Introduzione

Il prurito è una sensazione sgradevole caratterizzato dal bisogno quasi impulsivo di grattarsi per trovare sollievo. Il prurito a livello genitale può interessare principalmente la vagina e la zona dei genitali esterni circostanti, ovvero la vulva.

Il prurito vaginale si presenta in molte donne sia giovani che adulto-anziane nel corso della vita, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un semplice sintomo non preoccupante che scompare senza alcun trattamento; inizia ad essere considerato un problema solo quando diventa persistente, grave e ricorrente, o qualora venga accompagnato dalla fuoriuscita di una secrezione vaginale.

Alla base del prurito vaginale vi possono essere diverse cause, tra cui:

  • infezione genitale,
  • atrofia e disidratazione della mucosa genitale (tipiche in menopausa),
  • esposizione a sostanze irritanti,
  • reazioni allergiche.

Il sintomo può inoltre associarsi ad altri disturbi, quali ad esempio:

Donna che si gratta sui vestiti all'altezza del pube

iStock.com/Tharakorn

Cause

Le più comuni cause di prurito vaginale sono:

  • Infezioni genitali: un’alterazione dei livelli ormonali (estrogeni e progesterone) come si verifica ad esempio in menopausa o in gravidanza, o una terapia antibiotica prolungata, favoriscono lo sviluppo di infezioni genitali. Le più frequenti sono:
    • Tricomoniasi: infezione provocata dal protozoo Trichomonas vaginalis che si trasmette per via sessuale, o attraverso la condivisione di indumenti intimi o asciugamani. Oltre al prurito sono presenti bruciore, arrossamento e secrezioni giallognole. Analizzando la secrezione al microscopio è possibile riconoscere la presenza del protozoo e fare diagnosi.
    • Vaginosi batterica: infezione provocata tipicamente dal batterio Gardnerella vaginalis, un batterio anaerobio che si moltiplica quando vi sia un’alterazione della normale flora batterica vaginale (ricca di lattobacilli). Oltre al prurito è presente bruciore e secrezione maleodorante (dal tipico odore di “pesce avariato”, erroneamente attribuito ad una scarsa igiene intima).
    • Candidosi: forse la più frequente tra le infezioni genitali. È causato dal fungo Candida albicans che normalmente fa parte della flora batterica saprofita, ma che in talune circostanze prolifera superando le normali difese immunitarie e porta allo sviluppo dell’infezione conclamata. Oltre al prurito vaginale si avranno bruciore, arrossamento e secrezione biancastra cremosa (tipico aspetto a “ricotta”). Fattori di rischio per la candidosi vaginale sono:
      • diabete mellito,
      • gravidanza,
      • deficit immunitario anche temporaneo,
      • utilizzo di antibiotici o cortisonici.
  • Atrofia e disidratazione della vagina: è tipica della menopausa, dove l’alterazione dell’equilibrio ormonale (con calo degli estrogeni) porta a secchezza e a disidratazione della mucosa con diminuzione della normale secrezione e conseguente comparsa di prurito. Oltre a questo sono presenti bruciore, dolore (soprattutto durante i rapporti sessuali) e aumentato rischio di infezioni uro-genitali.
  • Esposizione a sostanze irritanti, come creme locali, particolari indumenti o la radio e chemioterapia.
  • Reazioni allergiche da detergenti, biancheria intima, lattice, …
  • Dermatite.
  • Condilomatosi causata dal Papilloma virus.
  • Malattia infiammatoria pelvica (PID).
  • Psoriasi.
  • Sindrome di Sjogren (che tipicamente si manifesta con secchezza di cute e mucose).
  • Lichen sclerosus: caratterizzato dalla presenza di macchie biancastre nella zona vulvare; rappresenta una lesione pre-neoplastica poiché quando non trattata può aumentare il rischio di carcinoma della vulva

Fattori di rischio

Il prurito vaginale è un sintomo piuttosto frequente nella popolazione femminile e tra i più comuni fattori di rischio che ne predispongono alla comparsa ricordiamo:

  • Alterazioni ormonali, con variazione del rapporto estrogeni-progesterone che si verifica soprattutto in caso di:
    • gravidanza,
    • menopausa,
    • fase premestruale,
    • uso di contraccettivi estroprogestinici (pillola anticoncezionale);
  • Alterazione della flora vaginale saprofita (composta principalmente da lattobacilli) con crescita di patogeni opportunisti come la Candida o la Gardnerella; tale situazione si verifica soprattutto in caso:
    • uso prolungato di antibiotici,
    • diabete mellito,
    • riduzione anche temporanea delle difese immunitarie,
  • Scarsa igiene intima o utilizzo di detergenti troppo aggressivi.

