Fotofobia: significato, cause, altri sintomi, pericoli

Introduzione

La fotofobia è un sintomo visivo caratterizzato dall’intolleranza alla luce o con una ipersensibilità anormale verso una fonte luminosa.

Il termine fotofobia deriva dal greco ed è un nome composto formato da “foto” che significa luce e “fobia” che significa paura, quindi letteralmente “paura della luce”.

Che si tratti di una fonte luminosa naturale (come quella solare) o artificiale, la fotofobia tende ad associarsi a sintomi quali:

  • dolore oculare più o meno accentuato
  • disagio o sensazione di fastidio agli occhi
  • bruciore a livello oculare
  • offuscamento della vista
  • prurito e lacrimazione eccessiva
  • fonofobia (fastidio verso i rumori)
  • miodesopsie (sensazione di strisce e puntini osservando superifici chiare e di colore uniforme)
  • fotopsie (sensazioni visive luminose simili a scintille o a lampi di luce)
  • distorsione delle immagini durante la normale visione

La fotofobia si manifesta già ad una normale intensità di luce, ma ovviamente la sintomatologia può aggravarsi e farsi più importante in caso di esposizione ad una fonte luminosa più forte, come un flash di una macchina fotografica o la visione diretta della luce solare.

Il soggetti che ne soffre trova sollievo in zone di penombra, in stanze poco illuminate, nelle ore pomeridiane e serali o indossando occhiali da sole con lente molto scura.

Donna si protegge con la mano dal sole

iStock.com/1BSG

La fotofobia non è una patologia di per sé, ma un sintomo che è la conseguenza di svariate condizioni patologiche, tra le più frequenti e importanti si annoverano:

  • infezioni od infiammazioni a livello degli occhi come congiuntivite, cheratite, uveite, neurite ottica, tracoma, …
  • patologie del sistema nervoso centrale come in caso di meningite, encefalite, tumori cerebrali.
  • emicrania o grave cefalea.
  • anomalie nelle strutture oculari congenite od acquisite (aniridia, afachia, cataratta, cheratocono, coloboma, …).
  • distacco di retina e distacco posteriore del corpo vitreo
  • trauma oculare
  • effetti collaterali di diversi farmaci, tra cui alcuni chemioterapici

Nella maggior parte dei casi la fotofobia si manifesta tuttavia in persone assolutamente sane per via di una semplice iper-sensibilità dell’occhio alla luce, senza alcuna patologia sottostante; questo è tanto più comune nei soggetti con occhi molto chiari o che soffrono di albinismo (deficit parziale o totale di pigmentazione melaninica a livello di cute, iride, peli e capelli).

La diagnosi è essenzialmente clinico-anamnestica: è importante inquadrare il sintomo nelle sue caratteristiche e nell’ambito di altre patologie. A conferma del sospetto diagnostico il paziente viene sottoposto a indagini oculistiche più mirate ed eventualmente inviato ad altri specialisti per una valutazione completa. Dal punto di vista strumentale possono essere utili eseguire esami di secondo livello come tomografia a coerenza ottica (OCT), esame del fundus oculi, ecografia oculare, TC o risonanza magnetica cerebrale, esami elettrofunzionali ed ematochimici standard.

Non esiste un trattamento vero e proprio per questa condizione, perché la terapia è invece mirata all’eliminazione delle cause scatenanti e al controllo dei sintomi associati.

I rimedi pratici più efficaci per alleviare la fastidiosa sintomatologia della fotofobia possono essere:

  • Evitare l’esposizione alla luce solare molto intensa
  • Indossare occhiali da sole con lente scura
  • Indossare lenti a contatto protesiche protettive
  • Indossare cappelli o altri tipi di copricapo

Cause

L’intolleranza alla luce è essenzialmente legata all’eccessiva quantità di luce che, entrando nell’occhio attraverso l’iride, raggiunge la retina con sovra-stimolazione dei suoi recettori (coni e bastoncelli). Il segnale viene elaborato da tali recettori e condotto attraverso il nervo ottico sino all’area visiva del cervello. Un’anomalia o ipersensibilità delle strutture coinvolte nel meccanismo sopra descritto può portare all’insorgenza della fotofobia.

