Esami TORCH per la gravidanza

Il test TORCH (acronimo per 4 agenti infettivi,

viene usato in gravidanza e nei neonati per indagare la presenza degli anticorpi per le malattie infettive incluse nel pannello del test.

L’esame del sangue permette di stabilire se la persona ha subito un’infezione di recente o in passato, oppure se non è mai stata esposta alla malattia.

In alcuni contesti la “O” dell’acronimo è intesa a suggerire la verifica di altre patologie infettive (“others” in lingua inglese), come ad esempio

  • sifilide,
  • infezioni da coxsackievirus,
  • virus varicella-zoster,
  • HIV,
  • parvovirus B19 (quinta malattia).

Viene talvolta inclusa anche l’epatite B, anche se in realtà questo virus non è in grado di superare la placenta.

Il test viene prescritto quando si sospetta una delle infezioni TORCH in una donna incinta. Queste infezioni possono essere gravi se si verificano durante la gravidanza, perché si trasmettono dalla madre al feto in sviluppo attraverso la placenta e possono essere causa di difetti congeniti del neonato.

  • La rosolia durante le prime 16 settimane di gravidanza costituisce una seria minaccia per il nascituro. In caso di eruzione cutanea e altri sintomi di rosolia in una donna incinta, sono necessari gli esami di laboratorio per fare una diagnosi, in quanto il medico non può diagnosticare la rosolia sulla sola sintomatologia clinica perché altre infezioni possono dare manifestazioni simili.
  • Allo stesso modo donne infettate da Toxoplasma o Citomegalovirus (CMV) possono avere sintomi simil-influenzali che non è facile distinguere da altre patologie.

In questi casi il dosaggio degli anticorpi aiuterà il medico a diagnosticare un’infezione che può essere pericolosa per il nascituro.

I segni ed i sintomi rilevabili nella madre di una infezione trasmessibile al feto dipendono dal singolo agente patogeno, in alcuni casi purtroppo si tratta di pochi sintomi simil-influenzali che spesso non vengono nemmeno notati, come per esempio febbriciattola e malessere.

Il test viene quindi anche prescritto nel neonato quando questi mostra un qualunque segno indicativo di queste infezioni, per esempio:

  • dimensioni molto piccole rispetto all’età gestazionale,
  • sordità,
  • ritardo mentale,
  • convulsioni,
  • difetti cardiaci,
  • cataratte,
  • fegato o milza ingrossati,
  • conta piastrinica ridotta,
  • ittero.

I risultati sono solitamente espressi come positivi o negativi, ad indicare la presenza o l’assenza di anticorpi IgG e IgM per ciascun agente infettivo parte integrante del pannello del complesso TORCH.

Un risultato “normale” si ha quando non si rilevano quantità misurabili di anticorpi IgM nel sangue della madre o nel neonato.

  • La presenza di anticorpi IgM indica un’infezione in atto o recente. Un risultato IgM positivo nel neonato indica un’alta probabilità di infezione da quel micro-organismo. Gli anticorpi IgM prodotti dalla madre non possono attraversare la placenta, quindi la presenza di questo tipo di anticorpo è fortemente evocativa di infezione attiva del neonato.
  • La presenza di anticorpi IgG e l’assenza di IgM in un neonato possono essere espressione del trasferimento passivo degli anticorpi materni al neonato e non indicano un’infezione attiva del neonato stesso.
  • Allo stesso modo, la presenza di anticorpi IgM in una donna incinta è indicativa di una nuova infezione da virus o parassita. Devono essere eseguiti esami ulteriori per confermare questi risultati perché gli anticorpi IgM possono esserci per altri ragioni.
  • Gli anticorpi IgG nella donna incinta possono essere un segno di infezione pregressa da uno di questi agenti. Il dosaggio ripetuto su un campione di sangue prelevato dopo due settimane permette di confrontare i livelli degli anticorpi. Se il secondo prelievo di sangue mostra un incremento degli anticorpi IgG, è verosimile che ci sia stata un’infezione recente da uno degli agenti.

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