Diagnosi

La diagnosi è essenzialmente clinica, basata cioè sul riconoscimento dei sintomi e dei segni oggettivi.

  • L’anamnesi permette di ricostruire la storia clinica della paziente e di individuare eventuali fattori di rischio.
  • L’esame obiettivo permette al medico di riconoscere i sintomi più importanti (oltre al prurito si assoceranno spesso bruciore, arrossamento e gonfiore).

Soprattutto grazie alla caratteristiche della secrezione vaginale presente è possibile effettuare diagnosi e impostare la terapia più adeguata.

Un campione di queste secrezioni può essere analizzato al microscopio ottico dove può essere valutata la presenza di miceti nella candidosi o di protozoi nella tricomoniasi. L’analisi microbiologica di questi campioni può individuare anche l’eventuale presenza di malattie sessualmente trasmesse come gonorrea, sifilide e clamidia.

Gli esami ematochimici possono mostrare innalzamento degli indici di flogosi e alterazione dei livelli ormonali estro-progestinici.

Cura e rimedi

Il prurito vaginale diventa un problema solo se è persistente, grave e ricorrente, o quando sia accompagnato da dolore o da una secrezione dall’aspetto e dall’odore anomalo.

Per eliminare questo fastidioso sintomo è possibile intraprendere una terapia farmacologica che varia in base all’eziologia sottostante:

  • Antimicotici in caso di infezione fungina da Candida.
  • Antibiotici in caso di infezione da Tricomonas o Gardnerella.
  • Creme o gel lubrificanti in caso di vaginite atrofica postmenopausale.
  • Creme o gel a base steroidea per ridurre l’infiammazione locale.
  • Antistaminici orali nel prurito molto fastidioso per alleviare temporaneamente il sintomo.

Rimedi pratici

  • Impacchi e lavaggi tiepidi possono dare sollievo, ma evitare l’acqua troppo calda che può peggiorare i sintomi. Asciugare sempre accuratamente le mucose, tamponando e non sfregando (nei casi di cute più sensibile è possibile anche fare ricorso ad un phon).
  • Evitare un’eccessiva frequenza di lavaggio, che può indebolire la normale flora batterica vaginale; per la stessa ragione evitare l’uso di lavande vaginali non prescritte.
  • Evitare l’uso di spray e polveri (deodoranti, detergenti, disinfettanti, …) nell’area genitale.
  • Indossare abiti larghi ed evitare collant.
  • Usare intimo di cotone.

Prevenzione

Alcuni accorgimenti preventivi aiutano a ridurre la frequenza degli episodi di prurito vaginale

  1. Evitare detergenti troppo aggressivi per l’igiene intima (da scegliere con pH in accordo alla propria età).
  2. Tenere la zona genitale pulita e il più possibile asciutta.
  3. Non indossare indumenti bagnati per lungo tempo come il costume.
  4. Evitare indumenti sintetici che bloccano la traspirazione di cute e mucose.
  5. Compensare eventuale iperglicemia diabetica con terapia adeguata.
  6. Evitare il grattamento compulsivo, che aumenta il rischio di formazione di micro-lacerazioni della mucosa che, oltre a peggiorare il prurito, si associano ad arrossamento, bruciore e dolore delle parti intime.
  7. Evitare la condivisione di indumenti intimi, accappatoi o asciugamani.
  8. Utilizzare il preservativo per evitare le infezioni sessualmente trasmissibili.

Fonti principali:

  • Manuale di Ginecologia ed Ostetricia, Boli set al., Edises srl. Napoli
  • Rugarli C., Medicina interna sistematica

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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