Gozzo tiroideo: cause, sintomi e cura

Introduzione

La tiroide è una ghiandola endocrina della dimensione di circa 5 cm situata al di sotto del pomo d’Adamo, nella parte anteriore del collo, dalla caratteristica forma di una farfalla, che assuma in quanto composta da due lobi e da un ponte (istmo) che li unisce.

La ghiandola è responsabile della produzione degli ormoni tiroidei e della calcitonina, che manifestano la loro azione su numerosi organi e sistemi, regolando e modulando processi e vie metaboliche.

In virtù della sua posizione, nonostante non sia visibile, può essere palpata ed individuata; con il termine gozzo (o struma) s’indica l’aumento di volume e di peso della tiroide, causato da un’alterazione passeggera o indice di una patologia.

Gozzo in una donna

By Drahreg01 – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2688708

Si tratta quindi di un sintomo, più che di una malattia, e diagnosticare la causa esatta è indispensabile per poter iniziare un adeguato trattamento, che può prevedere ad esempio:

  • integrazione di iodio per il gozzo endemico,
  • terapia con ormoni sostitutivi,
  • intervento chirurgico di asportazione.

La prognosi è buona nella stragrande maggioranza dei casi.

Causa

Le cause del gozzo possono essere molteplici, prevalentemente correlate all’apporto di iodio:

  • Carenza di iodio: lo iodio è un elemento essenziale per il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea e per la sintesi dei relativi ormoni; un eventuale deficit di iodio produce una risposta ipofisaria di aumento del TSH, che se cronico induce un progressivo aumento del volume della ghiandola. Una dieta povera di iodio, come spesso avveniva in passato o come avviene attualmente in molte zone del mondo (gozzo endemico), può essere una delle cause fondamentali dell’insorgenza del gozzo; ad esempio, nelle valli alpine occitane fu coniato il termine “cretinismo”, da chretiéns (cristiano), per indicare persone che presentavano gozzo accompagnato da ritardo mentale e bassa statura.
    (ad oggi la condizione si ritiene sconfitta in Italia, che ha raggiunto la cosiddetta iodosufficienza)
    Ove la patologia non è generalizzata alla popolazione, si parla di gozzo sporadico.
  • Eccesso di iodio: non solo la carenza, ma anche l’eccesso di iodio può essere causa primaria dell’insorgenza dello struma, per un’eccessiva stimolazione dell’attività tiroidea, con conseguente ingrossamento.
  • Alcuni alimenti (ad esempio cavoletti di Bruxelles, cavolfiore, cavolo) e alcuni farmaci (ad esempio il litio) definiti gozzigeni, ossia interferenti con il metabolismo dello iodio. Un gozzo alimentare è tuttavia diagnosticabile solo in soggetti già predisposti, mentre in pazienti altrimenti sani un consumo equilibrato non comporta alcun tipo di rischio.
  • Patologie croniche come la malattia di Graves, e patologie nodulari.

Classificazione

Il gozzo può essere classificato secondo numerose caratteristiche:

  • Alterazioni della funzione tiroidea
    • Gozzo tossico: associato ad una condizione di ipertiroidismo
    • Gozzo non tossico: non vi sono alterazioni tiroidee sottostanti, bensì processi infiammatori (tiroidite) o neoplastici
  • Morfologia
    • Gozzo diffuso: l’intera ghiandola è caratterizzata da un uniforme aumento di volume
    • Gozzo nodulare: è caratterizzato dalla presenza di uno o molteplici noduli che lo rendono irregolare alla palpazione
    • Gozzo congenito: presente dalla nascita
    • Gozzo multinodulare tossico: patologie più rare come il gozzo multinodulare tossico Basedowificato e il morbo di Basedow
  • Modalità di comparsa
    • Gozzo endemico: una compensazione della carenza di iodio
    • Gozzo sporadico: a presentazione occasionale
    • Gozzo familiare: presente in più membri appartenenti alla medesima famiglia
  • Valutazione clinica
    • Grado 0: la tiroide non è visibile e non è palpabile,
    • Grado 1A: la tiroide è palpabile ma non è visibile,
    • Grado 1B: la tiroide è palpabile e visibile solo a collo esteso,
    • Grado 2: la tiroide è palpabile e visibile anche a collo non esteso,
    • Grado 3: l’ingrossamento della tiroide è molto evidente anche a distanza.

