Pallore cutaneo: cause, preoccupazioni e rimedi

Introduzione

Il pallore è un segno clinico caratterizzato da una variazione del normale colore della cute e delle mucose, che si presentano più chiare rispetto alle tonalità del rosato e che possono addirittura virare verso sfumature biancastre o cianotiche (marezzatura).

Si tratta di una condizione conosciutissima fin dai tempi più antichi, in quanto facilmente riconoscibile, di frequente riscontro e conseguente a numerose possibili cause differenti.

Il colorito della cute è determinato da una serie di variabili quali:

  • etnia,
  • stato di abbronzatura,
  • vasodilatazione (quanto i vasi sanguigni sono dilatati),
  • quantità di emoglobina presente in circolo,
  • eventuale presenza di patologie cardiovascolari,
  • eventuale intossicazione da alcune sostanze nocive.

Tra queste, nell’ambito della medicina, quella più importante in senso epidemiologico è senz’altro la concentrazione emoglobinica: è infatti nota a tutti la correlazione tra “salute” del sangue e colorito cutaneo, per cui gli stati anemici (condizione in cui si abbassa la quantità di emoglobina in circolo) sono spesso riconosciuti dalla popolazione generale come origine “universale” di questa alterazione.

Valutare in maniera oggettiva, tuttavia, quale possa essere la vera causa del pallore non è sempre semplice:

  • l’insorgenza del pallore può essere molto rapida (si pensi a fenomeno vasocostrittivi dovuti al freddo) oppure incorrere nel giro di mesi (come nelle anemizzazioni “croniche”, ad esempio in caso di perdite microscopiche ma continue di sangue a livello gastrointestinale);
  • la localizzazione del pallore non è necessariamente diffusa su tutta la superficie del corpo, esso può infatti essere limitato ad un solo dito come nel caso del fenomeno di Raynaud.

In generale sono molte le patologie che presentano come possibile manifestazione il pallore cutaneo; tra queste le più importanti sono:

Il fenomeno di Raynaud rappresenta un caso particolare, volutamente omesso da questa lista in quanto epifenomeno non strettamente patologico di frequente riscontro nella popolazione generale.

Cause principali

Anemia

L’anemia è definita come una riduzione nella concentrazione di emoglobina presente in circolo.

Tale proteina, contenuta all’interno dei globuli rossi, è responsabile tra le altre cose del corretto funzionamento degli scambi gassosi nel polmone e nei tessuti periferici, dove il suo brillante colorito rosso vivo contribuisce a “dare colore” alla cute quando il sangue scorre nei capillari più fini e superficiali.

Secondo i più recenti standard in letteratura si parla di anemia quando la concentrazione emoglobina scende sotto una certa soglia che è differente tra maschi e femmine:

  • 13 g/dL nell’uomo
  • 12 g/dL nella donna

Le cause di anemia sono molteplici, ma quelle di maggiore interesse per la loro diffusione sono:

  • Forme da carenza di ferro, che ne costituisce il componente principale (anemia sideropenica).
  • Forme da carenza di vitamina B12 ed acido folico (anemie macrocitiche o megaloblastiche, come l’anemia perniciosa).
  • Forme da emolisi, solitamente legate a fenomeni autoimmuni.
  • Forme da malattia primitiva del midollo osseo, legate a fenomeni di natura neoplastica.

Vasocostrizione

In condizioni fisiologiche il fenomeno della vasocostrizione può essere legato ad una serie di risposte dell’organismo a stimoli esterni, anche molto comuni, come ad esempio

Nel soggetto malato, invece, sono soprattutto le patologie cardiache a determinare questa condizione: il circolo periferico viene ridotto ai minimi termini per favorire l’afflusso agli organi nobili, con la conseguenza che la cute apparirà fredda e pallida (perché il sangue non si trova più a livelli superficiali ma piuttosto in profondità, nei visceri).

