere evacuativo tradizionale)

Il clistere evacuativo è il rimedio immediato d’elezione in caso di feci dure, anche eventualmente in caso di sospetto fecaloma, ma si consiglia di limitarne l’utilizzo ai casi di espressa indicazione medica.

Tutti i tipi di lassativi devono sempre essere usato con cautela e buon senso, perché potenzialmente responsabili di importanti effetti collaterali; tale avvertimento acquisisce maggiore importanza soprattutto in caso di bambini, donne in gravidanza o anziani. A meno di diverso parere medico il loro utilizzo dev’essere limitato nel tempo ed occasionale.

Ogni lassativo ha una funzione specifica e diversa e trova quindi differente applicazione in soggetti per diversi motivi (in base all’età, alla gravità della condizione, alla sua anamnesi, ecc); per questo motivo è necessario che sia un medico a indicare il lassativo più idoneo a quella determinata situazione.

Non si può infine prescindere da uno stile di vita più sano fondato su:

  • Dieta sana ed equilibrata che preveda un corretto apporto di fibre (cereali integrali, legumi, verdura, frutta consumata con la buccia).
  • Abbondante idratazione, assumendo circa 2 litri di acqua al giorno
  • Regolare attività fisica settimanale, anche con semplici passeggiate giornaliere
  • Evitare di assumere lassativi cronicamente per lungo tempo per evitare l’assuefazione dell’intestino e l’effetto rebound
  • Evitare gli alcolici e l’abuso di caffeina

Il trattamento di feci dure o di un fecaloma in soggetti che si sono recentemente sottoposti ad un intervento chirurgico a livello intestinale deve sempre essere concordato con un medico, meglio se si tratta dell’equipe chirurgica di riferimento, poiché per determinate situazioni potrebbero presentarsi complicanze a distanza dell’intervento e compromettere seriamente la salute del paziente.

L’intervento chirurgico come opzione di trattamento trova indicazione molto raramente e solo nei casi in cui un fecaloma abbia provocato una occlusione intestinale non risolvibile con una terapia medica conservativa.

Cosa non fare

Si sconsiglia vivamente ogni forma di evacuazione meccanica manuale o con ausilio di altri “strumenti casalinghi”, poiché correlati ad un alto tasso di complicanze (sanguinamenti, perforazione intestinale, …) che nei soggetti più fragili possono richiedere un immediato trasporto al Pronto Soccorso e in rari casi anche la necessità di un intervento chirurgico in urgenza con alti rischi per la salute.t

Cause

Normalmente le feci hanno una forma cilindrica ed una consistenza semi-solida.

La scala di Bristol è una classificazione clinico-diagnostica che identifica 7 tipologie di feci in base alla loro forma e alla consistenza:

  • Tipo 1: feci dure separate tra loro, come pallottole (difficili da espellere); sono anche dette “feci caprine” poiché ricordano quelle degli erbivori.
  • Tipo 2: a forma di salsiccia, con pezzi uniti tra loro.
  • Tipo 3: a forma di salame, con crepe sulla sua superficie
  • Tipo 4: a forma di salame ma con superficie liscia e morbida.
  • Tipo 5: Pezzi separati morbidi con bordi come frastagliati; molto semplice da evacuare
  • Tipo 6: Pezzi morbidi con bordi frastagliati, con consistenza pastosa.
  • Tipo 7: Acquosa, senza pezzi solidi. Completamente liquida.
Scala di Bristol delle feci

Shutterstock/Antonov Maxim

I tipi 1 e 2 sono tipici della stipsi e le feci si caratterizzano per la consistenza piuttosto dura e asciutta.

La formazione di feci dure è di norma provocata dalla stipsi, ovvero un ritardo nella defecazione con frequenza ridotta (circa 2-3 evacuazioni settimanali o meno). Le feci avranno una consistenza più dura (tipi 1 e 2 della scala di Bristol). La persistenza delle feci per lungo tempo nel colon e nell’ampolla rettale porta al continuo riassorbimento di acqua dalla massa fecale con feci che diventano conseguentemente più asciutte e dure.

Tra le cause più frequenti di stipsi e quindi responsabili della formazione di feci dure si annoverano:

