Ptosi palpebrale (occhio): cause, pericoli e cura

Introduzione

La ptosi palpebrale (blefaroptosi) consiste nell’abbassamento di una o di entrambe le palpebre superiori rispetto a quella che è la loro posizione naturale (viene popolarmente spesso indicata come palpebra cadente), ne risulta che la pupilla potrà apparire parzialmente o, nei casi più severi, totalmente coperta dalla palpebra ptosica.

Ptosi palpebrale

Shutterstock/Geinz Angelina

Nei casi più lievi la ptosi rappresenta quindi un disturbo esclusivamente di tipo estetico, priva di ricadute pratiche sulla vista e senza alcuna influenza sulla qualità di vita delle persone affette; al contrario, in caso di ptosi moderata/severa, si sviluppa un deficit di tipo funzionale che può arrivare ad interferire o compromettere la capacità di compiere agilmente le normali attività del quotidiano, a causa di un’alterazione delle funzioni visive.

Il medico specialista che si occupa del disturbo è l’oftalmologo che, mediante anamnesi ed esame clinico, stabilisce le cause alla base della ptosi e ne imposta il trattamento, tipicamente chirurgico.

Cause

La ptosi palpebrale consiste nell’abbassamento della palpebra che può essere distinta in:

  • Ptosi congenita: condizione presente sin dalla nascita a causa di malformazioni del muscolo elevatore della palpebra superiore o in seguito a traumi avvenuti nel momento del parto
  • Ptosi acquisita: la condizione appare nel corso degli anni secondariamente a danni del muscolo elevatore della palpebra superiore, del complesso neuromuscolare o del muscolo di Müller (il muscolo tarsale superiore).

Nello specifico, in base alla causa, si può distinguere

  • Ptosi miogenica (muscolare): è causata da un problema di natura muscolare che può originarsi per danno diretto al muscolo elevatore o nell’ambito di patologie sistemiche come la miastenia gravis o la distrofia muscolare
  • Ptosi neurogena: è causata da un problema nell’innervazione nel muscolo elevatore che può essere secondario ad un danno del nervo oculomotore (III coppia di nervi cranici) o ad un danno del sistema ortosimpatico come nella sindrome di Horner
  • Ptosi aponeurotica: è causata da una disinserzione dell’aponeurosi, la sottile fascia fibrosa che ricopre e avvolge il muscolo e va a continuarsi nel tendine per assicurare al muscolo stesso l’inserzione ossea a ventaglio sul tarso
  • Ptosi meccanica: è causata da una lesione diretta della palpebra che ne provoca la caduta
  • Pseudoptosi: questo termine comprende tutte quelle situazioni che comportano un abbassamento palpebrale pur in presenza di una palpebra anatomicamente e funzionalmente integra. Alcuni esempi di pseudoptosi sono la dermocatalasi, ovvero l’eccesso di pelle sulla palpebra che inevitabilmente tenderà a cadere, l’enoftalmo e più in generale vari malposizionamenti del bulbo oculare.

Sintomi

Nei casi di lieve ptosi palpebrale la sintomatologia è praticamente assente, fatto salvo l’aspetto estetico, caratterizzato dalla presenza di una palpebra leggermente più bassa della controlaterale.

Al contrario nei casi più severi, in cui sia presente un oscuramento della pupilla che può essere associato a difficoltà ad aprire gli occhi, il paziente soffre di una limitazione della visione dei settori superiori dell’occhio con ricadute pratiche nello svolgimento delle attività di vita quotidiana.

Altri possibili sintomi comprendono:

  • difficoltà ad aprire e chiudere gli occhi
  • mal di testa e torcicollo, a causa della postura scorretta che si assume per avere una visione migliore
  • affaticamento e indolenzimento oculare.

Complicanze

La principale complicanza riguarda la ptosi congenita di entità moderata/severa, che può portare all’insorgenza di ambliopia (occhio pigro) permanente con una progressiva perdita della vista; per questa ragione è consigliato eseguire subito l’intervento chirurgico e comunque non oltre il terzo anno di età.

In tutte le altre forme è inoltre possibile lo sviluppo di un calo dell’umore e/o franca depressione per i risvolti negativi sulla qualità di vita.