Anatomia semplificata dell'occhio umano

Anatomia semplificata dell’occhio (iStock.com/solar22)

La fotofobia è tuttavia spesso un sintomo benigno correlato ad una semplice ipersensibilità dell’occhio ad una fonte luminosa naturale (come quella del sole o di una fiamma intensa) od artificiale. In altri casi, invece, rappresenta un sintomo di patologie oculari e non.

Una prima possibile classificazione prevede la distinzione sulla base di due diversi fattori patogenetici, rispettivamente infezione ed infiammazione oculare, ma più in generale le patologie che più frequentemente possono presentare il fastidioso sintomo della fotofobia sono:

  • congiuntivite: infiammazione della congiuntiva, membrana che ricopre il globo oculare e le palpebre internamente
  • cheratite: infiammazione della cornea, lo strato più esterno del globo oculare
  • abrasione corneale, come in caso di trauma oculare da corpo estraneo, o in caso di infiammazioni croniche inveterate
  • distacco di retina, sollevamento dello strato più superficiale della retina (la neuro-retina, dove sono presenti le cellule che agiscono da fotorecettori, ovvero i coni e i bastoncelli) dagli strati sottostanti; è un’emergenza che può portare finanche alla cecità
  • distacco posteriore del corpo vitreo: perdita di aderenza dell’umor vitreo alla retina, con rischio di progressione verso il distacco di retina vero e proprio
  • neurite ottica: infiammazione del nervo ottico (II° nervo cranico); spesso compare come primo sintomo della sclerosi multipla, patologia di pertinenza neurologica
  • anomalie nel funzionamento dell’iride: in alcuni casi l’iride può reagire in maniera anormale alla luce con conseguente fotofobia. Un’anomalia nella contrazione e rilasciamento del muscolo costrittore dell’iride può portare ad un eccessivo “ingresso” di luce a livello retinico con conseguente comparsa di fotofobia
  • sindrome dell’occhio secco e sindrome di Sjögren
  • cheratocono: deformazione della cornea che assume una forma conica
  • glaucoma congenito od acquisito: aumento della pressione interna oculare che porta progressivamente al danneggiamento del nervo ottico
  • uveite: infiammazione dell’uvea, lo strato vascolare del bulbo oculare responsabile dell’irrorazione di gran parte delle strutture oculari
  • cataratta: progressiva opacizzazione del cristallino
  • emicrania o cefalea, ovvero mal di testa
  • meningite: infiammazione delle meningi, due sottili membrane che rivestono internamente l’encefalo e il midollo spinale
  • coloboma: difetto di sviluppo di strutture dell’occhio come iride, retina, nervo ottico o palpebra
  • aniridia: mancato sviluppo con assenza congenita (ovvero sin dalla nascita), parziale o completa, dell’iride in entrambi gli occhi
  • afachia: mancato sviluppo con assenza congenita (ovvero sin dalla nascita), parziale o completa, del cristallino in entrambi gli occhi
  • disturbi legati all’uso continuo di lenti a contatto
  • periodo post-operatorio in uno svariato numero di interventi eseguiti a livello oculare, come per la chirurgia atta a correggere i difetti della vista (chirurgia refrattiva, che spesso prevede l’utilizzo del laser)
  • effetti collaterali di svariati farmaci: antibiotici, diuretici o chemioterapici in primis
  • stato influenzale e pseudo-influenzale
  • lupus eritematoso sistemico (LES)
  • rabbia: infezione virale trasmessa da un morso di animale attraverso la saliva all’uomo, con il Lyssavirus come agente eziologico
  • encefalite: infiammazione dell’encefalo da varie cause
  • tumori cerebrali o metastasi cerebrali da tumori primitivi di altra sede
  • abuso di alcol o di sostanza stupefacenti
  • vari deficit di vitamine
  • ipertensione arteriosa, per aumento della pressione sanguigna sulle strutture della retina
  • albinismo, ovvero perdita di pigmentazione a capelli, peli ed iride per assenza parziale o totale della melanina
  • tracoma: infezione provocata dal batterio Chlamydia Trachomatis che provoca una gravissima forma di congiuntivite cronica