  • Dieta squilibrata e scorretta con insufficiente consumo di fibre e ridotto apporto di acqua giornaliera
  • Scarsa attività fisica
  • Tendenza a rimandare lo stimolo all’evacuazione: alcuni soggetti a lungo andare possono presentare quadri di stipsi più o meno
    grave con formazione di feci dure che risultano difficili da espellere
  • Modifiche della dieta come in caso di un viaggio
  • Donne in gravidanza
  • Stati ansiosi che ritardano l’atto della defecazione
  • Sindrome del colon irritabile
  • Patologie che comportano alterazioni della flora batterica intestinale
  • Anomalie anatomiche e/o funzionali del colon
  • Patologia diverticolare del colon (che si presenta soprattutto a livello del colon discendente e del sigma)
  • Quadro di colite, ovvero infiammazione del colon
  • Morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa
  • Tumori maligni del colon
  • Fecaloma: ammasso di feci disidratate che si forma di solito negli anziani a livello dell’ampolla rettale.
  • Problemi di disidratazione, soprattutto negli anziani
  • Allettamento prolungato, come in caso di soggetti ricoverati per lunghi periodi di tempo
  • Neonati con intestino non sviluppato completamente
  • Assunzione di farmaci diuretici, antidepressivi o antidolorifici (a base di oppioidi tipo morfina e similari), chemioterapici (anche se più frequentemente provocano diarrea anziché stipsi)
  • Interventi di chirurgia maggiore a livello intestinale e del colon e loro esiti a distanza (come nel caso di sindrome aderenziale)
  • Sedentarietà e stress psicofisico, che rappresentano dei fattori di rischio più che causa a sé stanti vere e proprie
  • Patologie reumatologiche quali lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, sclerosi multipla, sindrome di Sjögren, …
  • Traumi e lesioni a carico del midollo spinale
  • Ipotiroidismo
  • Diabete mellito

È tuttavia opportuno ricordare come le feci dure si presentino solitamente come una condizione assolutamente benigna e passeggera con autorisoluzione nel giro di qualche giorno.

Sintomi

Le feci dure e la difficoltà di evacuazione si associano spesso ad una serie di altri sintomi associati sino al delinearsi di un quadro clinico caratteristico, che si presenta con:

  • Senso di tensione addominale
  • Gonfiore addominale con pancia dura
  • Dolore durante la defecazione
  • Sensazione di evacuazione incompleta
  • Dolore addominale
  • Ritenzione urinaria (raramente)
  • Inappetenza
  • Flatulenza
  • Nausea e vomito (raramente)
  • Emissione di sangue rosso vivo con le feci (rettorragia): le feci dure possono irritare e lesionare la mucosa rettale con conseguente sanguinamento anale.
  • Riacutizzazione o nuova insorgenza di una patologia proctologica. Le feci dure possono essere un importante fattore di rischio di una serie di patologie del retto e del canale anale, quali:

Un’evoluzione del concetto di feci dure è quella del fecaloma, ovvero una massa dura di feci all’interno dell’ampolla rettale o del colon che non riesce ad essere espulsa autonomamente.
Il fecaloma si forma dopo periodi di stipsi persistente e richiede un tempestivo trattamento.

Diagnosi

Le feci dure, così come ogni altra alterazione della defecazione, richiedono per la diagnosi un’attenta anamnesi da parte del medico per evidenziare l’eventuale presenza di patologie sottostanti responsabili di tali alterazioni. Il medico specialista a cui doversi rivolgere è il proctologo.

Rivestono particolare importanza aspetti quali:

  • Episodi di stitichezza o stipsi cronica del soggetto in passato e/o per gran parte della sua vita
  • Tempi di comparsa
  • Associazione a periodi di emissione di feci liquide
  • Necessità continua di aiuti farmacologici (lassativi)
  • Presenza di sangue nelle feci
  • Sintomi associati, quali dolore addominale o a livello anale
  • Pregressi interventi chirurgici, soprattutto a carico dell’intestino tenue o del colon
  • Assunzione di determinati farmaci (di cui la stipsi spesso ne rappresenta un effetto collaterale)

L’esame obiettivo consiste nell’osservazione diretta delle feci da parte del medico anche dopo esplorazione digito – rettale e nella visita al paziente con palpazione, percussione e auscultazione dell’addome. Tale visita spesso permette già di formulare una diagnosi di sospetto di una qualche patologia, che potrà essere confermata da esami di laboratorio ed esami strumentali.

Gli esami di laboratorio possono risultare nella norma nella maggior parte dei casi, poiché l’alterazione della defecazione e l’emissione di feci dure non sempre si correla con un’alterazione degli esami ematochimici.

Dal punto di vista strumentale è possibile approfondire un eventuale sospetto clinico di una qualche patologia. Il medico potrà richiedere esami radiologici di imaging quali:

Nel caso il medico voglia approfondire un sospetto diagnostico di patologia a livello del colon può risultare utile l’esecuzione di una colonscopia: per mezzo di un endoscopio flessibile dotato di telecamera, si possono visionare direttamente diversi tratti dell’apparato gastro-intestinale: esofago, stomaco, duodeno, colon fino all’ultima ansa ileale. La colonscopia può avere anche un ruolo terapeutico oltre che diagnostico. Permettono di eseguire biopsie per la diagnosi istologica di molte patologie come nel sospetto di un tumore del colon.

Infine, altre indagini specialistiche di natura proctologica possono essere richieste a conferma di una causa funzionale di stipsi e quindi della formazione di feci dure. È possibile sottoporsi in tal merito ad esami quali:

  • Defecografia
  • Ecografia trans – anale
  • Manometria ano – rettale

 

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

  • Chirurgia. Basi teoriche e chirurgia generale – Chirurgia specialistica vol.1-2 di Renzo Dionigi. Ed. Elsevier
  • Semeiotica medica. R. Muti. – ed. Minerva Medica.
  • Semeiotica medica: G. Fradà & G. Fradà. Ed. Piccin

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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