Introduzione

Il prurito è un sintomo sgradevole, che si può provare diverse volte nel corso della propria vita, e che porta il soggetto colpito a grattarsi la pelle ripetutamente. Può localizzarsi in una specifica area della cute o essere diffuso in tutto il corpo.

Riconosce diverse cause e, a seconda dell’origine, il prurito può essere

  • lieve e passeggero
  • oppure persistente ed ingravescente

costituendo, in quest’ultimo caso, il campanello di allarme di malattie anche gravi.

Generalmente però il prurito è una sensazione legata ad una malattia cutanea non grave, come ad esempio eczema, punture di insetti o dermatosi.

Alcuni studiosi sostengono la teoria secondo cui alla base del prurito c’è esclusivamente una stimolazione delle stesse terminazioni nervose sensitive da cui origina anche il dolore, cioè le fibre nervose del tratto antero-laterale del midollo spinale, per cui:

  • una stimolazione lieve procura prurito,
  • una stimolazione più intensa procura dolore;

In realtà è probabile che ci sia un meccanismo più complesso all’origine del prurito che coinvolge:

  • fibre nervose amieliniche (fibre C) che collegano la cute con il midollo spinale,
  • mediatori chimici, quali
    • istamina,
    • peptide intestinale vasoattivo (VIP),
    • peptide collegato al gene della calcitonina (CGRP),
    • sostanza P,
    • oppiodi,
    • proteasi (triptasi, chimotripsina, callicreina, ecc…),
    • leucotriene B4,
    • prostaglandine,
  • recettori specifici,
  • e diverse aree del cervello che riconoscono, elaborano, trasmettono e ricordano la sensazione del prurito.

La memoria riveste un’importanza particolare nel prurito, non sono rari infatti i casi in cui sia sufficiente il solo pensiero del prurito a scatenare questa sensazione.

Classificazione e cause

Il prurito può essere classificato in base al meccanismo patogenetico che ne è all’origine in

  • pruricettivo, dovuto alla stimolazione diretta delle fibre nervose presenti nel derma, per la presenza di malattie cutanee come dermatosi o eczemi,
  • neurogenico, dovuto alla liberazione di mediatori che agiscono a livello dei centri del sistema nervoso centrale, per la presenza di malattie del cervello come tumori cerebrali o ascessi,
  • neuropatico, dovuto ad un danno a carico dei nervi periferici del midollo spianale, per la presenza di malattie infettive come una nevralgia post-erpetica,
  • psicosomatico, dovuto a malattie di natura nervosa come ansia, stress, psicosi o ipocondria.

La causa più comune di prurito è la presenza di una malattia della pelle, ad esempio una dermatite o un’infezione da parassiti, tuttavia ci sono anche altre patologie non cutanee, che possono sviluppare prurito in tutto il corpo e che vanno pertanto considerate, in assenza di manifestazioni della pelle visibili.

In dettaglio, tra le cause che possono essere all’origine di prurito diffuso, ricordiamo:

Un cattivo funzionamento dei reni, per deficit di filtrazione, provoca un accumulo di sostanze tossiche e sali minerali nel sangue con conseguente irritazione cutanea e prurito. Stessa cosa se è il fegato a non funzionare bene, per cui si ha un’alta concentrazione di sali biliari nel corpo.

La cute può infiammarsi anche per una ridotta sintesi di emoglobina nei pazienti con anemia da carenza di ferro.

Il prurito inoltre può svilupparsi come reazione avversa o allergica a seguito dell’assunzione di un farmaco, non necessariamente accompagnato da lesioni cutanee. Tra i farmaci che possono provocare un’irritazione pruriginosa della cute, ricordiamo:

  • antibiotici,
  • antiipertensivi,
  • antiepilettici,
  • antiaritmici,
  • anticoagulanti,
  • antiinfiammatori steroidei e non steroidei,
  • antitumorali (tamoxifene, paclitaxel),
  • antidepressivi,
  • ipoglicemizzanti orali,
  • statine,
  • farmaci per la disfunzione erettile.

Infine ci sono condizioni fisiologiche che possono causare prurito, ad esempio

  • gravidanza,
  • menopausa,
  • vecchiaia.

In gravidanza lo sviluppo di prurito è legato a due cause principali:

  • una più comune, ossia la comparsa di papule rosse pruriginose in corrispondenza delle smagliature, che si sviluppano nelle zone a maggiore distensione cutanea
  • ed una meno comune, ossia l’infezione dell’Herpes gestationis, nel 2-3 trimestre, associata alla comparsa di pomfi attorno all’ombelico e in tutta la pancia (ma anche ai capezzoli e areole mammarie in corso di allattamento)

In menopausa, invece, il prurito è dovuto alla riduzione degli estrogeni circolanti che causano, tra gli altri sintomi, anche secchezza della pelle.

La vecchiaia si associa ad una minore idratazione della pelle che, con l’avanzare dell’età, diventa più tirata e secca (xerosi cutanea) e si caratterizza per una scarsa produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee ed un insufficiente effetto barriera della cute, che risulta più suscettibile all’attacco di vari stimoli esterni in grado di causare prurito.

