Calo dell’udito (ipoacusia): cause, sintomi e rimedi

Introduzione

Ipoacusia è il termine medico che indica una riduzione della funzione uditiva; è un disturbo molto comune soprattutto con l’avanzare dell’età, ma chiunque può soffrirne.

Tra i segnali che più comunemente inducono a rivolgersi al medico per una possibile riduzione dell’udito si trovano:

  • difficoltà a sentire e comprendere i discorsi di altre persone, soprattutto in contesti rumorosi
  • necessità di alzare significativamente il volume di musica e televisione.

È importante diagnosticare e trattare questa condizione per le gravi complicazioni sociali che può comportare, anche perché grazie alle tecnologie oggi disponibili sostanzialmente tutti i tipi di ipoacusia sono risolvibili.

Cause

Il soggetto, in base alla capacità di percezione, dei suoni è definita:

  • Normoacusica: in grado di percepire normalmente i suoni
  • Ipoacusica: disfunzione di vario grado che fa percepire male i suoni
  • Anacusica o cofotica: non percepisce in alcun modo i suoni

Una persona su tre dopo i 50 anni soffre di ipoacusia, che rappresenta la terza patologia per frequenza nella popolazione over 65 (subito dopo artrosi ed ipertensione), ma lo stesso disturbo può interessare anche in giovane età. Può essere un disturbo temporaneo o permanente, presentarsi improvvisamente o insorgere in modo più graduale, interessare un unico orecchio od entrambi, ad esempio:

  • la perdita improvvisa dell’udito
    • da un unico lato può essere dovuta ad un tappo di cerume, un’infezione all’orecchio, un timpano perforato o alla sindrome di Ménière
    • in entrambe le orecchie può essere dovuta a lesioni causate dall’esposizione ad un rumore molto forte (sparo a distanza ravvicinata, esplosione, concerti, …) o dall’assunzione di determinati medicinali che possono influire sull’udito
  • la perdita graduale dell’udito
    • in un orecchio può essere dovuta alla presenza di un ostacolo fisico al passaggio dei suoni, come fluidi (otite siero-mucosa), una crescita ossea (otosclerosi) od un accumulo di cellule della pelle (colesteatoma)
    • in entrambe le orecchie è solitamente causata dall’invecchiamento o dall’esposizione a rumori forti per molti anni.

Da un punto di vista anatomo-patologico è possibile individuare tre differenti tipi di ipoacusia:

  • Ipoacusia trasmissiva (o conduttiva): il problema è sito a livello del sistema di trasmissione del suono dell’orecchio, condotto uditivo, membrana timpanica e ossicini dell’orecchio (martello, incudine e staffa, quindi si tratta essenzialmente di lesioni dell’orecchio esterno o dell’orecchio medio. Le cause comprendono:
    • Tappi di cerume
    • Perforazioni del timpano: il timpano si rompe in modo acuto, ad esempio in caso di barotrauma
    • Otite acuta: esempio l’otite effusiva, molto frequente nei bambini, consiste nell’infiammazione della membrana timpanica e dell’orecchio interno con secrezioni muco-sierose che attutiscono il passaggio del suono
    • Otite cronica
    • Da corpo estraneo: riguarda soprattutto bambini e persone con deficit cognitivi
    • Malformazioni: ad esempio l’atresia auris, una malformazione congenita dell’orecchio caratterizzata da un’alterazione a qualsiasi livello del condotto uditivo
    • Otosclerosi: patologia che porta ad un blocco progressivo dell’articolazione stapedio-ovalare, l’articolazione tra staffa e finestra ovalare attraverso la quale avviene la trasmissione dell’onda sonora
  • Ipoacusia neurosensoriale (o percettiva): il problema è a livello del sistema di trasduzione dell’orecchio. Vengono a loro volta distinte in cocleari (quando sia coinvolto l’organo del Corti) e retrococleari (quando il danno sia a livello delle vie uditive), ulteriormente suddivisibili in lesioni periferiche (è leso il nervo acustico) e centrali (interessano le vie nervose al di sopra del nervo acustico, che è intatto).  Le cause comprendono:
    • Forme infiammatorie (le labirintiti):
    • Forme degenerative (le labirintiosi)
      • Angiopatiche
      • Presbiacusia
      • Neurovascolari
      • Tossiche: soprattutto da farmaci, come gli antibiotici amminoglucosidici che sono fortemente ototossici
      • Traumi acustici acuti: era tipico del passato la sordità secondaria all’esposizione sul luogo di lavoro a rumori molto forti mentre oggi, grazie all’introduzione obbligatoria per legge di mezzi di protezione acustica, l’incidenza di questa condizione si è molto ridotta (anche se purtroppo si è osservato un triste aumento nei giovani legati all’utilizzo improprio di cuffie ed ascolto ad alto volume di musica).
    • Forme retrococleari:
      • Neurinoma del VIII nervo cranico (il nervo vestibolo cocleare)
      • Lesioni del tronco encefalico
      • Lesioni corticali
  • Ipoacusia mista: sono presenti entrambi i tipi, neurosensoriale e trasmissiva

