Introduzione

Il singhiozzo è una contrazione ripetuta e involontaria che avviene in due fasi distinte e successive:

  1. un movimento involontario del diaframma, il muscolo su cui poggiano i polmoni, necessario fra l’altro ad una corretta respirazione;
  2. una rapida chiusura delle corde vocali, che è tra l’altro la ragione del caratteristico suono (hic) emesso in modo involontario.

Nella maggior parte dei casi il singhiozzo può durare qualche minuto, ma tende poi a risolversi in maniera del tutto spontanea senza lasciare sequele; Il numero di singhiozzi al minuto è variabile tra 4 e 60.

Il singhiozzo può iniziare apparentemente senza una ragione ovvia e, allo stesso modo, terminare improvvisamente; molto spesso la ragione della comparsa del disturbo va cercata in una qualche condizione in grado di irritare il diaframma, ad esempio banalmente:

  • mangiare troppo velocemente,
  • mangiare eccessivamente,
  • consumo di cibi troppo caldi o piccanti,
  • consumo di alcolici o di bevande gassate,
  • nervosismo od eccitazione,
  • nervosismo od eccitazione,
  • gonfiore di stomaco,
  • farmaci.

Esistono tuttavia delle patologie o degli stati transitori che possono comportare l’insorgenza del sintomo, il quale in tal caso risulta essere un importante campanello d’allarme:

  • malattie che irritano i nervi che controllano il diaframma,
  • disordini metabolici,
  • disturbi del sistema nervoso centrale.

In queste condizioni può risultare necessario un intervento di tipo medico per poter risolvere il disturbo, che altrimenti tenderà a persistere finché non si sia stata eliminata la causa sottostante, mentre nei casi più semplici è possibile provare a ricorrere ai classici rimedi della nonna; non ci sono prove che funzionino, ma non sono pericolosi e può quindi valere la pena provare a:

  • respirare in un sacchetto di carta,
  • bere acqua fredda,
  • trattenere il respiro,
  • effettuare gargarismi con acqua ghiacciata.
Grafica stilizzata del singhiozzo

iStock.com/priyanka gupta

Meccanismo del singhiozzo

Come già descritto in precedenza il fenomeno del singhiozzo deriva da una contrazione involontaria del diaframma (ed eventualmente anche dei muscoli intercostali, definiti come muscoli espiratori accessori) a glottide chiusa. Per poter quindi capire “cosa” può generare questo meccanismo dobbiamo prima analizzare nel complesso tutti gli elementi che partecipano al riflesso involontario del singhiozzo:

  • Diaframma: Questo muscolo è l’attore principale, la cui azione è quella di generare un’alterazione nel normale e fisiologico ritmo alternato della respirazione.
  • Nervo Frenico: è il nervo che si preoccupa di innervare e regolare l’attività del diaframma. Irritazioni a carico dei suoi fasci di fibre possono comportare delle contrazioni anomale e scoordinate del diaframma, risultanti nel singhiozzo.
  • Muscoli intercostali esterni, una cui alterazione e/o lesione può alterare il normale meccanismo respiratorio,
  • Glottide: rappresenta l’apertura superiore della laringe, in gola, dove sono localizzate le corde vocali. La chiusura della glottide, oltre ad impedire il passaggio di aria e causare quindi il tipico sussulto del singhiozzo, genera il tipico suono acuto emesso dal paziente.

Cause

La causa più comune del singhiozzo è rappresentata dalla distensione delle vie digestive, prima fra tutte lo stomaco, che comporta quindi una stimolazione riflessa del nervo frenico e la conseguente contrazione del diaframma. Nella maggior parte dei casi questo fenomeno è transitorio e tende a risolversi in maniera spontanea (o con qualche piccolo accorgimento da parte del paziente, come ad esempio bene dell’acqua o trattenere il respiro).

Tra i principali trigger in grado di innescare un episodio di singhiozzo ricordiamo:

  • consumo di bevande alcoliche e/o gassate,
  • ingestione di aria (per esempio a seguito della masticazione di caramelle e chewing gum, o causa di pasti consumati troppo velocemente, tosse, riso),
  • pasti eccessivamente abbondanti,
  • stress o altre forme di emozione (come un’improvvisa eccitazione, ansia, …).

Altre condizioni che possono irritare il nervo frenico sono:

  • Presenza di liquido libero in cavità peritoneale (come ad esempio in caso di compromissione epatica e ascite). In tal caso ovviamente il paziente potrà rilevare una distensione addominale inspiegata, dolore addominale, eventuali segni di ittero (come ingiallimento delle sclere o addirittura colorazione giallastra generalizzata della cute), …
  • Presenza di masse che possono comprimere il diaframma. Nella maggior parte dei casi si tratta di tumori a carico delle strutture circostanti (come ad esempio il pancreas) che tendono a comprimere il nervo frenico, comportandone l’attivazione incontrollata.
  • Processi infiammatori a livello addominali in grado di irritare il nervo.