Sintomi

La fotofobia viene variamente descritta dal paziente che ne lamenta la presenza come

  • fastidio o vero e proprio dolore oculare
  • senso di disagio dopo esposizione ad una fonte luminosa più o meno intensa
  • riflesso di protezione degli occhi con le mani, non appena si entra in contatto con una fonte luminosa
  • contrazione ripetuta delle palpebre, ma senza arrivare al blefarospasmo

A seconda della causa alla base della fotofobia è inoltre possibile rilevare alcuni sintomi associati, come ad esempio:

  • miodesopsie (“mosche volanti”)
  • fotopsie o scotomi: sensazioni visive luminose improvvise, avvertite come dei lampi di luce negli occhi
  • cefalea (mal di testa) più o meno intensa
  • perdita dell’acuità visiva
  • offuscamento ed annebbiamento visivo
  • sensazione di bruciore agli occhi
  • arrossamento degli occhi
  • prurito oculare con necessità di sfregarsi continuamente le palpebre
  • difficoltà all’apertura degli occhi
  • lacrimazione eccessiva
  • vertigini (che possono essere soggettive od oggettive)
  • fonofobia: intolleranza ed iper-sensibilità ai suoni
  • irrigidimento del collo

Nei casi più gravi l’intolleranza può essere tale da portare alla persistenza dei sintomi anche per diverse ore o giorni, con dolore continuo ed insistente. In questi casi è sempre opportuno contattare un medico o rivolgersi al più vicino pronto soccorso oculistico.

Diagnosi

In caso di fotofobia è opportuno rivolgersi ad un medico specialista in oftalmologia (oculista) per un consulto; il medico provvederà ad esaminare in maniera generale il paziente concentrandosi poi approfonditamente sullo studio dell’occhio. Dopo un primo inquadramento sarà possibile già formulare una ipotesi iniziale per poter stabilire se la fotofobia sia dovuta o meno a una patologia di pertinenza oculare.

Come primo approccio il medico deve sempre inquadrare il paziente e i sintomi che esso riferisce attraverso una dettagliata anamnesi. Il medico chiederà al paziente, in una sorta di intervista con domande e risposte, di descrivere le caratteristiche principali della fotofobia:

  • Se si presenta dopo esposizione ad una fonte luminosa naturale od artificiale
  • Quando è comparsa la prima volta e con che frequenza tende a ricomparire
  • Quanto dura tale sintomo
  • Eventuale associazione con altri sintomi
  • Assunzione di determinati farmaci
  • Pregressi interventi chirurgici agli occhi
  • Eventuale presenza di patologie sottostanti, soprattutto neurologiche

A questo punto è possibile indagare l’eventuale presenza di patologie concomitanti o di altri disturbi che possono indirizzare verso una patologia non prettamente oculare ma sistemica.

Successivamente il paziente verrà sottoposto ad un approfondito esame obiettivo oftalmologico accompagnato anche da esami strumentali per la conferma o meno delle ipotesi diagnostiche.

