Pupilla piccola (miosi): cause, significato, pericoli e cura

Introduzione

È possibile immaginare la pupilla come un foro attraverso cui la luce esterna può entrare ed essere raccolta dalle strutture interne dell’occhio per venire poi elaborata ed interpretata.

La miosi è una condizione caratterizzata dalla riduzione del diametro della pupilla dell’occhio al di sotto di 2 mm, limite inferiore di normalità; il rimpicciolimento della pupilla è sempre una conseguenza della contrazione del muscolo costrittore della pupilla e può essere una manifestazione del tutto fisiologica in ambienti eccessivamente luminosi, quando va limitata la quantità di luce in ingresso, oppure un’espressione patologica di numerose e varie cause.

La condizione opposta, ovvero l’aumento del diametro pupillare, si definisce midriasi e si ha, al contrario, in presenza di scarsità di illuminazione. In questa condizione, infatti, la pupilla aumenta il proprio diametro al fine di far entrare una maggiore quantità di luce e migliorare quindi la visione notturna.

La miosi e la midriasi formano insieme il riflesso fotomotore.

Miosi

Shutterstock/sruilk

Cause

In condizioni di normalità la pupilla ha un diametro compreso tra i 2 ed i 5 mm, la miosi è una condizione che porta alla riduzione di questo diametro.

La riduzione del diametro pupillare è un riflesso fisiologico necessario ad una corretta visione che si realizza per azione nervosa parasimpatica mesencefalica sul muscolo costrittore della pupilla come risposta ad intensi stimoli luminosi, si pensi ad esempio al test neurologico con cui il medico illumina un occhio aspettandosi di poter apprezzare un’immediata riduzione del diametro.

Il riflesso è definito consensuale in quanto uno stimolo luminoso rivolto ad un solo occhio provoca la costrizione di entrambe le pupille, sulla base del fatto che in Natura è estremamente rara la situazione per cui i due occhi siano esposti a gradi di luminosità differenti. La presenza di anisocoria (differenza di grandezza tra i due diametri pupillari) è segno di una condizione patologica a livello del mesencefalo.

Il meccanismo attraverso cui si provoca la contrazione del muscolo costrittore della pupilla, e dunque la miosi, è il seguente:

  1. Le cellule gangliari della retina registrano lo stimolo luminoso.
  2. Questo segnale, grazie il tratto ottico accessorio, raggiunge il nucleo pretettale.
  3. Il nucleo pretettale invia fibre al nucleo di Edinger-Westphal (o nucleo oculomotore accessorio) sia ipsilateralmente che controlaterlamente (a giustificare la consensualità del riflesso di miosi).
  4. Il nucleo di Edinger-Westphal invia fibre parasimpatiche pregangliari che decorrono nel nervo oculomotore comune raggiungendo il ganglio ciliare.
  5. Le fibre contraggono sinapsi con i neuroni presenti in questo ganglio che emette fibre postgangliari parasimpatiche che, attraverso i nervi ciliari brevi, arrivano al muscolo costrittore della pupilla.
  6. Il muscolo costrittore della pupilla si contrare realizzando così la miosi.

Tra le più comuni cause patologiche di miosi è possibile annoverare

  • Uveite
  • Traumi cranici, al collo o alla colonna vertebrale (ad esempio in seguito ad un colpo di frusta) con interessamento del sistema nervoso centrale
  • Ischemia cerebrale
  • Coma ipoglicemico
  • Sindrome di Horner (che consiste in una paralisi inferiore del plesso brachiale)
  • Farmaci (applicazioni topiche di colliri a base di eserina o pilocarpina, farmaci antipertensivi come clonidina e tetraidrozolina, …)
  • Sostanze d’abuso (ad esempio eroina, morfina, …)
  • Tossici (pesticidi organofosfati, gas nervino, intossicazione micotica, …)
  • Paralisi del sistema simpatico cervicale
  • Lesioni oculari
  • Contusioni del bulbo oculare
  • Lesioni neurologiche da tabe dorsale

Cos’è la miosi fissa?

La miosi si definisce fissa quando il fenomeno di restringimento non è legato alla luce esterna, in opposizione alla miosi reagente quando invece è conseguente alla luminosità.

Sintomi

La miosi è di per sé un sintomo, non una patologia, che tuttavia in molti casi non è accompagnato da ulteriori manifestazioni; si presenta come una spiccata riduzione della pupilla, che assume un aspetto a spillo.

Può presentarsi in modo:

  • Bilaterale, interessando entrambi gli occhi
  • Unilaterale, ovvero limitata ad un occhio, ed in questo caso è sempre una condizione patologica in quanto il riflesso è consensuale (si definisce infine anisocoria la condizione caratterizzata da pupille di diverso diametro.)

Può essere associata a difficoltà di visione notturna e in condizioni di scarsa luminosità, perché la quantità di luce in grado di stimolare le cellule preposta alla raccolta dell’immagine (bastoncelli) non è più sufficiente alla loro attivazione.

Diagnosi

Lo specialista di riferimento per questa condizione è il medico oftalmologo che, dopo aver raccolto l’anamnesi, valutando gli altri segni e sintomi associati, effettuerà un esame del fondo dell’occhio per constatare la riduzione del diametro della pupilla.

La miosi è fisiologica esclusivamente quando appare bilateralmente in condizioni di grande luminosità.

È al contrario patologica quando appare monolateralmente in tutti i casi, oppure bilateralmente in situazioni di oscurità.

Cura

La miosi è una condizione fisiologica nelle situazioni in cui vige un eccesso di luce, in quanto meccanismo compensatorio al fine di evitare l’abbagliamento e garantire una visione migliore, e come tale non richiede alcun trattamento.

Nelle situazioni in cui al contrario sia richiesto un trattamento questo dev’essere rivolto alla correzione della causa scatenante, quando sia possibile una diagnosi: ad esempio in caso di miosi conseguente ad

  • effetto collaterale di farmaci, si valuta la possibilità di sospenderli o cambiarli
  • assunzione di droghe, ne andrebbe evitato l’utilizzo
  • uveite, si somministrano corticosteroidi topici (colliri) o sistemici
  • avvelenamento da organofosfati, si ricovera il paziente in ospedale, dove verrà somministrata pralidossima
  • coma ipoglicemico, si punta a ripristinare un corretto valore di glicemia (zucchero nel sangue).

 

A cura del dr Mirko Fortuna, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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