Altre cause associate al singhiozzo cronico possono avere un’origine superiore rispetto al diaframma, correlandosi perciò ad alterazioni di organi toracici piuttosto che intraddominali. Le principali sono:

Esistono farmaci che annoverano tra i possibili effetti collaterali la comparsa del disturbo, ma il singhiozzo può originare anche da un’alterazione dei meccanismi centrali di regolazione, a livello del sistema nervoso. Alcune patologie che compromettono il rivestimento dei nervi (come ad esempio la sclerosi multipla) possono compromettere il funzionamento del nervo frenico e generare quindi un singhiozzo incontrollabile. Anche masse o lesioni a carico del midollo spinale o dell’encefalo possono comportare talvolta l’insorgenza del sintomo, oppure condizioni di grave infiammazione o danni cerebrali come

Ricordiamo infine la possibilità che anche alterazioni del bilancio elettrolitico (soprattutto quando parliamo di concentrazione di calcio, che è responsabile della contrazione della maggior parte dei muscoli del nostro organismo) possiamo avere come risultato, seppur molto raramente, un singhiozzo altrimenti inspiegato.

Diagnosi

La diagnosi del “singhiozzo” è inizialmente clinica, da parte dello stesso paziente che riferisce tale fenomeno, con una cadenza più o meno cronica e che ovviamente tende a non risolversi da solo; la maggior parte delle fonti concordano nel consigliare il ricorso al medico al massimo dopo 48 ore di persistenza del sintomo.

In tal caso, esaminando attentamente lo stesso paziente e la sua storia anamnestica, sarà cura del medico richiedere eventuali indagini di approfondimento:

  • radiografia del torace permette, in prima istanza, di analizzare le principali strutture toraciche,
  • ecografia addominale in caso di sospetta patologia pancreatica, epatica o gastrica,
  • pHmetria esofagea in caso di sospetto reflusso.,
  • analisi ematochimiche per indagare sottostanti processi infiammatori/infettivi,
  • eventualmente indagini neurologiche, in caso di sospetta patologia a carico del sistema nervoso (sia centrale che periferico).

Cura e rimedi

Nel caso del singhiozzo comune i rimedi di origine popolare solo in alcuni casi hanno mostrato una qualche efficacia alla prova dei fatti; secondo l’NHS inglese è ragionevole provare a:

  • respirare in un sacchetto di carta (al fine di aumentare la pressione parziale di anidride carbonica),
  • avvicinare le ginocchia al petto e piegarsi in avanti,
  • bere acqua ghiacciata,
  • consumare un po’ di zucchero,
  • mordere un limone o assumere piccole quantità di aceto,
  • trattenere il respiro per un breve periodo.

Nel caso di singhiozzo incoercibile, con durata superiore alle 48 ore, l’obiettivo è chiaramente individuare la causa sottostante, per pianificare di conseguenza e in modo mirato il trattamento.

Nel caso di patologie tumorali è spesso necessario ricorrere ad un intervento chirurgico, il quale permetterà di rimuovere l’effetto di compressione sul diaframma e sul nervo frenico.

Trattamenti farmacologici o introduzione di drenaggio possono risolvere l’eventuale accumulo di liquido libero in cavità addominale, mentre vengono prescritti inibitori di pompa protonica in caso di reflusso gastroesofageo.

Altri approcci possono essere presi in esame in caso di patologie demielinizzati (quali la sclerosi multipla) o che colpiscono in linea generale il Sistema Nervoso.

Prevenzione

Molto spesso risulta difficile prevenire queste patologie; quando il singhiozzo è correlato ad una distensione transitoria della cavità gastrica, sarà accortezza del paziente modulare la quantità dei pasti e dei liquidi ingeriti (onde evitare il ripresentarsi del problema in futuro). Una corretta alimentazione dovrebbe basarsi su un numero di pasti superiore, ma riducendo il quantitativo introdotto (evitare le cosiddette “abbuffate”).

Nel caso di patologie più serie e durature è necessario monitorare accuratamente l’insorgenza del singhiozzo e soprattutto la sua durata nel tempo. Quando tende a ripresentarsi in maniera cronica non deve mai essere sottovalutato, contattando il medico che deciderà se siano necessari ulteriori approfondimenti diagnostici.

Fonti e bibliografia

A cura della Dr.ssa Raffaella Ergasti, medico chirurgo

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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