Inappetenza: quando si perde appetito e fame

Introduzione

Il termine inappetenza indica la mancanza o la riduzione di appetito, disturbo che si può verificare in qualsiasi momento della vita. Quando c’è un rifiuto completo verso il cibo si parla più correttamente di anoressia, che a sua volta viene declinata in anoressia nervosa quando legata ad un’ossessiva paura di ingrassare.

Varie sono le cause che possono causare un calo del desiderio di mangiare, generalmente classificabili in:

  • patologiche,
  • psicosomatiche,
  • fisiologiche,
  • psichiatriche,
  • genetiche.

Molte malattie causano inappetenza, sintomo che spesso è associato a

In genere una volta curata la malattia (quando curabile), l’appetito ritorna.

L’inappetenza inoltre può essere favorita da particolari stati di ansia o depressione, dai cambi di stagione, da patologie psichiatriche (ad esempio l’anoressia nervosa), oppure nei più piccoli dall’eredità genetica (spesso i bambini inappetenti hanno genitori che sono stati inappetenti a loro volta).

L’inappetenza può colpire tutte le fasce d’età

  • adulti,
  • anziani e
  • bambini

ed essere causa non solo di perdita di appetito e conseguentemente di peso ma, se perdura, anche di un deperimento psico-fisico della persona colpita.

Ricordiamo, infatti, che mangiare non è solo un momento di piacere nella vita di una persona, ma anche e soprattutto un atto essenziale per la sopravvivenza: attraverso il cibo riforniamo il nostro organismo  di tutti quei nutrienti (vitamine, minerali, proteine, grassi e zuccheri) che sono tra l’altro indispensabili fonti di energia per consentire lo svolgimento di tutte le attività mentali e fisiche del quotidiano, quali camminare, parlare, pensare, ricordare, …

Bambina che rifiuta un piatto di pasta

iStock.com/alex_ugalek

Cause

Tra le numerose cause all’origine dell’inappetenza ricordiamo:

In gravidanza l’inappetenza si sviluppa principalmente nel primo trimestre ed è in genere legata alla presenza di nausea mattutina, disturbo che si presenta molto spesso al risveglio e che talvolta le accompagna per tutto il giorno, riducendo la loro voglia di mangiare.

Anche alcune condizioni fisiologiche, come la vecchiaia, possono associarsi a perdita di appetito: specie nel caso di anziani rimasti soli (morte del partner, allontanamento dei figli o altri familiari), edentuli (privo cioè di uno o più denti), depressi, affetti da demenza o altre malattie che comportano l’assunzione di molti farmaci ogni giorno.

Nei bambini più piccoli la fase di dentizione può associarsi a un rifiuto di cibo per presenza di dolore, infiammazione ed irritazione delle gengive e della bocca, fastidi che si accentuano con l’assunzione degli alimenti. Altre cause possono essere un’aftosi del cavo orale, infezioni o parassitosi, vaccini, stato influenzale, problemi a scuola o stress emotivi familiari, disturbi intestinali legati allo svezzamento, cambi di stagione, …

Uno dei sintomi tipici dei tumori è la perdita di peso severo per calo di appetito, dovuto a varie condizioni che possono interessare un paziente neoplastico:

  • senso di tristezza o depressione franca a seguito della diagnosi di tumore,
  • presenza di dolore,
  • cure praticate (chemioterapia, radioterapia).

Alcuni tipi di cancro si associano maggiormente ad una perdita di appetito, come ad esempio il cancro del colon, dello stomaco, del pancreas, del fegato e dell’ovaio.

Praticamente tutti i farmaci annoverano come possibile effetto collaterale nausea o vomito e, di conseguenza, diventare anche causa di mancanza di appetito, oppure alterare il senso del gusto rendendo meno gradevole il momento del pasto; ricordiamo per esempio i chemioterapici, gli antibiotici, la codeina, la morfina.

L’anoressia nervosa è invece un disturbo alimentare tipico degli adolescenti e caratterizzato da una mania incontrollata del proprio peso e da una percezione distorta della propria forma fisica. La causa resta ancora non del tutto chiarita e si pensa che vada ricercata in possibili fattori genetici, squilibri dell’ipotalamo o di alcuni neuro-trasmettitori, relazione conflittuale madre-figlio ed educazione rigida. In caso di anoressia nervosa la mancanza di appetito è legata al desiderio patologico della persona anoressica di perdere peso, o meglio dalla paura di aumentare di peso, contro cui combatte giornalmente in vari modi: con restrizioni severe dell’assunzione di cibo, vomito provocato dopo i pasti, uso di lassativi, clisteri e diuretici, intensa attività fisica.

Pericoli

La mancanza di appetito può associarsi ad una condizione transitoria e reversibile e, in questi casi, non deve destare grosse preoccupazioni perché tenderà a risolversi in breve tempo con opportuni accorgimenti. La persona colpita recupererà la voglia di mangiare e l’eventuale perdita di peso, senza effetti o complicazioni a lungo termine.