Cause in base all’età

Si riporta di seguito l’elenco delle principali cause e fattori di rischio responsabili di una riduzione dell’udito e sordità suddivise in base all’età d’insorgenza (fonte: OMS):

  • Periodo prenatale
    • Fattori genetici
    • Infezioni intrauterine (ad esempio rosolia e citomegalovirus)
  • Periodo perinatale
  • Infanzia e adolescenza
    • Infezioni croniche dell’orecchio (otite media cronica suppurativa)
    • Raccolta di liquido nell’orecchio (otite media cronica non suppurativa)
    • Meningite e altre infezioni
  • Età adulta e terza età
    • Malattie croniche
    • Fumare
    • Otosclerosi
    • Degenerazione neurosensoriale legata all’età
    • Ipoacusia neurosensoriale improvvisa

Cause indipendenti dall’età

  • Tappo di cerume
  • Trauma all’orecchio o alla testa
  • Esposizione a rumori forti
  • Assunzione di medicinali ototossici
  • Esposizione a prodotti chimici ototossici (in genere per ragioni professionali)
  • Carenze nutrizionali
  • Infezioni virali e altre malattie dell’orecchio

Sintomi

L’ipoacusia è di per sé un sintomo, espressione di una condizione a monte, che può essere avvertito dal paziente in diverse forme:

  • Ipoacusia trasmissiva: si accusa un deficit quantitativo (il paziente sentirà il suono meno intenso, ma lo sente identico a come lo sente una persona normoacusica)
  • Ipoacusia neurosensoriale: si avverte un deficit di tipo quantitativo come nella forma trasmissiva, associato ad una distorsione del suono (deficit qualitativo).

Può presentarsi improvvisamente od in modo graduale, peggiorando nel tempo, può interessare un unico orecchio (monolaterale) od entrambi (bilaterale); può infine essere temporanea o permanente.

A seconda della patologia alla base dello stato ipoacusico potrebbe poi essere presente un corredo sintomatologico di vario tipo, che potrebbe comprendere tra l’altro:

Sintomi nei bambini

Nei bambini è possibile ipotizzare la presenza di un disturbo dell’udito in caso di:

  • ritardo nello sviluppo del linguaggio (od incapacità di risultare chiari nell’articolazione delle parole)
  • tono di voce molto alto
  • mancata risposta quando li si chiama
  • richiesta frequente di ripetere le domande poste
  • aumento esagerato del volume della televisione e di altri dispositivi audiovisivi.

Nei bambini che manifestino improvvisamente sintomi suggestivi di ipoacusia l’ipotesi più probabile è quella di un’otite in corso, piuttosto che un accumulo di cerume o la presenza di un corpo estraneo.

Sintomi nei neonati

Tutti i neonati vengono testati per evidenziare disturbi dell’udito nei primi giorni di vita, ma si raccomanda di rivolgersi al pediatra in caso di:

  • mancato spavento/reazione in occasione di improvvisi rumori forti
  • manifestazioni che inducano a pensare che percepiscano alcuni rumori e non altri
  • risposta in caso di contatto visivo, non quando vengono stimolati verbalmente
  • mancata articolazione di suoni entro i 4 mesi di vita
  • mancanta articolazione delle prime parole entro i 15 mesi di vita.