Diagnosi

Lo specialista da consultare in caso di ptosi palpebrale è il medico oftalmologo che, raccolta l’anamnesi in cui si informerà sulle caratteristiche di insorgenza della ptosi (se acuta o insorta gradualmente), sulla presenza di eventuali fattori predisponenti come traumi o altre patologie sistemiche o neurologiche, sulla variabilità della ptosi nell’arco della giornata (per esempio nella miastenia gravis al risveglio la palpebra è in posizione normale poi, con il passare del tempo, tende a scendere), sull’eventuale familiarità e provvederà poi ad eseguire un accurato esame obiettivo, concentrandosi sull’esame del campo visivo così da andare a determinare la severità della patologia.

Affinché vi siano alterazioni nella qualità di vita della persona affetta deve essere presente una limitazione del campo visivo superiore al 40%.

Tra gli ulteriori test che il medico in corso di visita può eseguire sono:

  • Valutazione del MRD (margin reflex distance): si valuta la severità della ptosi misurando la distanza tra il margine della palpebra superiore ed il riflesso luminoso corneale (vedi figura successiva)
  • Valutazione della funzionalità del muscolo elevatore della palpebra superiore: è una valutazione di facile esecuzione ma molto importante per impostare il successivo trattamento. Si misura l’escursione della posizione palpebrale nello sguardo verso l’alto e verso il basso
  • Test della fenilefrina per valutare l’innervazione del muscolo di Muller: la fenilefrina è un agonista dei recettori alfa-adrenergici. Si istilla una goccia di collirio di questa molecola nell’occhio con ptosi e se dopo qualche minuto la ptosi si corregge si può affermare che tale ptosi non è da attribuirsi al muscolo elevatore della palpebra superiore quanto al muscolo di Muller, per cui occorrerà intervenire su questa struttura muscolare
  • Test di sforzo per valutare la presenza di miastenia gravis

La ptosi palpebrale deve essere caratterizzata nei differenti aspetti:

  • completa/incompleta: in una ptosi completa l’occhio risulterà completamente chiuso mentre nella ptosi incompleta residuerà una certa apertura della palpebra
  • monolaterale/bilaterale e simmetrica/asimmetrica: indica la presenza della ptosi ad uno solo o entrambi gli occhi. Nella maggioranza dei casi la ptosi è asimmetrica con interessamento di un solo occhio o di entrambi gli occhi ma con grado di severità differente
  • gravità dell’abbassamento palpebrale:
    • lieve: minore di 2 mm
    • moderato: compreso tra 2 e 4 mm
    • severo: maggiore di 4 mm
Valutazione del MRD

Shutterstock/Only One Line

Cura

Per la cura della ptosi palpebrale spesso non esiste trattamento alternativo a quello chirurgico, svolto in regime di day hospital e con la necessità della sola anestesia locale.

L’obiettivo dell’intervento chirurgico dipende dall’agente causale della ptosi palpebrale e dal grado di funzionalità residua del muscolo elevatore della palpebra superiore, ma si distinguono sostanzialmente tre possibili approcci:

  • Plicatura o reinserzione dell’aponeurosi del muscolo elevatore sul piatto tarsale: tale intervento si effettua qualora il test della fenilefrina risulti negativo ed il muscolo elevatore della palpebra superiore conservi una buona funzionalità ( maggiore di almeno 6 mm)
  • Sospensione della palpebra al muscolo frontale: tale intervento si effettua quando l’attività residua del muscolo elevatore della palpebra superiore è scarsa (inferiore a 6 mm)
  • Mullerectomia: si effettua nei casi in cui il test della fenilefrina esca positivo.

In caso di ptosi secondaria a patologia sistemica occorrerà prima di effettuare l’intervento chirurgico correttivo trattare la patologia sistemica responsabile della ptosi stessa.

Approccio farmacologico

Recentemente è stato proposto il ricorso alla ossimetazolina per il trattamento di alcune forme di ptosi acquisita dell’adulto; il farmaco, in collirio, agisce sul muscolo che solleva la palpebra garantendo una più ampia escursione, ma al prezzo di un’applicazione quotidiana.

Prevenzione

La ptosi palpebrale non può essere in alcun modo prevenuta, ma è utile consultare uno specialista alla prima comparsa di segni di abbassamento palpebrale così da poter intervenire tempestivamente con un intervento minimamente invasivo.

 

A cura del Dr. Mirko Fortuna, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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