Gli esami più importanti che possono essere eseguiti sono:

  • Valutazione dell’acuità visiva: attraverso l’utilizzo di una tavola “ottotipica” si chiede al paziente di leggere delle lettere dell’alfabeto di dimensioni sempre inferiori per valutare la capacità visiva ed escludere o confermare la presenza di patologie della retina come il distacco di retina.
  • Esame del fundus oculi: esame che permette di osservare il fondo dell’occhio, cioè la retina e l’origine del nervo ottico, ma anche i vasi della retina, il loro aspetto e la loro morfologia. Questo esame viene effettuato con la pupilla in massima dilatazione e per mezzo di un oftalmoscopio, cioè uno strumento che concentra un fascio di luce a livello retinico per studiarne i diversi punti e valutarne le anomalie.
  • Tomografia a coerenza ottica od OCT: esame che impiega un laser per ottenere immagini ad alta risoluzione della retina, così da poterne valutare patologie o interruzioni degli strati che la compongono.
  • Ecografia oculare: tecnica ecografica a contatto con il bulbo oculare che attraverso l’utilizzo degli ultrasuoni valuta patologie come il distacco di retina o del corpo vitreo e neoformazioni oculari come il retinoblastoma.
  • TC o risonanza magnetica cerebrale: permette uno studio approfondito anatomico e funzionale delle strutture dell’encefalo
  • Esami elettrofunzionali: esami di supporto come l’elettroretinogramma o i potenziali evocati visivi che permettono di valutare la funzionalità delle vie nervose ottiche e le risposte a livello cerebrale.
  • Esami ematochimici standard

In base ai risultati ottenuti da questi test diagnostici, l’oftalmologo potrà confermare una diagnosi per una patologia di sua pertinenza o richiedere altre indagini di approfondimento ed inviare il paziente all’attenzione di altri specialisti, come il neurologo, il neurochirurgo o l’infettivologo, in base al sospetto diagnostico ipotizzato.

Cura e rimedi

La fotofobia è quasi sempre espressione di condizioni para-fisiologiche legata ad una semplice ipersensibilità del soggetto all’esposizione alla luce, casi in cui la prognosi è generalmente buona; quando invece è secondaria ad una patologia di base, il disturbo acquisisce la prognosi della patologia stessa.

Dal momento che la fotofobia non è considerata una patologia vera e propria, non esiste una terapia specifica, ma al contrario l’obiettivo è quello di eliminare i fattori di rischio che ne provocano l’insorgenza o di trattare la patologia scatenante.

In caso di fotofobia provocata da effetti collaterali di alcuni farmaci, la sospensione di questi ultimi o la loro sostituzione porta alla regressione e scomparsa del sintomo.

In caso di infezione o infiammazione oculare è opportuno iniziare un trattamento a base di antibiotici specifici ed antinfiammatori per far regredire la patologia sottostante.

Un eventuale trauma oculare che si manifesta con fotofobia e con altri sintomi associati, va considerata sempre un’emergenza medica con consiglio a recarsi quanto prima presso un pronto soccorso oculistico per la gestione specialistica e più appropriata del problema.

In caso di cefalea, emicrania, meningite o sospetto di neurite ottica (come in caso di sospetta sclerosi multipla) è opportuno rivolgersi ad uno specialista in neurologia per il trattamento della patologia di base.

Nel distacco del corpo vitreo, in generale, è necessario eliminare i fattori di rischio e contemporaneamente di ristabilire lo stato di densità dell’umor vitreo stesso.

Nel caso del distacco di retina, invece, si deve intervenire in maniera rapida, entro 48 ore, in quanto questa condizione può portare alla cecità del paziente, soprattutto se è interessata la zona della maggior acuità visiva (macula).

Rimedi pratici

  1. Evitare la luce solare molto intensa nelle ore centrali della giornata (dalle 11 alle 15).
  2. Indossare occhiali da sole con lente scura e possibilmente dotati di protezione contro i raggi UV.
  3. Indossare lenti a contatto protesiche protettive per i soggetti più sensibili e con sintomatologia piuttosto grave.
  4. Indossare cappelli con visiera o altri tipi di abbigliamento dalla funzione similare.
  5. Fare attenzione ai riflessi e ai riverberi di luce che colpiscono gli occhi in ambienti dove vi è sabbia, distese d’acqua, neve o altre superfici riflettenti.

 

 

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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