Complicanze

Adulti

La perdita dell’udito può avere un impatto molto profondo sulla qualità di vita del soggetto colpito; gli anziani con perdita dell’udito possono facilmente sviluppare disturbi depressivi e senso di isolamento, oltre che di declino cognitivo.

Neonati e bambini

Una grave complicanza dell’ipoacusia è il sordomutismo, conseguenza di disturbi dell’udito congeniti, in grado di causare disturbi del comportamento e ritardo dell’uso del linguaggio. Soprattutto in questi casi una diagnosi precoce è di grande importanza (quando si intervenga entro i primi mesi di vita lo sviluppo cognitivo sarà perfettamente sovrapponibile a quello di un bambino normale). Al contrario, in caso di diagnosi tardiva, il bambino non imparerà mai a parlare e diverrà sordomuto, condizione oggi completamente prevenibile con una diagnosi tempestiva.

È peraltro sorprendente scoprire che la diffusione di ipoacusia profonda e bilaterale è di 1-1,5 ogni 1000 bambini, molto maggiore di altre patologie congenite considerate più frequenti come sindrome di Down, fenilchetonuria o spina bifida.

Diagnosi

Occorre prestare particolare attenzione nella diagnosi precoce dell’ipoacusia congenita (alla nascita) in quanto, in assenza di diagnosi e di un trattamento tempestivo, il bambino diverrà inevitabilmente sordomuto con una drastica riduzione della propria qualità della vita ed isolamento sociale.

Lo specialista di riferimento per questa patologia è il medico otorinolaringoiatra o il medico audiologo, che raccoglierà la storia clinica del paziente (anamnesi) ed effettuerà un accurato esame clinico, esaminando il condotto uditivo e la membrana del timpano ed effettuando ulteriori esami strumentali di approfondimento.

In presenza di diagnosi di ipoacusia potrebbe essere necessario stabilire se si tratta di ipoacusia trasmissiva o neurosensoriale, qualora la causa non fosse immediatamente evidente e per farlo è possibile avvalersi di una serie di test:

  • Confronto delle capacità uditive nella percezione del suono tra via aerea e via ossea (in una persona normoudente la durata della sensazione sonora per via ossea è inferiore della durata per via aerea):
    • Studio della via ossea: si fa vibrare un diapason e lo si appoggia al cranio, in tal modo la vibrazione è trasmessa direttamente alla coclea bypassando cassa timpanica, ossicini e condotto uditivo esterno
    • Studio della via aerea: si fa vibrare un diapason vicino il condotto uditivo, il suono prodotto viene trasmesso per via aerea percorrendo interamente tutto l’apparato di trasmissione del suono e giungendo alla coclea.
  • Test di Rinnie: si fa vibrare il diapason una sola volta e lo si appoggia al cranio del paziente. Si chiede quando smette di sentire il suono e a questo punto lo si stacca dal cranio e lo si avvicina all’orecchio, se la persona è
    • normoudente percepirà ancora il suono
    • ipoacusica di tipo trasmissiva: la durata del suono per via aerea sarà molto minore della durata del suono per via ossea, per cui una volta staccato il diapason dal cranio e avvicinato all’orecchio non avvertirà nulla
    • ipoacusica di tipo neurosensoriale: risponde al test come un paziente normoudente, sentirà cioè ancora il suono.
  • Test di Weber: questo esame studia esclusivamente la via ossea e serve ad identificare le forme di sordità asimmetrica. Si fa vibrare il diapason per poi porlo al vertice del cranio e si chiede da che lato si avverte il suono
    • il normoudente avrà difficoltà ad individuare il lato esatto e non riesce a dare una risposta
    • nelle forme patologiche il suono viene avvertito meglio da un lato, in particolar modo:
      • forma ipoacusica trasmissiva avvertirà il suono meglio dal lato in cui c’è sordità, in quanto essendo presente una compromissione dell’apparato di trasmissione dal lato malato non si riesce a disperdere l’energia trasmessa attraverso l’osso alla coclea che si accumula nel lato malato
      • forma ipoacusica neurosensoriale avvertirà il suono meglio dalla parte sana in quanto essendo la coclea malata il paziente lateralizza dal lato sano.