Nei casi in cui invece l’inappetenza sia prolungata potrebbe essere dovuta a una malattia organica, che è quindi necessario individuare e trattare con cure adeguate, per evitare che possano svilupparsi altri sintomi più gravi.

Tra i maggiori rischi legati ad uno stato di inappetenza prolungato, ricordiamo la comparsa di altri sintomi quali:

  • sensazione di malessere generale,
  • severa perdita di peso,
  • facile irritabilità,
  • scarsa attenzione,
  • aumento dei battiti cardiaci,
  • anemia da carenza di ferro,
  • carenze nutrizionali,
  • stato di disidratazione,
  • senso di spossatezza, anche dopo un lavoro leggero,
  • chetosi (condizione metabolica conseguente ad un insufficiente apporto di carboidrati),
  • abbassamento delle difese immunitarie ed insorgenza frequente d’infezioni,
  • febbre,
  • arresto di crescita/calo ponderale (nei bambini).

Quando rivolgersi al medico

Sarebbe bene rivolgersi sempre al proprio medico di famiglia per un controllo quando la mancanza di appetito si prolunghi, volontariamente o meno, senza essere connessa ad una causa apparentemente nota e/o quando si associa ad altri sintomi quali

Il medico effettua una visita generale, con particolare attenzione alla valutazione della perdita di peso e alla misurazione della massa corporea, ottenuta con il calcolo del BMI.

Il BMI (Body Mass Index) è un semplice parametro con cui si mette in relazione l’altezza ed il peso del soggetto, e si ottiene con questa formula:

BMI = peso corporeo (Kg) / altezza2 (metri)

Il risultato consente di classificare il soggetto nelle seguenti categorie:

  • grave magrezza < 16.5,
  • sottopeso 16-18.49,
  • normopeso 18.5-24.99,
  • e via via sovrappeso od obesità.

Il medico inoltre raccoglie la storia clinica e personale (anamnesi) del paziente, rivolgendogli alcune domande, quali:

  • Da quanto tempo accusa questa perdita di appetito?
  • Mangia poco o per niente? non ha desiderio di mangiare un tipo di cibo in particolare?
  • È stressato, nervoso, rattristito per qualche motivo?
  • Ha altri disturbi, come nausea, dolore, febbre, stanchezza, vomito, ..?
  • Ha perso peso? se sì, quanto e in quanto tempo?
  • Assume farmaci?
  • Di quali malattie soffre?

Utili ai fine di una corretta diagnosi sono infine:

Cure e rimedi

In caso di inappetenza, è fondamentale introdurre una serie di accorgimenti finalizzati all’aumento degli apporti nutritivi ed al recupero del peso perso, quali

  • verificare che l’attuale regime alimentare non sia eccessivamente squilibrato verso le proteine, che possono causare uno stato di chetosi (associato a riduzione dell’appetito),
  • mangiare cibi ricchi in calorie sane (cereali integrali, legumi, …),
  • assumere eventuali integratori alimentari se prescritti dal medico,
  • preferire piccoli pasti frequenti, qualora i 3 classici pasti principali (colazione, pranzo, cena) risultino troppo pesanti,
  • tenere un diario giornaliero di ciò che si mangia e beve,
  • condurre un’attività fisica regolare, anche una semplice camminata di 30 minuti a passo veloce.

Una correzione della malattia organica all’origine dello stato di inappetenza è essenziale, qualora venga individuata e sia fattibile.

Se l’inappetenza riconosce una base emotiva, ad esempio uno stato depressivo connesso ad un lutto, una recente diagnosi di tumore o un altro evento drammatico, possono essere d’aiuto, accanto ad una terapia psicologica di supporto, alcuni accorgimenti che possano incoraggiare a mangiare quali consumare i pasti con i propri cari o con gli amici, frequentare alcuni ristoranti preferiti, variare il cibo, cucinare i cibi che più si gradiscono e concedersi momenti di relax (bagni caldi e rilassanti, praticare yoga, dedicarsi ad un hobby, ecc.).

Vanno eliminati dalla dieta eventuali cibi responsabili di intolleranze o malassorbimento, così come vanno attentamente valutati possibili cambi di medicine o dosaggi dei farmaci assunti : tutto ciò deve essere fatto esclusivamente dal medico e mai arbitrariamente dal paziente.

Per affrontare l’inappetenza nel caso dei bambini i consigli che il pediatra suggerirà di seguire, dopo avere investigato sulle cause del suo scarso desiderio di mangiare ed avere nel caso tranquillizzato i genitori sulla natura innocua dell’inappetenza, in genere sono:

  • non forzare il bambino a mangiare controvoglia,
  • non forzare il bambino a mangiare cibi che non gradisce,
  • favorire i pasti ad orari regolari,
  • servire porzioni adeguate, non troppo grandi né troppo piccole,
  • evitare i fuori pasto,
  • mangiare in compagnia,
  • presentare il cibo in modo divertente e gustoso.

In presenza di malnutrizione severa, può essere indicato un ricovero ospedaliero per le cure del caso.

 

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno, medico chirurgo

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Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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