Fattori di rischio

I fattori di rischio per l’insorgenza del gozzo sono:

  • Sesso femminile
  • Diete ricche di iodio (ad esempio in specifiche società, come quella giapponese, in virtù dell’elevato consumo di alghe)
  • Diete povere di iodio (spesso conseguenza del vivere in zone economicamente depresse o lontane dal mare come alcune dell’India, dell’Africa e dell’Asia)
  • Patologie della tiroide: ipotiroidismo, ipertiroidismo, morbo di Basedow, Tiroidite di Hashimoto
  • Assunzione di farmaci gozzigeni

Sintomi

I sintomi del gozzo tiroideo dipendono dall’evoluzione dello stesso e dalla gravità di presentazione, ma generalmente il paziente non lamenta dolore.

Le manifestazioni possono comprendere:

Diagnosi

La diagnosi dev’essere effettuata dal medico seguendo gli step clinici necessari ed affiancando ad essi esami ematici e strumentali.

La diagnosi clinica prevede:

  • Raccolta anamnestica, con particolare attenzione posta alla tipologia di dieta seguita dal soggetto, eventuali farmaci assunti e sintomatologia riportata;
  • Esame obiettivo che preveda tra l’altro la palpazione della zona sede della tiroide.

Gli esami del sangue, volti ad evidenziare e caratterizzare un’eventuale sviluppo di ipotiroidismo/ipertiroidismo prevedono tra l’altro la valutazione dei livelli di:

Possono inoltre essere effettuati anche esami delle urine per monitorare i livelli di iodio presenti, con l’obiettivo di stimare un eventuale eccesso/carenza.

Gli esami strumentali che possono contribuire alla valutazione della morfologia e l’eventuale presenza di noduli, invece, comprendono:

  • Ecografia tiroidea (esame di primo livello)
  • Scintigrafia tiroidea,
  • Eventuale biopsia/agoaspirato
  • TC o RMN per gozzi molto voluminosi che tendono a crescere dietro allo sterno e per questo invisibili all’ecografia.

Cura

Il trattamento dello struma viene pianificato sulla base di caratteristiche e cause scatenanti, ma da un punto di vista generale può comprendere:

  • Il bilanciamento dell’assunzione giornaliera di iodio e, dunque, una stabilizzazione della dieta del paziente grazie all’aiuto di un medico nutrizionista;
  • Terapia farmacologica
    • sostitutiva con ormoni tiroidei (levotiroxina) nel caso di ipotiroidismo (ad esempio in alcuni casi di gozzo non tossico);
    • con farmaci anti-tiroidei (metilmazolo, propiltiouracile) nel caso di gozzo tossico;
  • Rimozione chirurgica della tiroide (tiroidectomia). Viene scelta raramente e solo in casi estremamente gravi, che potrebbero compromettere la normale respirazione:
    • carcinomi, onde evitare lo sviluppo di metastasi e e/o pericolose estensioni ai tessuti circostanti,
    • gozzo tossico nodulare (la presenza di un solo nodulo può richiedere un intervento di rimozione parziale di lobectomia o loboistmectomia),
    • crescita delle dimensioni rapida e incontrollabile,
    • gozzo multinodulare sintomatico.

L’intervento di rimozione della tiroide causa inevitabilmente ipotiroidismo iatrogeno (viene meno la produzione degli ormoni tiroidei), che richiede di intraprendere una successiva e permanente assunzione di farmaci ormonali sostitutivi.

Prevenzione

Il gozzo può essere in parte prevenuto grazie alla possibilità di acquistare del sale iodato con cui integrare la propria dieta (profilassi iodica), specialmente nelle zone ove risulti scarso nella comune alimentazione, nonché aumentando l’assunzione di uova e pesce e ponendo attenzione ai gozzigeni naturali e medicinali.

 

A cura del Dr. Enrico Varriale, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

Knudsen, N., Laurberg, P., Perrild, H., Bülow, I., Ovesen, L., & Jørgensen, T. (2002). Risk factors for goiter and thyroid nodules.

 Thyroid, 12(10), 879-888.

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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