Diagnosi

Chiunque accusi prurito localizzato o diffuso in tutto il corpo, specie se persistente, dovrebbe sempre rivolgersi al proprio medico di famiglia o ad uno specialista dermatologo per un controllo e per stabilirne l’esatta origine e la migliore cura.

Il medico raccoglie come prima cosa l’anamnesi e la storia clinica del paziente, in particolare pone domande circa

  • le caratteristiche del prurito (durata, intensità, localizzazione, notturno/diurno),
  • età ed abitudini di vita,
  • presenza di malattie della pelle o altre patologie note,
  • familiarità.

La cute deve essere attentamente esaminata in toto, per ricercare eventuali lesioni responsabili del prurito quali

  • pomfi,
  • bolle,
  • vescicole,
  • esantemi,
  • eritemi,
  • zone di desquamazione,

che vanno distinti dalle eventuali lesioni da grattamento, provocate dal paziente stesso a causa del prurito.

Anche un esame obiettivo generale di tutto il corpo dovrebbe essere attentamente effettuato, in particolare vanno ispezionati e palpati

  • i linfonodi,
  • il collo,
  • l’addome
  • e gli arti inferiori.

È indispensabile, inoltre, considerare altri possibili segni e sintomi presenti, oltre il prurito, che possono indirizzare verso una malattia specifica. Ad esempio la presenza di:

  • febbre,
  • dolore,
  • bruciore,
  • alterazioni neurologiche (parestesie, formicolii, allucinazioni tattili),
  • ansia, depressione, stress,
  • disturbi urinari,
  • ingrossamento dei linfonodi,
  • disturbi gastro-intestinali,
  • edema degli arti inferiori,
  • prurigo (noduli pruriginosi, generalmente localizzati alle braccia e alle gambe),
  • associazione del prurito a fattori esterni scatenanti (contatto con l’acqua, sbalzi di temperatura, indumenti stretti, …).

Il medico può chiedere, specie se sospetta una malattia non cutanea all’origine del prurito, un prelievo del sangue con particolare attenzione ai seguenti parametri che potrebbero risultare alterati:

A completamento della diagnosi, solo in casi specifici e selezionati, può essere utile il ricorso alla radiologia per immagini, quindi

  • ecografia,
  • tomografia computerizzata (TAC),
  • risonanza magnetica.

Cure e rimedi

Le cure per alleviare il prurito sono varie e dipendono essenzialmente dalla causa che ne è all’origine.

Comprendono cure topiche, come:

  • creme emollienti ed idratanti a base di acido ialuronico, aloe vera, avena, camomilla, calendula o altre sostanze naturali da applicare nella zona di cute arrossata, dopo aver tamponato la pelle con acqua tiepida,
  • anestetici locali in spray o crema, come lidocaina, polidocanolo o benzocaina,
  • pomate a base di cortisone o corticosteroidi, nei casi più fastidiosi e persistenti, e comunque solo per cicli terapeutici brevi. Svolgono un’azione antiinfiammatoria e non vanno MAI utilizzati in caso di prurito dovuto a micosi;
  • polvere fungicida in presenza di prurito da micosi,
  • immunomodulatori, tipo tacrolimus o pimecrolimus, in caso di dermatite seborroica o atopica
  • mentolo,
  • capsaicina, in caso di prurito cronico (ad esempio negli anziani, nel prurito della nevralgia post-herpetica o da neuropatia diabetica),
  • acido salicilico topico (soprattutto in presenza di lichen simplex).

A seconda dei casi, può essere utile assumere farmaci per via orale quali

  • anti-istaminici,
  • anti-infiammatori,
  • antidepressivi,
  • oppiodi,
  • colestiramina,
  • gabapentin.

Se il prurito è di natura allergica, causato da un farmaco o un alimento in particolare, si deve ovviamente procedere all’esclusione di questo.

Tecniche di rilassamento, quali yoga, arti marziali, meditazione o un supporto psicologico/psicoterapeutico possono essere proposte nei casi di prurito generalizzato dovuto a particolari condizioni di stress o in presenza di malattie di natura nervosa.

La fototerapia (con UVA, UVB e UVB a banda stretta) è indicata nel caso di prurito da dermatosi o nel prurito negli anziani, specie quando non è possibile ricorrere a terapie farmacologiche.

Rimedi pratici

  1. Utilizzare saponi e cosmetici naturali ed oleosi per la cura e l’igiene della pelle, con pH acido (in grado di contrastare l’azione delle proteasi, mediatori chimici del prurito).
  2. Lavarsi con acqua tiepida ed evitare lavaggi frequenti (massimo 2 docce al giorno).
  3. Tamponare delicatamente la pelle, senza sfregarla.
  4. Tagliarsi le unghie per evitare lesioni da grattamento che posso complicarsi esponendo la cute ad ulteriori irritazioni o possibili infezioni.
  5. Bere molta acqua per mantenere la pelle ben idratata.
  6. Evitare gli sbalzi di temperatura e l’esposizione a temperature troppo calde o fredde.
  7. Evitare cibi allergenizzanti e/o ricchi di istamina come dolci, fragole, pesche, noci e frutta secca, cioccolato, crostacei, …

 

Articoli ed approfondimenti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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