Anche le emorragie possono causare vasocostrizione; il meccanismo in questo caso è sempre legato a preservare l’afflusso ematico centrale oltre che a evitare la perdita di un volume di sangue troppo elevato.

Riduzione della quantità circolante di sangue

I pazienti con scompenso cardiaco possono risultare ipovolemici (riduzione del volume di sangue circolante) in quanto può verificarsi un sequestro in terzo spazio di liquido trasudatizio; ciò avviene quando si formano edemi a livello periferico: la parte “liquida” dal sangue si è depositata secondo gravità nell’arto inferiore e di fatto il volume effettivo circolante è inferiore alla normalità.

In questi casi si può riscontrare pallore cutaneo come fenomeno di risposta alla vasocostrizione: il letto vascolare periferico viene ristretto per favorire i distretti centrali, e di conseguenza il paziente appare di colorito molto chiaro o addirittura cianotico.

Nello shock il meccanismo patogenetico è simile, ma allo stesso tempo opposto: in questo caso, ad esempio in corso di anafilassi, la risposta ad un antigene riconosciuto come dannoso determina il rilascio di molecole ad attività vasodilatatoria e citochine. Il letto vascolare viene quindi ampliato, e di conseguenza risulterà evidente il pallore.

Pallore localizzato

Nel caso del pallore localizzato ad una singola regione del corpo è specialmente importante la valutazione della variabile tempo: l’insorgenza rapida può infatti essere spia di condizioni dalla gravità eterogenea e che vanno in alcuni casi approfondite dal proprio Medico.

Qualora il pallore insorga in un distretto molto piccolo, come una o due dita della mano o del piede, l’ipotesi diagnostica può essere quella del fenomeno di Raynaud: si tratta di una crisi ischemica transitoria, priva di conseguenza cliniche, legata ad una eccessiva vasocostrizione nei tessuti periferici. Esso è diffuso soprattutto nella popolazione femminile, specie di giovane età, e non è da considerarsi patologico anche se il suo riscontro costituisce fattore di rischio per l’insorgenza di alcune malattie dell’ambito reumatologico:

Il fenomeno di Raynaud è caratterizzato da un decorso clinico piuttosto caratteristico, costituito da tre fasi distinte (triade “a bandiera francese”):

  • sbiancamento improvviso della cute, spesso in risposta a stimoli esterni (freddo, paura, ansia…)
  • cianosi della cute dovuta alla deossigenazione completa dell’emoglobina
  • rossore della cute come risposta vasodilatatoria improvvisa alla crisi ischemica

Diagnosi

L’identificazione della causa del pallore inizia da un’accurata anamnesi relativa alle circostanze con cui si verifica o si è verificata la comparsa del disturbo; essa passa per la valutazione di:

  • durata del pallore (è presente da poco o da tanto?)
  • manifestazione del pallore (è costante o insorge in maniera rapida e poi sparisce?)
  • associazione ad altre condizioni quali
    • freddo
    • emozioni forti
    • sforzi fisici

Vanno poi valutati eventuali sintomi di accompagnamento, che possono rappresentare spie d’allarme per condizioni che tra le loro manifestazioni hanno appunto il pallore cutaneo; alcuni esempi sono:

  • l’astenia se la causa è un’anemizzazione
  • la difficoltà a deambulare (claudicatio) se la causa è l’arteriopatia dell’arto inferiore
  • la difficoltà respiratoria (dispnea) se la causa è l’insufficienza cardiaca

Gli esami di laboratorio possono essere dirimenti come primo approccio diagnostico per escludere le cause più frequenti e risalire all’esatta eziologia del disturbo.

Terapia

Il pallore cutaneo di per sé non è da considerarsi una condizione patologica, pertanto non vi è una vera e propria terapia specifica per il suo trattamento. La sua risoluzione è parallela a quella del quadro eziologico che l’ha determinato.

 

A cura del Dr. Marco Cantele, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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