Altri esami utili a valutare qualitativamente e quantitativamente il danno sono:

  • Audiometria tonale: serve ad identificare la soglia uditiva del paziente. È un esame di routine che si sostiene in cabina silente e che permette di studiare sia la via ossea che quella aerea, confrontandole per stabilire il tipo di ipoacusia. Si inizia il test dall’orecchio in cui il paziente dice di sentire meglio. Si inviano in cuffia dei toni puri e quando il paziente li avverte alza la mano o preme un pulsante. È utile anche ad individuare le frequenze interessate dall’ipoacusia: frequenza acute, frequenze gravi, tutte le frequenze (ipoacusia pantonale) ed il grado di ipoacusia
    Il grado di ipoacusia è definito in base all’abbassamento della soglia uditiva:

    • Normoacusia: abbassamento compreso tra 0 e 25 dB;
    • Ipoacusia lieve: abbassamento compreso tra 25 e 40 dB, si hanno difficoltà a sentire il parlato debole in situazioni rumorose
    • Ipoacusia moderata: abbassamento compreso tra 41 e 70 dB, si hanno difficoltà a sentire il parlato forte in presenza di rumore di fondo
    • Ipoacusia grave: abbassamento compreso tra 71 e 90 dB, si hanno difficoltà a sentire il parlato forte se questo non viene amplificato
    • Ipoacusia profonda: abbassamento superiore ai 91 dB, si hanno difficoltà a sentire il parlato forte anche amplificato
  • Audiometria vocale: è un test simile al precedente ma più specifico. Invece di toni puri si richiede al paziente di ripetere gruppi di 10 parole inviati ad una certa intensità. Si stabiliscono quindi 3 soglie:
    • Soglia di detenzione: in un soggetto normale è a 0 dB, il soggetto sente parlare ma non riesce a capire nessuna parola
    • Soglia di percezione: in un soggetto normale è a 15 dB, il soggetto comprende il 50% delle parole sentite
    • Soglia di intellezione: in un soggetto normale è a 25 dB, il soggetto comprende tutte le parole sentite
  • Impedenziometria: è un test che serve a misurare il grado di rigidità del sistema timpano-ossiculare. Quando si sente un suono la membrana timpanica vibra e trasmette il movimento al sistema degli ossicini, questo esame serve a misurare se questi ossicini si muovono o non si muovono e quanto si muovono.
    Un altro test che si fa con l’impedenziometria è la ricerca del riflesso stapediale, ovvero un riflesso protettivo che provoca la contrazione del muscolo stapedio e questa contrazione impedisce che la platina della staffa si affondi violentemente nella finestra ovalare e non dia una spina eccessivamente forte ai liquidi labirintici.

Esistono poi numerosi altri test che il medico audiologo consiglierà a seconda di quanto emerso durante la visita.

Cura e rimedi

Il trattamento dipende dall’agente causale responsabile dell’ipoacusia. Nello specifico

  • Ipoacusie trasmissive: sono in genere curabili e reversibili, rimuovendo l’ostacolo alla trasmissione dell’onda sonora per ripristinare l’udito, ad esempio:
    • Antiinfiammatori ed antibiotici per trattare l’otite
    • Pulizia per rimuovere i tappi di cerume
    • Intervento chirurgico per ripristinare la funzione timpanica e la trasmissione della catena degli ossicini
  • Ipoacusie neurosensoriali: non sempre sono reversibili, occorre formulare la diagnosi tempestivamente al fine di provare a salvare il nervo uditivo.

Sono infine disponibili numerose protesi che si adattano al tipo di deficit nel sistema della conduzione, trasmissione e codifica del suono.

  • Protesi acustiche tradizionali: retroauricolari o endoaurali
  • Protesi acustiche impiantabili
  • Impianti cocleari: sono dei veri e propri orecchi artificiali che sostituiscono completamente la coclea e permettono di sentire anche a persone completamente sorde
  • Impianti uditivi del tronco encefalico

 

A cura del dr Mirko Fortuna, medico chirurgo .

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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